UBC Theses and Dissertations

UBC Theses Logo

UBC Theses and Dissertations

Del romanzo storico De Stefanis Ciccone, Stefania 1963

Your browser doesn't seem to have a PDF viewer, please download the PDF to view this item.

Item Metadata

Download

Media
831-UBC_1963 A8 C4 D3.pdf [ 5.94MB ]
Metadata
JSON: 831-1.0106719.json
JSON-LD: 831-1.0106719-ld.json
RDF/XML (Pretty): 831-1.0106719-rdf.xml
RDF/JSON: 831-1.0106719-rdf.json
Turtle: 831-1.0106719-turtle.txt
N-Triples: 831-1.0106719-rdf-ntriples.txt
Original Record: 831-1.0106719-source.json
Full Text
831-1.0106719-fulltext.txt
Citation
831-1.0106719.ris

Full Text

DEL ROMANZO STORICO by STEFANIA CICCONE Dottore dell'Universita di Firenze, 1954 M. Sc., The University of British Columbia, 1959 A THESIS SUBMITTED IN PARTIAL FULFILMENT OF THE REQUIREMENTS FOR THE DEGREE OF M.A. in the Department of ROMANCE STUDIES We accept this thesis as conforming to the required standard THE UNIVERSITY OF BRITISH COLUMBIA September 1963 RIAS3UNT0 II romanzo italiano nasce romantico e nasce sto-rico. Genere nuovo, privo di un'eredita letteraria legale, esso diviene i l facile bersaglio della c r i -tica classicista. I romantic!, invece, v i ricono-scono un mezzo espressivo ideale per l a nuova arte, che al vero, alia storia, doveva ispirarsi nella sua alta missione educatrice. Tale interesse storico, se da una parte deve ritenersi responsabile per i l successo del genere, dall'altra preoccupera i c r i t i -c i chiamati a giudicare questi componimenti misti di storia e invenzione. Infatti, l a duplicita di inten-t i , istruzione e diletto, e di materia, vero e vero-simile, sembrera ostacolare l'unita artistica dell'ope-ra. Fino al paradosso manzoniano: la condanna del ge-nere da parte del suo maggior cultore. II problema del vero nell'arte, punto centrale della polemica romantica, prende qui una fisionomia singolare: non s i tratta di trovare nella natura e nella storia un materiale da plasmare liberamente a poesia; s i tratta di fornire un'iramagine fedele, e i i percio convincente, e percio artistica di una realta oggettiva preesistente all'opera creativa. Nel primo capitolo del presente lavoro, esami-nando g l i s c r i t t i di alcuni fra i piu. eminenti let-terati dei primi dell'ottocento, s i e voluto delinea-re i l clima culturale in cui stava per svilupparsi i l nuovo generet Si tratta di critiche, definizioni, giustificazioni di un romanzo non ancora esistente in Italia, che testimoniano tuttavia di una prepara-zione teorica, di una esigenza storica, di una con-sapevolezza c r i t i c a , pre-esistenti al travolgente fe-nomeno dell'invasione scottiana. Dopo Scott, i l ro-manzo storico assume una forma ben definita, che tro-va in Manzoni l a sua piu perfetta espressione. Nel secondo capitolo s i e soffermati sulla cosid-detta polemica sul romanzo storico: la difesa empi-rica d e l l ' U z i e l l i , che reclamava al romanzo una fun-zione di supplement© ali a storia; le limitazioni im-posts dallo Zaiotti al ruolo che i l materiale stori-co poteva assumere nella narrazione; 1'enfatica esorta-zione del Mazzini a sostituire ai f a t t i , i principi eterni dell'evoluzione dell'umanita. Tutto cio sembra i i i ammetter implicitamente I'esistenza indipendente di una sorgente d'ispirazione capace di conferire a l -l'arte l a sua validita. Manzoni, nel suo discorso, sviluppera. queste premesse fino alle estreme conse-guenze. Pur mettendo in risalto i l difetto d'origine dell'argomentazione manzoniana, s i e dovuto ammette-re che i l genere, in quanto tale, cioe in quanto ope-ra mista di storia e fantasia, s i presta ad abusi sia da parte degli autori che da parte dei c r i t i c i . I primi ne possono fare un*opera didascalica di divul-gazione storicaj i secondi sono portati a giudicarla come tale e quindi ad applicare una formula duali-stica, contenuto verso realty storica, che non e va-lida in sede estetica. Esempi di tale c r i t i c a stori-ca, sono portati nel terzo capitolo. In presenting t h i s thesis i n p a r t i a l f u l f i l m e n t of the requirements for an advanced degree at the U n i v e r s i t y of B r i t i s h Columbia, I agree that the L i b r a r y s h a l l make i t f r e e l y available for reference and study. I further agree that per-mission for extensive copying of t h i s thesis for scholarly purposes may be granted by the Head of my Department or by his representativeso I t i s understood that copying or p u b l i -cation of t h i s thesis for f i n a n c i a l gain s h a l l not be allowed without my written permission. Department of The University of B r i t i s h Columbia, Vancouver 8, Canada, Date V RINGRAZIAMENTI Desidero esprimere l a mia piu viva g r a t i t u -dine a l i a Professoressa Rachel Giese, per l a sua guida illuminata e i l suo costante affettuoso aiuto. Un ringraziamento particolare a l "Inter library-loan service" d e l l a b i b l i o t e c a d i questa Universita, senza i l cui interessamento questa r i c e r c a sarebbe stata impossibile. iv INDICE CAPITOLO PRIMO Del Romanzo i n Generals e del Romanzo Storico i n Particolare 1 I - S i l v i o P e l l i c o . II - Pietro B o r s i e r i e Ugo Foscolo. III - Cesare Balbo e Santorre di Santarosa. IV - Sansone U z i e l l i . V - Paride Z a i o t t i . VI - S i r Walter Scott. VII - Manzoni. CAPITOLO SECONDO La Polemica sul Romanzo Storico 44 I - II Problema. II - Manzoni. I l l - Foscolo. IV - U z i e l l i . V - Z a i o t t i . VI - Mazzini. VII - L'Abate Ferdinando Orlandi. VIII - Manzoni. CAPITOLO TERZO La C r i t i c a Storica $5 I - Manzoni. II - Fausto N i c c o l i n i . III - Emilio Zanette e A. Bel l o n i . IV - Natale Busetto. V - Mario Mazzucchelli BIBLIOGRAFIA . 108 CAPITOLO PRIMO Del Romanzo in Generale e del Romanzo Storico in Particolare "Je pense avec vous que bien ecrire un roman en italien est une des choses les plus d i f f I c i l e s . " Manzoni "Molti eke hanno un sacro orrore pei romanzi s i con-gratulano con l 1 I t a l i a che non possegga quasi aleuna di siffatte produzioni, B cosl scriveva Silvio Pellico nel gennaio del 1819> nel recensire sul Conciliatore le Let-tere di Giulia Willet. Dunque, ancora nella seconda decade dell'ottocento, i romanzi in Italia sono tanto rari quanto aborriti. Ep-pure 1'Italia non era rimasta immune dalla mania per i romanzi che aveva invaso l'Europa del XVIII secolo. Ma nell'intera nostra produzione - una valanga di traduzio-ni dall'inglese e dal francese, di rifacimenti, d'imita-zioni » non c'era nulla che potesse pretendere un posto, sia secondario, nella letteratura. (1) Silvio Pellico, "Lettere di Giulia Willet pubblicate da Orintia Romaguoli - Roma, 1818." II Conciliatore. n, 37, Giovedi 7 gennaio 1819, p.15. 2 "Un pelage," dice Marches! nel sue- studio sui roman-zie r i i t a l i a n i del settecento, "che, in quella enor-me produzione romanzesca che in I t a l i a per tutto i l secolo non ebbe mai dignita e compostezza d'arte, immense e l'arruffio e l a confusione..•• Traduzioni e raffazzonamenti e riduzioni senza cura composte; e prima romanzi francesi, poi inglesi che s i credette-ro francesi, poi francesi che s i spacciarono per in-glesi, e storie inglesi scritte a Parigi, e romanzi francesi traduzioni di inglesi; e tutti qui diffusi a easaceio e a vanvera, con mutato i l titolo, senza nome d'autore e di traduttore o, peggio, attr i b u i t i a chi 1'autore non era." (1) E i migliori fra g l i autori cosiddetti originali? II famosissimo abate Chiari, rousseauiano,filosofo da sa-lotto, creatore d'impudiche eroine vergini che, trascina-te per i l mondo dalle awenture piu' incre d i b i l i , finisco-no col coronare un appassito sogno d'amore? 0 Antonio Piazza, imitatore del piu. fortunato Chiari nei suoi roman-z i erotici, ma anche romanziere pre-storico nel suo Amor tra 11armi - "scrittore fecondissimo, frettoloso, inele-gante, rozzo, anche se talvolta vivace e piacevole"? Poi, al principle del nuovo secolo , l a reazione, II didascalismo archeologico del Cuoco (Platone in I t a l i a . 1804), quello del Verri, gia piu acceso di amor patrio (Notti Romanef 1&L5), e l a condanna dei romanzi in voga da parte del giovane Foscolo: (1) Giambattista Marches!, Studi e Ricerche intorno ai nostri Romanzieri e Romanzi del Setteeonto - Bergamo -Istituto Italiano d'Arti Grafiche,1903 - p. 13 3 "Gia i sogni e le ipocrite virtu 1 di mille romanzi inondano le nostre case; g l i allettamenti del loro s t i l e fanno quasi aborrire come pedantesca e inet-ta l a nostra lingua; le oscenita di mille a l t r i sfiora negli adolescenti i l pin gentile ornamento delle loro labbri, i l pudore." (l) Condanna di earattere morale, dunque, come quella contro cui i l Pellico nel suo articolo cerca di difen-dere i l genere. Non solo, ma lodando le nuove doti di semplicita e spentaneita di contenuto e di st i l e del-1*opera in esame - doti cosl care alia nascente poetica romantica che le opponeva a l l ' a r t i f i c i o s i t a dell'Acca-demia - Pellico mette in risalto quant© vivo sia i l bisogno di un genere letterario che soddisfi al crescen-te interesse per l a storia senza richiedere nel lettore doti eceezionali d'erudizione. t evidente che siamo or-mai nel clima adatto al i a diffuzione del romanzo storico e non fa quindi aeraviglia se i l romanzo Italian©, r i t a r -dato fin'ora da una serie di fattori, non ultima l a dit-tatura della nostra tradizione letteraria, nascera1 pro-prio come romanzo storico. Ma passiamo ad esaminare l'argomentazione del P e l l i -co. Qual'e l a ragione per questo wsacr© orrore" ispira-to dai romanzi? Una ragione morale: "In essi s i parla d'amore e la gioventu leggendoli s'ammollisee troppo l'animo.tt (1) Ugo Foscolo, "Dell'Origine e dell'Ufficio della Letteratura," orazione pronunziata a Pavia i l 22 gennaio 1809, in Saggi G r i t i c i di Ugo Foscolo, a cura di E. Bottasso, U.T.E.T. 1950, p.70. 4 "£ giustissimo, "ironizza a questo punto i l c r i t i -co; "concediamo che l'uomo ha bisogno di virtu maschie;concediamo che in mezzo ai doveri di c i t -tadino, appena dovrebb'egli, come gia i f i e r i Lace-demoni, avere i l tempo di salutare furtivamente l a sposa del suo cuore; i l sospirar d'amore non dovreb-be parere che una debolezza. Ma che dire quando coloro stessi che vedono nei romanzi una corruzio-ne della gioventu raccomandano poi a questa gioventu. di imparare l a pretta lingua toscana nel Decamerone e in a l t r i l i b r i , dove non solo l'amore, ma quasi sempre l'amore licenzioso campeggia?" (1) Siamo qui, e evidente, nel vivo di una questione che s i inserisce nel quadro della grande polemica roman-tica: lo sforzo di affrancarsi dalle pastoie della tra-dizione e di trovare nuovi mezzi espressivi. Se questi benpensanti dei primi del secolo raccomandano ancora i l Decamerone e simili l i b r i , e perche i l Decamerone e un classico, l a sua prosa 1'accettata prosa nazionale, i l genere, l a novella, un genere consacrato e riconosciuto. 1 se Pellico invece s i erge a difensore delle lacrimose Lettere di Giulia Willet, e perche in esse, contro ogni accettata tradizione, n c i s i prende la liberta. di commuo-vere parlando d'amore senza offendere i costumi, " e que-sto in prosa, "cosi come Petrarca e Metastasio avevano fatto in versi." E Pellico s i compiace perche questo romanzo e scritto in lettere, "con naturalezza di st i l e e non senza eleganza," e spiega che "non vi sono con-ciofossecosache ne avvegnadioche," benche "vi s i possa rimproverare qualche gallicismo non necessario, ma non (1) Silvio Pellico, Op. c i t . p. 15. 5 per© un tale abuse di gallicismi che offenda i l lettore italiano." La semplicita dello s t i l e e dunque per Pellico uno dei pregi dell'opera in esame, aa anche i l contenuto vien lodato per i l suo ispirarsi al vero: "I caratteri di Giulia e della zia c i sembrano mae-strevolmente dipinti***. Si vede che 1'autrice ha copiato i suoi personaggi dalla societa e non dai l i b r i . " ID Quell© ehe segue e una specie di poetica del roman-zo - una discussione dei suoi scopi, dei suoi mezzi, dei suoi cultori abituali - prospettandolo dunque come un genere letterario riconosciuto, anche se, s i badi bene, inferiore: un genere per donneJ Queste donne che " f i -nalmente anelano al piacere di coltivare i l loro i n t e l -letto con 1© studio" malgrado l'opinione di "gente ac-creditatissima che vorrebbe che se non g l i uomini, alme-a© le donne, non leggessero mai verun libro," ma che tut-tavia "non possono appassionarsi per l a politica ne per veruno dei severi u f f i c i a cui s i consacrano g l i uomini" e "non hanno nemmeno abbastanza freddezza d'immaginazio-ne e pertinacia di volonta per applicarsi alle scienze esatte." "La storia sarebbe eccellente per loro se v i fosse una storia, meno degli imperi, che degli uomini, una storia in cui le scene segrete della vita fos-sero svelate, in cui i quadri di famiglia non fos-sero omessi. (1) Ibid p.19 6 •'Ma questa storia non esistendo fuorche in pochi l i b r i di biografia, non e maraviglia se le donne gustano sovra ogni altra la lettura dei romanzi, di quelli cioe dove la^societa e ritratta^al vero, e dove i l cuore umano e analizzato con piu minuta esattezza." (1) Qui appare evidente cio che ci si aspetta dal ro-manzo: ua'esatta e veritiera analisi della societa e del cuore umano, ma soprattutto una storia degli in-dividui, dei costmmi, dei sentimenti e non solo degli eventi - i l genere di storia che annunziatosi nei pri-ori, romanzi archeologici, sta per invadere i l mondo nei romanzi storici di Walter Scott. Majle donne non soao soltanto le ideali l e t t r i c i di romanzi, esse sono anche le piu. adatte a scriverli: ttLe donne piu degli uomini sono dotate del talen-to di scoprire le minime gradazioni dei caratteri e dei sentimenti,..» intend© la storia naturale delle passioni segnate dal cuore umano e quella dei piccoli intrighi di societa, che spesso cagio-nano la sventura del debole e dell 1 innocente, ma che sempre ridondano in obbrobrio dei malvagi e in lode dei buoni." Per cui si conclude: ttNon si pericola dunque nulla all'avere romanzi anche in Italia: la nostra letteratura guadagna un genere che non possedeva e gli scrittori di geni© possono impadronirsene e nobxlitarlo ado-perando tutte le seduzioni di cui e capace in fa-vore della virtu." (2) Eccezionale profezia in cui sono formulati gli intenti e i l metodo dello scrittore di genio che avrebbe dato ben presto all'Italia i l suo primo grande romanzo. (1) Ibid p. 17 (2) Ibid p. 17 7 II La critica romantica s'andava dunque interessando alle possibilita irtsite in questo mezzo di espressione artistica, stranamente negletto in I t a l i a . Una delle esposizioni pirn complete della posizione della nuova scuola rispetto a l genere, puo trovarsi nel capitolo VII delle Avventure Letterarie di un Qiorao o Consi-g n di nn Galantuomo a Vari Serittori di Borsieri. E uno dei s o l i t i dialoghi, cosi in voga, in cui diversi interlocutori esprimono varie opinion!. II romanzo viene accusato di essere dannoso perchl basato sulla rappresentazione delle passioni; di essere un genere ibrido "fra i l vero e i l verosimile," "fra l a prosa e i l verso," a cui dovrebbe sempre preferirsi l a storia, perche "lavorata interamente sul vero", e, naturalmente, di non poter vantare i l l u s t r i antenati classic!: "Sostengo che i Greci non ebbero Romanzi o non cominciarono ad averne se non quando gia toccava-no l a decadenza loro." La difesa e dapprima di una voluta ingenua spon-taneita: "Che importa a me se i Greci non ebbero Romanzi? Noi non siamo i Greci e vogliamo averne,... Mai E un genere anfibio. Bella parolai I l i b r i , mio caro, non hanno distinzione ne di sesso ne di specie: e quando non annojano sono t u t t i d'un Ma va pian piano raffinandosi: (1) Pietro Borsieri, Avventure Letterarie di un giorno, in Manifesti Romantici, a cura di C. Calcaterra, Torino 1951, P* 229. 8 "Ogni seeolo ha i suoi costumi dai quali e va-riamente ispirata 1'immaginazione degli s c r i t -t o r i " ; (1) fino alia cosciente dichiarazione finale: "Dire che i buoni Romanzi non sieno u t i l i , e un mentire per gola; perche essendovi trasfuse le alte verita della f i l o s o f i a intorno alle nostre passion!, ai v i z i , alle virtu, e ali a domestica f e l i e i t a di ciascuno, in modo per© chiarissimo, animate e dilettevole, ne viene che tu t t i possono raccogliervi od u t i l i esempi o buoni consigli o se non altro l'amore della lettura, che risparmia tutte le colpe commesse per ozio. Volere^infine che i nostri storici bastino a tutto, e 1© stesso che mostrare poco discernimento.... Costoro giovano piu ad i s t i -tuire g l i uomini di Stato e i Capitani e i Principi che non l'umile ed oscuro cittadino, £ mi sowiene dippiu. che l'immortale Bacone, ove parla delle storie finte (o della poesia narra-tiva, com'ei la chiama, prescindendo dal verso e mirando solo alia materia) afferma che l a Sto-r i a vera narrando le riuscite delle cose e degli eventi quali avvennero in fatto e senza riguar-do alcuno al i a virtu od alia scelleratezza di chi operava, ha Msogno di essere corretta dalle invenzioni della finta; e ch'essa accortamente puo presentare ai l e t t o r i , f e l i c i od avversi r i -volgimenti di cose, secondo 1'intrinseco valore delle azioni e i dettati d'una giustizia vendi-catrice. Alia quale considerazione aggiungesi altresi, che l a storia avendo un'aspetto uni-forme e generando sazieta, tanto piu divengono necessarie queste inaspettate, varie e saggie creazioni dell'umana fantasia; e che per t a l guisa non s i provvede a l diletto soltanto, ma ben anche alia grandezza dell'animo ed al pro-gresso de'costumi." ( 2 ) Si e voluto riportare piu o meno per intiero, questo che I i l punto centrale dell'argomentazione del Borsieri, perche vi s i trovano g l i elementi fon-damentali della nuova poetica. II romanzo e una (1) Ibid p. 230 (2 ) Ibid PP. 2 3 2 - 3 9 storia finta, "saggia creazione dell'umana fantasia," che pero deve provvedere non al diletto soltanto, ma all'eduzazione dell'umile e oscuro cittadino. Al-l fesposizione della funzione didascalico-morale del romanzo, s i unisce anche una valutazione di carat-tere estetico: l a varieta del romanzo rispetto a l i a uniformita della storia. La storia sembra dunque intimamente legata a l -i a natura e alle funzioni del romanzo, Abbellita, resa inaspettata dal genio creative dell'autore, es-sa rimane i l substrate e, di r e i , l a giustificazione etica della creazione stessa. Non che i l romanzo deb-ba di necessita assumere l a forma che fu piu propria-mente detta storica. £ evidente ehe qui per storia s i intende, in sens© lato, la trattazione delle "alte verita. della f i l o s o f i a intorno alle nostre passioni, ai v i z i , alle virtu." Ci© che s i addita al romanzo come a tutta l'arte, e una pirn intima associazione con le vicende dell'umanita. E in questo senso, i l roman-zo di "costume", i l romanzo di vita contemporanea, e tanto storico quanto quelle scottiano. Ma l a vita contemporanea nell'Italia dei primi dell'ottoeento offre ben pec© alio scrittore che voglia educare le masse risvegliando in esse sentiment! di dignita nazionale; ecco perche nell'esporre ai giovani g l i scopi della letteratura, Foscolo additave come 10 come sorgente di ispirazione l a storia delle sofferen-ze e delle glorie passate: rt0 Italiani, io v i esorto^alle storie^ perche niun popolo pirn di voi^puo^mostrare ne piu cala-mita da comgiangere, ne piu errori da evitare, ne piu virtu che v i facciano rispettare.•.• Nelle storie tutta s i spiega l a nobilta. dello s t i l e , t u t t i g l i afftetti delle virtu, tutto 1 'in-cant o della poesia, t u t t i i precetti della sapien-za, t u t t i i progressi e i benemeriti d e l l ' i t a l i a -no sapere." l U Mel 1803 aveva bollato i l romanzo come genere in-feriors: "Le novelle ed i romanzi sono f a t t i appunto per quel gran numero di gente che sta fra i lettera-t i e g l ' i d i o t i , e che deve essere istruita, suo malgrado, dilettandola e appassionandola per cose, le quali e l l a vede tutto i l giorno avvenire intor-no a se." (2) Ora, v i vede un prezioso mezzo di divulgazione cul-turale, purche basato su una veritiera esposizione sto-rica. Infatti: "L'alta letteratura riserbasi a pochi, a t t i a sentire e ad intendere profondamente;" g l i a l -t r i devono ricorrere ai giornali, alle novelle, alle rime e finiscono col "nutrirsi di sciocchezze." "Ma indarno l a Ciropedia e i l Telemaco, tramanda-t i c i da due mortali cospicui nelle loro patrie per dignita e oer costumi, ne ammoniscono che l a sapienza detta anch'essa romanzi al i a Musa e a l -i a Storia} indarno i l Viaggio di Anacarsi c i por-ge luminosissimo specchio quanto possa un romanzo senza taccia di menzogna iniziare i men dotti nel santuario della storiea f i l o s o f i a . " (3) (1) Ugo Foscolo, Op, Cit. p» 6? (2) Ugo foscolo, Recensione alle novelle di Luigi Sanvitale. (F, Portinari, "Un aspetto della polemica romantica, i l romanzo", in Letteratura, 1956» (3) Saggi C r i t i c i di U. Foscolo, a cura di A. Bot-tasso, U .T.E .T . 1950, p.69 11 III Sono interessanti queste critiche a-priori del genere, queste definizioni e giustificazioni di un romanzo che in Italia non esisteva ancora, © era appar-so appena in embrione nei noiosi tentativi del Cuoco e del Verri. Interessanti, e chiaramente indicative di un fermento culturale, di una preparazione teorica, di una consapevolezza cr i t i c a , pre-esistenti al tra-volgente fenomeno dell'invasione scottiana in I t a l i a . (1) Ma rimanevano veramente senza alcun eco queste esortazioni dei teorici? In un articolo sulla Nuova Antologia del 1919, intitolato "II primo centenario del romanzo storico italiano", Vittorio Cian raette in luce l'esistenza di due opere incompiute, La Lega Lom-bard a di Cesare Baldo, e Le Lettere Siciliane (sui Vespri) di Santorre di Santarosa, le quali nella scel-%& del soggetto - due gloriose imprese nazionali -nella vasta composizione alternante descrizioni stori-che a f a t t i individual! e romanzeschi, e nell'intento chiaramente patriottico, s i posson© a ragione conside-rare i due primi romanzi storici i t a l i a n i . Tutti e due concepiti nella trama generale"prima del 1818, t u t t i e due lasciati incompiuti. v ' (1) E questa l a tesi del Portinari e soprattutt© del De Castris nei piu. recenti lavori sul nostro romanzo storico. (2) Vittorio Cian, "11 primo centenario del romanzo storico italiano", in Nuova Antologia, 1 ott. 1919. 12 Significativo per apprezzare i l carattere t i p i -camente nazionalistic© e propagandistieo che i l roman-zo romantico assunse in Itali a f i n dagli i n i z i , e i l fatto che tanto Balbo quanto Santarosa furono due ar-denti patrioti che parteciparono attivamente ed eroi-caniente a quel risorgimento nazionale che auspicavano nei loro s c r i t t i . La loro preparazione culturale in campo storico fu particolarmente accurata, anzi s i puo hen dire che l a storia fosse i l loro interesse princi-pale, e che l a scelta del genere romanzo, del resto ab-bandonata a meta strada, fosse motivata soprattutto dal desiderio di usare, in un1opera di divulgazione, un mez-zo accessibile al gran pubblico. Dice Cian a proposito del lavoro di Balbo: "Vasta e l a tela e pieno d'interesse 1'argomento che poteva diventare materia d'un capolavoro. Am-p i O j i l quadro, popolato di molte figure, pervaso da uno spirit© di liberta che svela ad ogni pagi-na l'intento dell© scrittore. Ma i l capolavor© non venne, perche mancava l ' a r t i s t a a II giovane^ subalpino f a l l l la prova; i l romanziere s i lascio prendere l a mano dallo storico ?e la sua fantasia rimase piu inerte appunto dove piu necessaria era 1'opera sua»B (D Nello sperimentare questo nuovo genere i due gio-vani scr i t t o r i s i trovarono di fronte ad un'altra dif-ficolta, quella della lingua. Come t u t t i i piemontesi, essi eran ben piu padroni del francese che dell'italiano. (1) Ibid p. 248 13 Del resto, che cosa era l ' i t a l i a n o ? In re a l t a esso non esisteva come lingua parlata, a l t r o che nelle varie mo-d i f i c a z i o n i d i a l e t t a l i e n e l l a letteratura o come s t i l i z -zato linguaggio poetico, o come a r t i f i c i o s a prosa accademica. Nell'intento di usare un mezzo espressivo che potes-se raggiungere t u t t i g l i i t a l i a n i e che nello stesso tem-po avesse i l crisma di una tradizione l e t t e r a r i a , Balbo s i volge a l i a prosa aulica cinquecentesca, quella del Machiavelli e del Guicciardini nelle p a r t i oratorie o storiche. "Concittadini, diss ' e g l i , oggi e giorno di batta-g l i a e spero d i v i t t o r i a per noi. E tuttavia anche vincendo sara destino di molti d i comprare c o l l a propria morte la salvezza de* padri e delle donne. A* prodi che cosi cadano, d o l c i rimembranze de' loro finche vivano, g l o r i a finche duri l a patria e para-diso eterno, rimane: v i t a infame, morte negletta e disprezzo sempre son destino dei dappaco che se ad ogni piu sacra cosa antepongono." (l) Ma non e senza rimembranze boccaccesche nelle p a r t i narrative: "Era i n quel tempo Manfredi giovane forse d i ^ d i c i o t -to anni, alto nella persona e svelto anco piu che a perfetta statura non s i affarebbe; neri g l i oc-chi, l e lunghe palpebre e i c a p e l l i . . . . Ora ador-no per l'ultima volta del vestito di donzello da una delle giovani donne veniva f r a l e numerose cora-pagne inanzi a l i a Regina condotto, ove g l i sguardi amorosi di quelle tutte ricoprendosi d'alquanto rossore i l volto ed accrescendogli l a giovenil bel-lezza, a l u i con un sorriso disse l a regina: - Man-f r e d i , i l volere del Re, tuo e mio signore, t i f a mio cavaliero, a l quale io molto v o l e n t i e r i accon-sento, non potendo dopo quello che ne hai compiuto aver piu niuno uomo caro di te." (2) (1) Citato da V. Cian - Ibid. p. 24# (2) Ibid. p. 245 14 Quando nel 1816 Balbo abbandona i l romanzo, San-tarosa comincia i l suo» La forma epistolare testimo-nia di una partecipazione dell'autore al gusto del tempo. Ma i l sentito problema della lingua, risolto come dal Balbo a favore di quella di piu alta tradi-zione nazionale, e, soprattutto l a gran serieta di studi storici e lo spirit© da archeologo che prova a ricostituire 1'atmosfera dell'epoca, lo avvicinano di piu a Manzoni che, per esempio, al Foscolo del-It Ortis. £ dunque sintomatico che nei due primi tentativi di romanzi storici i t a l i a n i appaia gia evidente I'esi-genza vitale della nostra letteratura romantica: quel-l a della formazione di una nuova tradizione li n g u i s t i -ca piu 1 adeguata alle nuove funzioni educative della narrativa. IV Nel 1823 quando Sansone Uz i e l l i (D pubblica i l suo studio sulla narrativa in prosa in Europa e in Ita-l i a , Scott e gia un romanziere di fama internazionale e la sua formula storica e destinata ad imporsi anche da noi. (1) S. U z i e l l i , "Waverley, or 'Tis sixty years since" Antologia. die. 1823 to. XII, n. XXXVI, pp. 58-IOO e Antologia. marzo, 1824, to XIII pp. 118-44 e aprile 1824, to XIV, pp. 1-18. 15 Eppure i letterati i t a l i a n i s i rifiutano di ammettere l'importanza della nuova voga. (D Questo dell 1Uziel-l i e uno dei primi riconoscimenti u f f i c i a l i . II pub-blico invece s i era gettato sui romanzi scozzesi con un'avidita che giustificava pienamente le previsioni di un Foscolo o di un Borsieri. U z i e l l i fa precedere la sua intelligente c r i t i c a alio Scott - e l a difesa del genere storico - da una bfeve storia del romanzo* Egli esamina i vari fatto-r i letterari, storici e sociali che favorirono i l sor-gere e lo svilupparsi di una letteratura amena in pro-sa in Ita l i a e in Francia, e le ragioni per cui, al contrario, tale genere non trovo in Ita l i a i l terreno adatto. Questa prima parte ha i l titolo significativo: Considerazioni sul romanzo in prosa desunte dalle d i -verse vicende della letteratura in Italia e in Francia e dalla condizione sociale delle donne, da cui s i vede che l'autore accetta l a tesi, del resto assai comune, (1) Dice Agnoli che Scott era conosciuto fra noi f i n dal 1814 per g l i estratti che ne dava l a "Bibliotheque Britannique" eppure non se ne fa parola nei nostri perio-dici letterari fino al 1821, anno in cui appaiono le pr i -me traduzioni italiane per opera del Barbieri. G. Agnoli, "Gli Albori del Romanzo Storico in Italia, e i Primi Imitatori di Walter Scott". Piacenza. 1906 16 che i l romanzo sia un genere da donne e per donne, ma s i riserha di dare un'aecurata giustificazione sto-rica a questa asserizione. C'e una certa somiglianza d'idee fra l u i e i l Pellico, ma in U z i e l l i una mag-giore eonsapevolezza eritica* Come Pellico, U z i e l l i I convinto che le donne abbiano diritto a una vita intellettuale, anche se limitata; e come Pellico, s i erge a loro difesa, me-no ironicamente polemic© forse, ma assai piu diffuse e doeumentato. Interessante figura di banchiere-letterato, Uziel-l i (1) credette fermamente nell'alto compito educati-vo e morale della cultura, ed e assai significative che fra le sue tante opere filantropiche abbia dedi-cato molto tempo ed energie all'istituzione di un "Asilo infantile per bambine Israelite derelitte," introducendovi moderni metodi didattici. Si puo ben dire che per U z i e l l i questa educazione del bel sesso debba conainciare f i n dalla piu tenera etaj, Ottimo conoscitore della lingua inglese e france-se, fu fra i tanti romantici che sperarono che l a (1) Si veda una breve biografia e alcuni saggi i n : S. U z i e l l i . Prose e Poesie, con un saggio critico di C. Carocci, Firenze 1899 17 letteratura italiana potesse finalmente perdere i l suo carattere aecademico-regionale e inserirsi nel quadro della letteratura europea. Egli i n f a t t i co-mincia i l suo saggio con l'osservare che " g l i i t a l i a -ni non hanno romanzi in prosa da sostenere i l confron-to dei romanzi francesi e inglesi," ^ e attribuisce tale mancanza soprattutto al i a tradizionale reveren-za della nostra letteratura ai precetti dei suoi mae-s t r i , g l i antiehi. Infatti: "Le idee degli antiehi sul bello letterario..• richiedevano che i l poeta o lo scrittore che ixn-magina s i valesse del verso, e l'istorico e i l filosofo narrando e insegnando s i valessero del-E se Dante puo permettersi di insegnare poetan-do e Boccaccio di dilettare in prosa, quest! sono ca-s i i s o l a t i , nuovo argomento della forza meravigliosa di quell'ingegno che permette ai grandi di crearsi i loro generi quando "non trovano negli esemplari tra cui s i aggirano forme convenient! al loro bisogn©." (3) Ne vogliamo dimenticare che Boccaccio scriveva soprat-tutto per le donne, cui l a prosa volgare doveva essere piu familiars dell'erudizione classica. (1 ) S. U z i e l l i , Antologia, Op. c i t . p. 5#. (2) Ibid p. 59. (3) Ibid p. 59. 18 Inoltre, pian piano, "Si andavano tutte conoscendo le belle qualita della lingua volgare, e non era piu da dubitarsi della sua specialissima attitudine alia poesia." (1) Perche scrivere in prosa allora, quan-do " s i era in possess© di quel mezzo cosi convenien-te a secondare i l verso"? A parte dunque casi i s o l a t i , e i l verso che in I t a l i a ha i l monopolio della letteratura amena, tanto che anche i nostri romanzi cavallereschi assumono l a forma di poemi. Ben diversa e l a situazione in Fran-cia, dove l a lingua, "fino dalle prime sue mosse ap-parve insufficiente ai bisogni della vera poesia, e quasi ineapace a prendere le attitudini proprie del verso, e che essenzialmente la distinguono dalla prosa." (2) g di tale limitazione della lingua fran-cese s i erano ben lamentati Montaigne, Ronsard, Fenelon, la Harpe, ecc. dai quali U z i e l l i , per dare un crisma ufficiale alle sue affermazioni, cita ab-bondantemente. Passa poi ad esaminare i fattori politico socia-l i . In una Francia unita e retta da un governo na-zionale, s i sviluppo una letteratura vigorosa e sana, (1) Ibid p. 62. (2) U z i e l l i riporta l a definizione di romanzo data dalla Accademia della Crusca: "Romanzo: storia favolo-sa propriamente in versi (ma ve ne sono anche in pro-sa)" in contrast© a quella dell'Academie, che alia voce Roman, ha, "ouvrage ordinairement en prose". 19 letteratura di pensiero, che raggiunse nel secolo XVII i l pieno della gloria; e questo accadde benehe s i fos-se sotto un govern© dispotico, perche "l a gloria dei sudditi e inseparabile dalla gloria del monarca asse-luto." La povera It a l i a invece era assoggettata agli spagnuoli, " i quali sapendo di non essere amati, temevano a buon diritto i progressi dell'istruzione." (2) E naturalmente, aggiunge U z i e l l i , "dove s i vietava l a manifestazione del pensiero, e s i poneva freno all feser-cizio della ragione, era pericoloso lo studio della mo-rale e della politica" mentre "le altre letterarie d i -scipline, in specie la poesia, sembravano fatte per trattenimento di spensierati." (3) (1) Ibid p. 71. (2) Ibid p. 69. (3) Quante di queste osservazioni erano dirette al a l t r i oppressori e di un epoca ben piu recente? Dalle colonne dei periodici letterari, dal palcosce-nico nei cori delle opere cosi popolari, i nostri l e t -terati-patriotijeludendo censure guardinghe e sospet-tose, andavano incitando i contemporanei all'azione col racconto delle sventure e delle glorie passate. Gli spagnuoli poi sembravano destinati a dover rappre-sentare per sempre i l ruolo di oppressori e a portare sulle spalle i l doppio peso di un odio tradizionale e di que11o guadagnatosi dai successori austriaci. Del rest© U z i e l l i viveva in Toscana e quindi s i affretta ad informarci, in nota, che secondo i l Tiraboschi, "La Toscana che era piu. lontana dagli stati di Napoli e Lombardia da essi (gli spagnuoli) dominati, fu la meno soggetta a queste alterazioni, come s e % i l contagio an-dasse perdendo l a sua forza, quanto piu. allontanavasi dalla sorgente onde traeva l'origine." II che e piut-tosto vero, ma per una fortunata combinazione permette anche al critico di liberarsi da qualsiasi sospetto di allusion! l o c a l i . 20 In Ital i a dunque, sotto l a dominazione straniera non s i pensa, ma non per questo s i cessa dallo s c r i -vere, che "la nativa armonia della nostra lingua, con-segnata in dolcissimi versi, ha l a proprieta. di dilet-tare indipendentemente dal pensiero che contiene"; men-tre puo dirs i che "1*indole antipoetica della lingua francese, abbia indirettamente favorito i l progresso dei lumi e della f i l o s o f i a . " Quanto alle circostanze che favorirono in Francia i progressi del buon romanzo, dopo i l dilagare del cat-tivo gusto a l i a Scud6ry, U z i e l l i "non puo fare a meno di riguardare eome principalissima, l'influenza delle donne sulla politica e i costumi di quel regno." (2 ) Influenza cosl sensibile in ogni campo che si puo ben dire che "le donne dominavano mentre g l i uomini agiva-no." Le donne trasportarono nella politica prima e negli studi poi, l a loro eccezionale sensibilita e 1*abi-l i t a all'indagine psicologica. (1) Ibid p. 71. Tale doveva essere l'opinione corrente in Europa sulla letteratura italiana, se Walter Scott, nell'elencare le letture del giovane Waverley, dice: "In this respect (a demand for poetry of a more sentimental description) his acquaintance with Italian opened him yet a wider range. He had purused the numerous romantic poems, which, from the days of Pulci, have been a favourite exercise of the wits of Italy, and had sought gratification in the numerous collections of Novelle, which were brought forth by the genious of that elegant though luxurious nation, in emulation of the Decameron." W. Scott, Waverley. Collier - New York,p. 55. [2) S. Uz i e l l i , Op. c i t . p. 7 6 . 21 Qual'e invece i l ruolo delle donne nella societa italiana? "Esse traggono i l loro potere dalle grazie soltan-to della persona, e dagli ornamenti superficiali," e di conseguenza, "non hanno altra influenza che individuals e temporaria, finche durano quelle grazie e quegli ornamenti non divengono inoppor-tune" (lj Educhiamo dunque le nostre donne senza fomentarne la vanita, senza farne delle erudite, ma in modo che sappiano i loro doveri verso se stesse e l a societa: pronte ad educare bene i f i g l i , ad essere per i mariti delle compagne con cui parlare "non unicamente di f r i -volezze", non mancheranno di esercitare una sana influen-za sulle lettere. Quando i n f a t t i , raggiunta una posizione di parita intellettuale, le donne si dedicheranno alle belle lettere esse mostreranno "inclinazione ed attitudine a comporre quel gene-re di l i b r i , che s i propone di dipingere lo stato di viva societa, del quale esse formano parte, quel genere che non esige sempre volo d'immagina-zione o vigore di raziocinio, ma piuttosto squi-sitezza di sentimento e diligenza di osservazione." E d'altra parte: "per l'istesso motive tutte le altre, che si contentano di leggere senza aspira-re al vanto di autori, che dello studio non formano occupazione ma passatempo, preferiranno la lettura di un romanzo a qualunque altro libro. Ma", s i badi bene, "dovra essere vero nella pittura degli a f f e t t i , verisimile negli incidenti." (2) (1) Ibid p. 92 (2) Ibid p. 80 22 Purtroppo non tutti i romanzi rispondono a questi requisiti. Con i l rilassarsi dei costumi anche i romanzi diventano immorali. E questo i l caso nella Francia della Scud^ry e del La Calprenlde, per cui, quando l a letteratura italiana s i volge oltralpe per "chiedere l ' a l t r u i assistenza nelle discipline f i l o -sofiche e morali", rifugge inorridita di fronte al diluvio di "sciapiti e pericolosi romanzi, a t t i uni-camente a far nascere disprezzo per un genere di l a -vori che potevan dir s i r i f i u t i d'Apollo." Afferraazio-ne con cui siamo tornati a una condanna di carattere morale, ma ristretta a un certo tipo di romanzi, non rivolta al genere. Infatti: "Prese vigore in Italia un pregiudizio, comune anche fra le persone di senno, che un romanzo non puo essere un libro utile, pregiudizio che nasce, come molti a l t r i , dall'accagionare che facciamo degli abusi degli uomini cio che per se stesso sarebbe buono e bello." '1' Ma l a polemica non era ancora f i n i t a nel 1827, l'anno in cui la Biblioteca Italiana offre a l l ' i l l u s t r e Paride Zaiotti 1'incarico di scrivere l a prima c r i t i c ! ufficiale sul nuovissimo romanzo di Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi* ? (1) Ibid p. 84. 23 "Colore che condannano rigorosamente i romanzi, e vietano che possano mai venire alle mani deT giovani, hanno per certo un intendimento che vuol essere riconosciuto e lodato." Cosi comincia Zaiotti, (1) confermandoci che i l povero romanzo hon ha ancora vinto l a sua battaglia ed e sempre tenuto lontano dalle mani dei giovani e dalle biblioteche delle persone per bene. II romanzo i n f a t t i , " s i discosta avvertitamente dal vero" e dovrebbe perci© essere bandito, "con Gual-tiero Scott e la turba de' suoi romanzieri," da una societa ideale. ^) ^a, oihme, quanto siamo lontani da questo stato utopistieol Nutriti di sogni e di ill u s i o n ! t u t t i i popoli hanno avuto i loro romanzi, cioe "quelle creazioni di fantasia che ne presentano un mondo diverse dal reale, o i l mondo reale medesimo ne offrono attraverso un prisma." (3) E se U z i e l l i e Pellico consideravano questo genere adatto alle donne, Zaiotti, nel suo largo sguardo panoramico, concede i l diritto di sognare, e di illudersi alia prima gioventu. e alia vecchiezza, che "la v i r i l i t a trova a l t r i nego-zi e s i agita nell'ambizione e nell'avarizia." (1) Paride Zaiotti. Del Romanzo in Generale e anche dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Milano. 1827. (2) Ibid p. 6. (3) Ibid p. 9. (4) Ibid p. 17. 24 Avendo dunque identificato i l romanzo colla ten-denza dell'uomo ad amare e immaginare i l meraviglio-so, tendenza che, s i badi bene, "non puo spiegarsi che seguendo questo Essere, ch'e tanta meraviglia egli stesso fino a l i a prima sua origine," (1) Zaiotti puo esortare i giovani a leggere t a l i componimenti, purche s i t r a t t i di opere morali. Ed ecco 1'inquisitore che fa 1*apologia della censura: "Guai se all'ebra immaginazione de' perversi fos-se conceduto un libero corsoJ" G u a i i "Bisogna... adoperare ogni severita, perche non sia pubblicato alcun tale componimento, ove sia-no pure da lontano offese le leggi della morale, della religione e della sana politica," (2 ) dato che: "proibire per inter© i romanzi non s i potra mai con una legge che venga eseguita...« Essi troppo strettamente s i legano alia natura dell'uo-mo, alia sua debolezza, alle sue stesse disgrazie." I romanzi buoni, d'altra parte, dovranno raggiun-gere i l duplice effetto di "tenerci 1'animo gentile e puro dalle v i l i passioni, e risparmiarne quanto coi l i b r i s i puo i rigorosi avvertimenti dell'esperienza." Lungi dall'essere materiale pericoloso per i giovani, essi potrebbero cosi costituire un ottimo mezzo d'edu-cazione» (1) Ibid p. 18. (2) Ibid p. 28 (3) Ibid p. 25 Sembrerebbe dunque che l i b e r a l i e reazionari, romantici e classicist!, siano d'accordo su un punto almeno, quell© della funzione educatrice della lette-ratura. Zaiotti per©, facendo l a rassegna di tut t i i t i p i di romanzi ^ ne indica i d i f e t t i e g l i i n s i t i pe-r i c o l i con tanto zelo che egli stesso conclude: "E qui perche non paja che dopo avere in qualehe mod© trovati i romanzi conformi a l i a natura del-l'uomo, l i vegniamo con a r t i f i z i o t u t t i ad un© per uno escludendo, noi diremo di non essere av-versi a quella specie di raceonti che principal-mente s i occupa nella descrizione de' costumi e de• luoghi n. Ma s i affretta ad aggiungere: "He con cio e raostr© intendimento, come forse potreb-be sembrare, di unirci ai lodatori cosi frequen-t i dei romanzi s t o r i c i , che anzi troppo siam lungi dal voler fomentare quella smoderata avi-dita con cui questo secolo curioso g l i abbraccia," Siam© dunque in piena polemica: la battaglia eon-tro i l romanzo storico I cominciata. TI Infatti nel 1827 gia s i contano in Italia alcuni sfortunati esperimenti di imitazione scottiana che, ben lontani dal rispondere alle aspettative della c r i -tica romantica, sembrano dar ragione a chi condanna i l genere come destinato a sicuro fallimento. (1 ) Neri o t e r r i b i l i , p o l i t i c ! o s a t i r i c i , c r i t i -c i e letterari, cavallereschi, f i l o s o f i c i , d'educazio-ne, rel i g i o s i , ecc. (2) Ibid p. 53. 26 Dice Agnoli che 1'imitazione tarda ad organiz-zarsi e questo per due ragioni principali, i l disprez-zo dei letterati di valore per i l romanzo come gene-re e 1'impreparazione storica di quelli di minor con-to: "L'imitazione vera dello Scott comincio i l 1826, col Varese e col Bazzoni, e manifesto subito i l peccato d'origine: -di attenersi^troppo ser-vilmente al modello, dal quale imito non i l me-todo di tratteggiare un'epoca storica rilevan-done i caratteri specific!, i costumi, i senti-menti, i pregiudizi, ma riprodusse i caratteri, le situazioni, le circostanze, perfino i difet-t i piu palesi, rtSi venne percio formando una specie di ta-volozza romantica, anzi diro cosi una retorica speciale a cui ricorrevano quanti avessero la fregola di gettare un romanzo storico al pasco-lo della pubbliea curiosita." (1) Del resto Scott stesso aveva ripetutamente espres-so le sue teorie sul genere, parlando del metodo usa-to e da usare, delle di f f i c o l t a incontrate, dei van-taggi di un certo soggetto su un altro. Nell'intro-duzione al Waverley, i l suo primo romanzo, egli r i -conosceva per esempio l a difficolta di ispirare in-teresse nei le t t o r i con un materiale di storia recen-te ma non contemporanea, mentre additava nella sto-r i a remota un campo ideale per i l romanziere: (1) Agnoli, Op. oit., p. 179 27 "The object of my tale is more a description of men than manners. A tale of manners, to be in-teresting, must either refer to antiquity so great as to have become venerable, or i t must bear a vivid reflection of those scenes which are pass-ing daily before our eyes, and are interesting from their novelty.... And thus i t w i l l be readly seen how much the painter of antique of of fash-ionable manners gains over him who delineates those of the last generation. Considering the disadvantages inseparable from this part of my subject, I must be understood to have resolved to avoid them as much as possible, by throwing the force of my narrative upon the characters and passions of the actors,those passions com-mon to men in a l l stages of society, and which have alike agitated the human heart, whether i t throbbed under the steel corslet of the fifteenth century, the brocaded coat of the eighteenth, or the blue frock,and white dimity waistcoat of the Dichiarazione che mostra nello Scott quella in-tuitiva conoscenza delle immutabili esigenze dello spirito umano, e che mette in evidenza come l a sua preoccupazione storicistica sia motivata soprattutto dal desiderio di interessare i l lettore con narra-zioni che dalla storia possano trarre una maggiore suggestivita.. Non che l a storia sia per l u i semplicemente un accessorio piu o meno necessario, anzi, alia fine del quinto capitolo del Waverley, dopo una lunga digres-sions sulla politica del tempo, egli afferma l a neces-sity di una conoscenza del clima storico scelto per una determinata narrazione: (1) ¥. Scott, Waverley. Collier. Introduction pp, 41-2 2 8 "I beg pardon, once and for a l l , to those readers who take up novels merely for amuse-ments, for plaguing them so long with old-fashoned politics.... The truth i s , I cannot promise them this story shall be int e l l i g i b l e , not to say probable, without i t * My plan requires that I shoul explain the motives on which i t s ac-tion proceeded; and these motives necessarily arose from the feelings, prejudices, and parties of the times.'* Cio che segue e un'affermazione di indipendenza dalle regole seguite precedentemente dai romanzieri. Egli s i rivolge principalmente alle gentili l e t t r i c i , abituate ad essere divertite da una letteratura fan-tasiosa e piena di imprevisti: n I do not invite my f a i r readers, whose sex and impatience give them the greatest right to complain of these circumstances, into a flying chariot drawn by hippogriffs, or moved by enchantment. Mine is a humble English post-chaise, drawn upon four wheels." Le incita tuttavia a sopportare pazientemente le i n i z i a l i asperita del cammino, colla promessa di ricom-pensarle alia fine con i l meritato racoonto di f a t t i eccitanti e pittoreschi: "Those who are contented to remain with me w i l l be occasionally exposed to the dulness inseparable from heavy roads, steep h i l l s , sloughs, and other terrestrial retardations; but... I engage to get as soon as possible into a more picturesque and romantic country, i f my passengers incline to have some patienee with me during my f i r s t stages." (D (1) Ibid. p. 69 29 Descrizione che potrebbe ben r i f e r i r s i alia tecni-ca narrativa, lenta e diffusa al principle, piena di movimento alia fine,culminante in una catastrofe ra-pidissima, che scott us6 in tutte le sue opere. Egli ne da altrove una giustificazione teorica coll'asse-rire che i l lettore deve acquistare lentamente una conoscenza profonda dell'ambiente, dei personaggi, del-l a situazione politica, per essere pronto ad accefcta-re lo sviluppo dell'azione quando le cause g l i siano g l i siano ben note. Giustificazione che non serve per© ad annullare quell 1impressione di squilibrio fra le varie parti che s i ha leggendo i suoi romanzi. ^ Egli stesso nella introduzione a The fortunes of Nigel ammette: "I have repeatedly laid down my future work to scale, divided i t into volumes and chapters, and endeavoured to construct a story which I meant should evolve i t s e l f gradually and strikingly, maintain suspense, and stimulate curiosity; and which finally, should terminate in a striking catastrophe. But I think there is a demon who seats himself on the feather of my pen when I begin to write, and leads i t astray from the pur-pose. Characters expand under my hand; incidents are multiplied; the story lingers while the materials increase; my regular mansion turns out a Gothic anomaly, and the work is closed long before I have attained the point I proposed." (1) Sembrerebbe che questo difetto sia stato ere-ditato da molti dei nostri romanzieri st o r i c i . Da Grossi a Nievo essi s i diffondono in descrizioni, spes-so ben riuscite nella prima parte delle loro opere, perdendo in seguito ogni controllo della materia sem-pre piu ingarbugliata e romanzesca. 30 E riconosce la sua incapacita a controllarsi: "If I resist the temptation,.• my thoughts become prosy, f l a t and dull; I write painfully to myself, and under a consciousness of flagging which makes me fag s t i l l more; the sunshire with which fancy had"invested the incidents departs from them, and leaves everything dull and gloomy." (1) Altrove pero lo troviamo prodigo di consigli e regole da seguire da chi affronti un romanzo storico. Nell'introduzione all'Ivanhoe, per esempio, egli spie-ga la tecnica usata nel rendere accessibile a l e t t o r i moderni lingua e costumi di tempi assai remoti: "It is necessary, for exciting interest of any kind, that the subject assumed should be, as i t were, translated into the manners, as well as the language, of the age we live i n , . . . " so that "the modern reader w i l l not find himself... much trammelled by the repulsive dryness of mere an-tiquity." (2; A proposito della lingua specifica: "He who would imitate an ancient language with success, must attend rather to i t s grammatical character, turn of expression, and mode of ar-rangement, then labour to collect extraordinary and antiquated terms." E continua: "What I have applied to language, is s t i l l more justly applicable to sentiments and manners. The passions, the sources from which these must spring in a l l their modifications, afe generally the same in a l l ranks and conditions, a l l countries and ages; and i t follows, as a matter of course, that the opinions, habits of thinking and actions,... must s t i l l , upon the whole, bear a strong resem-blance to each other." (3) (1) Water Scott, The Fortunes of Nigel. Collier, New York pp. 22-3 (2) Idem, Ivanhoe, C. Black, Edinburgh 1866, p. 24 (3) Ibid. p. 26 31 Idea basica che lo Scott non s i stanca mai di sottolineare, come quella che e al fondamento della sua vera umanita poetica: "It follows, therefore, that of the materials which an author has to use in a romance, or a fic t i t i o n s composition, such as I have ventured to attempt, he w i l l find that a great proportion, both of language and manners, is as proper to the present time as to those in which he has laid his time of action." (D E necessario tuttavia che lo scrittore e v i t i di attribuire a epoche remote sentimenti e abitudini pe-culiar! alle nostre. Libero dunque di modificare i l passato purche entro certi limit!: "His license i s confined in either case within legitimate bounds.... However far he may venture in a more f u l l detail of passions and feelings, he must introduce nothing inconsistent with the manners of the age.... His language must not be exclusively obsolete and unintelligible; but he should admit, i f possible, no word or turn of fraseology betraing an origin directly modern." E conclude: "It is one thing to make use of the language and sentiments which are common to ourselves and our forefathers, and i t is another to invest them with the sentiments and dialect exclusively proper to their descendants." (2) E evidente dunque che in Walter Scott non esisto-no dubbi circa l a natura del suo mezzo di espressione: s i tratta di un romanzo, "a fictitious composition", destinato soprattutto a divertire e ad interessare i l (1) Ibid. p. 27 (2) Ibid. p. 29 32 lettore, e ad un'esatta ricostruzione storica va sem-pre preferita un'esposizione resa accessibile ed ac-cettabile per i moderni. Tali opere, pur con i l lore carattere di lette-ratura amena, possono servire a suscitare nei l e t t o r i un interesse per l a storia, anzi possono costituire per molti i l primo contatto con essa . Contro colore che potrebbero accusarlo di fare un torto alia storia, "readers being contented with such frothy and superfi-c i a l knowledge as they acquire from his work," egli afferma: "By introducing the busy and the youthfull to 'truths severe in fairy fiction dressed' I am doing a real service to the more ingenious and the more apt among them; for the love of know-ledge wants but a beginning,... and having been interested in fi c t i t i o u s adventures, ascribed to an historical period and characters, the readers begins next to be anxious to learn what the facts really were, and how/far the novelist spontaneamente produttivo romanziere storico: i l roman-zo senza essere legato ad alcun obbligo di esattezza storica, puo essere un buon mezzo di diffusione cul-turale. Ma lo e indirettamente, malgrado o quasi in grazia, delle sue inesattezze ed approssimazioniI Questa e dunque l'opinione del piu famoso e piu (1) Idem, Peveril of the Peak, Collier, New York P. 25 33 E eomunque sintomatico che anche lo Scott, che certo non aveva dubbi circa l a validita del suo mezzo di espressione, senta i l bisogno di difenderne I ' u t i l i -ta. Le critiche al romanzo storico erano nate, in-f a t t i , col genere stesso, un misto di storia ed in-venzione: ma esse invece di scoraggiare 1'incitavano ad esporre piu chiaramente g l i intenti e i l metodo usato» VII La preoccupazione di fedelta storica era molto piu viva in Italia . Abbiamo gia visto come essa s i innestasse nel risorgimento culturale e politico per cui la letteratura e fu essenzialmente un mezzo di divulgazione. In Manzoni - i l primo letterato "serio" che risponda all'appello del Foscol© - essa assume una veste teorica ben definita, e finisce col portare alia negazione della possibilita di mischiare nella stessa opera f a t t i reali e f a t t i immaginari, insomma, alia condanna del genere. Di questo ci occuperemo in se-guito, nel capitolo dedicato alia polemica sul roman-zo storico. Ma al principio, quando riello scrittore andava maturandosi i l piano per opere di fantasia che tut-tavia rispondessero alle impellenti esigenze morali 34 (e ei s i riferisce qui, naturalmente,non solo al ro-manzo, ma anche alle tragedie), quella tale preoccu-pazione prende l'aspetto di una ricerca accurata e minuziosa di fonti storiche, ferma restando un'impli-cita fiducia nell'adeguatezza del genere al compito propostosi, In altre parole, nello scegliere i l dramma e successivamente i l romanzo storico - tu t t i e due "componimenti misti di storia ed invenzione" -Manzoni dovette crederli del mezzi l e c i t i e dovette esplorarne tutte le possibility. Per questo, al fine di determinare i principi informativi che guidarono lo scrittore nella creazione artistica, I interessan-te r i f a r s i alle sue tante dichiarazioni di quel pe-riod© . Cert©, in una mente analitica come quella di Manzoni l a creazione doveva essere soggetta ad una cri t i c a cosciente e rigorosa. Ne rimangono ampie testimonianze nelle lettere, nei brani inediti, nelle opere stesse. Erano ancora piu abbondanti nelle in-troduzioni alle tragedie e nella prima stesura del romanzo, quando cioe nel processo creativo s i era an-cora alia faticosa ricerca di una forma adeguata. (1) II Carmagnola e del 1820, L'Adelchi del 1822, I Promessi Sposi del 1827 (e del 18407T 35 Nella stesura definitiva dei Promessi Sposi, esse sono assai rare, che 1*opera stessa nella raggiunta coeren-za artistica forniva sufficiente giustificazione alia sua genesi e alia sua esistenza. E l a eoscienza di avere raggiunto tale coerenza, al di la. di qualsiasi elassificazione o limitazione, deve aver trattenuto Manzoni dal rinnegare i Promessi Sposi, anche quando era costretto dalle sue stesse premesse a condannare, nel Discorso sul Romanzo Storico, i l genere. Ma cosa e l'arte? nA ehi dicesse che l a poesia e fondata sull'imma-ginazione e sul sentiment© e che l a riflessione l a raffredda, s i puo rispondere, che piu. s i va ad^dentro a scoprire i l vero nel cuore dell'uomo, piu s i trova poesia vera.** ID Per Manzoni dunque, una profonda riflessione sul-l'essenza della natura umana, porta alia scoperta di quella realta universale che e alia base della vera poesia. Ma ancora: "Piu s i va in fondo al cuore piu. s i trovano i principi eterni della virtu i quali l'uomo di -mentica nelle circostanze comuni e nelle passioni piu attive che profonde e nelle quali hanno gran parte i sensi. Ml2) In questa ricerca della verita s i giunge quindi ad una conquista morale che e anche una conquista a r t i -stica. Per cui s i puo concludere: (1) Pensieri, VII, Op. Naz. I l l p. 618 (2) Pensieri, V, Op. Naz. I l l p. 616 36 "La perfezione morale e l a perfezione dell'arte, n Nell'attribuire a l l ' a t t i v i t a artistica una co-s i alta funzione etica Manzoni portava alle sue estre-me conseguenze la dottrina romantica. Come i roman-t i c i , Manzoni vedeva nella storia l a sorgente di i s p i -razione non solo piu veritiera, ma anche piu a r t i s t i -ca: "C 'est de 1'histoire que le poete tragique peut faire ressortir, sans contrainte, des sentiments humains; ce sont toujours les plus nobles, et nous en avons tant besoin*" (2) Nella lettera alio Chauvet, difende i l dramma storico (come egli stesso definisce le sue tragedie) dalle regole accademiche dell 'unita. di tempo e di luogo: r i f i u t a l i m i t i a r t i f i c i o s i ed accetta quelli che s i trovano nell'azione stessa, "tels qu'ils l u i sont donnes par l a reality." (3) g p^ u ©ltre, nel riconfermare l a necessita di non falsare, nella rap-presentazione artistica, l a realta dei f a t t i s t o r i c i , egli identifica nuovamente i motivi e t i c i con quelli estetici: "Les causes historique d'une action sont essentiellement les plus dramatiques et les plus interessantes. « (4) (1) Ibid. (2) Lettre a M. Chauvet sur 1'unite de temps etc. par. 296, Op. Naz. II, p. 369 (3) Ibid., par. 38. Op. Naz. II, p. 322 (4) Ibid. par. 172. Op. Naz. II p. 346 37 Ma questa teoria potrebbe limitare l'artista ad una mera rappresentazione di f a t t i r e a l i , lasciandolo in imbarazzo ogni qual volta lo storia, o l a cronaca, non g l i forniscano i dati necessari ad un'esposizione completa. Manzoni stesso, non aveva forse interpola-te personaggi immaginari ad a l t r i r e a l i , particolari inventati a f a t t i di cronaca, nella sua prima opera storica di largo respiro, i l Carmagnole? (1) II fatto e che l'a r t i s t a ha i l compito di sele-zionare e di completare l a realta, l a dove questa g l i appaia frammentaria o manchi di logica evidente: (1) Preoccupato f i n dagli i n i z i da uno scrupolo esagerato, Manzoni, nella prima edizione del Carmagno-l a , aveva distinto i due t i p i di personaggi. A Goethe, che gliene aveva fatto un appunto nella pur entusia-sta cr i t i c a della tragedia, egli rispondeva: "Deggio... confessarle che la distinzione dei perso-naggi in i s t o r i c i e in ideali e un falio tutto mio, e che ne fu cagione un attacamento troppo scrupoloso ali a esattezza storica, che mi porto a separare g l i uomini della realta da quelli che io avevo immaginati per rappresentare una classe, una opinione o un in-teresse. In un altro lavoro recentemente incomincia-to (1'Adelchi) io aveva gia omessa questa distinzione: e mi compiaccio di avere cosi anticipatamente obbedi-to al suo avviso.™ Lettera a Giovanni Volfango Goethe, Milano, 23 gennaio 1821. Ep. XVII, par. 3.Op. Naz. I l l , p. 509 3* "Ainsi done, trouver dans une serie de faits ce qui les constitue proprement une action, saisir les caracteers des aeteurs, donner a cette action et a ces caracteres un developpement harmonique, completer l'histoire, en restituer^ pour ainsi dire, l a partie perdue, imaginer meme des faits l a ou l'histoire ne donne que des indications, inventer au besoin des personnages pour repr^senter les moeurs connues d'une 6poque donn€e, prendre infin tout ce qui existe et ajouter ce qui manque, mais de maniere que 1'invention s'accorde avec la realite, ne soit gu'un moyen de plus de la faire ressortir,voila ce que l'on peut raison-nablement dire creer...." (1) Ma questo atto di creazione veritiera sembra che sia ancora riservata alia poesia drammatica: "Expliquer ce que les hommes ont senti,^voulu et souffert, par ce qu'ils ont f a i t , voila la poesie dramatique: creer des faits oour.y adapter des sentimens, e'est l a grande tache%des remans, de-puis mademoiselle Scuderi jusqu'a. nos jours. "Je ne pretends paspuurcela que ce genfe de com-position soit essentiellement faux; i l y a certain-ement des romans qui meritend d'etre regardes comme des modeles de v^rite poetique; ce sont ceux dont les auteurs, apres avoir con^u, d'une maniere precise et sure, des caracteres et des moeurs, ont invente des actions et des situations conformes a celles qui ont lieu dans l a vie reelle, pour amener le developpement de ces caracteres et de ces moeurs: je dis seulement que, comme tout genre a son ecueil particulier, celui du genre romanesque e'est le faux. (2) Sembrerebbe che a questo punto Manzoni non vedes-se ancora l a possibilita di un romanzo che, prendendo dalla storia le azioni e le situazioni, potesse spie-gare e non inventare quel che ,gli uomini hanno sentito. (1) Lettre a. M. Chauvet, par, 179. Op. Naz. II, P. 347 (2) Lettre a M. Chauvet, par. 191 e 192. Op. Naz. II, p. 350 39 Tale possibilita egli vedra tra breve nel romanzo sto-rico e ad esso s i volgera trasferendo nella nuova for-ma le stesse esigenze morali ed estetiche. "Je corrige actuellement Adelchi et le discours, (II Discorso sulla Storia Longobardica) pour les livrer a. l a presse; je r^digerai apres un autre discours, que je medite depuis long-temps^ sur 1'influence morale de la^trag§die, et apres je me mettrai a. mon roman, ou a. une tragedie de Spartacus, selon que je me trouverai plus dispose* a 1 'un des ces deux travaux." (1) Cosi scrive all'amico Fauriel nel noverabre del 1821. Per romanzo, egli intende romanzo storico: "Pour vous indiquer brievement mon idee prin-cipale sur les romans historiques, et vous mettre ainsi sur l a voie de l a recti f i e r , je vous dirai que je le consols comme une representation d'un etat donne de la soeiete par le moyen de faits et de caracteres s i semlables a. l a realite qu'on puisse les croire un histoire veritable qu'on viendrait de decouvrir. Lorsque des^evenements et des person-nages historiques y sont mel6s, je crois qu'il faut les representer de la maniere la plus strictement historique; ainsi par exemple Richard Coeur-de-Lion me parait defeetueux dans Ivanhoe'." (2) L'opera di Scott e dunque i l termine di paragone, 1'archetipo del romanzo storico, e, nel criticarne l a libera interpretazione di personaggi stori c i , Manzoni (1) Ep. XVI, par.24, Op. Naz. I l l , p. 507 . (2) Ep. XVI, par. 3, Op. Naz. I l l , p. 503-4. Nella stessa lettera Manzoni parla a Fauriel del "roman poetique sur les croisades" che 1'amico Grossi sta com-ponendo, e ne loda i l metodo: "II a invente les faits e les personnages principeaux sur les bases de 1'histoire, et i l rendra avec le plus de precision la partie histo-rique." Ibid. par. 26, p. 507 . 40 indica anche quella che e la differenza essenziale di intenti fra l a sua controllata attivita a r t i s t i -co-morale e l a spontanea e indulgente narrazicne del-lo Scott. Come lo Scott, tuttavia, egli cerca di ricreare un'atmosfera passata, di immedesimarsi nello spirit© dell'epoca, evitando 1'artificiosita dei romanzieri che l i avevano preceduti. Scrive ancora a Fauriel, nell'informarlo sui progressi del suo lavoro: "Je fais ce que je peux pour^me p^netrer de 1'esprit du temps, que j'ai a decrire, pour y vivre; i l etait s i original, que ce sera bien ma faute, s i cette qualite ne se communique pas a l a description. Quant a. l a marche des 6vene-ments, et a 1'intrigue, je crois que le milleur moyen de ne^pas faire comme les autres, est de s'attacher a considerer dans l a r S a l i t i l a maniere d'agir des hommes, et de l a considerer surtout dans ce qu'elle a d'oppose a 1'esprit romanesque." Ma non s i corre cosi i l rischio di alienarsi l a simpatia deilettori? "Dans tous les romans que j'ai lus, i l me semble de voir un travail pour etablir des rapports interessants et inattendus entre les differens personnages, pour les ramener sur l a scene de compagnie^ pour trouver des e>enements, qui influent a la fois et en diffirentes manieres sur l a destinee de tous, enfin une unit6 a r t i f i -c i e l l e , que l'on ne trouve pas dans la vie reelle. Je sais que cette unite1 f a i t p l a i s i r au lecteur, mais je pense, que c 'est a cause d'une ancienne habitude...," (~) (1) Ep. XVIII, par. 3-4. Op. Nz. I l l , p. 510 (2) Ibid,, par. 5-6 41 Una vecchia abitudine che i nuovi autori devono far perdere ai loro lettor i in nome di un principio artistico piu elevato: i l dovere verso se stessi e la moralita dell'arte. Eceo perche egli poteva scrivere al Goethe: "Per compire i l meno male un'opera d'ingegno, i l mezzo migliore £ di fermarsi nella viva e tran-quilla contemplazione dell'argomento che s i vuol trattare, senza tener conto delle^norme conven-zionali e dei desideri, per lo piu temporanei, della maggior parte dei l e t t o r i . " (D Ne con questo s i vuol affermare che 1'opera d'ar-te possa esistere come fine a se stessa, evitando o sdegnando ogni comunicazione col pubblico. Anzi, l'artista deve cercare di suseitare 1'interesse del-10 spettatore, quella specie di interesse che vien creato "dalla rappresentazione la piu vicina al vero di quel misto di grande e di meschino, di ragionevo-le e di pazzo che s i vede negli avvenimenti grandi e piccini di questo mondo." Questo interesse, "tiene ad una parte importante ed eterna dell'animo umano, 11 desiderio di conoscere quelle che e realmente e di vedere piu che s i puo, in noi e nel nostro desti-ne su questa terra." (2) (1) Ep. XVII, par. 7. Op. Naz. I l l , p. 508-9. (2) Ep. XII, (Lettera a Gaetano Giudici, Parigi 7 febbraio, 1820,)par. 7-8, Op. Naz. I l l , p. 494. 42 A tale scopo, la lingua da usarsi deve essere comprensibile alia gran massa dei l e t t o r i ; una lingua spontanea, reale - cosi come reali devono essere i f a t t i - non stereotipata, conforme a qualche canone di perfezione codificato dall'abitudine. Una lingua che fornisca all'autore i l miglior mezzo di comuni-eazione possibile. Ma lo scrittore italiano, che voglia esprimersi in italiano, s i trova di fronte una lingua che non ha quasi mai parlato: "Une langue... qui est par16e par un petit nombre d'habitans de l ' l t a l i e ; une langue, dans laquelle on ne discute pas verbalement de grandes questions; une langue, dans laquelle les ouvrages relatifs aux sciences morales sont tres-rares, et a distan-ce; une langue, qui... a it6 corrompue et defi-gured justement par les 6crivains, qui ont traite les matieres les plus importantes dans les derniers temps; de sorte que pour les bonnes idees modernes i l n'y aurait pas un type general dfexpressions, dans ce qu'on a fait jusqu'a. ce jour en Italie." Insomma: "II manque completement a ce pauvre ecrivain ce sentiment, pour ainsi dire, de communion avec son lecteur, cette certitude de manier un ^nstru-Come s i vede, i l problema della lingua assume qui importanza ben piu vitale che nel caso dello Scott, che trattava in fondo di una questione di coloritura. (1) Lettera a Claudio Fauriel, Milano, 3 novembre 1821. Ep. XVI, par. 7-8. Op. Naz. I l l , P. 504 ment 43 Ed ecco perche, una volta soddisfatto 1'intento a r t i -stico ed etico nella stesura del 1827, Manzoni s i volgera all'immenso lavoro di perfezionamento del suo mezzo espressivo, alia revisione della lingua. CAPITOLO SECONDO La Polemica sul Romanzo Storico "Ma debbo dirLe di piu, che l a dif f i c o l t a di giudicare cresce per me in infinite quando s i trat-ta di^componimenti misti di storia e d'invenzione: dacche per t a l i componimenti io ho perduto l a bus-sola affatto." Cosl Manzoni, nel 1833, al Tommaseo che g l i chie-deva un giudizio su un suo lavoro• Ma cosa poteva aver fatto perdere l a bussola all'equilibritassimo autore dei Promessi Sposi? Discussioni, polemiche, condanne e difese del genere erano cominciate f i n dai primi tempi di diffusione dei romanzi dello Scott, e si ba-savano tutte su un'accusa fondamentale: che i l romanzo fosse "una pericolosa meschianza di vero e di falso." Eppure l a storia, coi suoi personaggi famosi, le sue gesta gloriose, l a sua varieta, aveva sempre avuto un posto nella letteratura; sopra tutto nell'epo-pea e nel dramma. Cosa porta i letterati dei primi del secolo XIX ad occuparsi con tanta veemenza e so-lerzia, della presunta incongruenza apportata dal-l'inserire eventi reali nel cprso di una narrazione fantastica? II fatto e che i romanzieri dell'epoca, 45 soprattutto in Itali a dove essi s i identificano in genere con g l i s c r i t t o r i di avanguardia, hanno un intento ben diverse da quello dei poeti epici o dram-mat i c i che l i hanno preceduti. Ci s i puo domandare: E forse una manifestazione della crescente esigenza per studi storici approfonditi, i l corrispondente in campo letterario del ferment© culturale che produs-se le prime grandi scuole storico-filosofiche, che diede incremento alio sviluppo dell'archeologia? (D 0 semplicemente un'adeguarsi degli sc r i t t o r i al nuovo gusto del pubblico che, piu. smaliziato, richiede ora un'aria di veridicita documentata nelle storie presen-tategli? C'e qualcosa di piu. C'e 1'intento educa-tivo e i l principio di moralita dell'arte, che verra. adeguato alia realta o veridicita del contenuto. II problema del vero nell'arte, punto centrale della polemica romantica, prende una fisionomia singo-lare. Non s i tratta ora soltanto di trovare nella (1) Cf. Croce: "Che nell'entrare in questa via 1'Italia s i uniformasse a un moto che correva allora per tutta l'Europa, sarebbe superfluo dire; ne gio-verebbe rinarrare l a genesi di quel moto, che oppo-se al secolo precedente tutt'insieme una nuova so-cieta e una nuova filo s o f i a . . . . Molta divulgazione e seguito ebbero anche in Italia i poemi in prosa e i l i b r i dottrinali dello Chateaubriand, i romanzi storici dello Scott, ecc." B. Croce, Storia della storiogra-f i a italiana nel secolo XIX, III ed. Bari, 1947, vol. I P. 7 46 storia un materiale interessante da plasmare libera-mente in forme artistiche; s i tratta - e l'abbiamo visto nelle dichiarazioni dei migliori letterati dell'epoca - di fornire un'immagine fedele, e percio convincente, e percio artistica, di una realta ogget-tiva preesistente all 1opera d'arte. Deviazione contenutistica di un principio essenzialmente esteti-co. Mentre da un lato puo ritenersi responsabile per i l dilagare del genere storico nella narrativa, dal-l'altro tormentera c r i t i c i e letterati che saranno chiamati a giudicare t a l i componimenti misti di storia e invenzione, fino al paradosso del Discorso manzonia-no. Se per portare i l vero nell'arte, abbandoniamo le fantasie o le stilizzazioni e ci volgiamo alia sto-r i a come maestra di verita, come accontentarci di un'e-sposizione approssimativa di questa verita, di un'in-terpolazione arbitraria degli eventi? Posto cosi i l quesito, cioe ammessa l'esistenza di una moralita (1) E questa l a tesi principale di Folco Portina-r i nella sua rapida, ma acuta rassegna del romanzo italiano: Un aspetto della polemica romantica: i l romanzo. Egli prospetta l a polemica sul genere come una delle manifestazioni di un problema centrale:"Di-ciamolo in modo un poco perentorio: l a polemica ro-mantica come pure ogni altra polemica, per intrinseca necessita, s i puo ridurre in Italia soprattutto ad una discussione sulla natura della realta.... Y'e una c r i -s i di valori che attendono una sistemazione: alia do-manda, dove e cosa sia l a realta, s i vuole applicare una nuova risposta; tale risposta s i ripercuote in sede pratica, in ciascun membro del corpo letterario, sui vari generi insomnia." Letteratura. 1956, p. 20. 47 insita nel fatto storico, che non aspetta che di es-sere scoperta, l a risposta non puo essere che quella: Lasciar l a storia agli s t o r i c i . Al principle del secolo, i nostri letterati s i volsero al i a storia nell'intento di eontribuire non solo alia diffusions di una nuova eoscienza nazionale, ma anche al progresso della storiografia. Nel 1805, Cuoeo pretendeva di aver trascritto i l suo Platone in Ital i a da un manoscritto originale greco, piu o t t i -niista di quel suo avo che 1'aveva tradotto ma non 1•aveva pubblicato perche privo di fiducia nei com-patriot! : "Che vale -egli mi diceva- rammentar oggi agli i t a l i a n i che essi furono una volta virtuosi, potenti, f e l i c i ? Oggi non lo sono piu. Che vale rammentar loro che furono un giorno gl'inventori di quasi tutte le cognizioni che adornano lo spirito umano? Oggi e gloria chiamarsi disce-poli degli stranieri." Tl) Solo quindici anni dopo Manzoni si accingeva a studiare un tratto di storia patria poco o male co-nosciuto con lo scopo di darne una rappresentazione piu. adeguata e piu veritiera: (1) V. Cuoco, Platone in Italia, Bari, Laterza, 1928, p. 3. 48 "Vous vous plaignez de 1'incertitude de votre histoire, et de l'arbitraire de vos historiens modernesl Mais ce n'est rien en comparaison de quelques parties de notre histoire," scriveva a Fauriel nel 1821. "Quant aux historiens modernes, je vous avoue que j'ai^de^la peine a comprendre comment i l s ont passe a cote des problemes les plus importants, sans les apercevoir ou croire de les avoir re solus par des formules vagues, laches, vulgaires, qui ne sont susceDtibles d'aucune application unpeu 6tendue a 1 'ensemble del faits qu'elles pr6tendent caracteriser, par des formules ou i l n'y a que l a elart6 necessaire pour y d^couvrir une grande erreur." Questo atteggiamento da storico piu che da poeta o romanziere, aveva prodotto opere come i l Discorso sopra alcuni Punti della Storia Longobardica e doveva culminare nella Storia della Colonna Infame. Que-st 'ultima, preannunciata e attesa dal pubblico come corollario alia grande opera di poesia, deluse ogni aspettativa con l a sua minuziosa, a volte arida, in-dagine giuridico-storica. II pubblico non poteva eerto capire, che nello spirit© del Manzoni i l process© evo-lutivo s i era completato: l a realta vista prima come i l contenuto piu adatto per un'opera d'arte, aveva finit o con 1'identificarsi con 1'arte stessa, arte in quanto moralita. "C'est du Public, que l'on attend une assurance, non pas entiere, raais plus ferme; et cette epreuve ffl'a ete completement defavorable," scriveva, nel febbraio del 1843, al conte De Qircourt che, uno fra pochi, (1) Lettera a Claudio Fauriel, Milano, 3 novembre 1821. Ep. XVI, par. 118. Op. Naz. I l l , p. 506 49 a v e v a e s p r e s s o s u l l a S t o r i a d e l l a C o l o n n a I n f a m e u n g i u d i z i o f a v o r e v o l e : " J ' a v a i s , e n e f f e t , e n t r a v a i l l a n t a u p e t i t o u v r a g e que v o u s a v e z j u g ^ a v e c t a n t d ' i n d u l g e n -c e , l e s i n t e n t i o n s que v o u s e x p r i m e z s i b i e n . E v e n e n e m e n t i s o l e " , e t s a n s r e l a t i o n a v e c l e s g r a n d s f a i t de 1 ' h i s t o i r e ; a c t e u r s o b s c u r s , l e s p u i s s a n t s a u t a n t que l e s f a i b l e s j e r r e u r s u r l a q u e l l e i l n ' y a p l u s p e r s o n n e a d ^ t r o m p e r , p a r m i c e u x q u i l i s e n t ; i s t i t u t i o n s c e n t r e l e s -q u e l l e s on n ' a p l u s a s e d£fendre; i l m ' a v a i t sembl£, que s o u s t o u t c e l a i l y a v a i t p o u r t a n t e n c o r e u n p o i n t , q u i t o u c h a i t a u x d a n g e r s t o u -j o u r s v i v a n t de l'humanit6, a s e s i n t e r e t s l e s p l u s n o b l e s , comme a u x p l u s m a t ^ r i e l s , a s a l u t t e p e r p e t u e l l e s u r l a t e r r e . " (1) C o s l i n q u e l t a n t o d i u n i v e r s a l e c h e p u o t r o v a r -s i i n q u a l s i a s i e v e n t o s t o r i c o , p e r c h e m a n i f e s t a z i o -ne d e l l a p e r p e t u a a t t i v i t a d e l l ' u o m o s u l l a t e r r a , M a n z o n i s c o r g e v a 1 ' e s s e n z a d i q u e l l a m o r a l i t a s u p e r i o r e p e r l u i i n s c i n d i b i l e d a l l a p o e s i a . S e m b r a d i f f i -c i l e d o v e r a m m e t t e r e c h e u n a m e n t e a l t a m e n t e a n a l i t i -c a come q u e l l a d i M a n z o n i , a b b i a p o t u t o c o s t r u i r e l a s u a p o e t i e a s u l l ' a s s u n s i o n e d e l l ' e s i s t e n z a d i u n c o n -t e n u t o d i p e r s e a r t i s t i c o , d e s t i n a t o a d e t t a r e l a s u a f o r m a u n i c a . D i f f i c i l e e f o r t u n a t a m e n t e n o n n e -c e s s a r i o , p e r c h i r i m a n e a c o n t a t t o c o n 1'opera d ' a r t c h e M a n z o n i s e p p e p r o d u r r e q u a n d o l ' i m p e t o c r e a t i v e a v e v a i l s o p r a v v e n t o s u l l a t e n d e n z a a l i a s p e c u l a z i o n e quando l e sue t e o r i e e s t e t i c h e n o n a v e v a n o a n c o r a r a g g i u n t o l a l o r o f o r m u l a z i o n e d e f i n i t i v a - insomma p e r c h i l e g g e i P r o m e s s i S p o s i . (1) E p . X L I X , p a r . 2. O p . N a z . I l l , p„ 564 50 Comprensibili sono invec© le reazioni del pub-blico alia Storia della Colonna Infamet "Quand ma petite histoire a paru,... le silence s'est f a i t ; et l a curiosite, qui etait assez eveillee dans 1'attente a cessS tout d'un coup, non comme satisfaite, mais comme deque." (1) II piccolo fatto di cronaca, pur nella sua pieta , nel suo orrore, nella sua profonda lezione morale, non era assurto a quella forma universale ed eterna che 1'autore credeva vedervi, non s i era elevato a simboleggiare l a "lotta perpetua dell'umanita sulla terra"; in altre parole non era diventato poesia. Solo quando interviene l a fantasia creatrice dell'ar-tis t a , i l materiale offerto dalla storia, o comun-que dalla contemplazione dell'uomo e della sua fun-zione nel mondo, raggiunge quell'unita e coerenza superiore che costituisce i l vero artistico. Ma nel 1843, nel comporre l a Storia della Colonna Infame, e piu tardi nel terminare i l discorso sul Romanzo Storico, Manzoni ha definitivamente concluso che l a coerenza artistica proviene dalla coerenza qualita-tive del contenuto, negando implicitamente i l pur intuitivo principio della indipendenza dell'arte. (I) Ibid. par. 4, p. 564 51 II La nuova estetica romantica si era basata sul-1'affermazione della indipendenza dell'arte da qual-siasi regola o tradizione accademica. Ma aveva f i -nito coll'introdurre nuove regole, nuovi l i m i l i , pre-tendendo che 1'opera d'arte esplicasse una funzione etico-pedagogica. Opponeva alia rigida estetica clas-sicista che pretendeva di codificare l a forma, una altrettanto rigida poetica contenutistica. II dramma storico manzoniano, s i era impost© subito all'attenzione dei c r i t i c i . Depositario di una tradizione letteraria piu che legale, esso s i presentava ora con una formulazione moderna: un af-francarsi dalle vecchie regole, uno stil e vigoroso, una preoccupazione storico-educativa. Goethe aveva lodato i l Garmagnola senza riserve, riconoscendovi i canoni della nuova scuola, ma aveva previsto le polemiche che avrebbe suscitato: "Le sisteme dans lequel a 6t6 con<ju et compost eet ouvrage ayant des adversaires en Italie, et pouvant aussi n'etre pas selon le gout de tout le monde en Allemagne meme, c'est une obliga-tion pour nous de motiver l'eloge sans restric-tion qu'il nous semble meriter." (D (1) W. Goethe, Ueber Kunst und Alteram, vol. II, fasc. 3, pp. 35-65« Citato da Enzo Botasso in Saggj C r i t i c i di Ugo Foscolo. U.T.E.^. 1950, p. 548 52 Principale fra g l i avversari, violento ed amareg-giato, c i fu i l Foscolo, che attacco non solo Manzo-ni storico e poeta - o, come dice l u i , antiquario e poeta - ma anche e soprattutto i l Goethe critico: "I caratteri di poeta storico, di antiquario e di critico letterario sono essenzialmente s i differenti fra loro, che un individuo dotato di facolta s i straordinarie da poterli riunire ed esercitare mirabilmente tu t t i alia loro volta, l i guasterebbe t u t t i . se mai g l i esercitasse t u t t i ad un tempo." (D Ma Foscolo non per questo desiste dal fare del-la critica, l u i poeta; e c i sorprende con l a moder-nita di alcune sue idee. Per Foscolo, i n f a t t i , non esistono perieoli i n s i t i nel genere storico: l'arte pu© essere raggiunta purche storia e invenzione sia-no fuse: "II secreto in qualunque lavoro dell'immaginazio-ne sta tutto nell'incorporare e identificare la realta e l a finzione, in guisa che l'una non predomini sovra 1'altra, e che non possano mai dividers!, ne analizzarsi, ne facilmente distin-guersi l'una dall'altra." (2) Manzoni invece ha fatto precedere le sue trage-die da lungue dissertazioni storiche, discussion!, citazioni a confermare le sue accurate ricerche e a giustificare le sue deduzioni e conclusion!. Con quale risultato? Di distruggere quell'impressione (1) U. Foscolo, "Della nuova scuola drammatica in Italia", Saggi C r i t i c i , a cura di E. Bottasso -U.T.E.T., 1950 p. 540. (2) Ibid. p. 542. 53 d'unita che 1'opera avrebbe potuto fornire: "Ma quando i l poeta in fronte alia sua tragedia premette una fredda dissertazione per mostrarsi fedele alia storia, non ci raffredda innanzi tut-to? Non comincia egli a dividere l a realta di fatto dalla invenzione della immaginazione? non le costringe egli a cozzar fra di loro? (D Non esattezza, ma esaltazione si vuole nell'arte: n0r se v'e isttuzione storica e positiva da aspet-tarsi da* lavori d'immaginazione, deriva per l'ap-punto dalla esaltazione storica che g l i se r i t t o r i , segnatamente di tragedie e di romanzi storiei, as-segnano a' loro personaggi, perche eccitando l a nostra ammirazione e commuovendoci fortemente per i loro personaggi, ci guidano talvolta a ricorrere a l i a storia al f i n di conoscer meglio g l i avveni-menti, l'epoca e gl'individui che c i hanno interes-sato." (2) Da quest'ultima affermazione, sembrerebbe che anche Foscolo volesse ridurre l ' a t t i v i t a artistica al ruolo secondario di preparazione o introduzione alia storia. Ma non e eosi; in Foscolo c'e una fede implicita nel-1'indipendenza dell'artista: "Vero e che qui l a storia s i tace," dice a proposi-to di un punto oscuro nella vita del Carmagnola, "ma appunto questo silenzio lascia libero i l campo al poeta; perche l a finzjone ideale non teme ne do-cumenti, ne testimoni, ne tradizioni ehe l a smenti-scano, e puo sicuramente riunirsi alia verita. rea-Fede nel l * i r r e s i s t i b i l e potere magico dell'arte, che vien prodotto da una coerenza superiore fra i vari elementi: le, e produrre (1) Ibid. p. 543. (2) Ibid. (3) Ibid. p. 573. 54 "Per ora ripeteremo in via d'assioma, che, a nostro parere, non ha bisogno di ulteriori prove,... che l'illusione, senza l a quale non esisterebbe arte veruna d'immaginazione e molto meno poesia dramma-tica, non acquxsta, potere magico i r r e s i s t i b i l e , se non allorche l a verita e l a finzione ritrovan-dosi a faccia a faccia e in contatto, non solo perdono la loro naturale tendenza a cozzare fra loro, ma s'ajutano scambievolmente a riunirsi e confondersi e parere una cosa sola." (1) Linguaggio critico che sembra rispecchiare un'in-tuizione estetica svincolata dalle correnti premesse contenutistiche. Verita e finzione, nel perdere la l o -ro identita, finiscono col fondersi in una nuova realta, indipendente e autosufficiente, l a realta artistica. Ha Foscolo l a chiama "illusione", non realta, relegando l'esperienza artistica in un campo di irrazionalita, di "magia". Cosi 1'unica soluzione al problema storico, cioe 1'ammissione che in un'opera d'arte esiste un'uni-ta superiore a t u t t i g l i elementi che la compongono, veniva espressa in termini che non potevano soddisfare i l rigore logico di menti piu speculative. I l l Intanto, i l romanzo storico, colla sua ambiguita di intenti, s i prestava alle polemiche piu accanite fra le due scuole. Agli i n i z i , interessante per l a semplice (1) Ibid. p. 560 55 i n t u i t i v i t a degli argomenti sta l a difesa d e l l ' U z i e l l i : rtA molti e^sembrato che i l rispetto sacro, dovuto ali a verita, potendo essere offeso dalla combina-zione di f a t t i storici con avventure romanzesche, questo ritrovato dei modern! debba piuttosto chia-marsi perdita che guadagno pei buoni studi," Ma "in simile concetto, romanzo storico ^i^considere-Fermiamoci un momento ad esaminare questi termini. II fine della storia romanzesca e quelle di dare un'e-sposizione volutamente alterata, a f i n i non-artistici, di un fatto storico, "alia maniera del ciarlatano che t i vende come balsamo le sue perniciose droghe." II romanziere storico e invece come " i l chimico diligente, che non dissimula di diverse sostanze esser composto i l suo amalgama, onde tu sappia a che segno possa giovarti." Non essendo fondato su un intenzionale proposito di dis-simulazione, i l romanzo storico non sara nocivo neppure indirettamente, che " g l i uomini non saranno mai ingan-nati laddove non si vorra. ingannarli,". Che cos'e questa se non un'affermazione implicita che lo scopo del romanzo trascende quello purament in-formativo della cronaca? Uz i e l l i pero continua l a sua difesa eon argomenti piu familiari al linguaggio critico del tempo. La verita storica non rimarra debilitata ne (1) S. U z i e l l i , Op. c i t , Articolo II, Antologia XIII, 1824, P. 120 (2) Ibid. p. 120, rebbe sinonimo 56 presso g l i eruditi ne presso g l i ignoranti. I primi sapranno gia come stanno le coee e non s i lasceranno ingannare, i secondi "coloro che non posero mai occhio sopra documenti s t o r i c i w , non potranno fare confronti. Anzi, in questo caso s i puo dire con lo Scott, che i l romanzo storico sara molto utile, perche forse risveglie-ra nel lettore un certo interesse per i f a t t i e l'epoca descritta. Ma c fe di piu. C e che l a storia, nella sua impersonalita e nel suo generalizzare, lascia a l -1'oscuro tutte le cause piu intime degli eventi: "In tale aspetto, le gravi lezioni di questa mae-stra della vita sono di necessita deficienti, ed ella apparisce come un testimonio che non dice certo menzogne^ ma non vuole e non puo manifestare tutta la verita." E continua: "Se dunque la verita. per esserci in parte occulta, non porta seco tutta l ' i -struzione morale, di cui siamo avidi, non sara male chiedere aiuto alia verosimiglianza, confermato p r i -ma negli storici i l dovere di narrare soltanto ci6 che posa sopra dati certi ed autentici documenti, e di non sostituirvi giammai apparenza comunque spe-ciosa e supposizione comunque plausibile." (i) (1) Ibid. p. 124. Verita e verosimiglianza corri-spondono al vero e verosimile del Discorso sul Romanzo Storico di Manzoni. Anche l i verosimile e qualcosa che si avvicina al vero, ma vero non e. E anche l i vero-simile e applicato alle creazioni della fantasia in op~ posizione ai dati storici d e f i n i t i come r e a l i . 57 E se questo e i l compito dello storico, quello del romanziere invece e di "illustrare l a storia senza in-vadere eio che e di sua esclusiva pertinenza e senza mettersi in opposizione con le verita generali che e l -la insegna." Ecco che ancora una volta 1'Uzielli s'av-vicina a l punto centrale del problema: una differenza essenziale fra l a trattazione storica e l a creazione ar-ti s t i c a . Ma tale differenza egli attribuisce, come di regola, non al i a diversa natura delle due aftivita in-tel l e t t u a l i , ma a diversi intenti di una stessa a t t i v i -ta: "L'historia vale %a farci conoscere g l i uomini in massa, la societa tutta nel suo aspetto generale ed esterno." II romanzo soddisfa i l nostro deside-rio di vedere "1'interno delle famiglie,... d'ap-prendere i costumi, le consuetudini, le opinioni, l i pregiudizi, 1'influenza di tutte queste cose sugli avvenimenti p o l i t i c i , e reciprocamente degli avvenimenti p o l i t i c i su di esse." Per cui puo concludere: "Laonde, cos! concepito, non e paradosso chiamare i l romanzo vero supplement© alia storia." H / In questa difesa dell'Uzielli sono gia indicati i termini in cui s i svolgeranno la maggior parte delle discussioni a venire. Discussioni in cui detrattori e apologisti partiranno dalla premessa che i l romanzo sto-rico e un piu o meno valido facsimile della storia. (1) Ibid. p. 125 58 IV Una formulazione piu. cosciente del problema s i trova, nientemeno, in Paride Zaiotti, critico u f f i c i a -le della filo-austriaca e reazionaria Biblioteca Ital i a -na, ma auspieatore di un moderato romanticismo a l l ' i t a -liana innestantesi sul ceppo della tradizione classica. Egli difende i l romanzo in generale dall'accusa di f a l s i t a e quindi di immoralita che g l i viene comu-nemente fatta. Come potra essere falsa un1opera che non ha mai preteso di essere veritiera? "Noi tacciamo che i l vero ha in se qualche cosa di magnifico e grande, per cui fu detto che l ' i -storia diletta sempre, comunque sia scritta, ma ne pare ehe sia da farsi una distinzione essen-ziale tra l a f a l s i t a e l a finzione, e considerare che due specie di vero possono diversamente combi-narsi nei lavori dell'arte: i l vero storico, o de' f a t t i , e l'altro vero, che noi chiameremo mo-rale, o degli a f f e t t i . " (1) Malgrado i l dualismo suggerito da questa distin-zione, Zaiotti continua coll'affermare che i l solo vero cui i romanzi debbano adeguarsi e quelle morale: "Se l a storia, deviando dal suo sacro istituto,^ si fa narratrice di favole, noi diciam ch fella e falsa, ma non daremo mai questo titolo ad un ro-manzo, se anche ne accumulasse una serie di avve-nimenti stranamente impossibili: esso non ci puo ingannare, perche gia nel presentarsi ne avverte che tutto e finzione." (2) (1) P. Zaiotti, Op. c i t . p. 31 (2) Ibid. p. 31 59 Ed ecco che passa a specificare quando un romanzo sarebbe falso: "Ma s i diremo falso un romanzo, se nella pittura delle passioni non fa ritratto del cuore umano: diremo ch'egli s i allontana dal vero, se non da ad ogni affetto i l suo proprio linguaggio, la Con l a variazione di alcuni termini, questo potreb-be essere un principio estetico ancora attuale; ma quan-do passa a definire i l vero morale che s i richiede nei romanzi, Zaiotti c i s i rivela non come un precursore della critica moderna, ma come un intrasigente reazio-nario. Infatti per l u i i l vero morale non e altro che un'ossequiente accettazione del codice morale. E se l'artista non sa controllare l a propria attivita crea-tiva, sta alia censura accertarsi che non vengano diffu-s i romanzi dannosi alia gioventu: "II vero morale non deve essere perduto di mira un istante, e per questo solo che se ne scorga in un romanzo i l difetto, pare a noi che l a pubblicazio-ne ne debba essere vietata." (2) Cio che s i chiede ai romanzi non e dunque che acu-tezza dell'indagine psicologica e rappresentazione di passioni ed eventi esemplari. Ma c'e un genere di ro-manzo, una "pericolosa meschianza di vero e di falso" propria sua azione. (1) Ibid. p. 32 (2) Ibid. p. 33 60 in cui l'autore, coll'introdurre personaggi e f a t t i sto-r i c i , pretende di invadere i l campo della storia riser-bandosi d'altra parte i l diritto di inventare a suo piacimento a l t r i f a t t i e a l t r i personaggi. Genere i b r i -do che "invece di rendere la finzione piu utile e l a storia piu dilettevole, fa s i che sia diminuito i l d i -letto della finzione e sia tolta l ' u t i l i t a della storia." E l a condanna del romanzo storico, ma ristretta a quei lavori in cui "personaggi gia celebri nella storia sono argomento della narrazione, e in cui privati avvenimen-t i vanno mischiati a pubblici casi." Che Zaiotti accet-ta invece e loda, i romanzi cosiddetti descrittivi, "in cui l a parte narrativa e per intero creata dalla fanta-sia, l a descrittiva e senz'altro tolta dalla natura e dai f a t t i . " Questo genere puo essere di prezioso aiuto o, per dirla con 1 * U z i e l l i , un vero supplemento, all'an-tiquariato, alia storia naturale, e alia geografia. (D Zaiotti continua ad oscillare, nel proseguire l a sua discussione, fra b r i l l a n t i intuizioni e vecchie for-mule accademiehe. Per esempio, nell1esaminare le cause del gran suc-cesso di Scott, dichiara: (1) Ibid. pp. 54-5 61 "Non oerche meschia i l vero colla finzione, non perche f a l s i f i e s splendidamente l ' i s t o r i a , ma ad onta di questi d i f e t t i e yenuto Gualtiero Scott nell'alta sua fama, perche soverchianti bellezze sono di compenso agli errori. (D Per un attimo, sembra sostituire un eanone pura-mente estetico a quello solito del moralismo. Ma che cosa sono in realta queste "soverchianti bellezze" che s i trovano nelle Scott: "Somma fedelta nella rappfesentazione de' costumi, perfetta evidenza nella pittura dei luoghi: i l re-sto viene al grande romanziere dall'ingegno f e l i -cissimo e dalla forza drammatica con cui g l i av-venimenti sone piuttosto messi in iscena che rac-contati." (2) Che cosa intenda Zaiotti per forza drammatica, sara ben chiaro quando passa a criticare i Promessi Sposi, e deplora che Manzoni non abbia voluto commuo-verci abbastanzaj Poi prova a suggerire all'autore a l -cune piccole modifiche che owiando a questa freddezza e compostezza eccessiva, migliorerebbero senz'altro 1*opera. Per esempio, una Lucia meno rozza e piu lan-guida, un Renzo piu appassionato, un mutuo amore ben piu vivace. (1) Ibid. p. 56 (2) Ibid. p. 57 62 "Di Renzo e d i Lucia ne duole,che siano oppressi da q u e l l a i n g i u s t a persecuzione ma^tranne i l mo-mento i n c u i l a t r a d i t a f a n c i u l l a e t r a s c i n a t a d a g l i s g herri a l c a s t e l l o dell'Innominato,chi puo veramente aopassionarsi p e i due giovani' sposi? Eg l i n o sono c o s i f r e d d i n e l l e proprie d i s g r a z i e , che malamente potrebbero v o l e r e , che a l t r i s'af-fannasse per l o r o . " (I) Pensate a Renzo durante l a sua fuga da Milano: "Lucia non ott i e n e da l u i i n t u t t a l a fuga un so-l o pensiero, e s i almeno nel viaggio notturno c o s i mirabilmente d e s c r i t t o quel caro nome se g l i dovea presentare come un raggio d i luce....Persino n e l -l a mattina seguente quando 1 'Adda e g i a v a l i c a t a ed e i s i volge a contemplare l a p e r i c o l o s a t e r r a che aveva lasciato,1'Idea d e l l a sposa non g l i viene che t a r d i . " ( I j I b i d p. 104. Non diamo che un p i c c o l o saggio d i questa c r i t i c a - c o s t r u t t i v a . I suggerimenti sono v a r i e f a n t a s i o s i e s i r i f e r i s c o n o un po' a t u t t o , a i personaggi, a l i a trama, a l i a forma usata."Perche Manzoni c o s i grande poeta non ha intromesso a l i a sua prosa alcun verso?... Chi non vorrebbe a s c o l t a r e . i l divoto cantico e l e l a u d i d e i v i l l e g g i a n i , quando e s u l -t a n t i nel Signore s ' a f f o l l a n o con santa a l l e g r e z z a i n -contro a l Cardinal Federigo?...Ne manchera i n specie f r a coloro che p i u strettamente appartengono a l i a scola romantica, c h i s i dolga d i non s e n t i r e espressa l a canzonaccia dei monatti che viene appena accennata."p. 154« E pensate quel che avrebbe potuto fare un Manzoni con una situazione come questar"Pingiamo che I'Innominate n e l l a sera, che ando innanzi a l i a notte per l u i s i t e r -r i b i l e e santa, avesse f r a quel tumulto d i p e n s i e r i l a s c i a t o sfuggire quasi senza avvedersene l'ordine d i condurre l a f a n c i u l l a a Rodrigo. E g l i sorge a l l ' a p r i r -s i d e l l 'alba... .L ' i r a e l a p i e t a combattono disperata-mente i n petto a l signor d e l c a s t e l l o , che g i a corre a l i a m i s e r i c o r d i a con quell'impeto che l o cacciava a i corucc i ed a l sanguer armi sgherri e un furore d i mi-nacce e giuramenti. Intanto Don Rodrigo ha g i a posto 1 ' a r t i g l i o s u l l a sua preda , e incredulo a l i a r e l i g i o n e e a l i a v i r t u s t a per compiere.^il suo vituperoso d i s e -gno,...e n e l l ' u l t i m a estremita, quando ogni umana spe-ranza oramai sembra s t o l t e z z a , entra I'Innominato quasi d'assalto i n q u e l l a caverna, e l a buona Lucia dal presentissimo r i s c h i o viene ricondotta a l castello."p.113. 63 "Ahj ne son proprio fuoriJ - fu i l suo primo pensiero. - Sta l i maledetto paese. - fu i l se-condo, l'addio al i a patria. Ma i l terzo corse a chi egli lasciava in quel paese. Sono queste le parole proprie del romanzo, ma dopo averle lette che cosa puo importare d'un siffatto vol-garissimo amante, che perdendo l'amica e l a pa-t r i a dona l a prima cura, i l primo compiacimento alia salvezza della vile sua vita?... Mon pote-va Renzo stendere le braccia a l i a terra della sua sposa e grxdare a Lucia: io vivo ancora e E vero che Zaiotti riconosce in Manzoni un "in-tendimento" storico: "I casi di Renzo e Lucia possono sembrare prin-cipal! soltanto a chi vuol applicare al roman-zo l a solita norma: ma ben lo considera, tosto s'accorge che i l primo scopo sta nel descrivere l'andamento della civile societa nel ducato di Milano sul cominciare del secolo decimosettimo.... E appena che i l romanzo s i osserva sotto que-sta guardatura di lume, la materia che pareva strettissima s i dilata e i l tenue soggetto acqui-sta magnificenza e grandezza." (2) Ma allora, s i tratta forse di un romanzo storico? "Sara forse da condannare come uno di quei componimen-t i che i l sano gusto ha rifiutato?" La risposta non e certo compromettente: "Noi crediamo che un siffatto rimprovero non convenga interamente al Manzoni, ma ne sembra altresi che avrebbe troppo d i f f i c i l e impresa chi ne lo volesse liberare del tutto." v3) (1) Ibid. p. 115. (2) Ibid. p. 95. (3) Ibid. p. 96. 64 A questo punto l a critica s i fa confusa e con-traddittoria, almeno per chi non ricordi che Zaiot-t i continua ad assegnare al romanzo, anche se ben riuscito, un ruolo inferiore. Infatti, da una parte s i rammarica che Manzoni non abbia decisamente ab-bracciato i l genere descrittivo: "Perche dopo aver eletto per tema un fatto in ogni sua parte immaginario, non seppe resistere a l i a tentazione d'introdurre personaggi ed avve-nimenti storici? Con un passo in piu o per me-glio dire con un passo di meno egli entrava nel-l a carriera tanto piu nobile del romanzo descrit-tivo, nella quale pose assai di frequente i l pie-de, ma senza volervi di perseveranza restare." (1) Altrove loda 1'accuratezza della ricerca storica: "Si vorrebbe quasi dire, che quando i l romanzo s faccosta ai pubblici avvenimenti, diviene un'i-storia: tanto e l'amore con cui e cercata l a ve-r i t a * " (2) E conclude: "II Manzoni avendo inanzi di se un'epoca cosi importante l a descrisse a fondo e con tanta verita ce l a offerse alio sguardo, che l a lettu-ra delle antiche cronache non ne avrebbe istrut-t i a meta." (3) Manzoni avrebbe dunque scritto un raiglior romanzo se non avesse voluto fare anche della storia, ma e pro-prio facendo della storia che nobilita la sua a t t i v i -ta creativa. Come non riconoscere che questa posizione, (1) Ibid. p. 100. (2) Ibid. p. 97. (3) Ibid. p. 102. 65 ovviamente contraddittoria in campo critico, fu a l -ia base anche della poetica manzoniana? Una cosa che Zaiotti intuiva e riconosceva nel contemporaneo, quando parlando del pericolo di introdurre personag-gi s t o r i c i , osservava acutamente: "Noi non crediamo storici nel senso proprio del-la parola i personaggi della Monaca e dell'In-nominato, ma i l Manzoni citando i l Ripamonti e i l Rivola ce l i presenta come t a l i , e forse s i dorrebbe se ne venisse giudicato altrimenti," (1 Distinguendo fra verita storica e verita morale, Zaiotti presuppone una distinzione di intenti e me-todi fra storia e narrativa, ma l a sua formulazione di t a l i intenti risente del vizio di origins. "Ci valgano i romanzi a tenerci I'animo gentile e a staccarne qualche volta dalla noja dolorosa della vita reale, ma non ci sfugga mai dagli oc-ehi che siamo nati alia ricerca e al conoscimen-to del vero." Ne c i puo sorprendere l a conclusions: "Bella e l a corona che i l romanziere puo aspet-tarsi in Italia, ma quella dello storico sara sempre piu gloriosa, e diremo anche piu eterna. Felice intanto Alessandro Manzoni, che ha ormai raccolto l a prima, e che solo che i l voglia Esortazione che sembra trovar risposta n e l l ' u l t i -ma fase dell 'attivita. manzoniana. puo raccor l a seconda. (1) Ibid. p. 98 (2) Ibid. p. 77 66 Nel 1828 compare sull'Indicatore Genovese una bre-ve replica all'opuscolo di Zaiotti. E del giovane Mazzini, araldo di una nuova letteratura per un'Italia rinnovataj Eppure la sua difesa del romanzo storico non b r i l l a per originalita: "La storia (che i l piu delle volte non e che i l registro delle azioni di pochi individui}••• pre-sent a sempre un quadro incompiuto dell'epoca, che toglie a descrivere..•« Essa fa campo d'osserva-zione le capital!, ma le province e le campagne non hanno in essa un interprete; noi troviamo que-sto interprete nel romanzo storico, i l quale af-ferra tutti quei particolari, tutte quelle minu-zie, che pure non sono i n u t i l i alio studio del-I'umana razza, ci trascina a vivere in un dato secolo e ce ne pinge sovranamente i costumi." (D Piu personale e 1'osservazione che segue: "Noi sappiamo, che nei molteplici casi della vita, la sorte dei piu. umili tra i viventi e sovente annodata alle vicende d'individui collocati ad una somma distanza nella scala sociale, e desti-nati a non perire presso i posteri, che quindi i l Romanzo Storico trae l a sua ispirazione dalla Na-tura, unica sorgente del vero e del bello." (2) In nome di una ispirazione diretta dalla Natura, si afferma i l diritto dell'autore a proiettare i f a t t i (1) Ibid. p. 77 (2) Ibid. p. 37 67 privati dei suoi personaggi sul grande sfondo della storia. (1) "Noi esortiamo g l i Italian! a consacrarsi con ardore a questo genere, e a trarne i materiali da 1 tempi di mezzo, perche quei secoli, che l a rea indifferenza degli scrittori danno s i gran tempo alle tenebre, sono fecondi, sovra t u t t i di gravi insegnamenti, di memorie sublimi e di esempi." \2) Apostrofe di stampo foscoliano, in cui comincia gia a prender rilievo i l motivo politico, che in Mazzi-ni sara sempre piu sentito Nel 1830, Mazzini, in due lunghi saggi sul dram-ma storico, fa una analisi piu precisa e meditata del ruolo della storia nella letteratura, Si tratta del-la esposizione di un vero e proprio canone estetico sviluppato acutamente dalle solite premesse contenuti-stiche. Egli s i accorge che imporre all'artista una rigorosa fedelta storica in nome di principi morali o p o l i t i c i , significa limitarne I'attivita creativa: (1) Anche Mazzini pero s i era schierato contro 1'u-so di personaggi storici nella narrazione. Nella recen-sions della Battaglia di Benevento, che egli del resto loda sotto molti aspetti, dice: "Ognun vede, come la parte storica predomini soverchiamente alia ideale. Quindi emer-ge un difetto, che presta molte armi a chi danna i l genere del romanzo storico, come bastardo, e travisatore della vera storia. II metodo dello Scott distrugge I'accusa: ma i l metodo, che sceglie a primarj g l i storici personag-gi, invece d'introdurli opportunamente nel fondo del qua-dro, sotto una luce secondaria l a lascia sussistere...• E questo e i l metodo abbracciato dall'autore; quindi non s i ottiene un romanzo, a cui l a storia, accresca impor-tanza e autorita; bensi una storia a cui s i intreccia d'in-torno tratto tratto un fregio di casi ideali." Per ora dunque, la storia sarebbe qualcosa di estrinseco che ag-giunge interesse e autorita al romanzo. Mazzini, Op. Naz. Vol. I. p.78. (2) Ibid. p. 33. 68 "Se ad essere veramente romantico, i l dramma do-vesse trascinarsi paurosamente sulle vie della storia - se i l poeta sjastrignesse a rinnegare in tutto e per tutto se e i l proprio genio, per timore di falsare i l vero, i l dramma moderno non sarebbe che una guerra perpetua e mortale tra la verita storica o i f a t t i , e 1'ispirazione del poeta." E continua: "Ora, soltanto dall'accor-do, dall'equilibrio perfetto di queste due sor-genti di^poesia, noi possiamo sperare grandi E se qui potrebbe sembrare che abbia voluto equi-parare storia e ispirazione del poeta, egli s i affret-ta a specificare. "II dramma, giovi i l non obliarlo, e prima di ogni altra cosa poesia: e la poesia non ripudia i l vincolo prepotente de' f a t t i , ma ne vive di real-ta sola e pura: guarda dall'alto sulle umane cose, e ne fa suo campo, ma s i nutre anzitutto di libera ispirazione, e d'un ardore suo, ingenito, origi-nale ed eterno." (2) Affermazione assai simile a quella del Foscolo della liberta di ispirazione e della singolarita del-la natura dell'arte. Ma a questo punto non bisogna dimenticare che, pur nella sua apparente indipendenza, l'arte ha per Mazzini una ben chiara funzione morale da esplicare, e che l a storia rimane l a sua piu viva fonte d'ispirazione. Alia storia i l poeta dara nuova (1) G. Mazzini, "Del Dramma Storico", Antologia. luglio 1830, e ottobre 1031. Op. Naz. Vol. I, p. 269. (2) Ibid. p. 270. vita: 69 "A far rivivere efficaeemente i personaggi stori-c i e d'uopo r i c r e a r l i : e d'uopo che i l poeta, co-me l'angelo del risorgimento, spi r i in essi, eyo? candoli dalla loro polve, una seconda anima." Del resto, la storia stessa non e forse un'inter-pretaasione degli eventi? Cosa avverra "de* sostenitori della scuola rigo-rosamente storica, quando s'avvedranno un di o 1'al-tro che ne l a storia rende intera ed esatta l a imagin de1 f a t t i ? " (2) Essi dovranno riconoscere che "ogni storia riesce sterile o pericolosa se non e interpre-tata o ricomposta dalla f i l o s o f i a . " (3) Ecco finalmente i l nuovo canone da sostituirsi a quello di esattezza storica: 1'interpretazione f i l o -sofica della storia. La scoperta di principi eterni, rinnovantesi negli eventi e negli individui: "E tempo ormai di fondare 1'algebra universale: stabilire una serie di formole generali de' pro-cedimenti de l l ' intelletto: trovar modo di veri-ficarle nella storia. -" (4) Di questi principi universali l'arte deve farsi partecipe se vuole adeguarsi al nuovo spirito: (1) Ibid. p.^271 (2) Ibid. p. 271. (3) Mazzini e fra i pochi che riconoscano questo problema. Ibid. p. 273. (4) Ibid. p. 274. 70 "La poesia non puo rigenerarsi oggimai, se non innalzandosi all'altezza della f i l o s o f i a , vita, centro, segreto del moderno incivilimento." (1) B su questo che si basa dunque i l rinnovamento auspicato dai romantici: "Quando noi scrivemmo verita sulle nostre bandie-re, pensaramo all' a l t a verita de' principii, so-la dominatrice degli uomini e degli eventi: - che questa, rivelandosi lentamente e perpetuamente attraverso i l velo della realita, conveniva stac-carsi dall'ideale arbitrario, e prefiggere i fat-t i al dramma e al romanzo, non come limite appo-sto rigorosamente agli ingegni, ma come simbolo da cui traessero la idea, come base dalla quale muovessero a slanciarsi nell'infinito del pensie-ro - che quindi, anziche spegnere la poesia, s i voile rinnovarla, innalzarla, e spingere i l dram-ma a presentarle desunte dal passato le leggi dell 'awenire." (2) Siamo di fronte ad una distinzione fra realta e verita, l a prima dei f a t t i , l a seconda dell'arte, ma sarebbe azzardato interpretarla in termini estetici moderni. Qui, verita non e l a realta superiore del-1'opera d'arte; e verita di principi, una realta con-cettuale insomnia, ma ancora esterna e a-priori, cui 1 'arte dovra. adeguarsi. Ed e sintomatico che proprio a questo punto Mazzini ricordi i due veri di Zaiotti e ce ne voglia dare una nuova formulazione: (1) Ibid. p. 276. (2) Ibid. p. 291. 71 "L'autore di Due Discorsi Intorno al Romanzo no-tava primo in Italia, a quanto io mi so, quella divisione di verita in vero storico e vero morale; ma restringendo i l secondo agli a f f e t t i , s i tacea de' principii, che soli stanno correlativi a' f a t t i . " (l) Fatti e principi, storia e fi l o s o f i a dovranno ar-monizzarsi nel nuovo dramma: "II dramma romantico e 1'espressione di una fra-zione dell'universe L'universo s i compone di f a t t i e di prin c i p i i : i l dramma deve abbraccia-re g l i uni e g l i a l t r i : svolgere un fatto, e predicare un principio: presentare un quadro storico, e trarne una lezione applicabile all'u-manita." (2) Ma i l conflitto fra i due elementi base, potra essere risolto senza detriment© dell'arte? "Or se taluno... richiedesse come un poeta possa congiungere queste due cose in un dramma, senza apparenza di lavoro preconcetto,... senza viola-re apertamente o violentare tacitamente l a storia, senza romperti 1'illusione drammatica somministra-ta^dal fatto col piantarti innanzi ogni poco, per-che tu noi dimentichi, un principio morale in for-ma di sentenza assiomatica: a questa, e a mille altre richieste dello stesso genere, io risponderei ingenuamente: noi so; ne se mi paresse saperlo mi starei scrivendo un articolo. E i l segreto del genio e mi s i sciorra quando a Dio piacera," (3 In attesa di questo genio, alia critica non rima-che che additare i l cammino da percorsi e i limit! en-tro cui l a rivelazione dovra manifestarsi. Agli a r t i -s t ! s i deve ricordare: (1) Ibid. p. 290. (2) Ibid. p. 306. (3) Ibid. p. 307 72 "che^l'alta missione di farsi apostolo del vero non e servitu,... che interpretare l a storia non e violentarla o violarla: che la necessita di ridurre evidentissima 1'idea desunta dal fatto,... indurra forse lo scrittore ad aggiungere o sce-mare alia realita; ma che siffatta operazione... torna a vantaggio dell'arte che vi presieda lo studio di uno scopo filosofico, ed utile anziche l'ingegno capricciosamente libero dello scrittore: che i l i m i t i de' cangiamenti subordinati a sco-po siffatto riusciranno meno arbitrari ch'altri non pensa, perche i l vero morale traducendosi sempre in realita, l a ricerca dell 'uno additera. spesso l'altro, e ^ i l Drammatico, pur lavorando a inventare, corra. facilmente nel segno, indo-vinando l a storia." (1) E evidente che 1'invocata indipendenza dell'arte s i risolve per Mazzini in una liberta condizionata: una liberta entro confini chiaramente delineati da una specifica interpretazione della storia, da una certa teoria filosofica. Infatti, ogni cambiamento alia sto-r i a che non sia motivato o giustificato in nome di que-sta teoria, sara prodotto "dall'ingegno capricciosa-mente libero dell'autore." D'altra parte 1'artista depositario della verita f ilosof ica, sara. dotato di un intuito i n f a l l i b i l e che g l i permettera, nientemeno, di indovinare l a storia. Alia censura morale dello dello Zaiotti, vien qui sostituita una censura intel-lettuale che s i avochera i l diritto di accettare o (1) Ibid. p. 308 73 o respingere i l prodotto dell*immaginazione dell'ai"-t i s t a , a seconda che r i f l e t t a o no la filosofia orto-dossa. (D Vero e che a conclusioni di tale genere, Mazzini non arriva apertamente. Limitandosi umilmente alia funzione di critico precursore, annuncia l a venuta del genio che solo sapra proporre una soluzione ade-guata: " I l genio sorgera. di mezzo alle turbe, gigante, forte dell'assenso comune, e tronchera. colla sua mano potente i l nodo ch'ora e gordiano a noi tut-t i . " ( 2 ) Ma questo genio trovera. la sua forza nell 'assen-so comune, cioe rendendosi interprete della sua epoca e della sua societa. Da queste premesse deriva la impossibilita. di riconoscere come valida un'esperien-za individuale o un'esperienza, sia pure a sfondo so-ciale, basata su credenze e principi diversi da quelli che egli pensava come caratteristici della sua epoca. Insomma la incapacita di capire ed apprezzare lo spi-rit© dei Promessi Sposi. Infatti quando venivano scritte queste pagine di critica, gia esisteva l'opera storica a vasto respiro, (1) Posizione che ricorda assai da vicino quella di certa critica marxista contemporanea. ( 2 ) Ibid. p. 3 0 9 . 74 1'opera in cui i principi morali s'erano fusi armo-nicamente coi f a t t i ; l'opera da cui era ben possi-bile "trarre una lezione applicabile all'umanita." Ma Mazzini non l a riconosceva, come non riconosceva quella lezione e quei principi: "Ge n'est pas l a ce que nous avons reve, quand nous avons pressenti la revolution l i t t e r a i r e . Ce n'est pas l a non plus ce que vous avez rev£ vour-memes, hommes de l a reaction romantique, quand vous avez lev£ les premiers les drapeaux de 1'insurrection. Non certes. Vous ne voulez pas que votre drame soit le drame de l'avenir, vous ne voulez pas que votre roman soit le roman historique, devant lequel s'inclinera l a genera-tion qui approche, vous ne voulez pas qu'un peuple se rehabilite par 1'analyse, vous ne voulez pas que le mysticisme cathoiique auquel vous ne de-mandez peut-etre qu'un adoucissement pour nos souffranee actuelles, preside a. nos destineds de victoire." (1) La scuola manzoniana ha abbandonato l a lotta, ha tradito l a causa: "Elle a renonce aux pensees qui brulent, aux mots qui respirent; alle a quitte l a lutte peur l a resignation. Ne l u i demandez pas de 1'energie dans l a touche, de l a profondeur dans ses revela-tions du coeur. N'exigez pas d'elle qu'elle vous eleve, ou qu'elle double vos forces par l'enthou-r siasme. Elle ne le peut, elle ne le veut pas." (2 Ben diverso e i l dramma voluto dai romantici: (1) Idem, "Be l'Art en Italie, a propos de Marco Visconti. roman de Thomas Grossi." Revue fiepublicaine, Vol. V, 1835, Op. Naz. Vol. 8, p. 49. (2) Ibid. p. 45. 75 "Le drame historique que nous revons, le drame, dont l a premiere ebuche nous est venue d'Alle-magne, le drame vers lequel convergera peut-etre toute la litterature de 1'epoque nouyelle, embrassera c i e l et terre. Comme la synthese po-litique qui s'elabore, i l harmonisera sans les confondre, 1'individuality et l a pensee sociale, l'homme et 1'humanity." (D Diverso sara anche i l romanzo storico, che al dramma s i ricollega strettamente: "Le roman historique, qui est au drame ce que le recit est a 1'action, aura, l u i aussi, sa haute mission dans ce grand travail religieux, expression sympathique de l'ame universelle qui est reserve^a la litterature..,. Et son oeuvre commencera la ou l'histoire, faute de pieces et de documents, s'arrete incertaine. II comblera ses vides et remplira ses interstices; i l reta-bl i r a l a continuite;... i l recueillera dans l a poussiere des siecles cette voix oubliee ou meconnue du peuple, que l'histoire a toujours negligee, et qui... est 1'arche de l a verite traditionelle, l a revelation continuellement progressive, dont les grands hommes sont les for-mules vivantes." (2) Programma impegnativo, missione altamente morale, che richiedera dal romanziere fede e genio. Ebbene, a Mazzini sembrera. di riconoscere i segni di questa fede e di questo genio nell'oratoria un p6 tronfia, nelle interminabili disquisizioni filosofico-storiche, nel patriottismo amareggiato del Guerazzi: (1) Ibid. p. 50 (2) Ibid. p. 51 76 "L'anima del Gualandi (Guerazzi) e un'anima di T i -tano. E g l i partecipa dell'Ajace e del Capaneo." (1) Cosi scriveva a l i a madre, nel f a t i d i c o 1848, a pro-posito della seconda edizione dell'Assedio d i Firenze: "L'intento di Gualandi e santo. L'indipendenza, l a l i b e r t a , l a rigenerazione della patria i t a l i a n a stanno i n cima dei suoi pensieri, La redenzione del popolo, unico mezzo di rigenerazione, unico eleraento v i t a l e della Nazione, e predicato nell'As-sedio i n ben al t r o e piu potente modo che non ne' l i b r i d e l l a scuola manzoniana: dov'essi non vedono che 1'individuo e non tendono che a redimere 1'uomo del popolo, e g l i guarda a l popolo c o l l e t t i v o , a l i a societa, a l i a Nazione: dove essi non predicano a l -1'uomo del popolo se non un miglioramento interno, morale, impossibile a i molti dove tutte l e vie d'e-ducazione popolare sono chiuse, e g l i tenta sottrar-l o a i c a l c o l i e a l l e paure dell'egoismo, e chiamar-l o i n nome dell'idea e de l l a Patria, all'azione." (2 La parabola e chiusa, i l linguaggio piu. chiaro; s i invoca finalmente 1 'Idea.' VII Dopo una voce cosi autorevole e delle conclusioni cosi categoriche, 1'intervento dell'abate Ferdinando Or-landi sembra assai modesto. Ma e sintomatico del per-sistere della polemica nei s o l i t i termini pseudoesteti-c i , a l d i fuor i del campo della p o l i t i c a militants. (1) "Frammento di le t t e r a di Giuseppe Mazzini sul-l'Assedio d i Firenze" i n Guerazzi, l'Assedio d i Firenze. Ginevra, 1848, p. 21. (2) Ibid. p. 20. 77 E notevole che anche per Orlandi g l i stessi ra-gionamenti possono applicarsi al dramma e al roman-zo storico: "Se s i eccettua l a differenza che intercede tra l a prosa e i l verso, l a professions del poe-ta poco differisce da quella del Romanziere." ( 1 • E una bella vittoria per i l genere, che, come abbiamo visto, portava i l marchio di una eredita i l -legittima e di data troppo recente. Ma c i sono due t i p i di romanzi: quelle "stori-co" che, "conformando alia verita d e l l ' istoria l a maggior parte delle sue narrazione, ossia dipingendo l'uomo qual'e realmente ha i l pregio di o f f r i r c i no-zioni piu esatte dell'umana natura," e quello "puro" che lasciando libero l'autore nella scelta dei f a t t i "piu idonei a mostrarci i l trionfo della verita e 1'umiliazione del vizio,... abilita i l genio ad eser-citare piu. vivamente l a sensibilita con la rappresen-tazione di avventure straordinarie e di toccanti s i -tuazioni." Se dunque col romanzo storico s i puo for-nire una migliore "istruzione positiva," col romanzo puro s i ottiene una "maggiore moralita." ( 2 ) (1) Abate Ferdinando Orlandi, Dissertazioni Sto-r i c i - Critiche sopra i l Romanticismo e i l Classicismo, Firenze 1839, P« 128. (2) Ibid. p. 1 3 0 . 78 A questo punto l a critica s i fa piu specifica e affronta l'arduo problema della licenza artistica. Per Orlandi, e qui sta la relativa originalita del suo pensiero, 1'alterazione di f a t t i storici per f i n i meramente estetici o moral!, e perfettamente lecita. Solo quando 1*intento dello scrittore e di istruire, in altre parole di fare della storia, l a fedelta d i -venta un obbligo. II problema vien dunque spostato dal genere all'intenzione dell'autore: "Nullo inconveniente s i vede nel consentire al poeta l a liberta di alterare l a storica verita, oerciocche primario scopo di sue produzioni non e gia una istruzione empirica ossia materials, ma quella di rappresentare i l mondo fisic o , mo-rale e intellettuale ornandolo e perfezionandolo con un linguaggio armonico immaginoso mirabile appassionato, affine di destare i l coraplesso di tut t i i d i l e t t i propri dell'essere ragionevole." Tradizionale concezione dell'arte come ornamento della realta ad edificazione e diletto dell'uomo. "Ma diverso e i l caso de* romanzi, che s i deco-rano del titolo di storia onde conciliare a que-sto genere quell'autorita ed opinione d'istrut-tiva lettura che compete alle storiche narrazio-ni, o che nella semplice finzione s i presume in-vano di rinvenire. In questo genere le poetiche favole incorporate cogli storici avvenimenti non sono semplici finzioni, ma travestimenti e men-zogne." Per cui s i conclude: "Assurdo peraltro sarebbe accordare l'istessa licenza ad uno scrit tore che 1'autorita s i attribuisce di precettore e dal quale la verita s i vuole apprendere di a l -cuni storici avvenimenti." (2) (1) Ibid. p. 130. (2) Ibid. pp. 134, 135 79 Ma qui l'equivoco iniziale coinvolge anche i l lettore ehe pretende di trovare in un'opera di fan-tasia quella tale "istruzione positiva." Intenzio-ne dello scrittore e consenso del lettore,per usare un termine manzoniano, sono i fattori che determina-no i l i m i t i della fantasia creatrice. VIII II Discorso sul Romanzo Storico, apparve nel 1845, insieme a l a Lettre a M. Chauvet, gia. pubbli-cata nel 1823* "L'autore sarebbe in un bell'impegno se dovesse sostenere che le dottrine esposte nel Discorso che segue, vadano d'accordo con l a Lettera che precede, "ammetteva Manzoni nell'Avvertimento, e continuava: "Puo dir solamente che, se ha mu-tato opinione, non fu per tornare indietro. Se poi questo andare avanti sia stato un progresso nella verita, o un principizio nell'errore, ne giudichera i l lettore discreto, quando g l i paia che la materia e i l lavoro possano meritare un giudizio qualunque." (D E al lettore che s i metta diligentemente ad ana-lizzare g l i argomenti addotti, i l saggio rivelera pur nella sua logica, brillante ed inflessibile, un di-fetto fondamentale di impostazione. (1) Manzoni, Discorso sul Romanzo Storico, Op. Naz. II. p. 624. 80 Memore della sua esperienza personale, Manzoni si rivoige agli autori di romanzi s t o r i c i : "L'intento del vostro lavoro era di mettermi da-vanti agli occhi, in una forma n o v a t e speciale, una storia piu ricca, piu varia, piu compita di quella che s i trovava nell'opere a cui s i da questo nome piu comunemente,... una rappresenta-zione piu generale dello stato dell'umanita, in un tempo, in un luogo naturalmente piu circo-scritto di quello in cui s i distendono ordina-riamente i lavori di storia." (1) Non solo, egli continua, ma nel far questo, per mezzo di diligenti ricerche, avete cercato di mante-nervi fedelissimi alia realta. E perche? Soprattut-to perche sapevate benissimo che, nel conoscere cio che e stato davvero, c'e un interesse tanto vivo e potente, come speciale. Ma purtroppo, a questo vero avete dovuto aggiungere, per 1'intento stesso del vo-stro lavoro, un possibile, felicemente trovato da voi. (2) Ma ci sono due obbiezioni, di natura opposta, che i l vostro proposito non manchera di suscitare. Lascian-do nel dubbio i l lettore sulla natura della materia presentata, cioe non distinguendo i l reale dall'imma-ginario, voi f a l l i t e nella doppia missione di diletta-re e di istruire. (1) Ibid. par. 4, p. 626. (2) Ibid. par. 8-10, p. 626. 81 "Istruzione e d i l e t t o erano i v o s t r i due inten-t i ; ma sono appunto cosi l e g a t i , che, quando non arrivate l'uno, v i sfugge anche l ' a l t r o ; e i l vostro lettore non s i sente d i l e t t a t o , appunto perche non s i sente i s t r u i t o . " (1) Se d'altra parte, volendo eliminare questo dubbio, questa incertezza nei l e t t o r i , voi v i mettete a d i s t i n -guere apertamente f r a personaggi e f a t t i s t o r i c i e non s t o r i c i , distruggete quell 'unita. che dovrebbe essere i n ogni opera d'arte. Non solo, ma: "Dicendomi espressamente, o facendomi. intendere i n qualunque maniera, che tale cosa e d i f a t t o , mi forzate a r i f l e t t e r e , (e cos'importa che non s i a questa l a vostra intenzione?) che 1'antece-dent! non lo erano, che le susseguenti non lo saranno; che a quella conviene 1'assentimento che s i da a l vero positivo, e che a queste non puo convenire se non quell'altro assentimento, di t u t t ' a l t r o genere, che s i da a l verosimile." (2) Ma allora? Allora non c'e che da concludere: "Hanno ragione g l i uni nel volere che l a realta storica s i a sempre rappresentata come t a l e , e g l i a l t r i , nel volere che un raceonto produca assentimenti omogenei; ma hanno torto e g l i uni e g l i a l t r i nel volere e questo e quell'effetto nel romanzo storico, mentre i l primo e incompa-t i b i l e con l a sua forma, che e l a narrativa; i l secondo co' suoi materiali, che sono eterogenei. Ghiedono cose giuste, cose indispensabili; ma l e chiedono a chi non le puo dare." (3) (1) Ibid. par. 14, p. 262 - 2 7 . (2) Ibid. par. 19, p. 627. (3) Ibid. par. 50, p. 632. 82 Eppure i Promessi Sposi, n e l l a loro esistenza come opera d i poesia son l i a testimoniare, pratica-mente, empiricamente che l a conclusione manzoniana deve essere errata. Per Manzoni l a s t o r i a , quando e i n buone mani, s i propone d i acquistare e trasmettere una cognizione non perfetta ma e f f e t t i v a degli eventi r e a l i . Non arriva f i n dove vorrebbe, e l i m i t a t a i n f a t t i d a l l a inadeguatezza delle notizie o t t e n i b i l i , ma non ne sta volontariamente dietro un passo. Quando dubita, quando propone congetture, insomma quando ricorre a l verosimile, ce l o dice chiaramente. II dubbio stes-so ha una funzione positiva, spesso serve a fugare opinioni f a l s e : "Nel dubbio provocato da l l a s t o r i a , lo s p i r i t o riposa, non come a l termine del suo desiderio, ma come a l limite d e l l a sua p o s s i b i l i t a : c i s'ap-paga, diro cosi, come i n un atto relativamente f i n a l e , nel solo atto bono che g l i s i a dato di fare." (D I n f a t t i l a s t o r i a , congetturando come raccontan-do, mira sempre a l reale: l i e l a sua unita. II ro-manzo storico invece, nella duplicita della sua materia, trova una d u p l i c i t a di i n t e n t i . (1) Ibid. par. 6 2 , p. 6 3 3 . 83 L'intento d'un'arte e condizionato a l i a materia, o a ciascheduna delle materie che adopera. La condanna del romanzo storico, porta con se, per le stesse ragioni, quella d i ogni componimento misto di st o r i a e d'invenzione: l a condanna dell'epo-pea e del dramma. "Non e un genere f a l s o , ma bensi una specie d'un genere falso, quale e quello che compren-de t u t t i i componimenti misti di st o r i a e d'in-venzione, qualunque sia l a loro forma." (1) G l i splendidi e perenni monumenti, che l'epopea e i l dramma hanno dato a l i a letteratura, sono prodot-t i d i epoche i n cui non esisteva ancora una s t o r i a con cui l a tradizione avesse a l i t i g a r e . Chi tentas-se ora di mettersi a scrivere uno di t a l i componimen-t i , s i troverebbe di fronte ad una continua e minuta opposizione f r a l a favola e l a s t o r i a . L ' a n a l i s i del ragionamento manzoniano potrebbe continuare ben piu a lungo, ma non c i porterebbe certo ad ammettere l a v a l i d i t a dell'assunto, basato come e s u l l a convinzione che storia e poesia, vero e vero-simile, sono incompatibili i n una stessa composizione. (1) Ibid. par. 97 , p. 639 84 Nulla pu6 essere piu rivelatore della spontanea d i -chiarazione che troviamo i n margine all'argomento princ i p a l e ; "Dacche (1'antichita) e divenuta studio d'eru-d i t i e di f i l o s o f i , non puo piu essere materia da poeti«" (l) (1) Ibid, nota 1, p. 655. CAPITOLO TERZO La Critica Storica. "Del resto quel che facesse precisamente non s i puo sapere, giacehe era soloj e l a storia e co-stretta a indovinare. Fortuna che c'e avvezza." Manzoni "Quando nel 1822 Manzoni pubblico insieme a l -1'Adelchi, a commento e a giustificazione sto-rica della tragedia, i l suo Discorso su alcuni punti della storia longobardiea in Italia, quel lavoro fu giudicato acuto, vigoroso e preparato con una serupolosa documentazione storica an-che da coloro a cui non parve di poterne accet-tare tutte le i l l a z i o n i e conclusioni. Le c r i -tiche piu severe al Manzoni sono piu recenti e muovono da premesse sistematiche: ^ 11 Manzoni non puo essere buono storico perche fa questio-ns di moralita. e di legalita l a ove era neces-sario tutto ammirare lodare ed esaltare, in quanto l a storia c i rappresenta 1'opera della ragione intenta a realizzare quaggiu, conforme alia formula leibniziana, ' i l migliore dei mondi possibili.' Alio storicismo del Manzoni non mancarono, per altro, difensori e l a contro-versia e ancora aperta." (1) Croce giudico che Manzoni ebbe mente acuta ma non profonda, incapace di creare un sistema f i l o s o f i -co-etico, e quindi poco adatto al i a storiografia, ^) (1) Alfredo Galletti, "Manzoni e i l Manzonismo" in Question! e Correnti di Storia Letteraria, Milano, 1949, P. 706. (2) Benedetto Croce, Storia della Storiografja Italiana del Secolo XIX. Bari 1921. 86 Seguendo una voce cosi autorevole, c r i t i c i e storici si sono affannati a rintracciare nelle cronache fat-t i e personaggi dei Promessi Sposi per controllare la veridicita dell'autore. Lodevolissima i n i z i a t i -va, e caratteristica della minuziosa indagine c r i -tica che fiorisce sempre intorno alle opere maggiori, ma basata su un equivoco iniziale, Gritica conte-nutistica di un romanzo storico, quindi cr i t i c a sto-rica. Manzoni direbbe: e i l difetto del genere. Ma intanto i l Discorso sul Romanzo Storico e stato dichiarato un'aberrazione dello stanco spirito ultra-speculativo dell'ultramoralista. L'indipenden-za del vero artistico sembra ormai accettata da ogni mente illuminata: a che scopo dunque questa tarda fa-tica? L'intento dei c r i t i c i e forse solo quello di controllare 1'esattezza di certe notizie a scopo me-ramente informativo? Un modo di soddisfare alia na-turale curiosita dei venticinque l e t t o r i , fermo restan-do i l sacro principio della liberta dell'autore di fronte a qualsiasi materia che egli voglia plasmare a poesia? 87 Manzoni non si sarebbe sottratto a questo con-trollo. Nell'accostarsi alia storia egli aveva vo-luto contribuire con sincerita e serieta alio svilup-po di una nuova scienza: "Osservando i lavori del Muratori e del Vico, par quasi di vedere, con ammirazione e con di-spiacere insieme, due grandi forze disunite e nello stesso tempo, come un barlume di un gran-d'effetto che sarebbe prodotto dalla loro r i u -nione. Nella moltitudine delle notizie posi-^ tive che i l primo v i mette davanti, non s i puo non desiderare gl'intenti generali del secondo, quasi uno sguardo piu esteso, piu penetrante, piu sicuro; come un mezzo d'acquistare un con-cetto unico e lucido di tante parti che, separa-te, compariscono piccole e oscure, di spiegare la storia d'un tempo con l a storia dell'umanita, e insieme d'arricchir questa, di trasformar in dottrina vitale, in scienza perpetua, tante co-gnizioni senza principi e senza conseguenza." (1 Al rigore della documentazione, bisogna aggiun-gere, anzi premettere, una visione generale del de-stino dell'uomo sulla terra. Trattando della peste, Manzoni non rifuggira dalle piu minuziose ricerche: (1) Manzoni, Discorso Sppra Alcuni Punti della Storia Longobardica in Italia II, par. 89. Op. Naz. II, p. 504 8 8 "Noi, esaminando e confrontando, con molta d i -ligenza se non al t r o , tutte le re l a z i o n i stam-pate, piu d'una inedita, molti (in ragione del poco che ne rimane) documenti, come dicono, u f i -z i a l i , abbiamo cercato di farne non gia. quel che s i vorrebbe, ma qualche cosa che non e stato an-cora f a t t o . " E ancora: "Solamente abbiam tentato di distin&uere e di v e r i f i c a r e i f a t t i piu gene-r a l ! e piu important!, d i d i s p o r l i nell'ordine reale d e l l a loro successione, per quanto lo com-po r t i l a ragione e l a natura d'essi, d'osservare l a loro effjcenza reciproca, e di dar cosi, per ora e finehe quanchedun altro non faccia meglio, una no t i z i a succinta ma sincera e continuata, di quel disastro." (1) Ma non perdera mai di v i s t a 1'intento generale. Ecco come le parole di Fra Felice a i convalescent! concludono l a grande tragedia e ne giustificano l ' o r -rore, ne trovano una ragione d*essere. "Diamo un'occhiata a noi, cosi pochi, che n'uscia mo a salvamento. Benedetto i l SignoreJ Benedet-to nel l a g i u s t i z i a , benedetto n e l l a misericordia.' benedetto nell a morte, benedetto nella salute.' benedetto i n questa scelta che ha voluto far di noi! Oh.' perche l'ha voluto f i g l i u o l i , se non per serbarsi un piccol popolo corretto d a l l ' a f f l i z i o -ne, e infervorato dalla gratitudine? se non a fine che, sentendo ora piu vivamente, che l a v i -ta e un suo dono, ne facciamo quella stima che merita una cosa data da Lui, 1'impieghiamo nel-l'opere che s i possono o f f r i r e a Lui?" (2) (1) Manzoni, I Promessi Sposi, cap, XXXI, Op. Maz p. 394. (2) Ibid. cap. XXX7I, Op. Naz. I, p. 464. 89 Ed ecco come i l piccolo dramma dei protagonist! vien riassunto in parole semplicissime: Nell'alternare le vicende dei singoli ai f a t t i generali, Manzoni sembra talora voler minimizzare l'importanza di questi ultimi: "Ora perche i f a t t i privati che ci rimangon da raecontare, riescan chiari, dobbiamo assolutamen-te premettere un racconto alia meglio di quel pubblici, prendendola anche un po' da lontano." ( Talaltra riconosce apertamente i l suo impegno di storico: "In questo racconto i l nostro fine non e per l a verita, soltanto di rappresentare lo stato delle cose nel quale verranno a trovarsi i nostri per-sonaggi; ma di far conoscere insieme per quanto si puo in ristretto e per quanto s i puo da noi, un tratto ydi storia patria piu famoso che cono-sciuto." (1) Ibid. cap. XXXVIII, Op. Naz. I, p. 5 0 3 . ( 2 ) Ibid. cap. XXVII, Op. Naz. I. p. 3 5 4 . ( 3 ) Ibid. cap. XXXI, Op. Naz. I, p. 3 9 3 . 90 II Questi erano dunque g l i intenti e i l metodo del Manzoni storico. Eppure, tanti studiosi del nostro secolo hanno creduto di scorgere nella sua opera i segni manifesti di "estremismo" e di "idee precon-cette." Occuparci un po' da vicino di alcuni di lo-ro c i permettera non solo di far notare 1'assurdita, del resto anche troppo evidente, di certe accuse, ma soprattutto di rivedere l'intero procedimento c r i t i -co. Per esempio, leggendo i l Peste e Untori di Hie-colini, (1) si ha 1'impressione che l'autore abbia voluto sostituire al seicento manzoniano, un suo sei* cento, non meno personale, anche se basato su cogni-zioni storiche piu approfondite. La tesi di questo lavoro e di dare " l a prova provata che al Manzoni maneasse l a religione della storia;" che egli abbia "degradato la storiografia a sottile casistica moralistica," ( 2) che "alia vita italiana del seicento, non ritratta ma semifalsifica ta nel romanzo, egli guardo con l'occhionon dello (1) F. Niccolini, Peste e Untori nei Promessi Spo-s i e nella realta storica, Bari, 1937. (2) Ibid. p. 27. 91 storico, bensl dell'ironista, dell'umorista, del volteriano e, al tempo stesso, del moralista, del-1'inquisitors e qualche volta del giustiziere non meno ingiusto che spietato." (1) Dopo altre conside-razioni si m i l i , l a conclusions logica: "Qualora i l Manzoni, per un deprecabile miraco-% lo fosse riuscito a disfarsi della sua mentalita antistorica e moralistica, l a letteratura i t a -liana possederebbe forse un'altra pregevole e magari cospicua trattazione storica, non al cer-to, quello che forse e i l piu grands, come cer-tamente e i l piu originale, di quanti capolavori di prosa oratoria o letteratura moralistica van-tino le letterature di tutte le nazioni. Un ca-polavoro che per essere al di l a cosi dalla sto-r i a come, in un certo senso, dalla stessa poesia, e stato paragonato con tanta finezza, 'a un dio greco splendente nel suo marmo pario' e a cui per sua stessa natura, ne le critiche di natura storica, ne quelle di natura estetica, a cui pur presta i l fianco-e che e sempre^utile fare, non fosse che per procacciarsene piu affinata intelligenza potranno mai arrecare l a piu pic-cola scalfittura." (2) Col che s i dimostra che se s i vuol fare un'ope-ra somma di letteratura moralistica, serve avere l'oc-chio dell'inquisitore non meno ingiusto che spietato; e che se si vuole scrivere della critica storica sui Promessi Sposi, ci s i deve salvare dagli s t r a l i dei manzoniani coll'affermare, prima ancora di cominciare, (1) Ibid. p. 23. (2) Ibid. p. 30. 92 che i l fianco del dio greco non potra mai essere s c a l -f i t t o da strale alcuno, Notevole e anche l a distinzione f r a c r i t i c a sto-r i c a e c r i t i c a estetica. Ma come vien g i u s t i f i c a t a questa posizione? Appellandosi a l l ' a u t o r i t a del Croce, i l quale "ha battuto e ribattuto sul fatto che f i l o s o f i a , teorie e a t t i v i t a politiche e indagini glottologiche non hanno nulla a che vedere con l a sublime poesia d i Dante, salvo che per intenderla meglio ( s i c ) , quando quelle a t t i v i t a minori del gran padre A l i g h i e r i siano degradate a semplice materia d i poesia." (1) Dal che s i deduce che g l i "insindacabili d i r i t t i di a r t i s t a " permetterebbero a l Manzoni di falsare l a sto r i a . G l i permettono, per esempio di presentare come "aborrito ed e s i z i a l e " i l governo spagnuolo, che i n realta fu considerato "con incredibile tenerezza" da molti ben-pensanti lombardi dell'epoca; di accusare Don Gonzalo, assente, di ine s i s t e n t i responsabilita per l a d i f f u -sione d e l l a peste; di trovare una "volontaria nequizia (1) Ibid. p. 29. 93 d i s i n g o l i uomini" nei processi a g l i untori, che fu-rono invece condotti con "ferrea logica di cose." (D Ammettiamo che Manzoni s i s i a limitato ad inda-g i n i poco approfondite, che abbia creduto ciecamente a l Ripamonti e a l Tadino, che qualche volta abbia frainteso le sue sorgenti d finformazione, che s i s i a lasciato andare a deduzioni gratuite; ammettiamo anche che l a sua severa c r i t i c a a l secolo fosse una manife-stazione del suo intento moralistico; ammettiamo tut-to questo, ma domandiamoci, c i ha e g l i dato veramente un quadro distorto d e l l a realta? In tutto i l capitolo "Origine e primi progressi d e l l a peste", N i c c o l i n i s i affanna a scagionare Don Gonzalo dalle accuse mosse dal Manzoni di non aver saputo prevedere, evitare e controllare l a peste, per dimostrare poi che responsabilita analoghe sono da a t t r i b u i r s i medici d e l l a Sanita - questa Sanita che per mesi non voile ammettere l'esistenza della peste, che r i f i u t a v a di bandire Lodi o Monza perche "sareb-be stato un confessare che le cose andavano e f f e t t i -vamente molto male, un fare aprire ancor piu g l i occhi (1) Ibid. p. 341 94 a tutte le sanita i t a l i arte, un indurle a dare qual-che altro passo verso quel bando o sospensione del-l a stessa citta. di Milano, che occorreva a tutti i costi impedire o ritardare." ( x) Sembrerebbe allora che la versione manzonia-na lungi dal dare un quadro pessimistico della real-ta, sia invece assai piu moderata e meno ripugnante della realta stessa. Ghi non preferisce 1 finettitu-dine o i l disinteresse di pochi, a questo conscio, deliberato tradimento di tutta una citta da parte di chi avrebbe dovuto occuparsi della salute pubblica? Analoghe osservazioni possono farsi sul capito-lo III,"Gli untori e l a fine dell'epidemia." Qui la tesi e di dimostrare che Manzoni, ancora una volta ossessionato dalla sua smania di moralista e dalla sua preconcetta antipatia per i l seicento, ha accusa-to di malafede i giudici dei processi agli untori, perche " i l suo stato d'animo nel farsi a studiare i documenti dell'istruttoria che condusse al supplizio Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, era quello di chi aveva gia in cuor suo condannato g l i inquirenti (1) Ibid. p. 143. 95 prima ancora di ascoltarli." (1) Niccolini invece conclude dallo studio accurato delle fonti, che quei giudici erano equi dato che g l i untori esistevano: "Alio stato dei documenti^tutto lascia presu-mere che in quella societa, nella quale f e r i n i -ta di leggi, di prove giudiziarie e di costumi si congiungeva con barbarie intellettuale, su-perstizione e credenza cieca nei miracoli, nel-le arti stregonesche e nelle operazioni diaboli-che, non volontaria nequizia di uomini singoli, ma appunto ferrea logica di cose generasse quel complesso di circostanze che valse arresto, tortura, condanna, supplizi e morte alio scia-gurato Guglielmo Piazza e al piu o meno disgra-ziato Giangiacomo Mora." (2) Conclusione che lungi dal riabilitare ai nostri occhi un periodo immeritatamente calunniato, prospet-ta I'orrenda ipotesi di unzioni volontarie, prodot-te da ignoranza e superstizione, a volta da basso interesse: "Codesta spaventosita di superstizione e codesta immanita di ferocia non erano rare, per attesta-zione di Federigo Borromeo e a l t r i contemporanei, nella semi-barbara Milano del tempo; g l i spetta-co l i orrorosi della peste, i l gran parlare che s i faceva di unzioni diaboliche, l a stessa tragi-ca coreografia dei supplizi degli untori doveron pure, nei mesi piu t e r r i b i l i dell'epidemia, ac-cent uarle ; donde la grande probability che uomini e donne fisicamente e moralmente piu deficienti finissero col credere di obbedire al diavolo (1) Ibid. p. 327 (2) Ibid. p. 341 96 (come qualcuno, preso, confessava) allorche, manifattura in questa o in quel modo una qual-che miscela, Imbrattavano con essa quanto fos-se possibile d'imbrattare." (1) Qual'e dunque i l seicento del Niccolini?" Quel secolo che ebbe al principio un Galileo, un Bacone, un Grozio, un Cartesio, nel mezzo un Hobbes, uno Spi-noza e un Pascal, e alia fine un Locke, un Leibniz, un Newton e un Yico?" (2) 0 i l secolo della Milano semibarbara e immanamente feroce? I l l Non molto piu convincente e la simile accusa del lo Zanette, apparsa nel 1929, col titolo significativo L'estremismo storico di Manzoni nell'episodio della Monaca di Monza a cui fa seguito l a confutazione del Belloni. Ci sembra interessante occuparci del desti-no letterario della povera Gertrude, che, come II piu affascinante dei personaggi storici del romanzo, do-veva dare adito a polemiche accanite, a fantasiose r i -costruzioni, a studi storici assai seri. (1) Ibid. p. 284. (2) Ibid. p. 25. 97 Ecco Zanette, armato di buona volonta e d i un sacro rispetto per l a posizione u f f i c i a l e d ella Chiesa, f a r s i ad accusare i l giansenista Manzoni di aver concepito f i n dal principio, "per quel mondo it a l i a n o del secolo XVII - specialmente per i l mondo sc i e n t i f i c o e i l l e t t e r a r i o , per i l relig i o s o e l ' a -r i s t o c r a t i c o , cioe per le c l a s s i d i r i g e n t i - una pro-fonda disistima che s i ando trasformando i n assoluta antipatia e ripugnanza." Antipatia che g l i fara descrivere come tempi di "somma universale ignoranza," tempi che invece ebbero l'onore e l a fortuna di vede-re un Paolo Sarpi e un Galileo G a l i l e i . Ci risiamo.' E s i va piu o l t r e . Zanette c i assicura, con un certo pessimismo s i direbbe, che "nel pensiero dei l e t t o r i , i l secolo XVII sara sempre quello di Don Abbondio e non quello d i Fra Cristoforo." ( 2) Quando poi concentra l a sua at-tenzione sull'episodio della Monaca di Monza, dichia-ra che Manzoni: "mosso da un chiuso furore, s i volse a l piu risoluto estremismo, rappresentando dei carat-CD E. Zanette, "L'Estremismo Storico del Manzoni nell'Episodio d e l l a Monaca di Monza", Convivium, die. 1929. (2) Ibid. p. 692. 9a t e r i , quasi unicamente i dati aggravanti e racco-gliendo su questi l'attenzione del lettore." (1) Estremismo che non solo lo porta a falsare la storia, ma anche a creare caratteri difettosi dal punto di vista artistico: "II padre dimostra una completa atonia etica, che sarebbe ributtante se non fosse incomprensi-bile.... Cristiano, egli non^mostra nessuna coscienza cristiana: i l che e assai forte a cre-dere; ma uomo, egli doveva almeno rivelarci una coscienza umana." (2) Quanto alia madre: "L festre-mismo ha riportato un'altra vittoria sull'arte e sulla realta e s i potrebbe ben dire che qui non abbiamo una madre inumana verso la f i g l i a , ma un^romanziere inumano verso la madre. L'inu-manita e nella fantasia che ha immaginato un ta l mostro." ( 3 ) Ne piu accetabili sono la badessa e i l vicario, l'una inspiegabilmente priva di principi cristiani che le ispirassero una "fin a l i t a idealistica", l ' a l -tro inamissibilmente "sordo e cieco a quanto s i sta-va macchinando ai danni di Gertrude." Per cui s i con-clude : "Se e eccessiva - rispetto alia realta storica - la malafede della badessa, non e meno ecces-siva l a buonafede compatta del vicario." (4) (1) Ibid. p. 6 9 3 ( 3 ) Ibid. p. 701 (2) Ibid. p. 700. (4) Ibid. p. 705. 99 E l a minuta analisi, rivoltasi sulla tragica protagonista, culmina nell'affermazione: "Nella realta Suor Virginia de Leyva e Gian Paolo Osio, malgrado i d e l i t t i o r r i b i l i , fu-rono meno inumani di quanto non appaiano nei Promessi Sposi.tt (D L'intelligente replica del Belloni ad accuse cosi severe, ci interessa soprattutto per l a con-danna di questo genere di critica-storica a posterio-"Poi bisogna un po' intendersi sul modo di con-siderare e giudicare^l'opera: 1'essere essa un romanzo storico non e una buona ragione per scinderne l'unita in due parti, l a parte stori-ca e la parte inventata, da considerare e giu-dicare ciascuna per conto suo con c r i t e r i diver-s i . La illegittimita, anzi l a impossibilita di tale scissione e della conseguente diversa valutazione delle due parti, dipende dal modo particolare i n cui queste son fuse nel roman-zo storico, cosi da non potersi distinguere dove cessi l'invenzione e cominci l a storia; i l qual modo particolare e spiegato e illustrato dal Manzoni stesso nel famoso discorso sul roman-zo storico, dove e indicato come difetto capita-le di questo genere letterario l a continua i n s i -dia tesa al i a credulita. dei lettor i che non sono in grado di distinguere i l vero storico dalla finzione. (1) Ibid. p. 705. 100 "Questo di f e t t o , i l cui r i l i e v o da parte del Manzoni e dovuto a una ragione piu morale che a r t i s t i c a , ha avuto l a sua influenza s u l -l o studio c r i t i c o del romanzo e ne abbiamo ^ una prova nello s c r i t t o i n esame, dove tutto e considerato e giudicato come fosse s t o r i a ed e messo a confronto con l a st o r i a vera, mentre i n un romanzo storico, secondo l a natura e lo s p i -r i t o di un tale prodotto a r t i s t i c o , tutto cade sotto l a specie d e l l a finzione, anche i f a t t i realmente accaduti e l e persone realmente e s i -s t i t e . " (1) Lecita invece sarebbe l'accusa che i personaggi manzoniani manchino di v e r i d i c i t a psicologica, ma dovrebbe essere espressa i n a l t r i termini, II fatto e che a Zanette l a psicologia di c e r t i personaggi appare sforzata - e percio artisticamente d i f e t t o -sa - solo perche crede d i poter dimostrare che i n realta essi furono d i v e r s i , anzi che i personaggi s t o r i c i che l i ispirarono dovettero essere d i v e r s i . II che e assurdo. Valido e invece i l procedimento c r i t i c o di Buset-to nel suo La Genesi e l a Formazione dei Promessi Sposi. Dopo aver esaminato l a formazione del pensiero morale, religioso e sociale del Manzoni attraverso un (1) A. Belloni, "Propositi e Spropositi. La valu-tazione storica del seicento secondo l a Chiesa." La Nuova I t a l i a , marzo, 1930, p. 105. IIII 101 un attento studio cronologico delle sue opere, " a l fine di determinare i p r i n c i p i informatori e i mo-t i v i , s u s c e t t i b i l i di trasfigurazione poetica, di quel mondo che e g l i ha r i f l e s s o nei Promessi Sposi." e g l i s i sofferma i n un confronto minuzioso f r a l e due stesure del romanzo: "I manifest! segni d i rigorismo etico e di pes-simismo tra i n t e l l e t t i v o e sentimentale, che ab-biamo rileva t o nella prima forma del romanzo,... sono s t a t i attenuanti o addirittura dispersi v i a via che i l poeta procedeva nell'elaborazione e trasformazione dell'opera sua, conformando quel mondo, che pareva ancora: eccheggiasse dello s p i r i t o apologetico della Morale Cattolica,..• ad una visione psicologica del male e del dolo-re^piu compiuta ed organica con uno s p i r i t o di piu calma e profonda meditazione c r i s t i a n a . " (2) Si t r a t t a questa volta del confronto f r a due creazioni, f r a due verosimili, non f r a un verosimile e l a realta oggettiva dei f a t t i . Busetto vede nel-l a prima redazione del romanzo un'imperfetta opera d'arte che tramezza f r a i l romanticismo e i l c l a s s i -cismo, dove l'elemento romantico e evidente nella tendenza a l i o storicismo e a l moralismo, nel gusto per i l fosco e per i l languido, ma dove l a tendenza (1) Natale Busetto, La Genesi e l a Formazione dei Promessi Sposi. Bologna 1921, p. 86. (2) Ibid. p. 112. 102 c l a s s i c i s t i e a s i manifesta nell'aspirazione a chia-rezza, armonia, controllo s u l l a materia. Se nella scelta originale del tema i l motive- morali-s t i c o aveva avuto i l sopravvento, e i l seicento, con i suoi eccessi e le sue tin t e fosche e dramma-tiche,era sembrato a l Manzoni adatto a l suo "propo* si t o di o f f r i r e un esempio di profondo contrasto t r a lo s p i r i t o del secolo e l e verit a del Vangelo;" nel rinnovamento dell'opera furono le esigenze dell'arte che s i fecero sentire, cosicche l a pretta realta sto-r i c a ne uscl parte idealizzata i n alte forme epiche (1) Siamo ben v i c i n i a l i a nota definizione cro-ciana: "II romantico e i l momento passionale, pra-tic o e materiale del l ' a r t e , e i l classico quello teo-retico e sintetico, i n cui l a materia s i converte i n forma..., Romantico e classico sono momenti dello s p i r i t o umano, appartengono ad ogni uomo, e sono non due forme d'arte, ma l a materia e l a forma d'o-gni arte, l a materia che non esiste realmente nell ' a r -te i n quanto arte se non come eontenuto,. e cioe come forma." B. Croce, "Le de f i n i z i o n i del Romanticismo", Problemi di estetica, Bari, 1910 e 1949, citato da C. Calcater-ra, Manifesti Romantici. U.T.E.T., 1951, p. 11. 103 e drammatiche e parte atteggiata negli aspetti rea-l i s t i c i della vita." (D Fra tutti gli episodi, quello che ha subito i cambiamenti piu radical!, o piu appariscenti, e ben quello della Monaca di Monza. Negli Sposi Promessi, con una assai maggiore fedelta alle fonti storiche, Manzoni ricostruiva i l dramma della monacazione for-zata e della successiva perversione di Gertrude. Pur contenendo pagine di alta drammaticita, 1'intero epi sodio risentiva del gusto romantico. Nella version© definitiva, invece: "Quel caso, quell'esempio di pervertimento, ch' gli aveva tratto dalla storia ad illuminazione di una verita morale e della corruttela di un secolo giudicato barbaro e delittuoso, gli riap pare, diro cosi, sostanziato dall'universale mi seria della nostra natura, onde si fa e si svol ge la storia umana, scorge nella tragedia moral di Gertrude i l segno di una vasta tragedia in eui l'umanita si dibatte, tra gli impeti delle passioni, i deliri dell'orgoglio intellettuale; le sopraffazioni dell'iniquita sui deboli e sui pavidi; e allora dalle altezze di quella morale religiosa donde guarda i l suo mondo, attinge una pietosa mestizia, una larga e piu benigna capacita di comprensione del male." (2) (1) N. Busetto, Op. cit., p. 102. (2) Ibid. p. 361. 104 V Premettendo a scanso di equivoci che Manzoni era liberissimo di alterare i f a t t i a sua conoscen-za quanto e come avesse voluto, c i vorremmo doman-dare; e proprio vero che egli abbia creato una Gertru-de piu inumana e piu corrotta di quanto non fosse Suor Virginia de Leyva? Nel 1961, Mario Mazzucchelli ha pubblicato i l suo La Monaca di Monza, frutto di anni di paziente lavoro negli a t t i del process© contro la Signora di Monza. Quattrocento pagine di testimonianze, lettere, documenti, presentate con abile tecnica narrativa, da cui risulta evidente che Virginia de Leyva, preda di una passione violenta, fiduciosa nella sua impunita di feudataria, impudente ed imprudente fino a l l ' i n -verosimile, s i maechio di d e l i t t i orrendi con freddez-za e determinazione. Al suo confronto la Gertrude man-zoniana e una tenera colomba.' (1) Nella tresca col dell'Oslo, durata ben nove anni, Virginia ebbe come complici altre tre suore, anche piu (1) Manzoni ebbe accesso agli a t t i del processo prima della edizione definitiva del 1840; ma non voile piu modificare l a propria creazione artistica. 105 freddamente corrotte perche non spinte d a l l a pas-sione. Basti come unico esempio i l racconto dell'as-sassinio d e l l a conversa, fatto da una delle compli-c i e confermato i n t u t t i i suoi macabri p a r t i c o l a r i dalle deposizioni delle a l t r e : "Raccontero i l fatto come posso. Se non lo d i s s i I ' a l t r a volta quando f u i interrogata fu perche ero stanca del lun&o esame e per lo strazio delle f e r i t e . Percio d i s s i che non sapevo che cosa ne fosse stato fatto. Ora dico per ve r i t a che avendo detta Caterina f a t -to andare i n co l l e r a Suor Degnamerita, che era l a carissima di Suor V i r g i n i a Maria, essa Suor V i r g i n i a Maria, per risentimento, l a fece raet-tere i n prigione. Per i l che detta Caterina s i mise a d i r male di detta Suor Vir g i n i a , di Suor Benedetta e di me intorno a certe cose partico-l a r i dell'Osio, e che, uscita che fosse stata d i prigione, voleva palesare ogni cosa e far mettere noi i n prigione a l suo posto. II che avendo inteso da noi, i l signor Gian Paolo, es-sendo entrato nel Monastero da Suor V i r g i n i a Maria secondo i l s o l i t o , e intendendo che Monsi-gnor Barca doveva levare di prigione l a Cateri-na, decise di ammazzarla. Cosi a mezzanotte Suor Benedetta and6 prima da detta Caterina nel-l a camera dove era detenuta e comincio a parlar con l e i , poi v i ando Suor Vi r g i n i a Marie e die-tro a l e i i o , poi sopraggiunse detto Gian Paolo i l quale, avendo seco un piede d e l l a bicocca da l u i t o l t o nel lavorerio del Monastero, dove c'eravamo prima r i t i r a t e , diede due o tre colpi nella coppa di detta Caterina, che stava getta-ta su un pagliericcio e cosi l'accoppo, che mori subito a l i a presenza nostra. Morta che fu, l a 106 por tammo n e l p o l l a i o a i u t a n d o t u t t i . S u o r B e n e d e t t a e d i o 1 ' a d d r i z z a m m o i n p i e d i i n u n c a n t o n e d e l d e t t o ^ p o l l a i o , a p p o g g i a n d o l e c o n t r o m o l t a l e g n a p e r c h e n o n p o t e s s e e s s e r e v i s t a , p o i d e t t o O s i o f e c e u n b u c o , c o n l a s p a d a , n e l -l a m u r a g l i a d e l g i a r d i n o . U s c e n d o d a q u e l l o , r i t o r n o a M i l a n o , d a d o v e e r a v e n u t o i l g i o r n o a v a n t i l a n o t t e c h e s u c c e s s e r o q u e s t ! f a t t i . D e t t a C a t e r i n a c o s i m o r t a , s t e t t e n e l p o l l a i o t u t t o i l g i o r n o s e g u e n t e . E s e b b e n e l a M a d r e e n t r a s s e n e l p o l l a i o , d e l q u a l e i o t e n e v o l a c h i a v e , p e n s a n d o c h e i o l a t e n e s s i n a s c o s t a l a d e n t r o , c o s i d a v i v a , p e r c h e i o n o n l e v o l e v o b e n e , n o n l a t r o v o . L a n o t t e s e g u e n t e , r i t o r -nando d e t t o G i a n P a o l o O s i o d a M i l a n o , e n t r o n e l M o n a s t e r o e c o n l ' a i u t o d i S u o r B e n e d e t t a p o r t o l a m o r t a i n c a s a s u a . Che c o s a p o i a b b i a f a t t o d i d e t t o c o r p o n o n l o s o , ma c r e d o bene che l o t a g l i a s s e a p e z z i e ne m e t t e s s e u n p e z z o q u a e u n a l t r o l a m e n t r e l a t e s t a , p e r q u a n t o l u i d i s -s e , 1 ' a v e v a g e t t a t a n e l p o z z o n e f u o r i d i M o n z a , c o n i l g u a n d a l i n o e l e a l t r e c o s e che a v e v a i n c a p o . " Come n o n r i m a n e r e i n o r r i d i t i d i f r o n t e a q u e s t e g i o v a n i monache c h e c o m p i o n o c o n s o l e r t e e f f i c a c i a l a l o r o f u n z i o n e d i a s s i s t e n t i d e l b o i a ? L a c o n n i v e n z a d i m o l t e a l t r e s u o r e , l e l o r o t r e -s c h e a m o r o s e , l a ' b a s s a c o r r u z i o n e d i u n s a c e r d o t e , l e beghe i n t e r n e d e l m o n a s t e r o , l ' i m p u n i t a d i d e l l ' O -s i o p e r a l t r i o r r i b i l i d e l i t t i : t u t t o c o n t r i b u i s c e a d a r e d e l l a M o n z a d e l s e i c e n t o , u n q u a n d r o c o s i f o -s c o d a n o n a v e r r i s c o n t r o n e l l a p i u a e c e s a f a n t a s i a d i r o m a n z i e r e . 107 C o n c l u d e n d o ; p u r n o n n e g a n d o i l v a l o r e d o c u m e n -t a t i v o d i o p e r e c r i t i c h e d e l g e n e r e d i q u e l l a d e l N i c c o l i n i , s i e c o n f u t a t a l a v a l i d i t a d i c e r t e p r e -m e s s e , p r i m a f r a t u t t e , 1 ' a c c u s a v o l t a a l M a n z o n i d i u n a i n v i n c i b i l e a n t i p a t i a p e r i l s e i c e n t o . A l i o s t e s s o tempo s i e c e r e a t o d i f a r n o t a r e l ' i n t i m a c o n t r a d d i z i o n e d a c u i p a r t o n o q u e s t e c r i t i c h e . I I d i c h i a r a r s i s t o r i c h e , i n c o n t r a p p o s i z i o n e a d a l t r e e s t e t i c h e , p r e s u p p o n e u n d u a l i s m o i n s i t o n e l l ' o p e r a s t e s s a , n e l g e n e r e , d u a l i s m o c h e n o n d o v r e b b e r i s c o n -t r a r s i i n n e s s u n a o p e r a d ' a r t e . Q u e s t o p e r i c o l o e r a s t a t o p r e v i s t o d a l M a n z o n i , che n e l s u o s a g g i o s u l r o m a n z o s t o r i c o , d i s t i n g u e v a 1 ' a s s e n t i m e n t o l o g i c o d a t o d a l l e t t o r e a l v e r o p o s i t i v o d a , q u e l l o d a t o a l v e r o p o e t i c o . D ' a l t r a p a r t e , s i e s e g n a l a t a 1 ' a s s o l u t a v a l i -d i t a d i u n c o n f r o n t o q u a l e q u e l l o d e l B u s e t t o , f r a l e due s t e s u r e d e i P r o m e s s i S p o s i ; c o n f r o n t o f r a due " v e r o s i m i l i " , f r a due c o n c e z i o n i c r e a t i v e e n o n f r a u n r e a l e e u n v e r o s i m i l e . BIBIOGRAFIA Agnoli, G., Gli Albori del Romanzo Storico in Italia, e 1 Primi Imitatori di Walter Scott. Piacenza, 1906. Albertazzi, A., II Romanzo, Milano, 1902. Alonso, Amado, Ensayo sobre la novela historica. Colec-eion de Estudios Estil i s t i c o s . Facultad de F i -losofia y Letras de la Universidad de Buenos Aires. Istituto de Filologia. Buenos Aires, 1942. Apollonio, M., Introduzione alio studio della narrativa italiana dal Foscolo al Vergj., Milano, 1945. Belloni, A., "Propositi e Spropositi. La valutazione storica del seicento secondo la Chiesa." La Nuova Italia, marzo 1930. Bonsanti, A., "II romanzo risorgimentale," Rassegna d'Italia, giugno-luglio 1949. Borsieri, Pietro, "Awenture letterarie di un giorno." Manifesti Romantici a cura di C. Calcaterra, Torino, 1951. Boseo, Ugo, "Preromanticismo e Romanticismo," Question! e_ correnti di storia letteraria. Milano, 1949. Busetto, Natale, La Gene si e_ la Formazione dei Promessi Sposi. Bologna, 1921 Canttl, Gesare, Margherita Pusterla, Racconto. Milano, 1874. —• Storia della Letteratura italiana. Seconda impr. Firenze, 1887. Cian, Vittorio, "II primo centenario del romanzo stori-co italiano." La Nuova Antologia. 1 ott. 1919= Croce, Benedetto, Storia della storiografia italiana nel secolo XIX. Terza ed., Bari, 1947. 109 Cuoco, Vincenzo, Platone i n I t a l i a , a cura di Fausto N i c o l i n i , Vol. I, seconda ed. Bari, 1928. D'Azeglio, Massimo, Ettore Fieramosca ossia l a Disfida d i Barletta. Milano, T892 " De Castris, A. Leone, La polemica sul romanzo storico. Pubblicazioni d e l l 'Universita. d i Bari. Annali del Corso di Lingue e Letterature Straniere, v o l . IV, pp. 107-162. Bari, I960. Foscolo, Ugo, Saggi C r i t i c i a cura di E. Botasso. Torino, 1950. G a l l e t t i , Alfredo, "Manzoni e i l Manzonismo", Question! e_ Correnti di Storia Letteraria. Milano, 1949 Grossi, Tommaso, Marco Visconti, Storia del Trecento cavata dalle eronache di quel tempo. Milano, 1956 Guerazzi, F., pseud. Gualandi, L'Assedio di Firenze. C a p i f o l i XXX, preceduto da un frammento di l e t -ter a di Giuseppe Mazzini, Vols. I - I I . Ginevra, 1848. Lopez-Celly, F., II Romanzo Storico i n I t a l i a . Bologna, 1939. L u c i f r e d i , Roberto, Alessandro Manzoni e_ i l D i r i t t o . Biblioteca della "Rassegna" XVI. Genova, 1933. Maigron, L., Le roman historique a 1 'epoque romantique. Par i g i , 1903. Manzoni, Alessandro, Opere, a cura di M. Barbi e F. Ghisalberti. Centro Mazionale di Studi Manzoniani, vol., I-I1T. Milano 1942-50. Marches!, Giambattista, Studi e Ricerche intorno a i nostri Romanzieri e Romanzi del Settecento. Bergamo, 1903• Mazzini, Giuseppe, S c r i t t i e d i t i ed i n e d i t i , Edizione Nazionale. Vols, I, VII, VIII. Imola, 1906, 1910. Mazzucchelli, M., La Monaca di Monza. Milano 1963 Ni c c o l i n i , F., Peste e_ Untori nei Promessi Sposi e nella realta storica. Bari, 1937 110 Orlandi, Ferdinando, Dissertazioni Storico - Critiche sopra i l Romanticismo e_ i l Classicismo, Firenze, 1839* P e l l i c o , S i l v i o , "Lettere di G i u l i a Willet pubblicate da Orintia Romagnuoli - Roma, 1818" I I Conciliatore, n. 37, 7 gennaio, 1819, ristamp. i n I I Conciliatore a cura di V. Branca, v o l . I I • Firenze, 1953. -• Opere Complete, Milano, 1886 P o r t i n a r i , F., "Un aspetto della polemica romantica, i l romanzo." Letteratura. 1956 Raya, G., I I Romanzo, Milano, 1950 Rosini, Giovanni, La Monaca di Monza, Storia del Secolo XVII, Firenze, 188b U z i e l l i , Sansone, Prose _e Poesie, con un saggio c r i t i c o di C. Carocci. Firenze, 1899. _ "Waverley, or T T i s sixty years since." Antologia, die. 1823, marzo 1824, aprile 1824. Z a i o t t i , Paride, Dei Romanzo i n Generale e anche dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Milano, 1827 Zanette, E., "L*Estremismo Storico del Manzoni n e l l 'Epi-sodio d e l l a Monaca di Monza," Convivium, die. 1929. 

Cite

Citation Scheme:

        

Citations by CSL (citeproc-js)

Usage Statistics

Share

Embed

Customize your widget with the following options, then copy and paste the code below into the HTML of your page to embed this item in your website.
                        
                            <div id="ubcOpenCollectionsWidgetDisplay">
                            <script id="ubcOpenCollectionsWidget"
                            src="{[{embed.src}]}"
                            data-item="{[{embed.item}]}"
                            data-collection="{[{embed.collection}]}"
                            data-metadata="{[{embed.showMetadata}]}"
                            data-width="{[{embed.width}]}"
                            async >
                            </script>
                            </div>
                        
                    
IIIF logo Our image viewer uses the IIIF 2.0 standard. To load this item in other compatible viewers, use this url:
http://iiif.library.ubc.ca/presentation/dsp.831.1-0106719/manifest

Comment

Related Items