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Del romanzo storico De Stefanis Ciccone, Stefania 1963

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DEL ROMANZO STORICO by STEFANIA CICCONE Dottore dell'Universita d i Firenze, 1954 M. Sc., The University of B r i t i s h Columbia, 1959  A THESIS SUBMITTED IN PARTIAL FULFILMENT OF THE REQUIREMENTS FOR THE DEGREE OF M.A.  i n the Department of ROMANCE STUDIES We accept this thesis as conforming to the required standard  THE UNIVERSITY OF BRITISH COLUMBIA September 1963  RIAS3UNT0  I I romanzo italiano nasce romantico e nasce storico.  Genere nuovo, privo d i un'eredita l e t t e r a r i a  legale, esso diviene i l f a c i l e bersaglio della c r i tica classicista.  I romantic!, invece, v i ricono-  scono un mezzo espressivo ideale per l a nuova arte, che a l vero, a l i a s t o r i a , doveva i s p i r a r s i nella sua a l t a missione educatrice.  Tale interesse storico,  se da una parte deve r i t e n e r s i responsabile per i l successo del genere, d a l l ' a l t r a preoccupera i c r i t i c i chiamati a giudicare questi componimenti misti di storia e invenzione.  I n f a t t i , l a duplicita di inten-  t i , istruzione e d i l e t t o , e di materia, vero e verosimile, sembrera ostacolare l'unita a r t i s t i c a dell'opera.  Fino a l paradosso manzoniano: l a condanna del ge-  nere da parte del suo maggior cultore. II problema del vero nell'arte, punto centrale d e l l a polemica romantica, prende qui una fisionomia singolare: non s i t r a t t a di trovare nella natura e nella storia un materiale da plasmare liberamente a poesia; s i t r a t t a di fornire un'iramagine fedele, e  ii  percio convincente, e percio a r t i s t i c a d i una r e a l t a oggettiva preesistente all'opera creativa. Nel primo capitolo del presente lavoro, esaminando g l i s c r i t t i di alcuni f r a i piu. eminenti l e t t e r a t i dei primi dell'ottocento, s i e voluto delineare i l clima culturale i n cui stava per svilupparsi i l nuovo generet  S i t r a t t a di c r i t i c h e , d e f i n i z i o n i ,  g i u s t i f i c a z i o n i d i un romanzo non ancora esistente i n I t a l i a , che testimoniano tuttavia di una preparazione teorica, di una esigenza storica, d i una  con-  sapevolezza c r i t i c a , pre-esistenti a l travolgente f e nomeno dell'invasione scottiana.  Dopo Scott, i l ro-  manzo storico assume una forma ben d e f i n i t a , che t r o va i n Manzoni l a sua piu perfetta  espressione.  Nel secondo capitolo s i e soffermati s u l l a cosiddetta polemica sul romanzo storico:  l a difesa empi-  r i c a d e l l ' U z i e l l i , che reclamava a l romanzo una  fun-  zione d i supplement© a l i a s t o r i a ; l e l i m i t a z i o n i imposts dallo Z a i o t t i a l ruolo che i l materiale  stori-  co poteva assumere nella narrazione; 1'enfatica esortazione del Mazzini a sostituire a i f a t t i , i p r i n c i p i eterni dell'evoluzione dell'umanita.  Tutto cio sembra  iii  ammetter implicitamente I'esistenza indipendente d i una sorgente d'ispirazione l'arte l a sua v a l i d i t a .  capace di conferire a l -  Manzoni, nel suo discorso,  sviluppera. queste premesse fino a l l e estreme conseguenze. Pur mettendo i n r i s a l t o i l difetto d'origine dell'argomentazione manzoniana, s i e dovuto ammettere che i l genere, i n quanto t a l e , cioe i n quanto opera mista d i s t o r i a e fantasia, s i presta ad abusi s i a da parte degli autori che da parte dei c r i t i c i .  I  primi ne possono fare un*opera didascalica d i divulgazione storicaj i secondi sono portati a giudicarla come tale e quindi ad applicare una formula dualis t i c a , contenuto verso realty storica, che non e val i d a i n sede estetica.  Esempi d i tale c r i t i c a s t o r i -  ca, sono portati nel terzo capitolo.  In p r e s e n t i n g t h i s t h e s i s i n p a r t i a l f u l f i l m e n t the requirements  of  f o r an advanced degree at the U n i v e r s i t y of  B r i t i s h Columbia, I agree that the L i b r a r y s h a l l make i t f r e e l y a v a i l a b l e f o r reference and study.  I f u r t h e r agree that per-  m i s s i o n f o r extensive copying of t h i s t h e s i s f o r s c h o l a r l y purposes may  be granted by the Head of my Department or by  his representativeso  I t i s understood  that copying or p u b l i -  c a t i o n of t h i s t h e s i s f o r f i n a n c i a l gain s h a l l not be allowed without my w r i t t e n permission.  Department of The U n i v e r s i t y of B r i t i s h Columbia, Vancouver 8, Canada, Date  V  RINGRAZIAMENTI  Desidero esprimere l a mia p i u v i v a g r a t i t u dine a l i a P r o f e s s o r e s s a Rachel Giese, per l a sua guida i l l u m i n a t a e i l suo costante  affettuoso  aiuto. Un ringraziamento p a r t i c o l a r e a l "Inter libraryloan s e r v i c e " d e l l a b i b l i o t e c a d i questa  Universita,  senza i l c u i interessamento questa r i c e r c a sarebbe stata  impossibile.  iv  INDICE  CAPITOLO PRIMO Del Romanzo i n Generals e d e l Romanzo S t o r i c o i n P a r t i c o l a r e  1  I - Silvio Pellico. I I - P i e t r o B o r s i e r i e Ugo F o s c o l o . I I I - Cesare Balbo e Santorre d i Santarosa. IV - Sansone U z i e l l i . V - Paride Z a i o t t i . VI - S i r Walter S c o t t . V I I - Manzoni. CAPITOLO SECONDO La Polemica s u l Romanzo S t o r i c o  44  I - I I Problema. I I - Manzoni. I l l - F o s c o l o . IV - U z i e l l i . V - Z a i o t t i . VI - M a z z i n i . V I I - L'Abate Ferdinando O r l a n d i . VIII - Manzoni. CAPITOLO TERZO La C r i t i c a S t o r i c a  $5  I - Manzoni. I I - Fausto N i c c o l i n i . I I I - E m i l i o Zanette e A. B e l l o n i . IV - Natale Busetto. V - Mario M a z z u c c h e l l i BIBLIOGRAFIA  .  108  CAPITOLO PRIMO  Del Romanzo i n Generale e del Romanzo Storico i n Particolare  "Je pense avec vous que bien ecrire un roman en i t a l i e n est une des choses l e s plus d i f f I c i l e s . " Manzoni  "Molti eke hanno un sacro orrore pei romanzi s i congratulano con l I t a l i a che non possegga quasi aleuna d i 1  s i f f a t t e produzioni,  B  cosl scriveva S i l v i o P e l l i c o n e l  gennaio del 1819> nel recensire  sul Conciliatore l e Let-  tere d i Giulia W i l l e t . Dunque, ancora n e l l a seconda decade  dell'ottocento,  i romanzi i n I t a l i a sono tanto r a r i quanto a b o r r i t i . Eppure 1 ' I t a l i a non era rimasta immune d a l l a mania per i romanzi che aveva invaso l'Europa del XVIII secolo.  Ma  n e l l ' i n t e r a nostra produzione - una valanga d i traduzioni dall'inglese e dal francese, d i rifacimenti, d'imitazioni » non c'era nulla che potesse pretendere un posto, s i a secondario, nella letteratura.  (1) S i l v i o P e l l i c o , "Lettere d i G i u l i a Willet pubblicate da Orintia Romaguoli - Roma, 1818." II Conciliatore. n, 37, Giovedi 7 gennaio 1819, p.15.  2  "Un pelage," dice Marches! nel sue- studio sui romanz i e r i i t a l i a n i del settecento, "che, i n quella enorme produzione romanzesca che i n I t a l i a per tutto i l secolo non ebbe mai dignita e compostezza d'arte, immense e l ' a r r u f f i o e l a confusione..•• Traduzioni e raffazzonamenti e riduzioni senza cura composte; e prima romanzi francesi, poi i n g l e s i che s i credettero francesi, poi francesi che s i spacciarono per i n g l e s i , e storie i n g l e s i s c r i t t e a P a r i g i , e romanzi francesi traduzioni di i n g l e s i ; e t u t t i qui d i f f u s i a easaceio e a vanvera, con mutato i l t i t o l o , senza nome d'autore e d i traduttore o, peggio, a t t r i b u i t i a chi 1'autore non era." (1) E i m i g l i o r i f r a g l i autori cosiddetti o r i g i n a l i ? II famosissimo abate Chiari, rousseauiano,filosofo da sal o t t o , creatore d'impudiche eroine vergini che, trascinate per i l mondo dalle awenture p i u ' i n c r e d i b i l i , f i n i s c o no col coronare un appassito sogno d'amore?  0 Antonio  Piazza, imitatore del piu. fortunato Chiari nei suoi romanz i e r o t i c i , ma anche romanziere pre-storico nel suo Amor t r a 1 armi - " s c r i t t o r e fecondissimo, frettoloso, inele1  gante, rozzo, anche se t a l v o l t a vivace e piacevole"? Poi, a l principle del nuovo secolo , l a reazione, II didascalismo archeologico del Cuoco (Platone i n I t a l i a . 1804), quello del Verri, gia piu acceso d i amor patrio (Notti Romane 1&L5), e l a condanna dei romanzi i n voga f  da parte del giovane Foscolo:  (1) Giambattista Marches!, Studi e Ricerche intorno ai nostri Romanzieri e Romanzi del Setteeonto - Bergamo Istituto Italiano d'Arti Grafiche,1903 - p. 13  3 "Gia i sogni e l e ipocrite virtu d i mille romanzi inondano l e nostre case; g l i allettamenti del loro s t i l e fanno quasi aborrire come pedantesca e inetta l a nostra lingua; l e oscenita d i mille a l t r i s f i o r a negli adolescenti i l pin gentile ornamento delle loro l a b b r i , i l pudore." ( l ) 1  Condanna d i earattere morale, dunque, come quella contro cui i l P e l l i c o nel suo a r t i c o l o cerca d i difendere i l genere.  Non solo, ma lodando l e nuove doti d i  semplicita e spentaneita d i contenuto e d i s t i l e del1*opera i n esame - doti cosl care a l i a nascente poetica romantica che l e opponeva a l l ' a r t i f i c i o s i t a dell'Accademia - P e l l i c o mette i n r i s a l t o quant© vivo s i a i l bisogno d i un genere l e t t e r a r i o che soddisfi a l crescente interesse per l a storia senza richiedere nel lettore doti eceezionali d'erudizione.  t evidente che siamo or-  mai nel clima adatto a l i a diffuzione del romanzo storico e non f a quindi aeraviglia se i l romanzo Italian©, r i t a r dato fin'ora da una serie d i f a t t o r i , non ultima l a d i t tatura della nostra tradizione l e t t e r a r i a , nascera pro1  prio come romanzo storico. Ma passiamo ad esaminare l'argomentazione co.  del P e l l i -  Qual'e l a ragione per questo sacr© orrore" i s p i r a w  to dai romanzi?  Una ragione morale: " I n essi s i parla  d'amore e l a gioventu leggendoli s'ammollisee troppo l'animo.  tt  (1) Ugo Foscolo, "Dell'Origine e d e l l ' U f f i c i o della Letteratura," orazione pronunziata a Pavia i l 22 gennaio 1809, i n Saggi G r i t i c i d i Ugo Foscolo, a cura d i E. Bottasso, U.T.E.T. 1950, p.70.  4 "£ giustissimo, "ironizza a questo punto i l c r i t i co; "concediamo che l'uomo ha bisogno d i v i r t u maschie;concediamo che i n mezzo a i doveri d i c i t tadino, appena dovrebb'egli, come gia i f i e r i Lacedemoni, avere i l tempo d i salutare furtivamente l a sposa del suo cuore; i l sospirar d'amore non dovrebbe parere che una debolezza. Ma che dire quando coloro stessi che vedono nei romanzi una corruzione della gioventu raccomandano poi a questa gioventu. di imparare l a pretta lingua toscana nel Decamerone e i n a l t r i l i b r i , dove non solo l'amore, ma quasi sempre l'amore licenzioso campeggia?" (1) Siamo qui, e evidente, nel vivo d i una questione che s i inserisce nel quadro della grande polemica romant i c a : l o sforzo d i affrancarsi dalle pastoie della t r a dizione e d i trovare nuovi mezzi espressivi.  Se questi  benpensanti dei primi del secolo raccomandano ancora i l Decamerone e s i m i l i l i b r i , e perche i l Decamerone e un classico, l a sua prosa 1'accettata prosa nazionale, i l genere, l a novella, un genere consacrato e riconosciuto. 1 se P e l l i c o invece s i erge a difensore delle lacrimose Lettere d i G i u l i a Willet, e perche i n esse, contro ogni accettata tradizione, c i s i prende l a liberta. d i commuon  vere parlando d'amore senza offendere i costumi, " e questo  i n prosa, "cosi come Petrarca e Metastasio avevano  fatto i n v e r s i . "  E Pellico s i compiace perche questo  romanzo e s c r i t t o i n lettere, "con naturalezza di s t i l e e non senza eleganza," e spiega che "non v i sono conciofossecosache ne avvegnadioche,"  benche " v i s i possa  rimproverare qualche gallicismo non necessario, ma non  (1) S i l v i o P e l l i c o , Op. c i t . p. 15.  5 per© un tale abuse d i g a l l i c i s m i che offenda i l lettore italiano." La semplicita dello s t i l e e dunque per P e l l i c o uno dei pregi dell'opera i n esame, aa anche i l contenuto vien lodato per i l suo i s p i r a r s i a l vero: "I c a r a t t e r i d i G i u l i a e d e l l a z i a c i sembrano maestrevolmente d i p i n t i * * * . S i vede che 1'autrice ha copiato i suoi personaggi d a l l a societa e non dai libri." ID Quell© ehe segue e una specie d i poetica del romanzo - una discussione dei suoi scopi, dei suoi mezzi, d e i suoi c u l t o r i a b i t u a l i - prospettandolo  dunque come un  genere l e t t e r a r i o riconosciuto, anche se, s i badi bene, i n f e r i o r e : un genere per donneJ  Queste donne che " f i -  nalmente anelano a l piacere d i coltivare i l loro i n t e l l e t t o con 1© studio" malgrado l'opinione d i "gente accreditatissima che vorrebbe che se non g l i uomini, almea© l e donne, non leggessero mai verun l i b r o , " ma che tuttavia "non possono appassionarsi per l a p o l i t i c a ne per veruno dei severi u f f i c i a cui s i consacrano g l i uomini" e "non hanno nemmeno abbastanza freddezza d'immaginazione e pertinacia d i volonta per applicarsi a l l e scienze esatte." "La storia sarebbe eccellente per loro se v i fosse una storia, meno degli imperi, che degli uomini, una storia i n cui l e scene segrete della v i t a fossero svelate, i n cui i quadri d i famiglia non fossero omessi.  (1) Ibid  p.19  6 •'Ma questa storia non esistendo fuorche in pochi l i b r i di biografia, non e maraviglia se le donne gustano sovra ogni altra l a lettura dei romanzi, di quelli cioe dove la^societa e ritratta^al vero, e dove i l cuore umano e analizzato con piu minuta esattezza." (1) Qui appare evidente cio che c i s i aspetta dal romanzo: ua'esatta e veritiera analisi della societa e del cuore umano, ma soprattutto una storia degli i n dividui, dei costmmi, dei sentimenti e non solo degli eventi - i l genere di storia che annunziatosi nei p r i ori, romanzi archeologici, sta per invadere i l mondo nei romanzi storici di Walter Scott. Majle donne non soao soltanto le ideali l e t t r i c i di romanzi, esse sono anche le piu. adatte a s c r i v e r l i : Le donne piu degli uomini sono dotate del talento di scoprire le minime gradazioni dei caratteri e dei sentimenti,..» intend© l a storia naturale delle passioni segnate dal cuore umano e quella dei piccoli intrighi di societa, che spesso cagionano l a sventura del debole e d e l l innocente, ma che sempre ridondano in obbrobrio dei malvagi e in lode dei buoni." tt  1  Per cui s i conclude: Non si pericola dunque nulla all'avere romanzi anche in Italia: l a nostra letteratura guadagna un genere che non possedeva e g l i scrittori di geni© possono impadronirsene e nobxlitarlo adoperando tutte le seduzioni di cui e capace in f a vore della virtu." (2) tt  Eccezionale profezia in cui sono formulati g l i intenti e i l metodo dello scrittore di genio che avrebbe dato ben presto a l l ' I t a l i a i l suo primo grande romanzo.  (1) Ibid p. 17 (2) Ibid p. 17  7  II  La c r i t i c a romantica s'andava dunque interessando a l l e p o s s i b i l i t a irtsite i n questo mezzo d i espressione a r t i s t i c a , stranamente negletto i n I t a l i a .  Una delle  esposizioni pirn complete d e l l a posizione d e l l a nuova scuola rispetto a l genere, puo trovarsi nel capitolo VII delle Avventure Letterarie d i un Qiorao o Consign  d i nn Galantuomo a Vari S e r i t t o r i d i B o r s i e r i .  E  uno dei s o l i t i dialoghi, cosi i n voga, i n cui d i v e r s i interlocutori esprimono varie opinion!.  II romanzo  viene accusato di essere dannoso perchl basato s u l l a rappresentazione delle passioni; d i essere un genere ibrido " f r a i l vero e i l verosimile," " f r a l a prosa e i l verso," a cui dovrebbe sempre p r e f e r i r s i l a s t o r i a , perche "lavorata interamente sul vero", e, naturalmente, d i non poter vantare i l l u s t r i  antenati  c l a s s i c ! : "Sostengo che i Greci non ebbero Romanzi o non cominciarono ad averne se non quando gia toccavano l a decadenza loro." La difesa e dapprima d i una voluta ingenua spontaneita: "Che importa a me se i Greci non ebbero Romanzi? Noi non siamo i Greci e vogliamo averne,... Mai E un genere anfibio. B e l l a parolai I l i b r i , mio caro, non hanno distinzione ne di sesso ne d i specie: e quando non annojano sono t u t t i d'un Ma va pian piano raffinandosi:  (1) Pietro B o r s i e r i , Avventure Letterarie di un giorno, i n Manifesti Romantici, a cura d i C. Calcaterra, Torino 1951, P* 229.  8  "Ogni seeolo ha i suoi costumi dai quali e variamente i s p i r a t a 1'immaginazione degli s c r i t t o r i " ; (1) fino a l i a cosciente dichiarazione f i n a l e : "Dire che i buoni Romanzi non sieno u t i l i , e un mentire per gola; perche essendovi trasfuse le alte v e r i t a d e l l a f i l o s o f i a intorno a l l e nostre passion!, a i v i z i , a l l e v i r t u , e a l i a domestica f e l i e i t a d i ciascuno, i n modo per© chiarissimo, animate e dilettevole, ne viene che t u t t i possono raccogliervi od u t i l i esempi o buoni c o n s i g l i o se non altro l'amore della l e t t u r a , che risparmia tutte l e colpe commesse per ozio. Volere^infine che i nostri s t o r i c i bastino a tutto, e 1© stesso che mostrare poco discernimento.... Costoro giovano piu ad i s t i tuire g l i uomini d i Stato e i Capitani e i P r i n c i p i che non l'umile ed oscuro cittadino, £ mi sowiene dippiu. che l'immortale Bacone, ove parla delle storie f i n t e (o d e l l a poesia narrat i v a , com'ei l a chiama, prescindendo dal verso e mirando solo a l i a materia) afferma che l a Stor i a vera narrando l e r i u s c i t e delle cose e degli eventi quali avvennero i n fatto e senza riguardo alcuno a l i a v i r t u od a l i a scelleratezza d i chi operava, ha Msogno d i essere corretta dalle invenzioni d e l l a f i n t a ; e ch'essa accortamente puo presentare a i l e t t o r i , f e l i c i od avversi r i volgimenti d i cose, secondo 1'intrinseco valore delle azioni e i dettati d'una g i u s t i z i a vendicatrice. A l i a quale considerazione aggiungesi a l t r e s i , che l a storia avendo un'aspetto uniforme e generando sazieta, tanto piu divengono necessarie queste inaspettate, varie e saggie creazioni dell'umana fantasia; e che per t a l guisa non s i provvede a l d i l e t t o soltanto, ma ben anche a l i a grandezza dell'animo ed a l progresso de'costumi." ( 2 ) Si e voluto riportare piu o meno per i n t i e r o , questo che I i l punto centrale dell'argomentazione del B o r s i e r i , perche v i s i trovano g l i elementi fondamentali della nuova poetica.  (1) Ibid p. 2 3 0 ( 2 ) Ibid PP. 2 3 2 - 3  I I romanzo e una  9  s t o r i a f i n t a , "saggia creazione dell'umana fantasia," che pero deve provvedere non a l d i l e t t o soltanto, ma all'eduzazione dell'umile e oscuro cittadino. A l l esposizione d e l l a funzione didascalico-morale d e l f  romanzo, s i unisce anche una valutazione d i carattere estetico: l a varieta del romanzo rispetto a l i a uniformita della s t o r i a . La storia sembra dunque intimamente legata a l i a natura e a l l e funzioni del romanzo, Abbellita, resa inaspettata dal genio creative dell'autore, essa rimane i l substrate e, d i r e i , l a giustificazione etica della creazione stessa.  Non che i l romanzo deb-  ba d i necessita assumere l a forma che f u piu propriamente detta storica.  £ evidente ehe qui per storia  s i intende, i n sens© lato, l a trattazione delle "alte verita. della f i l o s o f i a intorno a l l e nostre passioni, ai v i z i , alle virtu."  Ci© che s i addita a l romanzo  come a tutta l'arte, e una pirn intima associazione con l e vicende dell'umanita.  E i n questo senso, i l roman-  zo d i "costume", i l romanzo d i v i t a contemporanea, e tanto storico quanto quelle scottiano. Ma l a v i t a contemporanea n e l l ' I t a l i a dei primi dell'ottoeento offre ben pec© a l i o scrittore che voglia educare l e masse risvegliando i n esse sentiment! d i dignita nazionale; ecco perche nell'esporre a i giovani g l i scopi della letteratura, Foscolo additave come  10 come sorgente d i ispirazione l a s t o r i a delle  sofferen-  ze e delle glorie passate: 0 I t a l i a n i , io v i esorto^alle storie^ perche niun popolo pirn di voi^puo^mostrare ne piu calamita da comgiangere, ne piu e r r o r i da evitare, ne piu v i r t u che v i facciano rispettare.•.• Nelle storie tutta s i spiega l a nobilta. dello s t i l e , t u t t i g l i afftetti delle v i r t u , tutto 1'incant o d e l l a poesia, t u t t i i precetti della sapienza, t u t t i i progressi e i benemeriti d e l l ' i t a l i a no sapere." l U rt  Mel 1803  aveva bollato i l romanzo come genere i n -  feriors: "Le novelle ed i romanzi sono f a t t i appunto per quel gran numero d i gente che sta f r a i l e t t e r a t i e g l ' i d i o t i , e che deve essere i s t r u i t a , suo malgrado, dilettandola e appassionandola per cose, l e quali e l l a vede tutto i l giorno avvenire intorno a se." (2) Ora, v i vede un prezioso mezzo d i divulgazione culturale, purche basato su una v e r i t i e r a esposizione storica.  I n f a t t i : "L'alta letteratura riserbasi a pochi,  a t t i a sentire e ad intendere profondamente;" g l i a l t r i devono ricorrere a i g i o r n a l i , a l l e novelle,  alle  rime e finiscono col " n u t r i r s i d i sciocchezze." "Ma indarno l a Ciropedia e i l Telemaco, tramandat i c i da due mortali cospicui nelle loro patrie per dignita e oer costumi, ne ammoniscono che l a sapienza detta anch'essa romanzi a l i a Musa e a l i a Storia} indarno i l Viaggio d i Anacarsi c i porge luminosissimo specchio quanto possa un romanzo senza taccia d i menzogna i n i z i a r e i men d o t t i nel santuario della storiea f i l o s o f i a . " (3)  (1) Ugo Foscolo, Op, C i t . p» 6? (2) Ugo foscolo, Recensione a l l e novelle d i Luigi Sanvitale. (F, Portinari, "Un aspetto della polemica romantica, i l romanzo", i n Letteratura, 1956» (3) Saggi C r i t i c i d i U. Foscolo, a cura d i A. Bottasso, U . T . E . T . 1950,  p.69  11 III  Sono interessanti  queste c r i t i c h e a-priori del  genere, queste d e f i n i z i o n i e g i u s t i f i c a z i o n i d i un romanzo che i n I t a l i a non esisteva ancora, © era apparso appena i n embrione nei noiosi t e n t a t i v i del Cuoco e del V e r r i .  Interessanti, e chiaramente indicative  d i un fermento culturale, d i una preparazione teorica, di una consapevolezza c r i t i c a , pre-esistenti  al tra-  volgente fenomeno dell'invasione scottiana i n I t a l i a . (1) Ma rimanevano veramente senza alcun eco queste esortazioni  dei t e o r i c i ? In un a r t i c o l o s u l l a Nuova  Antologia del 1919, i n t i t o l a t o "II primo centenario del romanzo storico i t a l i a n o " , V i t t o r i o Cian raette i n luce l'esistenza  d i due opere incompiute, La Lega Lom-  bard a d i Cesare Baldo, e Le Lettere S i c i l i a n e (sui Vespri) d i Santorre d i Santarosa, l e quali nella s c e l %& del soggetto - due gloriose imprese nazionali n e l l a vasta composizione alternante descrizioni  stori-  che a f a t t i individual! e romanzeschi, e nell'intento chiaramente patriottico, s i posson© a ragione considerare i due primi romanzi s t o r i c i i t a l i a n i .  T u t t i e due  concepiti nella trama generale"prima del 1818, t u t t i e due l a s c i a t i incompiuti.  v  '  (1) E questa l a t e s i del Portinari e soprattutt© del De Castris nei piu. recenti lavori sul nostro romanzo storico. (2) V i t t o r i o Cian, "11 primo centenario del romanzo storico i t a l i a n o " , i n Nuova Antologia, 1 ott. 1919.  12 S i g n i f i c a t i v o per apprezzare i l carattere t i p i camente nazionalistic© e propagandistieo che i l romanzo romantico assunse i n I t a l i a f i n dagli i n i z i , e i l fatto che tanto Balbo quanto Santarosa furono due ardenti p a t r i o t i che parteciparono attivamente ed e r o i caniente a quel risorgimento nazionale che nei  loro s c r i t t i .  auspicavano  La loro preparazione culturale i n  campo storico f u particolarmente accurata, anzi s i puo hen dire che l a storia fosse i l loro interesse p r i n c i pale, e che l a scelta del genere romanzo, del resto abbandonata a meta strada, fosse motivata soprattutto dal desiderio d i usare, i n un opera d i divulgazione, un mez1  zo accessibile a l gran pubblico. Dice Cian a proposito del lavoro d i Balbo: "Vasta e l a t e l a e pieno d'interesse 1'argomento che poteva diventare materia d'un capolavoro. Amp i O j i l quadro, popolato d i molte figure, pervaso da uno spirit© d i l i b e r t a che svela ad ogni pagina l'intento dell© s c r i t t o r e . Ma i l capolavor© non venne, perche mancava l ' a r t i s t a II giovane^ subalpino f a l l l l a prova; i l romanziere s i lascio prendere l a mano dallo s t o r i c o e l a sua fantasia rimase piu inerte appunto dove piu necessaria era 1'opera sua» (D a  ?  B  Nello sperimentare questo nuovo genere i due giovani s c r i t t o r i s i trovarono d i fronte ad un'altra d i f f i c o l t a , quella della lingua. Come t u t t i i piemontesi, essi eran ben piu padroni del francese che d e l l ' i t a l i a n o .  (1) Ibid p. 248  13 Del r e s t o , che cosa e r a l ' i t a l i a n o ?  In r e a l t a esso non  e s i s t e v a come l i n g u a p a r l a t a , a l t r o che n e l l e v a r i e mod i f i c a z i o n i d i a l e t t a l i e n e l l a l e t t e r a t u r a o come s t i l i z zato linguaggio  poetico,  o come a r t i f i c i o s a prosa accademica.  N e l l ' i n t e n t o d i usare un mezzo espressivo  che potes-  se raggiungere t u t t i g l i i t a l i a n i e che n e l l o stesso tempo avesse i l crisma d i una t r a d i z i o n e l e t t e r a r i a , Balbo s i volge a l i a prosa a u l i c a cinquecentesca, q u e l l a d e l Machiavelli e d e l Guicciardini nelle p a r t i oratorie o storiche. " C o n c i t t a d i n i , d i s s ' e g l i , oggi e giorno d i b a t t a g l i a e spero d i v i t t o r i a per n o i . E t u t t a v i a anche vincendo sara destino d i m o l t i d i comprare c o l l a p r o p r i a morte l a salvezza de* p a d r i e d e l l e donne. A* prodi che c o s i cadano, d o l c i rimembranze de' l o r o f i n c h e vivano, g l o r i a f i n c h e d u r i l a p a t r i a e paradiso eterno, rimane: v i t a infame, morte n e g l e t t a e disprezzo sempre son destino d e i dappaco che se ad ogni p i u sacra cosa antepongono." ( l ) Ma non e senza rimembranze boccaccesche n e l l e p a r t i narrative: "Era i n quel tempo Manfredi giovane forse d i ^ d i c i o t to anni, a l t o n e l l a persona e s v e l t o anco p i u che a p e r f e t t a s t a t u r a non s i affarebbe; n e r i g l i occ h i , l e lunghe palpebre e i c a p e l l i . . . . Ora adorno per l ' u l t i m a v o l t a d e l v e s t i t o d i donzello da una d e l l e giovani donne veniva f r a l e numerose corapagne i n a n z i a l i a Regina condotto, ove g l i sguardi amorosi d i quelle t u t t e r i c o p r e n d o s i d'alquanto rossore i l v o l t o ed accrescendogli l a g i o v e n i l b e l l e z z a , a l u i con un s o r r i s o disse l a r e g i n a : - Manf r e d i , i l volere d e l Re, tuo e mio signore, t i f a mio c a v a l i e r o , a l quale i o molto v o l e n t i e r i acconsento, non potendo dopo q u e l l o che ne h a i compiuto aver p i u niuno uomo caro d i t e . " (2)  (1) C i t a t o da V. Cian - I b i d . p. 24# (2) I b i d . p. 245  14 Quando nel 1816 Balbo abbandona i l romanzo, Santarosa comincia i l suo»  La forma epistolare testimo-  nia d i una partecipazione dell'autore a l gusto del tempo.  Ma i l sentito problema d e l l a lingua, r i s o l t o  come dal Balbo a favore di quella d i piu alta t r a d i zione nazionale, e, soprattutto l a gran serieta d i studi s t o r i c i e l o spirit© da archeologo che prova a r i c o s t i t u i r e 1'atmosfera dell'epoca, l o avvicinano di piu a Manzoni che, per esempio, a l Foscolo delIt Ortis. £ dunque sintomatico che nei due primi t e n t a t i v i di romanzi s t o r i c i i t a l i a n i appaia gia evidente I ' e s i genza v i t a l e della nostra letteratura romantica: quell a della formazione d i una nuova tradizione l i n g u i s t i ca p i u  1  adeguata a l l e nuove funzioni educative  della  narrativa. IV Nel 1823  quando Sansone U z i e l l i (D  pubblica i l  suo studio s u l l a narrativa i n prosa i n Europa e i n I t a l i a , Scott e gia un romanziere di fama internazionale e l a sua formula storica e destinata ad imporsi anche da noi.  (1) S. U z i e l l i , "Waverley, or 'Tis sixty years since" Antologia. die. 1823 to. XII, n. XXXVI, pp. 58-IOO e Antologia. marzo, 1824, to XIII pp. 118-44 e aprile 1824, to XIV, pp. 1-18.  15 Eppure i l e t t e r a t i i t a l i a n i s i rifiutano d i ammettere l'importanza della nuova voga. ( D  Questo d e l l U z i e l -  l i e uno dei primi riconoscimenti u f f i c i a l i .  1  I I pub-  blico invece s i era gettato sui romanzi scozzesi con un'avidita che g i u s t i f i c a v a pienamente l e previsioni d i un Foscolo o d i un B o r s i e r i . U z i e l l i f a precedere l a sua intelligente c r i t i c a a l i o Scott - e l a difesa del genere storico - da una bfeve s t o r i a del romanzo*  E g l i esamina i vari fatto-  r i l e t t e r a r i , s t o r i c i e s o c i a l i che favorirono i l sorgere e l o svilupparsi d i una letteratura amena i n prosa i n I t a l i a e i n Francia, e l e ragioni per c u i , a l contrario, tale genere non trovo i n I t a l i a i l terreno adatto. Questa prima parte ha i l t i t o l o s i g n i f i c a t i v o : Considerazioni s u l romanzo i n prosa desunte dalle d i verse vicende della letteratura i n I t a l i a e i n Francia e dalla condizione sociale delle donne, da cui s i vede che l'autore accetta l a t e s i , del resto assai comune,  (1) Dice Agnoli che Scott era conosciuto f r a noi f i n dal 1814 per g l i e s t r a t t i che ne dava l a "Bibliotheque Britannique" eppure non se ne f a parola nei nostri period i c i l e t t e r a r i fino a l 1821, anno i n cui appaiono l e p r i me traduzioni italiane per opera del Barbieri. G. Agnoli, " G l i Albori del Romanzo Storico i n I t a l i a , e i Primi Imitatori d i Walter Scott". Piacenza. 1906  16 che i l romanzo s i a un genere da donne e per donne, ma s i riserha di dare un'aecurata giustificazione r i c a a questa asserizione.  C'e  d'idee f r a l u i e i l P e l l i c o , ma  una  sto-  certa somiglianza  i n U z i e l l i una  mag-  giore eonsapevolezza e r i t i c a * Come P e l l i c o , U z i e l l i I convinto che le donne abbiano d i r i t t o a una v i t a i n t e l l e t t u a l e , anche se limitata; e come P e l l i c o , s i erge a loro difesa, no ironicamente polemic© forse, ma assai piu  me-  diffuse  e doeumentato. Interessante figura d i banchiere-letterato, Uzielli  (1) credette fermamente n e l l ' a l t o compito educati-  vo e morale della cultura, ed e assai s i g n i f i c a t i v e che f r a le sue tante opere filantropiche  abbia dedi-  cato molto tempo ed energie a l l ' i s t i t u z i o n e di un "Asilo i n f a n t i l e per bambine Israelite d e r e l i t t e , " introducendovi moderni metodi d i d a t t i c i .  S i puo  ben  dire che per U z i e l l i questa educazione del bel sesso debba conainciare f i n dalla piu tenera etaj, Ottimo conoscitore della lingua inglese e francese, fu f r a i tanti romantici che sperarono che l a  (1) Si veda una breve biografia e alcuni saggi i n : S. U z i e l l i . Prose e Poesie, con un saggio c r i t i c o d i C. Carocci, Firenze 1899  17 letteratura i t a l i a n a potesse finalmente perdere i l suo carattere aecademico-regionale e i n s e r i r s i nel quadro d e l l a letteratura europea. E g l i i n f a t t i comincia i l suo saggio con l'osservare che " g l i i t a l i a ni non hanno romanzi i n prosa da sostenere i l confronto dei romanzi francesi e i n g l e s i , " ^  e attribuisce  tale mancanza soprattutto a l i a tradizionale reverenza d e l l a nostra letteratura a i precetti dei suoi maes t r i , g l i antiehi.  Infatti:  "Le idee degli antiehi sul bello l e t t e r a r i o . . • richiedevano che i l poeta o l o s c r i t t o r e che ixnmagina s i valesse del verso, e l ' i s t o r i c o e i l f i l o s o f o narrando e insegnando s i valessero delE se Dante puo permettersi d i insegnare poetando e Boccaccio d i dilettare i n prosa, quest! sono cas i i s o l a t i , nuovo argomento d e l l a forza meravigliosa di quell'ingegno che permette a i grandi di crearsi i loro generi quando "non trovano negli esemplari t r a cui s i aggirano forme convenient! a l loro bisogn©." (3) Ne vogliamo dimenticare che Boccaccio scriveva soprattutto per l e donne, cui l a prosa volgare doveva essere piu familiars dell'erudizione  classica.  (1) S. U z i e l l i , Antologia, Op. c i t . p. 5#. (2) Ibid p. 5 9 . (3) Ibid p. 59.  18 Inoltre, pian piano, "Si andavano tutte conoscendo l e belle qualita d e l l a lingua volgare, e non era piu da dubitarsi della sua specialissima poesia." (1)  attitudine a l i a  Perche scrivere i n prosa a l l o r a , quan-  do " s i era i n possess© di quel mezzo cosi conveniente a secondare i l verso"? A parte dunque casi i s o l a t i , e i l verso che i n I t a l i a ha i l monopolio d e l l a letteratura amena, tanto che anche i nostri romanzi cavallereschi assumono l a forma d i poemi.  Ben diversa e l a situazione  i n Fran-  cia, dove l a lingua, "fino dalle prime sue mosse apparve insufficiente a i bisogni d e l l a vera poesia, e quasi ineapace a prendere le a t t i t u d i n i proprie del verso, e che essenzialmente l a distinguono dalla prosa." (2) g d i tale limitazione d e l l a lingua francese s i erano ben lamentati Montaigne, Ronsard, Fenelon, l a Harpe, ecc. dai quali U z i e l l i , per dare un crisma u f f i c i a l e a l l e sue affermazioni, c i t a abbondantemente. Passa poi ad esaminare i f a t t o r i p o l i t i c o sociali.  In una Francia unita e retta da un governo na-  zionale, s i sviluppo una letteratura vigorosa e sana,  (1) Ibid p. 62. (2) U z i e l l i riporta l a definizione di romanzo data dalla Accademia della Crusca: "Romanzo: storia favolosa propriamente i n versi (ma ve ne sono anche i n prosa)" i n contrast© a quella dell'Academie, che a l i a voce Roman, ha, "ouvrage ordinairement en prose".  19 letteratura di pensiero, che raggiunse nel secolo XVII i l pieno della g l o r i a ; e questo accadde benehe s i fosse sotto un govern© dispotico, perche " l a g l o r i a dei sudditi e inseparabile dalla g l o r i a del monarca asseluto."  La povera I t a l i a invece era assoggettata  a g l i spagnuoli, " i quali sapendo d i non essere amati, temevano a buon d i r i t t o i progressi dell'istruzione." (2) E naturalmente, aggiunge U z i e l l i , "dove s i vietava l a manifestazione del pensiero, e s i poneva freno a l l e s e r f  c i z i o della ragione, era pericoloso l o studio della morale e della p o l i t i c a " mentre " l e altre l e t t e r a r i e d i scipline, i n specie l a poesia, sembravano fatte per trattenimento d i spensierati." (3)  (1) Ibid p. 71. (2) Ibid p. 69. (3) Quante d i queste osservazioni erano dirette a l a l t r i oppressori e d i un epoca ben piu recente? Dalle colonne dei periodici l e t t e r a r i , dal palcoscenico nei cori delle opere cosi popolari, i nostri l e t terati-patriotijeludendo censure guardinghe e sospettose, andavano incitando i contemporanei all'azione col racconto delle sventure e delle glorie passate. G l i spagnuoli poi sembravano destinati a dover rappresentare per sempre i l ruolo d i oppressori e a portare sulle spalle i l doppio peso d i un odio tradizionale e d i que11o guadagnatosi dai successori a u s t r i a c i . Del rest© U z i e l l i viveva i n Toscana e quindi s i a f f r e t t a ad informarci, i n nota, che secondo i l Tiraboschi, "La Toscana che era piu. lontana dagli s t a t i d i Napoli e Lombardia da essi ( g l i spagnuoli) dominati, f u l a meno soggetta a queste alterazioni, come s e i l contagio andasse perdendo l a sua forza, quanto piu. allontanavasi dalla sorgente onde traeva l'origine." I I che e piuttosto vero, ma per una fortunata combinazione permette anche a l c r i t i c o d i l i b e r a r s i da qualsiasi sospetto di a l l u s i o n ! l o c a l i . %  20  In I t a l i a dunque, sotto l a dominazione straniera non s i pensa, ma non per questo s i cessa dallo s c r i vere, che " l a nativa armonia della nostra lingua, consegnata i n dolcissimi versi, ha l a proprieta. d i d i l e t tare indipendentemente dal pensiero che contiene"; mentre puo d i r s i che "1*indole antipoetica della lingua francese, abbia indirettamente favorito i l progresso dei lumi e d e l l a f i l o s o f i a . " Quanto a l l e circostanze che favorirono i n Francia i progressi del buon romanzo, dopo i l dilagare del cattivo gusto a l i a Scud6ry, U z i e l l i "non puo fare a meno di riguardare eome principalissima, l'influenza delle donne s u l l a p o l i t i c a e i costumi d i quel regno." (2)  Influenza cosl sensibile i n ogni campo che s i puo ben dire che " l e donne dominavano mentre g l i uomini agivano." Le donne trasportarono nella p o l i t i c a prima e negli studi poi, l a loro eccezionale s e n s i b i l i t a e 1*abil i t a all'indagine psicologica.  (1) Ibid p. 71. Tale doveva essere l'opinione corrente i n Europa s u l l a letteratura i t a l i a n a , se Walter Scott, nell'elencare le letture del giovane Waverley, dice: "In this respect (a demand for poetry of a more sentimental description) his acquaintance with I t a l i a n opened him yet a wider range. He had purused the numerous romantic poems, which, from the days of Pulci, have been a favourite exercise of the wits of Italy, and had sought g r a t i f i c a t i o n i n the numerous collections of Novelle, which were brought forth by the genious of that elegant though luxurious nation, i n emulation of the Decameron." W. Scott, Waverley. C o l l i e r - New York,p. 55. [ 2 ) S. U z i e l l i , Op. c i t . p. 7 6 .  21 Qual'e invece i l ruolo delle donne nella societa italiana? "Esse traggono i l loro potere dalle grazie soltanto della persona, e dagli ornamenti s u p e r f i c i a l i , " e d i conseguenza, "non hanno a l t r a influenza che individuals e temporaria, finche durano quelle grazie e quegli ornamenti non divengono inopportune" (lj Educhiamo dunque l e nostre donne senza fomentarne l a vanita, senza farne delle erudite, ma i n modo che sappiano i loro doveri verso se stesse e l a societa: pronte ad educare bene i f i g l i , ad essere per i mariti delle compagne con cui parlare "non  unicamente d i f r i -  volezze", non mancheranno di esercitare una sana influenza sulle l e t t e r e . Quando i n f a t t i , raggiunta una posizione d i parita i n t e l l e t t u a l e , l e donne s i dedicheranno a l l e belle lettere esse mostreranno "inclinazione ed attitudine a comporre quel genere d i l i b r i , che s i propone di dipingere lo stato di viva societa, del quale esse formano parte, quel genere che non esige sempre volo d'immaginazione o vigore d i raziocinio, ma piuttosto squisitezza di sentimento e diligenza di osservazione." E d'altra parte: "per l'istesso motive tutte le a l t r e , che s i contentano di leggere senza aspirare a l vanto di autori, che dello studio non formano occupazione ma passatempo, preferiranno l a l e t t u r a di un romanzo a qualunque altro l i b r o . Ma", s i badi bene, "dovra essere vero nella pittura degli a f f e t t i , verisimile negli incidenti." (2)  (1) Ibid p. (2) Ibid p.  92 80  22 Purtroppo non t u t t i i romanzi rispondono a questi requisiti.  Con i l r i l a s s a r s i dei costumi anche i  romanzi diventano immorali. E questo i l caso n e l l a Francia della Scud^ry e del La Calprenlde, per c u i , quando l a letteratura i t a l i a n a s i volge oltralpe per "chiedere l ' a l t r u i assistenza nelle discipline f i l o sofiche e morali", rifugge i n o r r i d i t a d i fronte a l diluvio d i " s c i a p i t i e pericolosi romanzi, a t t i unicamente a f a r nascere disprezzo per un genere d i l a vori che potevan d i r s i r i f i u t i d'Apollo." Afferraazione con cui siamo tornati a una condanna d i carattere morale, ma r i s t r e t t a a un certo tipo d i romanzi, non r i v o l t a a l genere.  Infatti:  "Prese vigore i n I t a l i a un pregiudizio, comune anche f r a l e persone d i senno, che un romanzo non puo essere un l i b r o u t i l e , pregiudizio che nasce, come molti a l t r i , dall'accagionare che facciamo degli abusi degli uomini cio che per se stesso sarebbe buono e bello." '1' ?  Ma l a polemica non era ancora f i n i t a nel 1827, l'anno i n cui l a Biblioteca Italiana offre a l l ' i l l u s t r e Paride Z a i o t t i 1'incarico d i scrivere l a prima c r i t i c ! u f f i c i a l e s u l nuovissimo romanzo d i Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi*  (1) Ibid p. 84.  23  "Colore che condannano rigorosamente i romanzi, e vietano che possano mai venire a l l e mani de giovani, hanno per certo un intendimento che vuol essere riconosciuto e lodato." T  Cosi comincia Z a i o t t i , (1) confermandoci che i l povero romanzo hon ha ancora vinto l a sua battaglia ed e sempre tenuto lontano dalle mani dei giovani e dalle biblioteche delle persone per bene. II romanzo i n f a t t i , " s i discosta avvertitamente dal vero" e dovrebbe perci© essere bandito, "con Gualtiero Scott e l a turba de' suoi romanzieri," da una societa ideale. ^ )  ^a, oihme, quanto siamo lontani  da questo stato utopistieol  N u t r i t i d i sogni e d i  i l l u s i o n ! t u t t i i popoli hanno avuto i loro romanzi, cioe "quelle creazioni d i fantasia che ne presentano un mondo diverse dal reale, o i l mondo reale medesimo ne offrono attraverso un prisma." (3) E se U z i e l l i e P e l l i c o consideravano questo genere adatto a l l e donne, Z a i o t t i , nel suo largo sguardo panoramico, concede i l d i r i t t o d i sognare, e d i i l l u d e r s i a l i a prima gioventu. e a l i a vecchiezza, che " l a v i r i l i t a trova a l t r i negoz i e s i agita nell'ambizione  e nell'avarizia."  (1) Paride Z a i o t t i . Del Romanzo i n Generale e anche dei Promessi Sposi d i Alessandro Manzoni. Milano. 1827. (2) Ibid p. 6. (3) Ibid p. 9. (4) Ibid p. 17.  24 Avendo dunque i d e n t i f i c a t o i l romanzo c o l l a tendenza dell'uomo ad amare e immaginare i l meraviglioso, tendenza che, s i badi bene, "non puo che seguendo questo Essere, ch'e  spiegarsi  tanta meraviglia e g l i  stesso fino a l i a prima sua origine," (1) Z a i o t t i puo esortare i giovani a leggere t a l i componimenti, purche s i t r a t t i d i opere morali.  Ed ecco 1'inquisitore  che  f a 1*apologia d e l l a censura: "Guai se all'ebra immaginazione de' perversi se conceduto un l i b e r o corsoJ"  fos-  Guaii  "Bisogna... adoperare ogni severita, perche non s i a pubblicato alcun tale componimento, ove s i a no pure da lontano offese l e leggi d e l l a morale, della religione e d e l l a sana p o l i t i c a , " ( 2 ) dato che: "proibire per inter© i romanzi non s i potra mai con una legge che venga eseguita...« Essi troppo strettamente s i legano a l i a natura dell'uomo, a l i a sua debolezza, a l l e sue stesse disgrazie." I romanzi buoni, d'altra parte, dovranno raggiungere i l duplice effetto d i "tenerci 1'animo gentile e puro dalle v i l i passioni, e risparmiarne quanto coi l i b r i s i puo i rigorosi avvertimenti Lungi dall'essere materiale pericoloso  dell'esperienza." per i giovani,  essi potrebbero cosi costituire un ottimo mezzo d'educazione»  (1) Ibid p.  18.  (2)  Ibid p.  28  (3) Ibid p.  25 Sembrerebbe dunque che l i b e r a l i e reazionari, romantici e c l a s s i c i s t ! , siano d'accordo su un punto almeno, quell© d e l l a funzione educatrice della l e t t e ratura. Z a i o t t i per©, facendo l a rassegna d i t u t t i i t i p i d i romanzi ^  ne indica i d i f e t t i e g l i i n s i t i pe-  r i c o l i con tanto zelo che e g l i stesso conclude: "E qui perche non paja che dopo avere i n qualehe mod© trovati i romanzi conformi a l i a natura dell'uomo, l i vegniamo con a r t i f i z i o t u t t i ad un© per uno escludendo, noi diremo d i non essere avversi a quella specie d i raceonti che principalmente s i occupa nella descrizione de' costumi e de• l u o g h i . Ma s i a f f r e t t a ad aggiungere: "He con cio e raostr© intendimento, come forse potrebbe sembrare, d i u n i r c i a i lodatori cosi frequent i dei romanzi s t o r i c i , che anzi troppo siam lungi dal voler fomentare quella smoderata a v i dita con cui questo secolo curioso g l i abbraccia," n  Siam© dunque i n piena polemica: l a battaglia eontro i l romanzo storico I cominciata.  TI  I n f a t t i nel 1827 gia s i contano i n I t a l i a alcuni sfortunati esperimenti d i imitazione scottiana che, ben lontani dal rispondere a l l e aspettative della c r i t i c a romantica, sembrano dar ragione a chi condanna i l genere come destinato a sicuro fallimento.  ( 1 ) Neri o t e r r i b i l i , p o l i t i c ! o s a t i r i c i , c r i t i c i e l e t t e r a r i , cavallereschi, f i l o s o f i c i , d'educazione, r e l i g i o s i , ecc. (2) Ibid p. 53.  26 Dice Agnoli che 1'imitazione  tarda ad organiz-  zarsi e questo per due ragioni p r i n c i p a l i , i l disprezzo dei l e t t e r a t i d i valore per i l romanzo come genere e 1'impreparazione storica d i q u e l l i d i minor conto: "L'imitazione vera dello Scott comincio i l 1826, col Varese e col Bazzoni, e manifesto subito i l peccato d'origine: - d i attenersi^troppo servilmente a l modello, dal quale imito non i l metodo d i tratteggiare un'epoca storica rilevandone i caratteri s p e c i f i c ! , i costumi, i sentimenti, i pregiudizi, ma riprodusse i caratteri, le situazioni, l e circostanze, perfino i d i f e t t i piu palesi, Si venne percio formando una specie d i t a volozza romantica, anzi diro cosi una retorica speciale a cui ricorrevano quanti avessero l a fregola d i gettare un romanzo storico a l pascolo della pubbliea c u r i o s i t a . " (1) rt  Del resto Scott stesso aveva ripetutamente espresso l e sue teorie sul genere, parlando del metodo usato e da usare, delle d i f f i c o l t a incontrate, dei vantaggi d i un certo soggetto su un a l t r o . N e l l ' i n t r o duzione a l Waverley, i l suo primo romanzo, e g l i r i conosceva per esempio l a d i f f i c o l t a d i ispirare i n teresse nei l e t t o r i con un materiale d i storia recente ma non contemporanea, mentre additava nella stor i a remota un campo ideale per i l romanziere:  (1) Agnoli, Op. o i t . , p. 179  27 "The object of my tale i s more a description of men than manners. A tale of manners, to be i n teresting, must either refer to antiquity so great as to have become venerable, or i t must bear a v i v i d r e f l e c t i o n of those scenes which are passing daily before our eyes, and are interesting from their novelty.... And thus i t w i l l be readly seen how much the painter of antique of of fashionable manners gains over him who delineates those of the last generation. Considering the disadvantages inseparable from this part of my subject, I must be understood to have resolved to avoid them as much as possible, by throwing the force of my narrative upon the characters and passions of the actors,those passions common to men i n a l l stages of society, and which have alike agitated the human heart, whether i t throbbed under the steel corslet of the f i f t e e n t h century, the brocaded coat of the eighteenth, or the blue frock,and white dimity waistcoat of the Dichiarazione che mostra nello Scott quella i n t u i t i v a conoscenza delle immutabili esigenze dello s p i r i t o umano, e che mette i n evidenza come l a sua preoccupazione s t o r i c i s t i c a s i a motivata soprattutto dal desiderio d i interessare i l lettore con narrazioni che dalla storia possano trarre una maggiore suggestivita.. Non che l a storia s i a per l u i semplicemente un accessorio piu o meno necessario, anzi, a l i a fine del quinto capitolo del Waverley, dopo una lunga digressions s u l l a p o l i t i c a del tempo, e g l i afferma l a necess i t y d i una conoscenza del clima storico scelto per una determinata narrazione:  (1) ¥. Scott, Waverley. C o l l i e r . Introduction pp, 41-2  28  "I beg pardon, once and f o r a l l , to those readers who take up novels merely f o r amusements, f o r plaguing them so long with oldfashoned p o l i t i c s . . . . The truth i s , I cannot promise them this story s h a l l be i n t e l l i g i b l e , not to say probable, without i t * My plan requires that I shoul explain the motives on which i t s act i o n proceeded; and these motives necessarily arose from the feelings, prejudices, and parties of the times.'* Cio  che segue e un'affermazione d i indipendenza  dalle regole seguite precedentemente dai romanzieri. E g l i s i rivolge principalmente a l l e g e n t i l i l e t t r i c i , abituate ad essere divertite da una letteratura fantasiosa e piena d i imprevisti: I do not invite my f a i r readers, whose sex and impatience give them the greatest right to complain of these circumstances, into a f l y i n g chariot drawn by hippogriffs, or moved by enchantment. Mine i s a humble English post-chaise, drawn upon four wheels." n  Le i n c i t a tuttavia a sopportare pazientemente l e i n i z i a l i asperita del cammino, c o l l a promessa di ricompensarle a l i a fine con i l meritato racoonto d i f a t t i eccitanti e pittoreschi: "Those who are contented to remain with me w i l l be occasionally exposed to the dulness inseparable from heavy roads, steep h i l l s , sloughs, and other t e r r e s t r i a l retardations; but... I engage to get as soon as possible into a more picturesque and romantic country, i f my passengers incline to have some patienee with me during my f i r s t stages." (D  (1) Ibid. p. 69  29  Descrizione che potrebbe ben r i f e r i r s i a l i a tecnica narrativa, lenta e diffusa a l principle, piena d i movimento  a l i a fine,culminante i n una catastrofe r a -  pidissima, che scott us6 i n tutte l e sue opere.  Egli  ne da altrove una giustificazione teorica coll'asser i r e che i l lettore deve acquistare lentamente una conoscenza profonda dell'ambiente, dei personaggi, dell a situazione p o l i t i c a , per essere pronto ad accefctare l o sviluppo dell'azione quando l e cause g l i siano g l i siano ben note. Giustificazione che non serve per© ad annullare quell impressione d i s q u i l i b r i o f r a l e 1  varie p a r t i che s i ha leggendo i suoi romanzi.  ^  E g l i stesso n e l l a introduzione a The fortunes of Nigel ammette: "I have repeatedly l a i d down my future work to scale, divided i t into volumes and chapters, and endeavoured to construct a story which I meant should evolve i t s e l f gradually and strikingly, maintain suspense, and stimulate curiosity; and which f i n a l l y , should terminate i n a s t r i k i n g catastrophe. But I think there i s a demon who seats himself on the feather of my pen when I begin to write, and leads i t astray from the purpose. Characters expand under my hand; incidents are multiplied; the story lingers while the materials increase; my regular mansion turns out a Gothic anomaly, and the work i s closed long before I have attained the point I proposed."  (1) Sembrerebbe che questo difetto s i a stato ereditato da molti dei nostri romanzieri s t o r i c i . Da Grossi a Nievo essi s i diffondono i n descrizioni, spesso ben riuscite nella prima parte delle loro opere, perdendo i n seguito ogni controllo della materia sempre piu ingarbugliata e romanzesca.  30 E riconosce l a sua incapacita a c o n t r o l l a r s i : "If I r e s i s t the temptation,.• my thoughts become prosy, f l a t and d u l l ; I write painfully to myself, and under a consciousness of flagging which makes me fag s t i l l more; the sunshire with which fancy had"invested the incidents departs from them, and leaves everything d u l l and gloomy." (1) Altrove pero l o troviamo prodigo di consigli e regole da seguire da chi a f f r o n t i un romanzo storico. Nell'introduzione all'Ivanhoe, per esempio, e g l i spiega l a tecnica usata nel rendere accessibile a l e t t o r i moderni lingua e costumi d i tempi assai remoti: "It i s necessary, for exciting interest of any kind, that the subject assumed should be, as i t were, translated into the manners, as well as the language, of the age we l i v e i n , . . . " so that "the modern reader w i l l not find himself... much trammelled by the repulsive dryness of mere ant i q u i t y . " (2; A proposito della lingua s p e c i f i c a : "He who would imitate an ancient language with success, must attend rather to i t s grammatical character, turn of expression, and mode of arrangement, then labour to collect extraordinary and antiquated terms." E continua: "What I have applied to language, i s s t i l l more j u s t l y applicable to sentiments and manners. The passions, the sources from which these must spring i n a l l their modifications, afe generally the same i n a l l ranks and conditions, a l l countries and ages; and i t follows, as a matter of course, that the opinions, habits of thinking and actions,... must s t i l l , upon the whole, bear a strong resemblance to each other." (3)  (1) New York (2) (3)  Water Scott, The Fortunes of Nigel. C o l l i e r , pp. 22-3 Idem, Ivanhoe, C. Black, Edinburgh 1866, p. 24 Ibid. p. 26  31 Idea basica che lo Scott non s i stanca mai d i sottolineare, come quella che e a l fondamento della sua vera umanita poetica: "It follows, therefore, that of the materials which an author has to use i n a romance, or a f i c t i t i o n s composition, such as I have ventured to attempt, he w i l l find that a great proportion, both of language and manners, i s as proper to the present time as to those i n which he has l a i d his time of action." (D E necessario tuttavia che lo scrittore e v i t i d i a t t r i b u i r e a epoche remote sentimenti e abitudini pec u l i a r ! a l l e nostre.  Libero dunque di modificare i l  passato purche entro c e r t i l i m i t ! : "His license i s confined i n either case within legitimate bounds.... However f a r he may venture i n a more f u l l d e t a i l of passions and feelings, he must introduce nothing inconsistent with the manners of the age.... His language must not be exclusively obsolete and u n i n t e l l i g i b l e ; but he should admit, i f possible, no word or turn of fraseology betraing an origin d i r e c t l y modern." E conclude: "It i s one thing to make use of the language and sentiments which are common to ourselves and our forefathers, and i t i s another to invest them with the sentiments and dialect exclusively proper to their descendants." (2) E evidente dunque che i n Walter Scott non esistono dubbi circa l a natura del suo mezzo di espressione: s i t r a t t a d i un romanzo, "a f i c t i t i o u s  composition",  destinato soprattutto a divertire e ad interessare i l  (1)  Ibid. p. 27  (2)  Ibid. p. 29  32 l e t t o r e , e ad un'esatta ricostruzione storica va  sem-  pre preferita un'esposizione resa accessibile ed accettabile per i moderni. T a l i opere, pur con i l lore carattere d i l e t t e ratura amena, possono servire a suscitare nei l e t t o r i un interesse per l a s t o r i a , anzi possono costituire per molti i l primo contatto con essa . Contro colore che potrebbero accusarlo d i fare un torto a l i a s t o r i a , "readers being contented with such frothy and superfic i a l knowledge as they acquire from his work," e g l i afferma: "By introducing the busy and the youthfull to 'truths severe i n f a i r y f i c t i o n dressed' I am doing a real service to the more ingenious and the more apt among them; f o r the love of knowledge wants but a beginning,... and having been interested i n f i c t i t i o u s adventures, ascribed to an h i s t o r i c a l period and characters, the readers begins next to be anxious to learn what the facts r e a l l y were, and how far the novelist /  Questa e dunque l'opinione del piu famoso e piu spontaneamente produttivo romanziere storico: i l romanzo senza essere legato ad alcun obbligo di esattezza storica, puo essere un buon mezzo di diffusione c u l turale.  Ma l o e indirettamente, malgrado o quasi i n  grazia, delle sue inesattezze ed approssimazioniI  P. 25  (1) Idem, Peveril of the Peak, C o l l i e r , New York  33  E eomunque sintomatico che anche l o Scott, che certo non aveva dubbi circa l a v a l i d i t a del suo mezzo d i espressione, senta i l bisogno d i difenderne I ' u t i l i ta.  Le c r i t i c h e a l romanzo storico erano nate, i n -  f a t t i , col genere stesso, un misto di storia ed i n venzione: ma esse invece di scoraggiare 1'incitavano ad esporre piu chiaramente g l i i n t e n t i e i l metodo usato» VII La preoccupazione piu viva i n I t a l i a .  d i fedelta storica era molto  Abbiamo gia visto come essa s i  innestasse nel risorgimento culturale e p o l i t i c o per cui l a letteratura e f u essenzialmente un mezzo d i divulgazione.  In Manzoni - i l primo letterato "serio"  che risponda all'appello del Foscol© - essa assume una veste teorica ben definita, e f i n i s c e col portare a l i a negazione della p o s s i b i l i t a d i mischiare nella stessa opera f a t t i r e a l i e f a t t i immaginari, insomma, a l i a condanna del genere. Di questo c i occuperemo i n seguito, nel capitolo dedicato a l i a polemica sul romanzo storico. Ma a l principio, quando riello scrittore andava maturandosi i l piano per opere di fantasia che tuttavia rispondessero a l l e impellenti esigenze morali  34 (e e i s i r i f e r i s c e qui, naturalmente,non solo a l romanzo, ma anche a l l e tragedie), quella tale preoccupazione prende l'aspetto d i una ricerca accurata e minuziosa d i fonti storiche, ferma restando un'implic i t a f i d u c i a nell'adeguatezza del genere a l compito propostosi,  In altre parole, nello scegliere i l  dramma e successivamente i l romanzo storico - t u t t i e due "componimenti misti d i storia ed invenzione" Manzoni dovette crederli del mezzi l e c i t i e dovette esplorarne tutte l e p o s s i b i l i t y .  Per questo, a l fine  d i determinare i p r i n c i p i informativi  che guidarono  lo scrittore nella creazione a r t i s t i c a , I interessante r i f a r s i a l l e sue tante dichiarazioni d i quel period© . Cert©, i n una mente a n a l i t i c a come quella d i Manzoni l a creazione doveva essere soggetta ad una c r i t i c a cosciente e rigorosa.  Ne rimangono ampie  testimonianze nelle l e t t e r e , nei brani i n e d i t i , nelle opere stesse.  Erano ancora piu abbondanti nelle i n -  troduzioni a l l e tragedie e nella prima stesura del romanzo, quando cioe nel processo creativo s i era ancora a l i a faticosa ricerca d i una forma adeguata.  (1) I I Carmagnola e del 1820, L'Adelchi del 1822, I Promessi Sposi del 1827 (e del 18407T  35 Nella stesura d e f i n i t i v a dei Promessi Sposi, esse sono assai rare, che 1*opera stessa nella raggiunta coerenza a r t i s t i c a forniva sufficiente giustificazione a l i a sua genesi e a l i a sua esistenza.  E l a eoscienza di  avere raggiunto tale coerenza, a l d i la. d i qualsiasi elassificazione o limitazione, deve aver trattenuto Manzoni dal rinnegare i Promessi Sposi, anche quando era costretto dalle sue stesse premesse a condannare, nel Discorso sul Romanzo Storico, i l genere. Ma cosa e l'arte? A ehi dicesse che l a poesia e fondata sull'immaginazione e sul sentiment© e che l a r i f l e s s i o n e l a raffredda, s i puo rispondere, che piu. s i va ad^dentro a scoprire i l vero nel cuore dell'uomo, piu s i trova poesia vera.** ID n  Per Manzoni dunque, una profonda riflessione s u l l'essenza della natura umana, porta a l i a scoperta d i quella realta universale che e a l i a base della vera poesia. Ma ancora: "Piu s i va i n fondo a l cuore piu. s i trovano i principi eterni della v i r t u i quali l'uomo d i mentica nelle circostanze comuni e nelle passioni piu attive che profonde e nelle quali hanno gran parte i sensi. l2) M  In questa ricerca della verita s i giunge quindi ad una conquista morale che e anche una conquista a r t i stica.  Per cui s i puo concludere:  (1) Pensieri, VII, Op. Naz. I l l p. 618 (2) Pensieri, V, Op. Naz. I l l p. 616  36 "La perfezione morale e l a perfezione d e l l ' a r t e ,  n  Nell'attribuire a l l ' a t t i v i t a a r t i s t i c a una cos i alta funzione etica Manzoni portava a l l e sue estreme conseguenze l a dottrina romantica.  Come i roman-  t i c i , Manzoni vedeva nella s t o r i a l a sorgente di i s p i razione non solo piu v e r i t i e r a , ma anche piu a r t i s t i ca: "C 'est de 1'histoire que l e poete tragique peut f a i r e r e s s o r t i r , sans contrainte, des sentiments humains; ce sont toujours les plus nobles, et nous en avons tant besoin*" (2) Nella l e t t e r a a l i o Chauvet, difende i l dramma storico (come e g l i stesso definisce l e sue tragedie) dalle regole accademiche d e l l 'unita. di tempo e d i luogo: r i f i u t a l i m i t i a r t i f i c i o s i ed accetta q u e l l i che s i trovano nell'azione stessa, "tels qu'ils l u i sont donnes par l a r e a l i t y . " (3) g p ^  u  ©ltre, nel  riconfermare l a necessita di non falsare, nella rappresentazione  a r t i s t i c a , l a realta dei f a t t i s t o r i c i ,  e g l i i d e n t i f i c a nuovamente i motivi e t i c i con q u e l l i e s t e t i c i : "Les causes historique d'une action sont essentiellement les plus dramatiques et les plus interessantes.  « (4)  (1) Ibid. (2) Lettre a M. Chauvet sur 1'unite de temps etc. par. 296, Op. Naz. I I , p. 369 (3) Ibid., par. 38. Op. Naz. I I , p. 322 (4) Ibid. par. 172. Op. Naz. II p. 346  37 Ma questa teoria potrebbe limitare l ' a r t i s t a ad una mera rappresentazione d i f a t t i r e a l i , lasciandolo i n imbarazzo ogni qual volta l o storia, o l a cronaca, non g l i forniscano i dati necessari ad un'esposizione completa.  Manzoni stesso, non aveva forse interpola-  te personaggi immaginari ad a l t r i r e a l i , p a r t i c o l a r i inventati a f a t t i d i cronaca, nella sua prima opera storica d i largo respiro, i l Carmagnole? (1) II fatto e che l ' a r t i s t a ha i l compito d i selezionare e d i completare l a realta, l a dove questa g l i appaia frammentaria o manchi di logica evidente:  (1) Preoccupato f i n dagli i n i z i da uno scrupolo esagerato, Manzoni, nella prima edizione del Carmagnol a , aveva distinto i due t i p i d i personaggi. A Goethe, che gliene aveva fatto un appunto nella pur entusiasta c r i t i c a della tragedia, e g l i rispondeva: "Deggio... confessarle che l a distinzione dei personaggi i n i s t o r i c i e i n i d e a l i e un f a l i o tutto mio, e che ne f u cagione un attacamento troppo scrupoloso a l i a esattezza storica, che mi porto a separare g l i uomini della realta da q u e l l i che io avevo immaginati per rappresentare una classe, una opinione o un i n teresse. In un altro lavoro recentemente incominciato (1'Adelchi) io aveva gia omessa questa distinzione: e mi compiaccio di avere cosi anticipatamente obbedito a l suo avviso.™ Lettera a Giovanni Volfango Goethe, Milano, 23 gennaio 1821. Ep. XVII, par. 3.Op. Naz. I l l , p. 509  3* "Ainsi done, trouver dans une serie de f a i t s ce qui les constitue proprement une action, s a i s i r les caracteers des aeteurs, donner a cette action et a ces caracteres un developpement harmonique, completer l ' h i s t o i r e , en restituer^ pour a i n s i dire, l a partie perdue, imaginer meme des f a i t s l a ou l ' h i s t o i r e ne donne que des indications, inventer au besoin des personnages pour repr^senter les moeurs connues d'une 6poque donn€e, prendre i n f i n tout ce qui existe et ajouter ce qui manque, mais de maniere que 1'invention s'accorde avec l a r e a l i t e , ne soit gu'un moyen de plus de l a f a i r e r e s s o r t i r , v o i l a ce que l'on peut raisonnablement dire creer...." (1) Ma questo atto d i creazione v e r i t i e r a sembra che s i a ancora riservata a l i a poesia drammatica: "Expliquer ce que les hommes ont senti,^voulu et souffert, par ce qu'ils ont f a i t , v o i l a l a poesie dramatique: creer des f a i t s oour.y adapter des sentimens, e'est l a grande tache des remans, depuis mademoiselle Scuderi jusqu'a. nos jours. "Je ne pretends paspuurcela que ce genfe de composition soit essentiellement faux; i l y a certainement des romans qui meritend d'etre regardes comme des modeles de v^rite poetique; ce sont ceux dont l e s auteurs, apres avoir con^u, d'une maniere precise et sure, des caracteres et des moeurs, ont invente des actions et des situations conformes a celles qui ont l i e u dans l a vie r e e l l e , pour amener l e developpement de ces caracteres et de ces moeurs: je dis seulement que, comme tout genre a son ecueil p a r t i c u l i e r , celui du genre romanesque e'est l e faux. (2) %  Sembrerebbe che a questo punto Manzoni non vedesse ancora l a p o s s i b i l i t a d i un romanzo che, prendendo dalla storia l e azioni e l e situazioni, potesse spiegare e non inventare quel che ,gli uomini hanno sentito.  (1) Lettre a. M. Chauvet, par, 179. Op. Naz. I I , P. 347 (2) Lettre a M. Chauvet, par. 191 e 192. Op. Naz. I I , p. 350  39  Tale p o s s i b i l i t a e g l i vedra t r a breve nel romanzo storico e ad esso s i volgera trasferendo nella nuova forma l e stesse esigenze morali ed estetiche. "Je corrige actuellement Adelchi et l e discours, (II Discorso s u l l a Storia Longobardica) pour les l i v r e r a. l a presse; je r^digerai apres un autre discours, que je medite depuis long-temps^ sur 1'influence morale de la^trag§die, et apres je me mettrai a. mon roman, ou a. une tragedie de Spartacus, selon que je me trouverai plus dispose* a 1 'un des ces deux travaux." (1) Cosi scrive all'amico Fauriel nel noverabre del  1821.  Per romanzo, e g l i intende romanzo storico: "Pour vous indiquer brievement mon idee principale sur les romans historiques, et vous mettre ainsi sur l a voie de l a r e c t i f i e r , je vous d i r a i que je l e consols comme une representation d'un etat donne de l a soeiete par le moyen de f a i t s et de caracteres s i semlables a. l a r e a l i t e qu'on puisse les croire un histoire veritable qu'on viendrait de decouvrir. Lorsque des^evenements et des personnages historiques y sont mel6s, je crois q u ' i l faut les representer de l a maniere l a plus strictement historique; ainsi par exemple Richard Coeur-de-Lion me parait defeetueux dans Ivanhoe'." (2) L'opera d i Scott e dunque i l termine d i paragone, 1'archetipo del romanzo storico, e, nel criticarne l a l i b e r a interpretazione d i personaggi  s t o r i c i , Manzoni  (1) Ep. XVI, par.24, Op. Naz. I l l , p. 507. (2) Ep. XVI, par. 3, Op. Naz. I l l , p. 503-4. Nella stessa l e t t e r a Manzoni parla a Fauriel del "roman poetique sur les croisades" che 1'amico Grossi sta componendo, e ne loda i l metodo: "II a invente les f a i t s e les personnages principeaux sur les bases de 1'histoire, et i l rendra avec l e plus de precision l a partie historique." Ibid. par. 26, p. 507.  40  indica anche quella che e l a differenza essenziale d i intenti f r a l a sua controllata a t t i v i t a a r t i s t i co-morale e l a spontanea e indulgente narrazicne d e l l o Scott. Come l o Scott, tuttavia, e g l i cerca d i ricreare un'atmosfera passata, d i immedesimarsi nello spirit© dell'epoca, evitando 1 ' a r t i f i c i o s i t a dei romanzieri che l i avevano preceduti. Scrive ancora a F a u r i e l , nell'informarlo sui progressi del suo lavoro: "Je f a i s ce que je peux pour^me p^netrer de 1'esprit du temps, que j ' a i a decrire, pour y vivre; i l e t a i t s i o r i g i n a l , que ce sera bien ma faute, s i cette qualite ne se communique pas a l a description. Quant a. l a marche des 6venements, et a 1'intrigue, je crois que l e milleur moyen de ne^pas faire comme l e s autres, est de s'attacher a considerer dans l a r S a l i t i l a maniere d'agir des hommes, et de l a considerer surtout dans ce qu'elle a d'oppose a 1'esprit romanesque." Ma non s i corre cosi i l rischio d i alienarsi l a simpatia deilettori? "Dans tous l e s romans que j ' a i lus, i l me semble de voir un t r a v a i l pour e t a b l i r des rapports interessants et inattendus entre l e s differens personnages, pour l e s ramener sur l a scene de compagnie^ pour trouver des e>enements, qui influent a l a f o i s et en d i f f i r e n t e s manieres sur l a destinee de tous, enfin une unit6 a r t i f i c i e l l e , que l'on ne trouve pas dans l a vie r e e l l e . Je sais que cette unite f a i t p l a i s i r au lecteur, mais je pense, que c 'est a cause d'une ancienne habitude...," (~) 1  (1) Ep. XVIII, par. 3-4. Op. Nz. I l l , p. 510 (2) Ibid,, par. 5-6  41 Una vecchia abitudine che i nuovi autori devono far perdere a i loro l e t t o r i i n nome d i un principio a r t i s t i c o piu elevato: i l dovere verso se stessi e l a moralita dell'arte. Eceo perche e g l i poteva scrivere a l Goethe: "Per compire i l meno male un'opera d'ingegno, i l mezzo migliore £ d i fermarsi nella viva e tranq u i l l a contemplazione dell'argomento che s i vuol trattare, senza tener conto delle^norme convenzionali e dei desideri, per l o piu temporanei, d e l l a maggior parte dei l e t t o r i . " ( D Ne con questo s i vuol affermare che 1'opera d'arte possa esistere come fine a se stessa, evitando o sdegnando ogni comunicazione col pubblico. Anzi, l ' a r t i s t a deve cercare d i suseitare 1'interesse d e l 10 spettatore, quella specie d i interesse che vien creato "dalla rappresentazione l a piu vicina a l vero di quel misto di grande e d i meschino, d i ragionevol e e d i pazzo che s i vede negli avvenimenti grandi e p i c c i n i d i questo mondo." Questo interesse, "tiene ad una parte importante ed eterna dell'animo umano, 11 desiderio d i conoscere quelle che e realmente e di vedere piu che s i puo, i n noi e nel nostro destine su questa terra." (2)  (1) Ep. XVII, par. 7. Op. Naz. I l l , p. 508-9. (2) Ep. XII, (Lettera a Gaetano Giudici, Parigi 7 febbraio, 1820,)par. 7-8, Op. Naz. I l l , p. 494.  42 A tale scopo, l a lingua da usarsi deve essere comprensibile a l i a gran massa dei l e t t o r i ; una  lingua  spontanea, reale - cosi come r e a l i devono essere i f a t t i - non stereotipata, conforme a qualche canone d i perfezione  codificato dall'abitudine.  Una  lingua  che fornisca all'autore i l miglior mezzo d i comunieazione possibile. Ma l o s c r i t t o r e i t a l i a n o , che voglia esprimersi i n i t a l i a n o , s i trova d i fronte una lingua che ha quasi mai  non  parlato:  "Une langue... qui est par16e par un petit nombre d'habitans de l ' l t a l i e ; une langue, dans laquelle on ne discute pas verbalement de grandes questions; une langue, dans laquelle les ouvrages r e l a t i f s aux sciences morales sont tres-rares, et a distance; une langue, qui... a it6 corrompue et d e f i gured justement par les 6crivains, qui ont traite les matieres les plus importantes dans les derniers temps; de sorte que pour les bonnes idees modernes i l n'y aurait pas un type general d expressions, dans ce qu'on a f a i t jusqu'a. ce jour en I t a l i e . " f  Insomma: "II manque completement a ce pauvre ecrivain ce sentiment, pour ainsi dire, de communion avec son lecteur, cette certitude de manier un ^nstrument Come s i vede, i l problema della lingua assume qui importanza ben piu v i t a l e che nel caso dello Scott, che trattava i n fondo d i una questione d i coloritura.  (1) Lettera a Claudio Fauriel, Milano, 3 novembre 1821. Ep. XVI, par. 7-8. Op. Naz. I l l , P. 504  43  Ed ecco perche, una volta soddisfatto 1'intento a r t i stico ed etico n e l l a stesura del 1827, Manzoni s i volgera all'immenso lavoro d i perfezionamento del suo mezzo espressivo, a l i a revisione della lingua.  CAPITOLO SECONDO  La Polemica sul Romanzo Storico  "Ma debbo dirLe d i piu, che l a d i f f i c o l t a di giudicare cresce per me i n i n f i n i t e quando s i t r a t ta di^componimenti misti d i storia e d'invenzione: dacche per t a l i componimenti i o ho perduto l a bussola affatto."  Cosl Manzoni, nel 1833, a l Tommaseo che g l i chiedeva un giudizio su un suo lavoro• Ma cosa poteva aver fatto perdere l a bussola all'equilibritassimo autore dei Promessi Sposi?  Discussioni, polemiche, condanne  e difese del genere erano cominciate f i n dai primi tempi d i diffusione dei romanzi dello Scott, e s i basavano tutte su un'accusa fondamentale: che i l romanzo fosse "una pericolosa meschianza d i vero e d i f a l s o . " Eppure l a storia, coi suoi personaggi famosi, le sue gesta gloriose, l a sua varieta, aveva sempre avuto un posto nella letteratura; sopra tutto nell'epopea e nel dramma.  Cosa porta i l e t t e r a t i dei primi  del secolo XIX ad occuparsi con tanta veemenza e solerzia,  della presunta incongruenza apportata dal-  l ' i n s e r i r e eventi r e a l i nel cprso d i una narrazione fantastica?  II fatto e che i romanzieri dell'epoca,  45  soprattutto i n I t a l i a dove essi s i identificano i n genere con g l i s c r i t t o r i d i avanguardia, hanno un intento ben diverse da quello dei poeti epici o drammat i c i che l i hanno preceduti.  C i s i puo domandare:  E forse una manifestazione d e l l a crescente esigenza per studi s t o r i c i approfonditi, i l corrispondente i n campo l e t t e r a r i o del ferment© culturale che produsse l e prime grandi scuole s t o r i c o - f i l o s o f i c h e , che diede incremento a l i o sviluppo dell'archeologia? 0 semplicemente  (D  un'adeguarsi degli s c r i t t o r i a l nuovo  gusto del pubblico che, piu. smaliziato, richiede ora un'aria d i v e r i d i c i t a documentata nelle storie presentategli?  C'e qualcosa d i piu.  C'e 1'intento educa-  tivo e i l principio di moralita dell'arte, che verra. adeguato a l i a realta o v e r i d i c i t a del contenuto. II problema del vero nell'arte, punto centrale d e l l a polemica romantica, prende una fisionomia singolare.  Non s i tratta ora soltanto d i trovare nella  (1) Cf. Croce: "Che nell'entrare i n questa v i a 1'Italia s i uniformasse a un moto che correva allora per tutta l'Europa, sarebbe superfluo dire; ne gioverebbe rinarrare l a genesi d i quel moto, che oppose a l secolo precedente tutt'insieme una nuova societa e una nuova f i l o s o f i a . . . . Molta divulgazione e seguito ebbero anche i n I t a l i a i poemi i n prosa e i l i b r i d o t t r i n a l i dello Chateaubriand, i romanzi s t o r i c i dello Scott, ecc." B. Croce, Storia della storiograf i a i t a l i a n a nel secolo XIX, III ed. Bari, 1947, v o l . I P. 7  46 storia un materiale interessante da plasmare l i b e r a mente i n forme a r t i s t i c h e ; s i t r a t t a - e l'abbiamo visto nelle dichiarazioni dei m i g l i o r i l e t t e r a t i dell'epoca - d i fornire un'immagine fedele, e percio convincente,  e percio a r t i s t i c a , d i una realta ogget-  t i v a preesistente a l l o p e r a d'arte. 1  Deviazione  contenutistica d i un principio essenzialmente e s t e t i co.  Mentre da un lato puo r i t e n e r s i responsabile per  i l dilagare del genere storico n e l l a narrativa, dall ' a l t r o tormentera c r i t i c i e l e t t e r a t i che saranno chiamati a giudicare t a l i componimenti misti di storia e invenzione, fino a l paradosso del Discorso manzoniano.  Se per portare i l vero nell'arte, abbandoniamo  le fantasie o l e s t i l i z z a z i o n i e c i volgiamo a l i a stor i a come maestra d i v e r i t a , come accontentarci d i un'esposizione approssimativa  d i questa v e r i t a , d i un'in-  terpolazione a r b i t r a r i a degli eventi?  Posto cosi i l  quesito, cioe ammessa l'esistenza d i una moralita  (1) E questa l a t e s i principale d i Folco Portinar i nella sua rapida, ma acuta rassegna del romanzo i t a l i a n o : Un aspetto della polemica romantica: i l romanzo. E g l i prospetta l a polemica sul genere come una delle manifestazioni d i un problema centrale:"Diciamolo i n modo un poco perentorio: l a polemica romantica come pure ogni a l t r a polemica, per intrinseca necessita, s i puo ridurre i n I t a l i a soprattutto ad una discussione s u l l a natura della realta.... Y'e una c r i s i d i valori che attendono una sistemazione: a l i a domanda, dove e cosa s i a l a realta, s i vuole applicare una nuova risposta; tale risposta s i ripercuote i n sede pratica, i n ciascun membro del corpo l e t t e r a r i o , sui v a r i generi insomnia." Letteratura. 1956, p. 20.  47  i n s i t a nel fatto storico, che non aspetta che di essere scoperta, l a risposta non puo essere che quella: Lasciar l a storia a g l i s t o r i c i . Al principle del secolo, i nostri l e t t e r a t i s i volsero a l i a s t o r i a nell'intento d i eontribuire non solo a l i a diffusions d i una nuova eoscienza nazionale, ma anche a l progresso d e l l a storiografia.  Nel 1805,  Cuoeo pretendeva d i aver t r a s c r i t t o i l suo Platone i n Italia  da un manoscritto originale greco, piu o t t i -  niista d i quel suo avo che 1'aveva tradotto ma non 1•aveva pubblicato perche privo d i f i d u c i a nei compatriot! : "Che vale - e g l i mi diceva- rammentar oggi a g l i i t a l i a n i che essi furono una volta v i r t u o s i , potenti, f e l i c i ? Oggi non l o sono piu. Che vale rammentar loro che furono un giorno gl'inventori d i quasi tutte l e cognizioni che adornano l o s p i r i t o umano? Oggi e g l o r i a chiamarsi discep o l i degli s t r a n i e r i . " Tl) Solo quindici anni dopo Manzoni s i accingeva a studiare un tratto di s t o r i a patria poco o male conosciuto con l o scopo di darne una rappresentazione piu. adeguata e piu v e r i t i e r a :  1928,  (1) V. Cuoco, Platone i n I t a l i a , Bari, Laterza, p. 3.  48 "Vous vous plaignez de 1'incertitude de votre h i s t o i r e , et de l ' a r b i t r a i r e de vos historiens modernesl Mais ce n'est rien en comparaison de quelques parties de notre h i s t o i r e , " scriveva a Fauriel nel 1821. "Quant aux historiens modernes, je vous avoue que j'ai^de^la peine a comprendre comment i l s ont passe a cote des problemes l e s plus importants, sans les apercevoir ou croire de les avoir re solus par des formules vagues, laches, vulgaires, qui ne sont susceDtibles d'aucune application unpeu 6tendue a 1 'ensemble del f a i t s qu'elles pr6tendent caracteriser, par des formules ou i l n'y a que l a elart6 necessaire pour y d^couvrir une grande erreur." Questo atteggiamento da storico piu che da poeta o romanziere, aveva prodotto opere come i l Discorso sopra alcuni Punti della Storia Longobardica e doveva culminare n e l l a Storia d e l l a Colonna Infame. Quest 'ultima, preannunciata e attesa dal pubblico come corollario a l i a grande opera d i poesia, deluse ogni aspettativa con l a sua minuziosa, a volte arida, i n dagine giuridico-storica.  I I pubblico non poteva eerto  capire, che nello spirit© del Manzoni i l process© evolutivo s i era completato:  l a realta vista prima come  i l contenuto piu adatto per un'opera d'arte, aveva f i n i t o con 1'identificarsi con 1'arte stessa, arte i n quanto moralita. "C'est du Public, que l'on attend une assurance, non pas entiere, raais plus ferme; et cette epreuve ffl'a ete completement defavorable," scriveva, nel febbraio del 1843, a l conte De Qircourt che, uno f r a pochi,  (1) Lettera a Claudio Fauriel, Milano, 3 novembre 1821. Ep. XVI, par. 118. Op. Naz. I l l , p. 506  49 aveva e s p r e s s o s u l l a S t o r i a d e l l a Colonna Infame u n giudizio  favorevole:  " J ' a v a i s , en e f f e t , en t r a v a i l l a n t au p e t i t ouvrage que vous avez j u g ^ avec t a n t d'indulgenc e , l e s i n t e n t i o n s que vous exprimez s i b i e n . Evenenement i s o l e " , e t sans r e l a t i o n avec l e s grands f a i t de 1 ' h i s t o i r e ; a c t e u r s o b s c u r s , l e s p u i s s a n t s a u t a n t que l e s f a i b l e s j e r r e u r s u r l a q u e l l e i l n ' y a plus personne a d^tromper, parmi ceux q u i l i s e n t ; i s t i t u t i o n s centre l e s q u e l l e s o n n ' a p l u s a s e d£fendre; i l m ' a v a i t sembl£, q u e s o u s t o u t c e l a i l y a v a i t p o u r t a n t encore un p o i n t , q u i t o u c h a i t aux dangers t o u j o u r s v i v a n t d e l'humanit6, a s e s i n t e r e t s l e s p l u s n o b l e s , comme a u x p l u s m a t ^ r i e l s , a s a l u t t e p e r p e t u e l l e s u r l a t e r r e . " (1) Cosl i n quel si  tanto  i n q u a l s i a s i evento  ne d e l l a p e r p e t u a Manzoni  d i universale  che puo t r o v a r -  s t o r i c o , perche  manifestazio-  a t t i v i t a dell'uomo  sulla  scorgeva 1'essenza d i quella moralita  re per l u i inscindibile dalla poesia. cile  dover  ammettere  c h e u n a mente  c a come q u e l l a d i M a n z o n i , sua p o e t i e a s u l l ' a s s u n s i o n e tenuto  cessario,  Difficile  p e r c h i rimane  che Manzoni  Sembra  altamente  abbia potuto  e fortunatamente  e s t e t i c h e non avevano  i Promessi  (1) E p . X L I X ,  definitiva  -  d'art  creative  quando l e sue t e o r i e  formulazione  l a  nonn e -  a c o n t a t t o c o n 1'opera  s u l l a tendenza a l i a  legge  analiti-  a dettare  aveva i l sopravvento  chi  diffi-  costruire l a  seppe p r o d u r r e quando l ' i m p e t o  l a loro  superio  d e l l ' e s i s t e n z a d i un c o n -  d i per se a r t i s t i c o , destinato  sua forma u n i c a .  giunto  terra,  speculazione ancora r a g  insomma p e r  Sposi.  p a r . 2. O p . N a z . I l l , p„  564  50 Comprensibili sono invec© l e reazioni del pubb l i c o a l i a Storia della Colonna Infamet "Quand ma petite histoire a paru,... l e silence s'est f a i t ; et l a curiosite, qui e t a i t assez eveillee dans 1'attente a cessS tout d'un coup, non comme s a t i s f a i t e , mais comme deque." (1) II piccolo fatto d i cronaca, pur nella sua pieta , nel suo orrore, nella sua profonda lezione morale, non era assurto a quella forma universale ed eterna che 1'autore credeva vedervi, non s i era elevato a simboleggiare l a " l o t t a perpetua dell'umanita s u l l a terra"; i n altre parole non era diventato poesia. Solo quando interviene l a fantasia creatrice  dell'ar-  t i s t a , i l materiale offerto d a l l a s t o r i a , o comunque dalla contemplazione dell'uomo e della sua funzione nel mondo, raggiunge quell'unita  e coerenza  superiore che costituisce i l vero a r t i s t i c o . Ma nel 1843, nel comporre l a Storia della Colonna Infame, e piu tardi nel terminare i l discorso sul Romanzo Storico, Manzoni ha definitivamente concluso che l a coerenza a r t i s t i c a proviene dalla coerenza qualitat i v e del contenuto, negando implicitamente i l pur intuitivo principio della indipendenza dell'arte.  (I) Ibid. par. 4 , p. 564  51  II La nuova estetica romantica s i era basata s u l 1'affermazione d e l l a indipendenza dell'arte da quals i a s i regola o tradizione accademica.  Ma aveva f i -  nito coll'introdurre nuove regole, nuovi l i m i l i , pretendendo che 1'opera d'arte esplicasse una funzione etico-pedagogica.  Opponeva a l i a rigida estetica clas-  s i c i s t a che pretendeva d i codificare l a forma, una altrettanto rigida poetica contenutistica. II dramma storico manzoniano, s i era impost© subito all'attenzione dei c r i t i c i .  Depositario d i  una tradizione l e t t e r a r i a piu che legale, esso s i presentava ora con una formulazione moderna: un affrancarsi dalle vecchie regole, uno s t i l e vigoroso, una preoccupazione storico-educativa. Goethe aveva lodato i l Garmagnola senza riserve, riconoscendovi i canoni della nuova scuola, ma aveva previsto l e polemiche che avrebbe suscitato: "Le sisteme dans lequel a 6t6 con<ju et compost eet ouvrage ayant des adversaires en I t a l i e , et pouvant aussi n'etre pas selon l e gout de tout le monde en Allemagne meme, c'est une obligation pour nous de motiver l'eloge sans r e s t r i c tion q u ' i l nous semble meriter." (D  (1) W. Goethe, Ueber Kunst und Alteram, v o l . I I , fasc. 3, pp. 35-65« Citato da Enzo Botasso i n Saggj C r i t i c i di Ugo Foscolo. U.T.E.^. 1950, p. 548  52  Principale f r a g l i avversari, violento ed amareggiato, c i f u i l Foscolo, che attacco non solo Manzon i storico e poeta - o, come dice l u i , antiquario e poeta - ma anche e soprattutto i l Goethe c r i t i c o : "I caratteri di poeta storico, d i antiquario e d i c r i t i c o l e t t e r a r i o sono essenzialmente s i d i f f e r e n t i f r a loro, che un individuo dotato di facolta s i straordinarie da p o t e r l i riunire ed esercitare mirabilmente t u t t i a l i a loro volta, l i guasterebbe t u t t i . se mai g l i esercitasse t u t t i ad un tempo." (D Ma Foscolo non per questo desiste dal fare dell a c r i t i c a , l u i poeta; e c i sorprende con l a modernita di alcune sue idee.  Per Foscolo, i n f a t t i ,  non  esistono p e r i e o l i i n s i t i nel genere storico: l'arte pu© essere raggiunta purche s t o r i a e invenzione s i a no fuse: "II secreto i n qualunque lavoro dell'immaginazione sta tutto nell'incorporare e identificare l a realta e l a finzione, i n guisa che l'una non predomini sovra 1'altra, e che non possano mai dividers!, ne analizzarsi, ne facilmente d i s t i n guersi l'una d a l l ' a l t r a . " (2) Manzoni invece ha fatto precedere le sue tragedie da lungue dissertazioni storiche, discussion!, citazioni a confermare le sue accurate ricerche e a g i u s t i f i c a r e l e sue deduzioni e conclusion!. quale risultato?  Con  Di distruggere quell'impressione  (1) U. Foscolo, "Della nuova scuola drammatica i n I t a l i a " , Saggi C r i t i c i , a cura di E. Bottasso U.T.E.T., 1950 p. 540. (2) Ibid. p. 542.  53 d'unita che 1'opera avrebbe potuto fornire: "Ma quando i l poeta i n fronte a l i a sua tragedia premette una fredda dissertazione per mostrarsi fedele a l i a s t o r i a , non c i raffredda innanzi tutto? Non comincia e g l i a dividere l a realta d i fatto dalla invenzione d e l l a immaginazione? non le costringe e g l i a cozzar f r a d i loro? (D Non esattezza, ma esaltazione s i vuole nell'arte: 0 r se v'e isttuzione storica e positiva da aspett a r s i da* l a v o r i d'immaginazione, deriva per l'appunto dalla esaltazione storica che g l i s e r i t t o r i , segnatamente d i tragedie e d i romanzi s t o r i e i , assegnano a' loro personaggi, perche eccitando l a nostra ammirazione e commuovendoci fortemente per i loro personaggi, c i guidano t a l v o l t a a ricorrere a l i a s t o r i a a l f i n d i conoscer meglio g l i avvenimenti, l'epoca e g l ' i n d i v i d u i che c i hanno interessato." (2) n  Da quest'ultima affermazione, sembrerebbe che anche Foscolo volesse ridurre l ' a t t i v i t a a r t i s t i c a a l ruolo secondario di preparazione o introduzione a l i a s t o r i a . Ma non e eosi; i n Foscolo c'e una fede implicita nel1'indipendenza  dell'artista:  "Vero e che qui l a storia s i tace," dice a proposito d i un punto oscuro nella v i t a del Carmagnola, "ma appunto questo silenzio l a s c i a libero i l campo a l poeta; perche l a finzjone ideale non teme ne documenti, ne testimoni, ne tradizioni ehe l a smentiscano, e puo sicuramente r i u n i r s i a l i a verita. real e , e produrre Fede n e l l * i r r e s i s t i b i l e potere magico dell'arte, che vien prodotto da una coerenza superiore f r a i v a r i elementi:  (1) Ibid. p. 543. (2) Ibid. (3) Ibid. p. 573.  54  "Per ora ripeteremo i n v i a d'assioma, che, a nostro parere, non ha bisogno d i u l t e r i o r i prove,... che l ' i l l u s i o n e , senza l a quale non esisterebbe arte veruna d'immaginazione e molto meno poesia drammat i c a , non acquxsta, potere magico i r r e s i s t i b i l e , se non allorche l a verita e l a finzione ritrovandosi a faccia a f a c c i a e i n contatto, non solo perdono l a loro naturale tendenza a cozzare f r a loro, ma s'ajutano scambievolmente a r i u n i r s i e confondersi e parere una cosa sola." (1) Linguaggio c r i t i c o che sembra rispecchiare un'intuizione estetica svincolata dalle correnti premesse contenutistiche.  Verita e finzione, nel perdere l a l o -  ro identita, finiscono col fondersi i n una nuova r e a l t a , indipendente e autosufficiente, l a realta a r t i s t i c a . Ha Foscolo l a chiama " i l l u s i o n e " , non realta, relegando l'esperienza a r t i s t i c a i n un campo di i r r a z i o n a l i t a , d i "magia".  Cosi 1'unica soluzione a l problema storico,  cioe 1'ammissione che i n un'opera d'arte esiste un'unita superiore a t u t t i g l i elementi che l a compongono, veniva espressa i n termini che non potevano soddisfare i l rigore logico di menti piu speculative.  Ill  Intanto, i l romanzo storico, colla sua  ambiguita  di i n t e n t i , s i prestava a l l e polemiche piu accanite f r a le due scuole.  Agli i n i z i , interessante per l a semplice  (1) Ibid. p. 560  55 i n t u i t i v i t a degli argomenti sta l a difesa d e l l ' U z i e l l i : A molti e^sembrato che i l rispetto sacro, dovuto a l i a v e r i t a , potendo essere offeso dalla combinazione di f a t t i s t o r i c i con avventure romanzesche, questo ritrovato dei modern! debba piuttosto chiamarsi perdita che guadagno pei buoni studi," Ma " i n simile concetto, romanzo storico ^i^considererebbe sinonimo rt  Fermiamoci un momento ad esaminare questi  termini.  II fine d e l l a s t o r i a romanzesca e quelle d i dare un'esposizione volutamente alterata, a f i n i n o n - a r t i s t i c i , di un fatto storico, " a l i a maniera del ciarlatano che t i vende come balsamo l e sue perniciose  droghe." I I  romanziere storico e invece come " i l chimico diligente, che non dissimula di diverse sostanze esser composto i l suo amalgama, onde tu sappia a che segno possa g i o v a r t i . " Non  essendo fondato su un intenzionale  proposito d i  dis-  simulazione, i l romanzo storico non sara nocivo neppure indirettamente, che " g l i uomini non saranno mai ingannati laddove non s i vorra. ingannarli,". Che  cos'e questa se non un'affermazione implicita  che l o scopo del romanzo trascende quello purament i n formativo d e l l a cronaca?  U z i e l l i pero continua l a sua  difesa eon argomenti piu f a m i l i a r i a l linguaggio c r i t i c o del tempo.  La v e r i t a storica non rimarra d e b i l i t a t a ne  (1) S. U z i e l l i , Op. c i t , Articolo I I , Antologia XIII, 1824, P. 120 (2) Ibid. p. 120,  56 presso g l i e r u d i t i ne presso g l i ignoranti.  I primi  sapranno gia come stanno l e coee e non s i lasceranno ingannare, i secondi "coloro che non posero mai occhio sopra documenti s t o r i c i , non potranno fare confronti. w  Anzi, i n questo caso s i puo dire con l o Scott, che i l romanzo storico sara molto u t i l e , perche forse r i s v e g l i e ra nel lettore un certo interesse per i f a t t i e l'epoca descritta.  Ma c e d i piu. f  C e che l a s t o r i a , nella  sua impersonalita e nel suo generalizzare, l a s c i a a l 1'oscuro tutte l e cause piu intime degli eventi: "In tale aspetto, l e gravi l e z i o n i d i questa maestra della v i t a sono d i necessita d e f i c i e n t i , ed e l l a apparisce come un testimonio che non dice certo menzogne^ ma non vuole e non puo manifestare tutta l a v e r i t a . " E continua: "Se dunque l a v e r i t a . per esserci i n parte occulta, non porta seco tutta l ' i struzione morale, di cui siamo avidi, non sara male chiedere aiuto a l i a verosimiglianza, confermato p r i ma negli s t o r i c i i l dovere d i narrare soltanto ci6 che posa sopra dati c e r t i ed autentici documenti, e d i non s o s t i t u i r v i giammai apparenza comunque speciosa e supposizione comunque p l a u s i b i l e . " ( i )  (1) Ibid. p. 124. Verita e verosimiglianza c o r r i spondono a l vero e verosimile del Discorso sul Romanzo Storico d i Manzoni. Anche l i verosimile e qualcosa che s i avvicina a l vero, ma vero non e. E anche l i verosimile e applicato a l l e creazioni della fantasia i n op~ posizione a i dati s t o r i c i d e f i n i t i come r e a l i .  57  E se questo e i l compito dello storico, quello del romanziere invece e d i " i l l u s t r a r e l a storia senza i n vadere eio che e d i sua esclusiva pertinenza e senza mettersi i n opposizione con l e v e r i t a generali che e l l a insegna."  Ecco che ancora una volta 1 ' U z i e l l i s'av-  vicina a l punto centrale del problema: una differenza essenziale f r a l a trattazione storica e l a creazione artistica.  Ma tale differenza e g l i attribuisce, come d i  regola, non a l i a diversa natura delle due a f t i v i t a i n t e l l e t t u a l i , ma a diversi i n t e n t i d i una stessa a t t i v i ta: "L'historia v a l e a f a r c i conoscere g l i uomini i n massa, l a societa tutta nel suo aspetto generale ed esterno." II romanzo soddisfa i l nostro desider i o d i vedere "1'interno delle famiglie,... d'apprendere i costumi, l e consuetudini, l e opinioni, l i pregiudizi, 1'influenza d i tutte queste cose sugli avvenimenti p o l i t i c i , e reciprocamente degli avvenimenti p o l i t i c i su d i esse." %  Per cui puo concludere: "Laonde, cos! concepito, non e paradosso chiamare i l romanzo vero supplement© a l i a s t o r i a . " H / In questa difesa d e l l ' U z i e l l i sono gia i n d i c a t i i termini i n cui s i svolgeranno l a maggior parte delle discussioni a venire.  Discussioni i n cui detrattori e  apologisti partiranno dalla premessa che i l romanzo storico e un piu o meno valido facsimile della s t o r i a .  (1) Ibid. p. 125  58  IV  Una formulazione piu. cosciente del problema s i trova, nientemeno, i n Paride Z a i o t t i , c r i t i c o u f f i c i a le della f i l o - a u s t r i a c a e reazionaria Biblioteca I t a l i a na, ma auspieatore d i un moderato romanticismo  all'ita-  liana innestantesi sul ceppo della tradizione classica. E g l i difende i l romanzo i n generale dall'accusa di f a l s i t a e quindi d i immoralita che g l i viene comunemente f a t t a .  Come potra essere f a l s a un opera che 1  non ha mai preteso di essere veritiera? "Noi tacciamo che i l vero ha i n se qualche cosa di magnifico e grande, per cui fu detto che l ' i s t o r i a d i l e t t a sempre, comunque s i a s c r i t t a , ma ne pare ehe s i a da f a r s i una distinzione essenziale t r a l a f a l s i t a e l a finzione, e considerare che due specie di vero possono diversamente combinarsi nei l a v o r i dell'arte: i l vero storico, o de' f a t t i , e l ' a l t r o vero, che noi chiameremo morale, o degli a f f e t t i . " (1) Malgrado i l dualismo suggerito da questa d i s t i n zione, Z a i o t t i continua coll'affermare che i l solo vero cui i romanzi debbano adeguarsi e quelle morale: "Se l a storia, deviando dal suo sacro i s t i t u t o , ^ s i f a narratrice di favole, noi diciam c h e l l a e f a l s a , ma non daremo mai questo t i t o l o ad un romanzo, se anche ne accumulasse una serie d i avvenimenti stranamente impossibili: esso non c i puo ingannare, perche gia nel presentarsi ne avverte che tutto e finzione." (2) f  (1) P. Z a i o t t i , Op. c i t . p. 31 (2) Ibid. p. 31  59  Ed ecco che passa a specificare quando un romanzo sarebbe f a l s o : "Ma s i diremo f a l s o un romanzo, se nella pittura delle passioni non f a r i t r a t t o del cuore umano: diremo ch'egli s i allontana dal vero, se non da ad ogni affetto i l suo proprio linguaggio, l a propria sua azione. Con l a variazione d i alcuni termini, questo potrebbe essere un principio estetico ancora attuale; ma quando passa a definire i l vero morale che s i richiede nei romanzi, Z a i o t t i c i s i r i v e l a non come un precursore della c r i t i c a moderna, ma come un intrasigente reazionario.  I n f a t t i per l u i i l vero morale non e altro che  un'ossequiente accettazione del codice morale.  E se  l ' a r t i s t a non sa controllare l a propria a t t i v i t a creat i v a , sta a l i a censura accertarsi che non vengano d i f f u s i romanzi dannosi a l i a gioventu: "II vero morale non deve essere perduto d i mira un istante, e per questo solo che se ne scorga i n un romanzo i l difetto, pare a noi che l a pubblicazione ne debba essere vietata." (2) Cio che s i chiede a i romanzi non e dunque che acutezza dell'indagine psicologica e rappresentazione d i passioni ed eventi esemplari.  Ma c'e un genere d i ro-  manzo, una "pericolosa meschianza di vero e di f a l s o "  (1) Ibid. p. 32 (2) Ibid. p. 33  60 i n cui l'autore, coll'introdurre  personaggi e f a t t i  sto-  r i c i , pretende d i invadere i l campo della s t o r i a r i s e r bandosi d'altra parte i l d i r i t t o d i inventare a suo piacimento a l t r i f a t t i e a l t r i personaggi.  Genere i b r i -  do che "invece di rendere l a finzione piu u t i l e e l a s t o r i a piu dilettevole, f a s i che s i a diminuito i l d i l e t t o della finzione  e s i a t o l t a l ' u t i l i t a della s t o r i a . "  E l a condanna del romanzo storico, ma r i s t r e t t a a quei l a v o r i i n cui "personaggi g i a celebri nella storia sono argomento della narrazione, e i n cui p r i v a t i avveniment i vanno mischiati a pubblici c a s i . " ta invece e loda, i romanzi cosiddetti  Che Z a i o t t i accetdescrittivi, "in  cui l a parte narrativa e per intero creata d a l l a fantas i a , l a descrittiva e senz'altro t o l t a dalla natura e dai f a t t i . "  Questo genere puo essere d i prezioso aiuto  o, per d i r l a con 1 * U z i e l l i , un vero supplemento, a l l ' a n tiquariato, a l i a s t o r i a naturale, e a l i a geografia. (D Z a i o t t i continua ad o s c i l l a r e , nel proseguire l a sua discussione, f r a b r i l l a n t i i n t u i z i o n i e vecchie f o r mule accademiehe. Per esempio, nell esaminare le cause del gran suc1  cesso d i Scott,  dichiara:  (1) Ibid. pp. 54-5  61 "Non oerche meschia i l vero c o l l a finzione, non perche f a l s i f i e s splendidamente l ' i s t o r i a , ma ad onta d i questi d i f e t t i e yenuto Gualtiero Scott n e l l ' a l t a sua fama, perche soverchianti bellezze sono d i compenso a g l i e r r o r i . ( D Per un attimo, sembra sostituire un eanone puramente estetico a quello s o l i t o del moralismo.  Ma che  cosa sono i n realta queste "soverchianti bellezze" che s i trovano nelle Scott: "Somma fedelta nella rappfesentazione de' costumi, perfetta evidenza nella pittura dei luoghi: i l resto viene a l grande romanziere dall'ingegno f e l i cissimo e dalla forza drammatica con cui g l i avvenimenti sone piuttosto messi i n iscena che raccontati." (2) Che cosa intenda Z a i o t t i per forza drammatica, sara ben chiaro quando passa a c r i t i c a r e i Promessi Sposi, e deplora che Manzoni non abbia voluto commuoverci abbastanzaj  Poi prova a suggerire all'autore a l -  cune piccole modifiche che owiando a questa freddezza e compostezza eccessiva, migliorerebbero senz'altro 1*opera.  Per esempio, una Lucia meno rozza e piu lan-  guida, un Renzo piu appassionato, un mutuo amore ben piu vivace.  (1) Ibid. p. 56 (2) Ibid. p. 57  62 "Di Renzo e d i L u c i a ne duole,che s i a n o o p p r e s s i da q u e l l a i n g i u s t a persecuzione ma^tranne i l momento i n c u i l a t r a d i t a f a n c i u l l a e t r a s c i n a t a dagli sgherri a l castello dell'Innominato,chi puo veramente a o p a s s i o n a r s i p e i due g i o v a n i ' s p o s i ? E g l i n o sono c o s i f r e d d i n e l l e p r o p r i e d i s g r a z i e , che malamente potrebbero v o l e r e , che a l t r i s'affannasse p e r l o r o . " ( I ) Pensate a Renzo durante l a sua fuga da M i l a n o : " L u c i a non o t t i e n e da l u i i n t u t t a l a fuga un sol o p e n s i e r o , e s i almeno n e l v i a g g i o notturno c o s i mirabilmente d e s c r i t t o q u e l caro nome se g l i dovea p r e s e n t a r e come un r a g g i o d i l u c e . . . . P e r s i n o n e l l a m a t t i n a seguente quando 1 'Adda e g i a v a l i c a t a ed e i s i volge a contemplare l a p e r i c o l o s a t e r r a che aveva l a s c i a t o , 1 ' I d e a d e l l a sposa non g l i viene che t a r d i . " ( I j I b i d p. 104. Non diamo che un p i c c o l o saggio d i questa c r i t i c a - c o s t r u t t i v a . I suggerimenti sono v a r i e f a n t a s i o s i e s i r i f e r i s c o n o un po' a t u t t o , a i p e r s o n a g g i , a l i a trama, a l i a forma usata."Perche Manzoni c o s i grande poeta non ha intromesso a l i a sua prosa a l c u n v e r s o ? . . . C h i non vorrebbe a s c o l t a r e . i l d i v o t o c a n t i c o e l e l a u d i d e i v i l l e g g i a n i , quando e s u l t a n t i n e l Signore s ' a f f o l l a n o con santa a l l e g r e z z a i n contro a l C a r d i n a l Federigo?...Ne manchera i n specie f r a c o l o r o che p i u strettamente appartengono a l i a s c o l a romantica, c h i s i dolga d i non s e n t i r e espressa l a canzonaccia d e i monatti che v i e n e appena accennata."p. 154« E pensate q u e l che avrebbe potuto f a r e un Manzoni con una s i t u a z i o n e come questar"Pingiamo che I'Innominate n e l l a s e r a , che ando i n n a n z i a l i a n o t t e p e r l u i s i t e r r i b i l e e s a n t a , avesse f r a q u e l tumulto d i p e n s i e r i l a s c i a t o s f u g g i r e q u a s i senza avvedersene l ' o r d i n e d i condurre l a f a n c i u l l a a Rodrigo. E g l i sorge a l l ' a p r i r s i d e l l 'alba... .L ' i r a e l a p i e t a combattono d i s p e r a t a mente i n p e t t o a l s i g n o r d e l c a s t e l l o , che g i a c o r r e a l i a m i s e r i c o r d i a con q u e l l ' i m p e t o che l o c a c c i a v a a i c o r u c c i ed a l sanguer armi s g h e r r i e un f u r o r e d i minacce e g i u r a m e n t i . Intanto Don Rodrigo ha g i a posto 1 ' a r t i g l i o s u l l a sua preda , e i n c r e d u l o a l i a r e l i g i o n e e a l i a v i r t u s t a per compiere.^il suo v i t u p e r o s o d i s e gno,...e n e l l ' u l t i m a e s t r e m i t a , quando ogni umana speranza oramai sembra s t o l t e z z a , e n t r a I'Innominato q u a s i d ' a s s a l t o i n q u e l l a caverna, e l a buona L u c i a d a l p r e s e n t i s s i m o r i s c h i o viene r i c o n d o t t a a l c a s t e l l o . " p . 1 1 3 .  63  "Ahj ne son proprio fuoriJ - f u i l suo primo pensiero. - Sta l i maledetto paese. - fu i l secondo, l'addio a l i a patria. Ma i l terzo corse a chi e g l i lasciava i n quel paese. Sono queste le parole proprie del romanzo, ma dopo averle lette che cosa puo importare d'un s i f f a t t o v o l garissimo amante, che perdendo l'amica e l a pat r i a dona l a prima cura, i l primo compiacimento a l i a salvezza della v i l e sua vita?... Mon poteva Renzo stendere l e braccia a l i a terra della sua sposa e grxdare a Lucia: i o vivo ancora e E vero che Z a i o t t i riconosce i n Manzoni un " i n tendimento" storico: "I casi d i Renzo e Lucia possono sembrare princ i p a l ! soltanto a chi vuol applicare a l romanzo l a s o l i t a norma: ma ben l o considera, tosto s'accorge che i l primo scopo sta nel descrivere l'andamento d e l l a c i v i l e societa nel ducato d i Milano sul cominciare del secolo decimosettimo.... E appena che i l romanzo s i osserva sotto questa guardatura d i lume, l a materia che pareva strettissima s i d i l a t a e i l tenue soggetto acquista magnificenza e grandezza."  (2)  Ma a l l o r a , s i t r a t t a forse d i un romanzo storico? "Sara forse da condannare come uno d i quei componiment i che i l sano gusto ha r i f i u t a t o ? "  La risposta non  e certo compromettente: "Noi crediamo che un s i f f a t t o rimprovero non convenga interamente a l Manzoni, ma ne sembra a l t r e s i che avrebbe troppo d i f f i c i l e impresa chi ne l o volesse liberare del tutto." v3)  (1) Ibid. p. 115. (2) Ibid. p. 95. (3) Ibid. p. 96.  64  A questo punto l a c r i t i c a s i f a confusa e cont r a d d i t t o r i a , almeno per chi non r i c o r d i che Zaiott i continua ad assegnare a l romanzo, anche se ben r i u s c i t o , un ruolo i n f e r i o r e .  I n f a t t i , da una parte  s i rammarica che Manzoni non abbia decisamente abbracciato i l genere descrittivo: "Perche dopo aver eletto per tema un fatto i n ogni sua parte immaginario, non seppe resistere a l i a tentazione d'introdurre personaggi ed avvenimenti storici? Con un passo i n piu o per meg l i o dire con un passo d i meno e g l i entrava nell a carriera tanto piu nobile del romanzo descritt i v o , n e l l a quale pose assai di frequente i l piede, ma senza volervi d i perseveranza restare." (1) Altrove loda 1'accuratezza d e l l a ricerca storica: "Si vorrebbe quasi dire, che quando i l romanzo s accosta a i pubblici avvenimenti, diviene un'is t o r i a : tanto e l'amore con cui e cercata l a ver i t a * " (2) f  E conclude: "II Manzoni avendo inanzi importante l a descrisse a verita ce l a offerse a l i o ra delle antiche cronache t i a meta." (3)  d i se un'epoca cosi fondo e con tanta sguardo, che l a l e t t u non ne avrebbe i s t r u t -  Manzoni avrebbe dunque s c r i t t o un raiglior romanzo se non avesse voluto fare anche della storia, ma e proprio facendo della storia che n o b i l i t a l a sua a t t i v i ta creativa.  Come non riconoscere che questa posizione,  (1) Ibid. p. 100. (2) Ibid. p. 97. (3) Ibid. p. 102.  65 ovviamente contraddittoria i n campo c r i t i c o , f u i a base anche d e l l a poetica manzoniana?  al-  Una cosa  che Z a i o t t i intuiva e riconosceva nel contemporaneo, quando parlando del pericolo d i introdurre personaggi s t o r i c i , osservava acutamente: "Noi non crediamo s t o r i c i nel senso proprio dell a parola i personaggi d e l l a Monaca e dell'Innominato, ma i l Manzoni citando i l Ripamonti e i l Rivola ce l i presenta come t a l i , e forse s i dorrebbe se ne venisse giudicato altrimenti," (1 Distinguendo f r a v e r i t a storica e v e r i t a morale, Z a i o t t i presuppone una distinzione d i intenti e metodi f r a storia e narrativa, ma l a sua formulazione di t a l i i n t e n t i risente del v i z i o d i origins. "Ci valgano i romanzi a tenerci I'animo gentile e a staccarne qualche volta dalla noja dolorosa d e l l a v i t a reale, ma non c i sfugga mai dagli ocehi che siamo nati a l i a ricerca e a l conoscimento del vero." Ne c i puo sorprendere l a conclusions: "Bella e l a corona che i l romanziere puo aspett a r s i i n I t a l i a , ma quella dello storico sara sempre piu gloriosa, e diremo anche piu eterna. Felice intanto Alessandro Manzoni, che ha ormai raccolto l a prima, e che solo che i l voglia puo raccor l a seconda. Esortazione che sembra trovar risposta n e l l ' u l t i ma fase d e l l 'attivita. manzoniana.  (1) Ibid. p. 98 (2) Ibid. p. 77  66  Nel 1828 compare sull'Indicatore Genovese una breve r e p l i c a all'opuscolo  di Z a i o t t i . E del giovane  Mazzini, araldo d i una nuova letteratura per un'Italia rinnovataj  Eppure l a sua difesa del romanzo storico  non b r i l l a per o r i g i n a l i t a : "La s t o r i a (che i l piu delle volte non e che i l registro delle azioni di pochi individui}••• present a sempre un quadro incompiuto dell'epoca, che toglie a descrivere..•« Essa fa campo d'osservazione l e capital!, ma l e province e l e campagne non hanno i n essa un interprete; noi troviamo questo interprete nel romanzo storico, i l quale afferra t u t t i quei p a r t i c o l a r i , tutte quelle minuzie, che pure non sono i n u t i l i a l i o studio delI'umana razza, c i trascina a vivere i n un dato secolo e ce ne pinge sovranamente i costumi." (D Piu personale e 1'osservazione che segue: "Noi sappiamo, che nei molteplici casi della v i t a , l a sorte dei piu. umili t r a i viventi e sovente annodata a l l e vicende d'individui c o l l o c a t i ad una somma distanza nella scala sociale, e destinati a non perire presso i posteri, che quindi i l Romanzo Storico trae l a sua ispirazione d a l l a Natura, unica sorgente del vero e del b e l l o . " (2) In nome di una ispirazione diretta dalla Natura, s i afferma i l d i r i t t o dell'autore a proiettare i f a t t i  (1) Ibid. p. 77 (2) Ibid. p. 37  67 p r i v a t i dei suoi personaggi sul grande sfondo della s t o r i a . (1) "Noi esortiamo g l i I t a l i a n ! a consacrarsi con ardore a questo genere, e a trarne i materiali da tempi di mezzo, perche quei secoli, che l a rea indifferenza degli s c r i t t o r i danno s i gran tempo a l l e tenebre, sono fecondi, sovra t u t t i d i gravi insegnamenti, di memorie sublimi e di esempi." \2) 1  Apostrofe d i stampo foscoliano, i n cui comincia gia a prender r i l i e v o i l motivo p o l i t i c o , che i n Mazzini sara sempre piu sentito Nel 1830, Mazzini, i n due lunghi saggi sul dramma storico, f a una a n a l i s i piu precisa e meditata del ruolo della storia nella letteratura, S i tratta dell a esposizione di un vero e proprio canone estetico sviluppato acutamente dalle s o l i t e premesse contenutistiche.  E g l i s i accorge che imporre a l l ' a r t i s t a una  rigorosa fedelta storica i n nome di p r i n c i p i morali o p o l i t i c i , s i g n i f i c a limitarne I ' a t t i v i t a creativa:  (1) Anche Mazzini pero s i era schierato contro 1'uso di personaggi s t o r i c i nella narrazione. Nella recensions della Battaglia di Benevento, che egli del resto loda sotto molti aspetti, dice: "Ognun vede, come l a parte storica predomini soverchiamente a l i a ideale. Quindi emerge un difetto, che presta molte armi a chi danna i l genere del romanzo storico, come bastardo, e travisatore della vera storia. II metodo dello Scott distrugge I'accusa: ma i l metodo, che sceglie a primarj g l i s t o r i c i personagg i , invece d'introdurli opportunamente nel fondo del quadro, sotto una luce secondaria l a l a s c i a sussistere...• E questo e i l metodo abbracciato dall'autore; quindi non s i ottiene un romanzo, a cui l a storia, accresca importanza e autorita; bensi una storia a cui s i intreccia d'intorno tratto tratto un fregio di casi i d e a l i . " Per ora dunque, l a storia sarebbe qualcosa di estrinseco che aggiunge interesse e autorita a l romanzo. Mazzini, Op. Naz. Vol. I. p.78. (2) Ibid. p. 33.  68 "Se ad essere veramente romantico, i l dramma dovesse trascinarsi paurosamente sulle vie della s t o r i a - se i l poeta sjastrignesse a rinnegare in tutto e per tutto se e i l proprio genio, per timore d i falsare i l vero, i l dramma moderno non sarebbe che una guerra perpetua e mortale t r a l a v e r i t a storica o i f a t t i , e 1'ispirazione d e l poeta." E continua: "Ora, soltanto dall'accordo, d a l l ' e q u i l i b r i o perfetto d i queste due sorgenti di^poesia, noi possiamo sperare grandi E se qui potrebbe sembrare che abbia voluto equiparare storia e ispirazione del poeta, e g l i s i a f f r e t ta a specificare. "II dramma, giovi i l non obliarlo, e prima d i ogni a l t r a cosa poesia: e l a poesia non ripudia i l vincolo prepotente de' f a t t i , ma ne vive d i r e a l ta sola e pura: guarda dall'alto sulle umane cose, e ne f a suo campo, ma s i nutre anzitutto d i l i b e r a ispirazione, e d'un ardore suo, ingenito, o r i g i nale ed eterno." (2) Affermazione assai simile a quella del Foscolo della l i b e r t a d i ispirazione e della singolarita dell a natura dell'arte.  Ma a questo punto non bisogna  dimenticare che, pur nella sua apparente indipendenza, l'arte ha per Mazzini una ben chiara funzione morale da esplicare, e che l a storia rimane l a sua piu viva fonte d'ispirazione.  A l i a storia i l poeta dara nuova  vita:  (1) G. Mazzini, "Del Dramma Storico", Antologia. l u g l i o 1830, e ottobre 1031. Op. Naz. Vol. I, p. 269. (2) Ibid. p. 270.  69 "A far rivivere efficaeemente i personaggi s t o r i c i e d'uopo r i c r e a r l i : e d'uopo che i l poeta, come l'angelo del risorgimento, s p i r i i n essi, eyo? candoli dalla loro polve, una seconda anima." Del resto, l a s t o r i a stessa non e forse un'interpretaasione degli eventi? Cosa avverra "de*  sostenitori della scuola rigo-  rosamente storica, quando s'avvedranno un di o 1'altro che ne l a s t o r i a rende intera ed esatta l a imagin de  1  f a t t i ? " (2)  Essi dovranno riconoscere che "ogni  s t o r i a riesce s t e r i l e o pericolosa se non e interpretata o ricomposta dalla f i l o s o f i a . "  (3)  Ecco finalmente i l nuovo canone da s o s t i t u i r s i a quello di esattezza storica: 1'interpretazione f i l o sofica della s t o r i a .  La scoperta di p r i n c i p i eterni,  rinnovantesi negli eventi e negli i n d i v i d u i : "E tempo ormai di fondare 1'algebra universale: s t a b i l i r e una serie di formole generali de' procedimenti d e l l ' i n t e l l e t t o : trovar modo d i v e r i f i c a r l e nella storia. -" (4) Di questi p r i n c i p i universali l'arte deve f a r s i partecipe se vuole adeguarsi a l nuovo s p i r i t o :  (1) Ibid. p.^271 (2) Ibid. p. 271. (3) Mazzini e fra i pochi che riconoscano questo problema. Ibid. p. 273. (4) Ibid. p. 274.  70 "La poesia non puo rigenerarsi oggimai, se non innalzandosi a l l ' a l t e z z a della f i l o s o f i a , v i t a , centro, segreto del moderno incivilimento." (1) B su questo che s i basa dunque i l rinnovamento auspicato dai romantici: "Quando noi scrivemmo verita sulle nostre bandiere, pensaramo a l l ' a l t a v e r i t a de' p r i n c i p i i , sol a dominatrice degli uomini e degli eventi: - che questa, rivelandosi lentamente e perpetuamente attraverso i l velo della r e a l i t a , conveniva staccarsi dall'ideale arbitrario, e prefiggere i f a t t i a l dramma e a l romanzo, non come limite apposto rigorosamente a g l i ingegni, ma come simbolo da cui traessero l a idea, come base dalla quale muovessero a s l a n c i a r s i n e l l ' i n f i n i t o del pensiero - che quindi, anziche spegnere l a poesia, s i voile rinnovarla, innalzarla, e spingere i l dramma a presentarle desunte dal passato l e leggi d e l l 'awenire." (2) Siamo d i fronte ad una distinzione  f r a realta e  v e r i t a , l a prima dei f a t t i , l a seconda dell'arte, ma sarebbe azzardato interpretarla i n termini e s t e t i c i moderni.  Qui, verita non e l a realta superiore del-  1'opera d'arte; e verita d i p r i n c i p i , una realta concettuale insomnia, ma ancora esterna e a - p r i o r i , cui 1 'arte dovra. adeguarsi.  Ed e sintomatico che proprio  a questo punto Mazzini r i c o r d i i due v e r i d i Z a i o t t i e ce ne voglia dare una nuova formulazione:  (1) Ibid. p. 276. (2) Ibid. p. 291.  71 "L'autore d i Due Discorsi Intorno a l Romanzo notava primo i n I t a l i a , a quanto i o mi so, quella divisione d i v e r i t a i n vero storico e vero morale; ma restringendo i l secondo a g l i a f f e t t i , s i tacea de' p r i n c i p i i , che s o l i stanno c o r r e l a t i v i a' f a t t i . " (l) F a t t i e p r i n c i p i , storia e f i l o s o f i a dovranno armonizzarsi nel nuovo dramma: "II dramma romantico e 1'espressione d i una f r a zione d e l l ' u n i v e r s e L'universo s i compone d i f a t t i e d i p r i n c i p i i : i l dramma deve abbracciare g l i uni e g l i a l t r i : svolgere un fatto, e predicare un principio: presentare un quadro storico, e trarne una lezione applicabile a l l ' u manita." (2) Ma i l conflitto f r a i due elementi base, potra essere r i s o l t o senza detriment© dell'arte? "Or se taluno... richiedesse come un poeta possa congiungere queste due cose i n un dramma, senza apparenza d i lavoro preconcetto,... senza v i o l a re apertamente o violentare tacitamente l a s t o r i a , senza romperti 1'illusione drammatica somministrata^dal fatto col piantarti innanzi ogni poco, perche tu noi dimentichi, un principio morale i n forma d i sentenza assiomatica: a questa, e a mille altre richieste dello stesso genere, i o risponderei ingenuamente: noi so; ne se mi paresse saperlo mi starei scrivendo un articolo. E i l segreto del genio e mi s i sciorra quando a Dio piacera," (3 In attesa d i questo genio, a l i a c r i t i c a non rimache che additare i l cammino da percorsi e i l i m i t ! entro cui l a rivelazione dovra manifestarsi.  Agli a r t i -  s t ! s i deve ricordare:  (1) Ibid. p. 290.  (2) Ibid. p. 306.  (3) Ibid. p. 307  72 "che^l'alta missione d i f a r s i apostolo del vero non e servitu,... che interpretare l a s t o r i a non e violentarla o v i o l a r l a : che l a necessita d i ridurre evidentissima 1'idea desunta dal fatto,... indurra forse l o scrittore ad aggiungere o scemare a l i a r e a l i t a ; ma che s i f f a t t a operazione... torna a vantaggio dell'arte che v i presieda l o studio d i uno scopo f i l o s o f i c o , ed u t i l e anziche l'ingegno capricciosamente libero dello s c r i t t o r e : che i l i m i t i de' cangiamenti subordinati a scopo s i f f a t t o riusciranno meno a r b i t r a r i c h ' a l t r i non pensa, perche i l vero morale traducendosi sempre i n r e a l i t a , l a ricerca d e l l 'uno additera. spesso l ' a l t r o , e ^ i l Drammatico, pur lavorando a inventare, corra. facilmente nel segno, indovinando l a s t o r i a . " (1) E evidente che 1'invocata indipendenza dell'arte s i risolve per Mazzini i n una l i b e r t a condizionata: una l i b e r t a entro confini chiaramente delineati da una specifica interpretazione della s t o r i a , da una certa teoria f i l o s o f i c a . I n f a t t i , ogni cambiamento a l i a stor i a che non s i a motivato o g i u s t i f i c a t o i n nome d i questa teoria, sara prodotto "dall'ingegno capricciosamente libero dell'autore."  D'altra parte 1'artista  depositario d e l l a verita f i l o s o f i c a , sara. dotato d i un intuito i n f a l l i b i l e che g l i permettera, nientemeno, di indovinare l a s t o r i a .  A l i a censura morale dello  dello Z a i o t t i , vien qui s o s t i t u i t a una censura i n t e l lettuale che s i avochera i l d i r i t t o d i accettare o  (1) Ibid. p. 308  73 o respingere i l prodotto dell*immaginazione dell'ai"t i s t a , a seconda che r i f l e t t a o no l a f i l o s o f i a ortodossa.  (D  Vero e che a conclusioni di tale genere, Mazzini non arriva apertamente.  Limitandosi umilmente a l i a  funzione di c r i t i c o precursore, annuncia l a venuta del genio che solo sapra proporre una soluzione adeguata: " I l genio sorgera. d i mezzo a l l e turbe, gigante, forte dell'assenso comune, e tronchera. c o l l a sua mano potente i l nodo ch'ora e gordiano a noi tutt i . " (2) Ma questo genio trovera. l a sua forza so comune,  n e l l 'assen-  cioe rendendosi interprete della sua epoca  e della sua societa.  Da queste premesse deriva l a  impossibilita. d i riconoscere come valida un'esperienza individuale o un'esperienza, s i a pure a sfondo soc i a l e , basata su credenze e p r i n c i p i diversi da q u e l l i che e g l i pensava come c a r a t t e r i s t i c i della sua epoca. Insomma l a incapacita d i capire ed apprezzare l o s p i rit© dei Promessi Sposi. I n f a t t i quando venivano s c r i t t e queste pagine di c r i t i c a , gia esisteva l'opera storica a vasto respiro,  (1) Posizione che ricorda assai da vicino quella di certa c r i t i c a marxista contemporanea. ( 2 ) Ibid. p. 3 0 9 .  74  1'opera i n cui i p r i n c i p i morali s'erano f u s i armonicamente coi f a t t i ; l'opera da cui era ben possib i l e "trarre una lezione applicabile all'umanita." Ma Mazzini non l a riconosceva, come non riconosceva quella lezione e quei p r i n c i p i : "Ge n'est pas l a ce que nous avons reve, quand nous avons pressenti l a revolution l i t t e r a i r e . Ce n'est pas l a non plus ce que vous avez rev£ vour-memes, hommes de l a reaction romantique, quand vous avez lev£ les premiers les drapeaux de 1'insurrection. Non certes. Vous ne voulez pas que votre drame soit l e drame de l'avenir, vous ne voulez pas que votre roman soit l e roman historique, devant lequel s'inclinera l a generation qui approche, vous ne voulez pas qu'un peuple se rehabilite par 1'analyse, vous ne voulez pas que l e mysticisme cathoiique auquel vous ne demandez peut-etre qu'un adoucissement pour nos souffranee actuelles, preside a. nos destineds de v i c t o i r e . " (1) La scuola manzoniana ha abbandonato l a l o t t a , ha tradito l a causa: " E l l e a renonce aux pensees qui brulent, aux mots qui respirent; a l l e a quitte l a lutte peur l a resignation. Ne l u i demandez pas de 1'energie dans l a touche, de l a profondeur dans ses revelations du coeur. N'exigez pas d'elle qu'elle vous eleve, ou qu'elle double vos forces par l'enthou-r siasme. E l l e ne l e peut, e l l e ne l e veut pas." (2 Ben diverso e i l dramma voluto dai romantici:  (1) Idem, "Be l'Art en I t a l i e , a propos de Marco Visconti. roman de Thomas Grossi." Revue fiepublicaine, Vol. V, 1835, Op. Naz. Vol. 8, p. 49. (2) Ibid. p. 45.  75 "Le drame historique que nous revons, le drame, dont l a premiere ebuche nous est venue d'Allemagne, l e drame vers lequel convergera peutetre toute l a l i t t e r a t u r e de 1'epoque nouyelle, embrassera c i e l et terre. Comme l a synthese pol i t i q u e qui s'elabore, i l harmonisera sans les confondre, 1'individuality et l a pensee sociale, l'homme et 1'humanity." (D Diverso sara anche i l romanzo storico, che a l dramma s i r i c o l l e g a  strettamente:  "Le roman historique, qui est au drame ce que le r e c i t est a 1'action, aura, l u i aussi, sa haute mission dans ce grand t r a v a i l religieux, expression sympathique de l'ame universelle qui est r e s e r v e ^ a l a l i t t e r a t u r e . . , . Et son oeuvre commencera l a ou l ' h i s t o i r e , faute de pieces et de documents, s'arrete incertaine. II comblera ses vides et remplira ses interstices; i l retab l i r a l a continuite;... i l recueillera dans l a poussiere des siecles cette voix oubliee ou meconnue du peuple, que l ' h i s t o i r e a toujours negligee, et qui... est 1'arche de l a verite t r a d i t i o n e l l e , l a revelation continuellement progressive, dont les grands hommes sont les formules vivantes." (2) Programma impegnativo, missione altamente morale, che richiedera dal romanziere fede e genio.  Ebbene,  a Mazzini sembrera. di riconoscere i segni d i questa fede e d i questo genio nell'oratoria un p6 tronfia, nelle interminabili disquisizioni filosofico-storiche, nel patriottismo amareggiato del Guerazzi:  (1) Ibid. p. 50 (2) Ibid. p. 51  76  "L'anima d e l Gualandi (Guerazzi) e un'anima d i T i tano. E g l i p a r t e c i p a d e l l ' A j a c e e d e l Capaneo." (1) C o s i s c r i v e v a a l i a madre, n e l f a t i d i c o 1848,  a pro-  p o s i t o d e l l a seconda edizione d e l l ' A s s e d i o d i F i r e n z e : " L ' i n t e n t o d i Gualandi e santo. L'indipendenza, l a l i b e r t a , l a rigenerazione d e l l a p a t r i a i t a l i a n a stanno i n cima d e i suoi p e n s i e r i , La redenzione d e l popolo, unico mezzo d i rigenerazione, unico eleraento v i t a l e d e l l a Nazione, e predicato n e l l ' A s sedio i n ben a l t r o e p i u potente modo che non ne' l i b r i d e l l a scuola manzoniana: dov'essi non vedono che 1'individuo e non tendono che a redimere 1'uomo d e l popolo, e g l i guarda a l popolo c o l l e t t i v o , a l i a s o c i e t a , a l i a Nazione: dove e s s i non predicano a l 1'uomo d e l popolo se non un miglioramento i n t e r n o , morale, i m p o s s i b i l e a i m o l t i dove t u t t e l e v i e d'educazione popolare sono chiuse, e g l i tenta s o t t r a r l o a i c a l c o l i e a l l e paure dell'egoismo, e chiamarl o i n nome d e l l ' i d e a e d e l l a P a t r i a , a l l ' a z i o n e . " (2 La parabola e chiusa, i l linguaggio piu. chiaro; s i invoca finalmente  1 'Idea.' VII  Dopo una voce c o s i autorevole e d e l l e c o n c l u s i o n i c o s i categoriche, 1'intervento dell'abate Ferdinando Orl a n d i sembra a s s a i modesto. s i s t e r e d e l l a polemica  Ma e sintomatico d e l per-  n e i s o l i t i termini pseudoesteti-  c i , a l d i f u o r i d e l campo d e l l a p o l i t i c a m i l i t a n t s .  (1) "Frammento d i l e t t e r a d i Giuseppe Mazzini s u l l'Assedio d i F i r e n z e " i n Guerazzi, l'Assedio d i F i r e n z e . Ginevra, 1848, p. 21. (2) I b i d . p. 20.  77  E notevole che anche per Orlandi g l i stessi ragionamenti possono applicarsi a l dramma e a l romanzo storico: "Se s i eccettua l a differenza che intercede tra l a prosa e i l verso, l a professions del poeta poco d i f f e r i s c e da quella del Romanziere." ( 1 • E una b e l l a v i t t o r i a per i l genere, che, come abbiamo visto, portava i l marchio d i una eredita i l legittima e d i data troppo recente. Ma c i sono due t i p i di romanzi: quelle " s t o r i co" che, "conformando a l i a v e r i t a d e l l ' i s t o r i a l a maggior parte delle sue narrazione, ossia dipingendo l'uomo qual'e realmente ha i l pregio d i o f f r i r c i nozioni piu esatte dell'umana natura," e quello "puro" che lasciando libero l'autore nella scelta dei f a t t i "piu  idonei a mostrarci i l trionfo della verita e  1'umiliazione del v i z i o , . . . a b i l i t a i l genio ad esercitare piu. vivamente l a s e n s i b i l i t a con l a rappresentazione d i avventure straordinarie e d i toccanti s i tuazioni."  Se dunque col romanzo storico s i puo f o r -  nire una migliore "istruzione positiva," col romanzo puro s i ottiene una "maggiore moralita." ( 2 )  (1) Abate Ferdinando Orlandi, Dissertazioni Stor i c i - Critiche sopra i l Romanticismo e i l Classicismo, Firenze 1839, P« 128. (2) Ibid. p. 1 3 0 .  78 A questo punto l a c r i t i c a s i f a piu specifica e affronta l'arduo problema d e l l a licenza a r t i s t i c a . Per Orlandi, e qui sta l a r e l a t i v a o r i g i n a l i t a del suo pensiero, 1'alterazione  di f a t t i s t o r i c i per f i n i  meramente e s t e t i c i o moral!, e perfettamente l e c i t a . Solo quando 1*intento dello s c r i t t o r e e d i i s t r u i r e , i n altre parole d i fare della s t o r i a , l a fedelta d i venta un obbligo.  I I problema vien dunque spostato  dal genere all'intenzione dell'autore: "Nullo inconveniente s i vede nel consentire a l poeta l a l i b e r t a d i alterare l a storica verita, oerciocche primario scopo di sue produzioni non e gia una istruzione empirica ossia materials, ma quella d i rappresentare i l mondo f i s i c o , morale e i n t e l l e t t u a l e ornandolo e perfezionandolo con un linguaggio armonico immaginoso mirabile appassionato, affine d i destare i l coraplesso d i t u t t i i d i l e t t i propri dell'essere ragionevole." Tradizionale concezione dell'arte come ornamento della realta ad edificazione e d i l e t t o dell'uomo. "Ma diverso e i l caso de* romanzi, che s i decorano del t i t o l o di storia onde conciliare a questo genere quell'autorita ed opinione d'istrutt i v a lettura che compete a l l e storiche narrazion i , o che nella semplice finzione s i presume i n vano d i rinvenire. In questo genere l e poetiche favole incorporate cogli s t o r i c i avvenimenti non sono semplici f i n z i o n i , ma travestimenti e menzogne." Per cui s i conclude: "Assurdo peraltro sarebbe accordare l ' i s t e s s a licenza ad uno s c r i t tore che 1'autorita s i attribuisce d i precettore e dal quale l a v e r i t a s i vuole apprendere di a l cuni s t o r i c i avvenimenti." (2)  (1) Ibid. p. 130. (2) Ibid. pp. 134, 135  79  Ma qui l'equivoco i n i z i a l e coinvolge anche i l lettore ehe pretende d i trovare i n un'opera d i fant a s i a quella tale "istruzione positiva."  Intenzio-  ne dello scrittore e consenso del lettore,per usare un termine manzoniano, sono i f a t t o r i che determinano i l i m i t i della fantasia creatrice. VIII II Discorso sul Romanzo Storico, apparve nel 1845, insieme a l a Lettre a M. Chauvet, gia. pubblicata nel 1823* "L'autore sarebbe i n un bell'impegno se dovesse sostenere che l e dottrine esposte nel Discorso che segue, vadano d'accordo con l a Lettera che precede, "ammetteva Manzoni nell'Avvertimento, e continuava: "Puo d i r solamente che, se ha mutato opinione, non fu per tornare indietro. Se poi questo andare avanti s i a stato un progresso nella verita, o un principizio nell'errore, ne giudichera i l lettore discreto, quando g l i paia che l a materia e i l lavoro possano meritare un giudizio qualunque." (D E a l lettore che s i metta diligentemente ad analizzare g l i argomenti addotti, i l saggio r i v e l e r a pur nella sua logica, b r i l l a n t e ed i n f l e s s i b i l e , un d i fetto fondamentale d i impostazione.  (1) Manzoni, Discorso sul Romanzo Storico, Op. Naz. I I . p. 624.  80 Memore della sua esperienza personale, Manzoni s i rivoige a g l i autori d i romanzi s t o r i c i : "L'intento del vostro lavoro era d i mettermi davanti agli occhi, i n una forma n o v a t e speciale, una storia piu r i c c a , piu varia, piu compita d i quella che s i trovava nell'opere a cui s i da questo nome p i u comunemente,... una rappresentazione piu generale dello stato dell'umanita, i n un tempo, i n un luogo naturalmente piu circos c r i t t o di quello i n cui s i distendono ordinariamente i lavori d i s t o r i a . " (1) Non solo, e g l i continua, ma nel f a r questo, per mezzo d i d i l i g e n t i ricerche, avete cercato d i mantenervi fedelissimi a l i a realta.  E perche?  Soprattut-  to perche sapevate benissimo che, nel conoscere cio che e stato davvero, c'e un interesse tanto vivo e potente, come speciale.  Ma purtroppo, a questo vero  avete dovuto aggiungere, per 1'intento stesso del vostro lavoro, un possibile, felicemente trovato da v o i . (2) Ma c i sono due obbiezioni, d i natura opposta, che i l vostro proposito non manchera d i suscitare.  Lascian-  do nel dubbio i l lettore s u l l a natura della materia presentata, cioe non distinguendo i l reale dall'immaginario, voi f a l l i t e nella doppia missione d i d i l e t t a re e d i i s t r u i r e .  (1) Ibid. par. 4, p. 626. (2) Ibid. par. 8-10, p. 626.  81  " I s t r u z i o n e e d i l e t t o erano i v o s t r i due i n t e n t i ; ma sono appunto c o s i l e g a t i , che, quando non a r r i v a t e l'uno, v i sfugge anche l ' a l t r o ; e i l vostro l e t t o r e non s i sente d i l e t t a t o , appunto perche non s i sente i s t r u i t o . " (1) Se d ' a l t r a parte, volendo eliminare questo dubbio, questa i n c e r t e z z a n e i l e t t o r i , v o i v i mettete a d i s t i n guere apertamente  f r a personaggi e f a t t i s t o r i c i e non  s t o r i c i , distruggete q u e l l 'unita. che dovrebbe essere i n ogni opera d'arte.  Non s o l o ,  ma:  "Dicendomi espressamente, o facendomi. intendere i n qualunque maniera, che t a l e cosa e d i f a t t o , mi f o r z a t e a r i f l e t t e r e , (e cos'importa che non s i a questa l a v o s t r a intenzione?) che 1'antecedent! non l o erano, che l e susseguenti non l o saranno; che a q u e l l a conviene 1'assentimento che s i da a l vero p o s i t i v o , e che a queste non puo convenire se non q u e l l ' a l t r o assentimento, d i t u t t ' a l t r o genere, che s i da a l v e r o s i m i l e . " (2) Ma a l l o r a ? A l l o r a non c'e che da concludere: "Hanno ragione g l i uni n e l v o l e r e che l a r e a l t a s t o r i c a s i a sempre rappresentata come t a l e , e g l i a l t r i , n e l volere che un raceonto produca assentimenti omogenei; ma hanno t o r t o e g l i uni e g l i a l t r i n e l v o l e r e e questo e q u e l l ' e f f e t t o n e l romanzo s t o r i c o , mentre i l primo e incompat i b i l e con l a sua forma, che e l a n a r r a t i v a ; i l secondo co' suoi m a t e r i a l i , che sono eterogenei. Ghiedono cose g i u s t e , cose i n d i s p e n s a b i l i ; ma l e chiedono a c h i non l e puo dare." (3)  (1) I b i d . par. 14, p. 2 6 2 - 2 7 . (2) I b i d . par. 19, p. 627. (3) I b i d . par. 50, p. 632.  82  Eppure i Promessi S p o s i , n e l l a l o r o  esistenza  come opera d i poesia son  l i a testimoniare,  mente, empiricamente che  l a conclusione manzoniana  deve essere  pratica-  errata.  Per Manzoni l a s t o r i a , quando e i n buone mani, s i propone d i acquistare e trasmettere una non  p e r f e t t a ma  cognizione  e f f e t t i v a d e g l i eventi r e a l i .  a r r i v a f i n dove vorrebbe, e l i m i t a t a i n f a t t i inadeguatezza d e l l e n o t i z i e o t t e n i b i l i , ma s t a volontariamente d i e t r o un passo.  Non dalla  non  ne  Quando dubita,  quando propone congetture, insomma quando r i c o r r e a l v e r o s i m i l e , ce l o dice chiaramente. so ha una opinioni  I I dubbio  stes-  funzione p o s i t i v a , spesso serve a fugare false:  "Nel dubbio provocato d a l l a s t o r i a , l o s p i r i t o r i p o s a , non come a l termine d e l suo desiderio, ma come a l l i m i t e d e l l a sua p o s s i b i l i t a : c i s'appaga, d i r o c o s i , come i n un atto relativamente f i n a l e , n e l solo atto bono che g l i s i a dato d i fare." (D I n f a t t i l a s t o r i a , congetturando come raccontando,  mira sempre a l r e a l e : l i  e l a sua u n i t a .  manzo s t o r i c o invece, n e l l a d u p l i c i t a d e l l a sua t r o v a una  duplicita di i n t e n t i .  (1) I b i d . par.  62,  p.  633.  II  ro-  materia,  83  L ' i n t e n t o d'un'arte e condizionato a l i a materia, o a ciascheduna d e l l e materie che adopera. La condanna d e l romanzo s t o r i c o , p o r t a con se, per l e stesse r a g i o n i , q u e l l a d i ogni componimento misto d i s t o r i a e d'invenzione: l a condanna d e l l ' e p o pea e d e l dramma. "Non e un genere f a l s o , ma bensi una specie d'un genere f a l s o , quale e q u e l l o che comprende t u t t i i componimenti m i s t i d i s t o r i a e d ' i n venzione, qualunque s i a l a l o r o forma." (1) G l i s p l e n d i d i e perenni monumenti, che l'epopea e i l dramma hanno dato a l i a l e t t e r a t u r a , sono prodott i d i epoche i n c u i non e s i s t e v a ancora una s t o r i a con c u i l a t r a d i z i o n e avesse a l i t i g a r e .  Chi tentas-  se ora d i m e t t e r s i a s c r i v e r e uno d i t a l i componimenti,  s i troverebbe d i f r o n t e ad una continua e minuta  opposizione f r a l a f a v o l a e l a s t o r i a . L ' a n a l i s i d e l ragionamento manzoniano potrebbe continuare ben p i u a lungo, ma non c i porterebbe c e r t o ad ammettere l a v a l i d i t a d e l l ' a s s u n t o , basato come e s u l l a convinzione che s t o r i a e poesia, vero e veros i m i l e , sono i n c o m p a t i b i l i i n una s t e s s a composizione.  (1) I b i d . par. 9 7 , p. 639  84  N u l l a pu6  essere p i u r i v e l a t o r e d e l l a spontanea d i -  chiarazione  che troviamo i n margine all'argomento  principale; "Dacche ( 1 ' a n t i c h i t a ) e divenuta studio d'erud i t i e d i f i l o s o f i , non puo p i u essere materia da poeti«" ( l )  (1) I b i d , nota 1, p. 655.  CAPITOLO TERZO  La C r i t i c a Storica.  "Del resto quel che facesse precisamente non s i puo sapere, giacehe era soloj e l a storia e costretta a indovinare. Fortuna che c'e avvezza." Manzoni "Quando nel 1822 Manzoni pubblico insieme a l 1'Adelchi, a commento e a giustificazione stor i c a della tragedia, i l suo Discorso su alcuni punti della s t o r i a longobardiea i n I t a l i a , quel lavoro f u giudicato acuto, vigoroso e preparato con una serupolosa documentazione storica anche da coloro a cui non parve di poterne accettare tutte l e i l l a z i o n i e conclusioni. Le c r i tiche piu severe a l Manzoni sono piu recenti e muovono da premesse sistematiche: ^11 Manzoni non puo essere buono storico perche f a questions di moralita. e di l e g a l i t a l a ove era necessario tutto ammirare lodare ed esaltare, i n quanto l a storia c i rappresenta 1'opera della ragione intenta a realizzare quaggiu, conforme a l i a formula leibniziana, ' i l migliore dei mondi p o s s i b i l i . ' Alio storicismo del Manzoni non mancarono, per altro, difensori e l a controversia e ancora aperta." (1) Croce giudico che Manzoni ebbe mente acuta ma non profonda, incapace d i creare un sistema f i l o s o f i co-etico, e quindi poco adatto a l i a storiografia,  ^)  (1) Alfredo G a l l e t t i , "Manzoni e i l Manzonismo" i n Question! e Correnti d i Storia Letteraria, Milano, 1949, P. 706.  (2) Benedetto Croce, Storia della Storiografja Italiana del Secolo XIX. Bari 1921.  86  Seguendo una voce cosi autorevole, c r i t i c i e s t o r i c i s i sono affannati a rintracciare nelle cronache f a t t i e personaggi dei Promessi Sposi per controllare l a v e r i d i c i t a dell'autore.  Lodevolissima i n i z i a t i -  va, e c a r a t t e r i s t i c a d e l l a minuziosa indagine c r i t i c a che f i o r i s c e sempre intorno a l l e opere maggiori, ma basata su un equivoco i n i z i a l e ,  G r i t i c a conte-  n u t i s t i c a d i un romanzo storico, quindi c r i t i c a storica.  Manzoni direbbe: e i l difetto del genere. Ma intanto i l Discorso sul Romanzo Storico e  stato dichiarato un'aberrazione dello stanco s p i r i t o ultra-speculativo dell'ultramoralista.  L'indipenden-  za del vero a r t i s t i c o sembra ormai accettata da ogni mente illuminata: a che scopo dunque questa tarda f a tica?  L'intento dei c r i t i c i e forse solo quello d i  controllare 1'esattezza d i certe notizie a scopo meramente informativo?  Un modo d i soddisfare a l i a na-  turale curiosita dei venticinque l e t t o r i , fermo restando i l sacro principio della l i b e r t a dell'autore d i fronte a qualsiasi materia che e g l i voglia plasmare a poesia?  87 Manzoni non s i sarebbe sottratto a questo controllo.  Nell'accostarsi a l i a s t o r i a e g l i aveva vo-  luto contribuire con sincerita e serieta a l i o sviluppo d i una nuova scienza: "Osservando i lavori del Muratori e del Vico, par quasi d i vedere, con ammirazione e con d i spiacere insieme, due grandi forze disunite e nello stesso tempo, come un barlume d i un grand'effetto che sarebbe prodotto dalla loro r i u nione. Nella moltitudine delle notizie posi-^ tive che i l primo v i mette davanti, non s i puo non desiderare g l ' i n t e n t i generali del secondo, quasi uno sguardo piu esteso, piu penetrante, piu sicuro; come un mezzo d'acquistare un concetto unico e lucido d i tante p a r t i che, separate, compariscono piccole e oscure, di spiegare l a storia d'un tempo con l a storia dell'umanita, e insieme d'arricchir questa, di trasformar i n dottrina v i t a l e , i n scienza perpetua, tante cognizioni senza p r i n c i p i e senza conseguenza." (1 Al rigore della documentazione, bisogna aggiungere, anzi premettere, una visione generale del destino dell'uomo s u l l a terra. Trattando della peste, Manzoni non rifuggira dalle piu minuziose ricerche:  (1) Manzoni, Discorso Sppra Alcuni Punti della Storia Longobardica i n I t a l i a I I , par. 89. Op. Naz. I I , p. 504  88  "Noi, esaminando e confrontando, con molta d i l i g e n z a se non a l t r o , t u t t e l e r e l a z i o n i stampate, p i u d'una i n e d i t a , m o l t i ( i n ragione d e l poco che ne rimane) documenti, come dicono, u f i z i a l i , abbiamo cercato d i farne non gia. quel che s i vorrebbe, ma qualche cosa che non e stato ancora f a t t o . " E ancora: "Solamente abbiam tentato d i distin&uere e d i v e r i f i c a r e i f a t t i p i u gener a l ! e p i u important!, d i d i s p o r l i n e l l ' o r d i n e r e a l e d e l l a l o r o successione, per quanto l o comp o r t i l a ragione e l a natura d ' e s s i , d'osservare l a l o r o e f f j c e n z a r e c i p r o c a , e d i dar c o s i , per ora e finehe quanchedun a l t r o non f a c c i a meglio, una n o t i z i a s u c c i n t a ma s i n c e r a e continuata, d i quel d i s a s t r o . " (1) Ma non perdera mai d i v i s t a 1'intento generale. Ecco come l e parole d i F r a F e l i c e a i convalescent! concludono l a grande t r a g e d i a e ne g i u s t i f i c a n o l ' o r r o r e , ne trovano una ragione d*essere. "Diamo un'occhiata a n o i , c o s i pochi, che n'uscia mo a salvamento. Benedetto i l SignoreJ Benedetto n e l l a g i u s t i z i a , benedetto n e l l a misericordia.' benedetto n e l l a morte, benedetto n e l l a salute.' benedetto i n questa s c e l t a che ha v o l u t o f a r d i n o i ! Oh.' perche l ' h a v o l u t o f i g l i u o l i , se non per s e r b a r s i un p i c c o l popolo c o r r e t t o d a l l ' a f f l i z i o ne, e i n f e r v o r a t o d a l l a g r a t i t u d i n e ? se non a f i n e che, sentendo ora p i u vivamente, che l a v i t a e un suo dono, ne facciamo q u e l l a stima che merita una cosa data da L u i , 1'impieghiamo n e l l'opere che s i possono o f f r i r e a L u i ? " (2)  (1) Manzoni, I Promessi Sposi, cap, XXXI, Op. Maz  p. 394. (2) I b i d . cap. XXX7I, Op. Naz. I, p. 464.  89  Ed ecco come i l piccolo dramma dei protagonist! vien riassunto i n parole semplicissime:  Nell'alternare l e vicende dei singoli a i f a t t i generali, Manzoni sembra talora voler minimizzare l'importanza d i questi u l t i m i : "Ora perche i f a t t i p r i v a t i che c i rimangon da raecontare, riescan c h i a r i , dobbiamo assolutamente premettere un racconto a l i a meglio d i quel pubblici, prendendola anche un po' da lontano." ( Talaltra riconosce apertamente i l suo impegno d i storico: "In questo racconto i l nostro fine non e per l a v e r i t a , soltanto d i rappresentare l o stato delle cose nel quale verranno a trovarsi i nostri personaggi; ma di f a r conoscere insieme per quanto s i puo i n r i s t r e t t o e per quanto s i puo da noi, un t r a t t o d i storia patria piu famoso che conosciuto." y  (1) Ibid. cap. XXXVIII, Op. Naz. I, p. 5 0 3 . (2) Ibid. cap. XXVII, Op. Naz. I. p. 3 5 4 . (3) Ibid. cap. XXXI, Op. Naz. I, p. 3 9 3 .  90  II  Questi erano dunque g l i i n t e n t i e i l metodo del Manzoni storico.  Eppure, tanti studiosi del nostro  secolo hanno creduto d i scorgere nella sua opera i segni manifesti di "estremismo" e di "idee preconcette."  Occuparci un po' da vicino d i alcuni di l o -  ro c i permettera non solo di far notare 1'assurdita, del resto anche troppo evidente, d i certe accuse, ma soprattutto d i rivedere l'intero procedimento c r i t i co. Per esempio, leggendo i l Peste e Untori di Hiec o l i n i , (1) s i ha 1'impressione che l'autore abbia voluto sostituire a l seicento manzoniano, un suo sei* cento, non meno personale, anche se basato su cognizioni storiche piu approfondite. La t e s i di questo lavoro e d i dare " l a prova provata che a l Manzoni maneasse l a religione della s t o r i a ; " che e g l i abbia "degradato l a storiografia a s o t t i l e casistica moralistica,"  ( ) che " a l i a v i t a 2  i t a l i a n a del seicento, non r i t r a t t a ma semifalsifica ta nel romanzo, e g l i guardo con l'occhionon  dello  (1) F. N i c c o l i n i , Peste e Untori nei Promessi Spos i e nella realta storica, Bari, 1937. (2) Ibid. p. 27.  91  storico, bensl d e l l ' i r o n i s t a , dell'umorista, del volteriano e, a l tempo stesso, del moralista, del1'inquisitors e qualche volta del giustiziere non meno ingiusto che spietato." (1) Dopo altre considerazioni s i m i l i , l a conclusions logica: "Qualora i l Manzoni, per un deprecabile miracolo fosse r i u s c i t o a d i s f a r s i della sua mentalita antistorica e moralistica, l a letteratura i t a liana possederebbe forse un'altra pregevole e magari cospicua trattazione storica, non a l certo, quello che forse e i l piu grands, come certamente e i l p i u originale, d i quanti capolavori d i prosa oratoria o letteratura moralistica vantino l e letterature di tutte l e nazioni. Un capolavoro che per essere a l d i l a cosi dalla stor i a come, i n un certo senso, d a l l a stessa poesia, e stato paragonato con tanta finezza, 'a un dio greco splendente nel suo marmo pario' e a cui per sua stessa natura, ne l e c r i t i c h e d i natura storica, ne quelle d i natura estetica, a cui pur presta i l fianco-e che e sempre^utile fare, non fosse che per procacciarsene piu affinata intelligenza potranno mai arrecare l a piu p i c cola s c a l f i t t u r a . " (2) %  Col che s i dimostra che se s i vuol fare un'opera somma d i letteratura moralistica, serve avere l'occhio dell'inquisitore non meno ingiusto che spietato; e che se s i vuole scrivere d e l l a c r i t i c a storica s u i Promessi Sposi, c i s i deve salvare dagli s t r a l i dei manzoniani coll'affermare, prima ancora d i cominciare,  (1) Ibid. p. 23.  (2) Ibid. p. 30.  92  che i l f i a n c o d e l d i o greco non potra mai essere f i t t o da s t r a l e  scal-  alcuno,  Notevole e anche l a d i s t i n z i o n e f r a c r i t i c a s t o rica e c r i t i c a estetica. questa  Ma come v i e n g i u s t i f i c a t a  posizione?  Appellandosi a l l ' a u t o r i t a d e l Croce, i l quale "ha battuto e r i b a t t u t o s u l f a t t o che f i l o s o f i a , teorie e a t t i v i t a politiche e indagini glottologiche non hanno n u l l a a che vedere con l a sublime poesia d i Dante, salvo che per i n t e n d e r l a meglio ( s i c ) , quando q u e l l e a t t i v i t a minori d e l gran padre A l i g h i e r i  siano  degradate a semplice materia d i poesia." (1) Dal che s i deduce che g l i " i n s i n d a c a b i l i d i r i t t i d i a r t i s t a " permetterebbero a l Manzoni d i f a l s a r e l a s t o r i a . G l i permettono, per esempio d i presentare  come " a b o r r i t o  ed e s i z i a l e " i l governo spagnuolo, che i n r e a l t a f u considerato "con i n c r e d i b i l e tenerezza" da m o l t i benpensanti lombardi  dell'epoca; d i accusare  Don Gonzalo,  assente, d i i n e s i s t e n t i r e s p o n s a b i l i t a per l a d i f f u sione d e l l a peste; d i trovare una " v o l o n t a r i a nequizia  (1) I b i d . p. 29.  93  d i s i n g o l i uomini" n e i p r o c e s s i a g l i u n t o r i , che f u rono invece c o n d o t t i con " f e r r e a l o g i c a d i cose."  (D  Ammettiamo che Manzoni s i s i a l i m i t a t o ad indag i n i poco approfondite, che abbia creduto a l Ripamonti  ciecamente  e a l Tadino, che qualche v o l t a abbia  f r a i n t e s o l e sue s o r g e n t i d informazione, f  che s i s i a  l a s c i a t o andare a deduzioni g r a t u i t e ; ammettiamo anche che l a sua severa c r i t i c a a l secolo fosse una  manife-  stazione d e l suo i n t e n t o m o r a l i s t i c o ; ammettiamo t u t to questo, ma domandiamoci, c i ha e g l i dato veramente un quadro d i s t o r t o d e l l a r e a l t a ? In t u t t o i l c a p i t o l o "Origine e p r i m i p r o g r e s s i d e l l a peste", N i c c o l i n i s i affanna a scagionare Gonzalo d a l l e accuse mosse d a l Manzoni d i non  Don  aver  saputo prevedere, e v i t a r e e c o n t r o l l a r e l a peste, per dimostrare p o i che r e s p o n s a b i l i t a analoghe sono da a t t r i b u i r s i medici d e l l a S a n i t a - questa S a n i t a che per mesi non v o i l e ammettere l ' e s i s t e n z a d e l l a peste, che r i f i u t a v a d i bandire Lodi o Monza perche  "sareb-  be stato un confessare che l e cose andavano e f f e t t i vamente molto male, un fare a p r i r e ancor p i u g l i o c c h i  (1) I b i d . p.  341  94 a tutte l e sanita i t a l i arte, un indurle a dare qualche altro passo verso quel bando o sospensione dell a stessa citta. d i Milano, che occorreva a t u t t i i costi impedire o ritardare." ( ) x  Sembrerebbe a l l o r a che l a versione manzoniana lungi dal dare un quadro pessimistico della r e a l ta, s i a invece assai piu moderata e meno ripugnante della realta stessa.  Ghi non preferisce 1 i n e t t i t u f  dine o i l disinteresse di pochi, a questo conscio, deliberato tradimento di tutta una c i t t a da parte di chi avrebbe dovuto occuparsi della salute pubblica? Analoghe osservazioni possono f a r s i sul capitolo I I I , " G l i untori e l a fine dell'epidemia."  Qui  l a t e s i e di dimostrare che Manzoni, ancora una volta ossessionato dalla sua smania di moralista e dalla sua preconcetta antipatia per i l seicento, ha accusato di malafede i giudici dei processi a g l i untori, perche " i l suo stato d'animo nel f a r s i a studiare i documenti d e l l ' i s t r u t t o r i a che condusse a l supplizio Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, era quello di chi aveva gia i n cuor suo condannato g l i inquirenti  (1) Ibid. p. 143.  95 prima ancora di a s c o l t a r l i . " (1)  Niccolini invece  conclude dallo studio accurato delle f o n t i , che quei giudici erano equi dato che g l i untori esistevano: "Alio stato dei documenti^tutto l a s c i a presumere che i n quella societa, nella quale f e r i n i ta di leggi, di prove giudiziarie e di costumi s i congiungeva con barbarie i n t e l l e t t u a l e , superstizione e credenza cieca nei miracoli, nell e a r t i stregonesche e nelle operazioni diaboliche, non volontaria nequizia di uomini s i n g o l i , ma appunto ferrea logica di cose generasse quel complesso di circostanze che valse arresto, tortura, condanna, supplizi e morte a l i o sciagurato Guglielmo Piazza e a l piu o meno disgraziato Giangiacomo Mora." (2) Conclusione che lungi dal r i a b i l i t a r e ai nostri occhi un periodo immeritatamente calunniato,  prospet-  ta I'orrenda ipotesi d i unzioni volontarie, prodotte da ignoranza e superstizione, a volta da basso interesse: "Codesta spaventosita di superstizione e codesta immanita di ferocia non erano rare, per attestazione di Federigo Borromeo e a l t r i contemporanei, nella semi-barbara Milano del tempo; g l i spettac o l i orrorosi della peste, i l gran parlare che s i faceva di unzioni diaboliche, l a stessa t r a g i ca coreografia dei supplizi degli untori doveron pure, nei mesi piu t e r r i b i l i dell'epidemia, accent uarle ; donde l a grande probability che uomini e donne fisicamente e moralmente piu d e f i c i e n t i finissero col credere di obbedire a l diavolo  (1) Ibid. p. 327 (2) Ibid. p. 341  96  (come qualcuno, preso, confessava) allorche, manifattura i n questa o i n quel modo una qualche miscela, Imbrattavano con essa quanto fosse possibile d'imbrattare." (1) Qual'e dunque i l seicento del N i c c o l i n i ? " Quel secolo che ebbe a l principio un Galileo, un Bacone, un Grozio, un Cartesio, nel mezzo un Hobbes, uno  Spi-  noza e un Pascal, e a l i a fine un Locke, un Leibniz, un Newton e un Yico?" (2) 0 i l secolo d e l l a Milano semibarbara e immanamente feroce? Ill Non molto piu convincente e l a simile accusa del lo Zanette, apparsa nel 1929,  col t i t o l o s i g n i f i c a t i v o  L'estremismo storico d i Manzoni nell'episodio della Monaca d i Monza a cui f a seguito l a confutazione del Belloni.  Ci sembra interessante  occuparci del desti-  no l e t t e r a r i o della povera Gertrude, che, come II piu affascinante  dei personaggi s t o r i c i del romanzo, do-  veva dare adito a polemiche accanite, a fantasiose r i costruzioni, a studi s t o r i c i assai s e r i .  (1) Ibid. p.  284.  (2) Ibid. p. 25.  97  Ecco Zanette, armato d i buona v o l o n t a e d i un sacro r i s p e t t o per l a posizione u f f i c i a l e  della  Chiesa, f a r s i ad accusare i l g i a n s e n i s t a Manzoni d i aver concepito f i n d a l p r i n c i p i o , "per quel mondo i t a l i a n o d e l secolo XVII - specialmente per i l mondo s c i e n t i f i c o e i l l e t t e r a r i o , per i l r e l i g i o s o e l ' a r i s t o c r a t i c o , cioe per l e c l a s s i d i r i g e n t i - una profonda d i s i s t i m a che s i ando trasformando a n t i p a t i a e ripugnanza."  i n assoluta  A n t i p a t i a che g l i f a r a  d e s c r i v e r e come tempi d i "somma u n i v e r s a l e ignoranza," tempi che invece ebbero l'onore e l a fortuna d i vedere un Paolo S a r p i e un G a l i l e o G a l i l e i .  C i risiamo.'  E s i va p i u o l t r e . Zanette c i a s s i c u r a , con un certo pessimismo s i direbbe, che " n e l pensiero d e i l e t t o r i , i l secolo XVII sara sempre q u e l l o d i Don Abbondio e non q u e l l o d i F r a C r i s t o f o r o . " ( ) Quando p o i concentra l a sua a t 2  tenzione s u l l ' e p i s o d i o d e l l a Monaca d i Monza, d i c h i a r a che Manzoni: "mosso da un chiuso f u r o r e , s i v o l s e a l p i u r i s o l u t o estremismo, rappresentando  dei carat-  CD E. Zanette, "L'Estremismo S t o r i c o d e l Manzoni n e l l ' E p i s o d i o d e l l a Monaca d i Monza", Convivium, d i e . 1929. (2) I b i d . p. 692.  9a  t e r i , quasi unicamente i dati aggravanti e raccogliendo su questi l'attenzione del lettore." (1) Estremismo che non solo l o porta a falsare l a s t o r i a , ma anche a creare caratteri d i f e t t o s i dal punto di vista artistico: "II padre dimostra una completa atonia etica, che sarebbe ributtante se non fosse incomprensib i l e . . . . Cristiano, e g l i non^mostra nessuna coscienza c r i s t i a n a : i l che e assai forte a credere; ma uomo, e g l i doveva almeno r i v e l a r c i una coscienza umana." (2) Quanto a l i a madre: "L estremismo ha riportato un'altra v i t t o r i a sull'arte e s u l l a realta e s i potrebbe ben dire che qui non abbiamo una madre inumana verso l a f i g l i a , ma un^romanziere inumano verso l a madre. L'inumanita e nella fantasia che ha immaginato un t a l mostro." ( 3 ) f  Ne piu accetabili sono l a badessa e i l vicario, l'una inspiegabilmente priva di p r i n c i p i c r i s t i a n i che le ispirassero una " f i n a l i t a i d e a l i s t i c a " , l ' a l tro inamissibilmente "sordo e cieco a quanto s i stava macchinando a i danni d i Gertrude."  Per cui s i con-  clude : "Se e eccessiva - rispetto a l i a realta storica - l a malafede della badessa, non e meno eccessiva l a buonafede compatta del v i c a r i o . " (4)  (1) Ibid. p. 6 9 3 ( 3 ) Ibid. p. 701  (2) Ibid. p. 700. (4) Ibid. p. 705.  99  E l a minuta a n a l i s i , r i v o l t a s i s u l l a tragica protagonista, culmina nell'affermazione: "Nella realta Suor Virginia de Leyva e Gian Paolo Osio, malgrado i d e l i t t i o r r i b i l i , furono meno inumani d i quanto non appaiano nei Promessi Sposi. (D tt  L'intelligente replica del Belloni ad accuse cosi severe, c i interessa  soprattutto per l a con-  danna di questo genere d i c r i t i c a - s t o r i c a a posterio-  "Poi bisogna un po' intendersi sul modo d i considerare e giudicare^l'opera: 1'essere essa un romanzo storico non e una buona ragione per scinderne l'unita i n due p a r t i , l a parte s t o r i ca e l a parte inventata, da considerare e giudicare ciascuna per conto suo con c r i t e r i divers i . La i l l e g i t t i m i t a , anzi l a impossibilita di tale scissione e d e l l a conseguente diversa valutazione delle due p a r t i , dipende dal modo particolare i n cui queste son fuse nel romanzo storico, cosi da non potersi distinguere dove cessi l'invenzione e cominci l a storia; i l qual modo particolare e spiegato e i l l u s t r a t o dal Manzoni stesso nel famoso discorso sul romanzo storico, dove e indicato come difetto capitale d i questo genere letterario l a continua i n s i dia tesa a l i a credulita. dei l e t t o r i che non sono in grado d i distinguere i l vero storico dalla finzione.  (1) Ibid. p. 705.  100 "Questo d i f e t t o , i l c u i r i l i e v o da parte d e l Manzoni e dovuto a una ragione p i u morale che a r t i s t i c a , ha avuto l a sua i n f l u e n z a s u l l o s t u d i o c r i t i c o d e l romanzo e ne abbiamo ^ una prova n e l l o s c r i t t o i n esame, dove t u t t o e considerato e g i u d i c a t o come fosse s t o r i a ed e messo a confronto con l a s t o r i a v e r a , mentre i n un romanzo s t o r i c o , secondo l a natura e l o s p i r i t o d i un t a l e prodotto a r t i s t i c o , t u t t o cade s o t t o l a specie d e l l a f i n z i o n e , anche i f a t t i realmente accaduti e l e persone realmente e s i s t i t e . " (1) L e c i t a invece sarebbe l'accusa che i personaggi manzoniani manchino d i v e r i d i c i t a p s i c o l o g i c a , dovrebbe essere espressa i n a l t r i t e r m i n i , e che a Zanette l a p s i c o l o g i a d i c e r t i  ma  II fatto  personaggi  appare s f o r z a t a - e p e r c i o a r t i s t i c a m e n t e d i f e t t o sa - solo perche crede d i poter dimostrare che i n r e a l t a e s s i furono d i v e r s i , a n z i che i personaggi s t o r i c i che l i i s p i r a r o n o dovettero essere d i v e r s i . I I che e assurdo. IIII  V a l i d o e invece i l procedimento c r i t i c o d i Busetto n e l suo La Genesi e l a Formazione d e i Promessi Sposi. Dopo aver esaminato l a formazione  d e l pensiero  morale, r e l i g i o s o e s o c i a l e d e l Manzoni a t t r a v e r s o un  (1) A. B e l l o n i , " P r o p o s i t i e S p r o p o s i t i . La v a l u tazione s t o r i c a d e l seicento secondo l a Chiesa." La Nuova I t a l i a , marzo, 1930, p. 105.  101 un attento studio cronologico d e l l e sue opere, " a l f i n e d i determinare i p r i n c i p i i n f o r m a t o r i e i mot i v i , s u s c e t t i b i l i d i trasfigurazione poetica, d i quel mondo che e g l i ha r i f l e s s o n e i Promessi S p o s i . " e g l i s i sofferma i n un confronto minuzioso f r a l e due stesure d e l romanzo: "I manifest! segni d i rigorismo e t i c o e d i pessimismo t r a i n t e l l e t t i v o e sentimentale, che abbiamo r i l e v a t o n e l l a prima forma d e l romanzo,... sono s t a t i a t t e n u a n t i o a d d i r i t t u r a d i s p e r s i v i a v i a che i l poeta procedeva n e l l ' e l a b o r a z i o n e e trasformazione d e l l ' o p e r a sua, conformando quel mondo, che pareva ancora: eccheggiasse d e l l o s p i r i t o apologetico d e l l a Morale C a t t o l i c a , . . • ad una v i s i o n e p s i c o l o g i c a d e l male e d e l dolor e ^ p i u compiuta ed organica con uno s p i r i t o d i p i u calma e profonda meditazione c r i s t i a n a . " (2) S i t r a t t a questa v o l t a d e l confronto f r a due creazioni,  f r a due v e r o s i m i l i , non f r a un v e r o s i m i l e  e l a r e a l t a oggettiva dei f a t t i .  Busetto vede n e l -  l a prima redazione d e l romanzo un'imperfetta opera d'arte che tramezza f r a i l romanticismo e i l c l a s s i cismo, dove l'elemento romantico e evidente n e l l a tendenza a l i o s t o r i c i s m o e a l moralismo,  n e l gusto  per i l fosco e per i l languido, ma dove l a tendenza  (1) Natale Busetto, La Genesi e l a Formazione d e i Promessi S p o s i . Bologna 1921, p. 86. (2) I b i d . p. 112.  102  c l a s s i c i s t i e a s i manifesta n e l l ' a s p i r a z i o n e r e z z a , armonia, c o n t r o l l o  s u l l a materia.  a chiaSe  n e l l a s c e l t a o r i g i n a l e d e l tema i l motive- m o r a l i s t i c o aveva avuto i l sopravvento, e i l s e i c e n t o , con i suoi e c c e s s i tiche,era  e l e sue t i n t e fosche e dramma-  sembrato a l Manzoni adatto a l suo "propo*  s i t o d i o f f r i r e un esempio d i profondo contrasto t r a l o s p i r i t o d e l secolo e l e v e r i t a d e l Vangelo;" n e l rinnovamento d e l l ' o p e r a che  furono l e esigenze d e l l ' a r t e  s i fecero s e n t i r e , cosicche l a p r e t t a r e a l t a  sto-  r i c a ne u s c l parte i d e a l i z z a t a i n a l t e forme epiche  (1) Siamo ben v i c i n i a l i a nota d e f i n i z i o n e croc i a n a : " I I romantico e i l momento passionale, p r a t i c o e materiale d e l l ' a r t e , e i l c l a s s i c o quello teor e t i c o e s i n t e t i c o , i n c u i l a materia s i converte i n forma..., Romantico e c l a s s i c o sono momenti d e l l o s p i r i t o umano, appartengono ad ogni uomo, e sono non due forme d'arte, ma l a materia e l a forma d'ogni a r t e , l a materia che non e s i s t e realmente n e l l ' a r te i n quanto arte se non come eontenuto,. e cioe come forma." B. Croce, "Le d e f i n i z i o n i del Romanticismo", Problemi d i e s t e t i c a , B a r i , 1910 e 1949, c i t a t o da C. Calcaterra, M a n i f e s t i Romantici. U.T.E.T., 1951, p. 11.  103  e drammatiche e parte atteggiata negli aspetti real i s t i c i della vita." (D Fra tutti g l i episodi, quello che ha subito i cambiamenti piu radical!, o piu appariscenti, e ben quello della Monaca di Monza. Negli Sposi Promessi, con una assai maggiore fedelta alle fonti storiche, Manzoni ricostruiva i l dramma della monacazione forzata e della successiva perversione di Gertrude. Pur contenendo pagine di alta drammaticita, 1'intero epi sodio risentiva del gusto romantico. Nella version© definitiva, invece: "Quel caso, quell'esempio di pervertimento, ch' g l i aveva tratto dalla storia ad illuminazione di una verita morale e della corruttela di un secolo giudicato barbaro e delittuoso, g l i riap pare, diro cosi, sostanziato dall'universale mi seria della nostra natura, onde s i fa e s i svol ge la storia umana, scorge nella tragedia moral di Gertrude i l segno di una vasta tragedia i n eui l'umanita s i dibatte, tra g l i impeti delle passioni, i deliri dell'orgoglio intellettuale; le sopraffazioni dell'iniquita sui deboli e sui pavidi; e allora dalle altezze di quella morale religiosa donde guarda i l suo mondo, attinge una pietosa mestizia, una larga e piu benigna capacita di comprensione del male." (2)  (1) N. Busetto, Op. c i t . , p. 102. (2) Ibid. p. 361.  104 V Premettendo a scanso d i equivoci che Manzoni era  liberissimo d i alterare i f a t t i a sua conoscen-  za quanto e come avesse voluto, c i vorremmo domandare; e proprio vero che e g l i abbia creato una Gertrude piu inumana e piu corrotta d i quanto non fosse Suor V i r g i n i a de Leyva? Nel 1961, Mario Mazzucchelli ha pubblicato i l suo La Monaca d i Monza, frutto di anni d i paziente lavoro negli a t t i del process© contro l a Signora d i Monza. Quattrocento pagine di testimonianze, lettere, documenti, presentate con abile tecnica narrativa, da cui r i s u l t a evidente che Virginia de Leyva, preda d i una passione violenta, fiduciosa nella sua impunita di feudataria, impudente ed imprudente fino a l l ' i n verosimile, s i maechio d i d e l i t t i orrendi con freddezza e determinazione.  Al suo confronto l a Gertrude man-  zoniana e una tenera colomba.' (1) Nella tresca col dell'Oslo, durata ben nove anni, Virginia ebbe come complici altre tre suore, anche piu  (1) Manzoni ebbe accesso a g l i a t t i del processo prima della edizione d e f i n i t i v a del 1840; ma non voile piu modificare l a propria creazione a r t i s t i c a .  105 freddamente c o r r o t t e perche non spinte d a l l a passione.  B a s t i come unico esempio i l racconto  s a s s i n i o d e l l a conversa, f a t t o da una d e l l e  dell'ascompli-  c i e confermato i n t u t t i i suoi macabri p a r t i c o l a r i dalle deposizioni delle  altre:  "Raccontero i l f a t t o come posso. Se non l o d i s s i I ' a l t r a v o l t a quando f u i i n t e r r o g a t a f u perche ero stanca d e l lun&o esame e per l o strazio delle f e r i t e . P e r c i o d i s s i che non sapevo che cosa ne fosse s t a t o f a t t o . Ora dico per v e r i t a che avendo detta Caterina f a t to andare i n c o l l e r a Suor Degnamerita, che e r a l a c a r i s s i m a d i Suor V i r g i n i a Maria, essa Suor V i r g i n i a Maria, per risentimento, l a fece raettere i n p r i g i o n e . Per i l che detta Caterina s i mise a d i r male d i detta Suor V i r g i n i a , d i Suor Benedetta e d i me intorno a certe cose p a r t i c o l a r i d e l l ' O s i o , e che, u s c i t a che fosse s t a t a d i p r i g i o n e , voleva palesare ogni cosa e f a r mettere n o i i n p r i g i o n e a l suo posto. I I che avendo i n t e s o da n o i , i l signor Gian Paolo, essendo entrato n e l Monastero da Suor V i r g i n i a Maria secondo i l s o l i t o , e intendendo che Monsignor Barca doveva levare d i prigione l a C a t e r i na, decise d i ammazzarla. Cosi a mezzanotte Suor Benedetta and6 prima da d e t t a Caterina n e l l a camera dove era detenuta e comincio a p a r l a r con l e i , p o i v i ando Suor V i r g i n i a Marie e d i e t r o a l e i i o , p o i sopraggiunse detto Gian Paolo i l quale, avendo seco un piede d e l l a bicocca da l u i t o l t o n e l l a v o r e r i o d e l Monastero, dove c'eravamo prima r i t i r a t e , diede due o t r e c o l p i n e l l a coppa d i detta C a t e r i n a , che stava g e t t a t a su un p a g l i e r i c c i o e c o s i l'accoppo, che mori subito a l i a presenza nostra. Morta che f u , l a  106 portammo n e l p o l l a i o a i u t a n d o t u t t i . Suor B e n e d e t t a ed i o 1'addrizzammo i n p i e d i i n un cantone d e l d e t t o ^ p o l l a i o , appoggiandole contro m o l t a l e g n a p e r c h e non p o t e s s e e s s e r e v i s t a , p o i d e t t o Osio f e c e un buco, con l a spada, n e l l a muraglia del giardino. Uscendo da q u e l l o , r i t o r n o a M i l a n o , da dove e r a v e n u t o i l g i o r n o a v a n t i l a n o t t e che s u c c e s s e r o q u e s t ! f a t t i . Detta Caterina cosi morta, s t e t t e nel p o l l a i o t u t t o i l giorno seguente. E sebbene l a Madre entrasse n e l p o l l a i o , d e l quale i o tenevo l a c h i a v e , pensando che i o l a t e n e s s i n a s c o s t a l a d e n t r o , c o s i da v i v a , perche i o non l e v o l e v o b e n e , non l a t r o v o . La notte seguente, r i t o r nando d e t t o G i a n P a o l o O s i o da M i l a n o , e n t r o n e l Monastero e con l ' a i u t o d i Suor Benedetta porto l a morta i n casa sua. Che c o s a p o i a b b i a f a t t o d i d e t t o c o r p o n o n l o s o , ma c r e d o b e n e c h e l o t a g l i a s s e a p e z z i e ne m e t t e s s e u n p e z z o q u a e un a l t r o l a mentre l a t e s t a , per quanto l u i d i s s e , 1'aveva g e t t a t a n e l pozzone f u o r i d i Monza, con i l g u a n d a l i n o e l e a l t r e cose che a v e v a i n capo." Come n o n r i m a n e r e g i o v a n i monache loro  funzione  inorriditi di  che compiono  sche amorose, le  sio per a dare  queste  boia?  altre  la'bassa corruzione  beghe i n t e r n e  a  con s o l e r t e e f f i c a c i a l a  di assistenti del  La connivenza d i molte  fronte  d e l monastero,  altri orribili delitti:  suore, d i un  le  tre-  sacerdote,  l'impunita tutto  loro  di  dell'O-  contribuisce  d e l l a Monza d e l s e i c e n t o , un quandro c o s i  fo-  s c o da non a v e r r i s c o n t r o n e l l a p i u a e c e s a f a n t a s i a di  romanziere.  107 Concludendo; tativo  di  opere  Niccolini, messe, di  si  pur  non negando i l v a l o r e  c r i t i c h e d e l genere  si  contraddizione  estetiche, stessa, trarsi stato  e cereato di f a r da c u i partono  storiche,  in  presuppone  nel genere,  dualismo  dal Manzoni,  dal  lettore  vero  poetico.  a l vero  D'altra parte, dita le due  di  due  un c o n f r o n t o stesure  si  critiche.  insito  ad  Questo  che n e l  nell'opera riscon-  pericolo  suo s a g g i o  1'assentimento  positivo  quale  quello  da,quello  confronto  era  sul  logico dato  al  vali-  del Busetto,  concezioni  verosimile.  II  altre  che non dovrebbe  dei Promessi Sposi;  e un  Alio  e segnalata 1'assoluta  " v e r o s i m i l i " , f r a due  f r a un r e a l e  Manzoni  l'intima  contrapposizione  romanzo s t o r i c o , d i s t i n g u e v a dato  notare  un dualismo  pre-  seicento.  queste  i n nessuna opera d ' a r t e . previsto  i l  del  certe  1'accusa v o l t a a l  una i n v i n c i b i l e a n t i p a t i a per  dichiararsi  quella  e confutata l a v a l i d i t a di  prima f r a t u t t e ,  s t e s s o tempo  di  documen-  fra  fra  creative e  non  BIBIOGRAFIA  Agnoli, G., G l i Albori del Romanzo Storico i n I t a l i a , e 1 Primi Imitatori d i Walter Scott. Piacenza, 1906. Albertazzi, A., II Romanzo, Milano, 1902. Alonso, Amado, Ensayo sobre l a novela historica. Coleceion de Estudios E s t i l i s t i c o s . Facultad de F i l o s o f i a y Letras de l a Universidad de Buenos Aires. Istituto de F i l o l o g i a . Buenos Aires, 1942. 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