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"Il fatto dell'esistenza" nelle opere di Carlo Cassola Signori, Dolores Anne

Abstract

Partendo da queste parole di Cassola stesso: Infatti fanaticamente io credevo necessario distruggere ogni altra cosa che non fosse il nudo, semplice, elementare fatto dell'esistenza. ho fatto un'analisi della narrativa cassoliana tentando di dimostrare che l'elemento base nell'ispirazione di questo scrittore e ciò che dà unicità alla sua opera è la sua concezione della vita, la quale consiste nell'aderire alle piú elementari e autentiche emozioni in modo da serbare intatto il senso dell'esistenza. La mia indagine incomincia con un breve schizzo biografico sull'autore che mette in rilievo gli interessi e gli entusiasmi di Cassola da ragazzo e da giovane uomo, i suoi primissimi tentativi come scrittore, le sue preferenze per la solitudine goduta alla periferia della città, l'importanza della vita tutta sensoria che gli ha provvisto della materia su cui fantasticare. In seguito seguo cronologicamente la composizione delle sue opere, tracciando lo sviluppo della poetica cassoliana nel corso degli anni quaranta, cinquanta e sessanta. Importante è la prima raccolta di brevi schizzi La Visita che ci offre delle prove tematicamente diverse: racconti nel quali Cassola cerca di 'fissare' il fluire del tempo ("La visita"); racconti nei quali tenta di formulare per se stesso un concetto personale della vita ("Storia e geografia"); e ancora degli altri nei quali indugia in un'indagine psicologica del personaggio ("I poveri"). Non meno significativi sono i racconti lunghi e romanzi brevi della seconda raccolta Il Taglio del Bosco, ove servendosi di un genere narrativo piú complesso Cassola si mostra piú engagé nella sua indagine sulla problematica dell'esistenza: da un lato la posizione dell'intellettuale al tempo della Resistenza italiana, le sorti della classe operaia negli anni della Liberazione e deĺl'immediato dopoguerra, e dall'altro l'atmosfera pacificante della vita di campagna. La diversità tematica di questa seconda raccolta suscita domande sull'importanza della storia nella narrativa cassoliana: fino a che punto Cassola è influenzato dalla storia, e in particolare dagli eventi dell'ultima guerra? Che cosa ha significato per lui la Resistenza partigiana? Secondo me sono i romanzi successivi, cioè quelli pubblicati negli anni sessanta, che contengono la risposta a queste domande e la chiave alla narrativa di Cassola, perché quelle composizioni riflettono un graduale, diciamo, 'spogliamento' del momento storico e una riaffermazione della tematica dei suoi primi racconti: ridurre la vita alla sua pura essenzialità per cogliere quanto piú possibile l'aspetto intangibile dell'esistenza, cioè quel senso dell'esistenza che fluisce in tutte le cose. Da qui la propensione di Cassola ad indagare la vita della gente piú umile e semplice che, lontana dalle grandi distrazioni della vita, rispecchia maggiormente nel suo "vivere quotidiano" quel senso dell'esistenza, quel fluire del tempo. Ed è proprio questo il punto focale della mia tesi: mettere in rilievo il 'culto' quasi della vita semplice che Cassola ha creato nella sua prima narrativa e che egli ha ritrovato e riaffermato nella narrativa degli anni sessanta.

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