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Il Paradiso di Dante visione fatta poesia Marruzzo, Gabriel 1969

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831-UBC_1969_A8 M357.pdf [ 5.64MB ]
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I L P A R A D I S O D l D A N T E V I S . I O I ! P A T T A P O E S I A GABRIEL MARRUZZO A THESIS SUBMITTED IN PARTIAL FULFILMENT OF THE REQUIREMENTS FOR THE DEGREE OF MASTER OF ARTS c in the Department of HISPANIC and ITALIAN STUDIES We accept this thesis as conforming to the required standard THE UNIVERSITY OF BRITISH COLUMBIA September, I 9 6 9 In p r e s e n t i n g t h i s t h e s i s i n p a r t i a l f u l f i l m e n t o f the r e q u i r e m e n t s f o r an advanced degree a t the U n i v e r s i t y o f B r i t i s h C olumbia, I a g r e e t h a t the L i b r a r y s h a l l make i t f r e e l y a v a i l a b l e f o r r e f e r e n c e and Study. I f u r t h e r a g r e e t h a t p e r m i s s i o n f o r e x t e n s i v e c o p y i n g o f t h i s t h e s i s f o r s c h o l a r l y p u rposes may be g r a n t e d by the Head o f my Department o r by h i s r e p r e s e n t a t i v e s . I t i s u n d e r s t o o d t h a t c o p y i n g o r p u b l i c a t i o n of t h i s t h e s i s f o r f i n a n c i a l g a i n s h a l l not be a l l o w e d w i t h o u t my w r i t t e n p e r m i s s i o n . Department o f HISPANIC a n d ITALIAN STUDIES The U n i v e r s i t y o f B r i t i s h Columbia Vancouver 8, Canada Date September 1st, I969 Sento i l dovere d i ringraziare l a Sig.na Dr. RACHEL GIESE per l'assistenza ed i pr e z i o s i c o n s i g l i con tanta bonta. p r e s t a t i n e l l a prepara— zione d i questa t e s i , che presento: Come discente ch*a dottor seconda pronto e libente i n quel c h ' e l l i e esperto, perche l a sua bonta s i disasconda. (Par. XXV, 64-66) I N I I 0 B Premessa p. 1 Gap. I Linee d'un pro"blema c r i t i c o p. 3 Cap. II R i l i e v i e suggerimenti p. 37 Cap1. I l l Visione f a t t a poesia p. 72 Note p. 97 B i b l i o g r a f i a p. 105 Sommario C <^ UiTi-<».<.V) p'. 108 0 voi che siete i n p i c c i o l e t t a barca, desiderosi d'ascoltar, seguiti dietro a l mio legno che cantando varca tornate a riveder l i v o s t r i l i t i : ' non v i mettete i n pelago, che, forse, perdendo me, rimarreste smarriti. (Par. I I , 1-7) I l carattere eccezionale, e puo ben d i r s i unico, d e l l a poesia dantesca, vien fatto notare dal poeta stesso, che, a l l ' i -n i z i o d e l l a cantioa paradisiaoa, e qui p i u che altrove, con un solenne ammonimento, o i awerte: "I'acqua oh'io prendo giammai non s i corse";; Non e oerto superbia e tanto meno presunzione a f a r det-tare a l p6'eta questa esortazione: e sincera consapevolezza d e l l a sua straordinaria esperienza s p i r i t u a l e , che per essere a l t a e sublime, potrebbe sembrare ardua a chi non s i a awezzo a n u t r i r s i d i quel "pane d e l l i angeli" ( l ) , che pur tuttavia i l poeta e bra-moso d i d i s t r i b u i r e a l i a sua mensa poetica'i Ma noi, "desiderosi d'ascoltar", vogliamo metterci i n " p i c c i o l e t t a barca" e oorrere "dietro a l (suo) l e g n o . l ' a c q u a che..'. giammai non s i corse"-. (2) Molti a l t r i , fortunatissimi, s i son messi a l seguito del poeta e han ceroato d i godere l'ebbrezza e l'esaltazione d i un'a-- 2 -soesa poetioa, che puo dare a l i o s p i r i t o una g i o i a i n e f f a b i l e , g i o i a s p i r i t u a l e ohe non a t u t t i e dato gustare, e ohe p u 6 , i n qualche modo, appagare l a sete d ' i n f i n i t o ohe e nello s p i r i t o umano. La forte a t t r a t t i v a d i un'impresa non comune, o*inoorag-gia ad aooostaroi a l i o s p i r i t o d i Dante, a seguirlo trepidanti e, pur professandooi " i n t e r philosophantes minimus" (3), f r a quanti hanno gi a , molto p i u autorevolmente, sor i t t o su Dante, o i met-tiamo fiduciosamente " i n pelago", oon l a speranza che restando sempre "dietro a l (suo) legno", oeroando oioe d i penetrare i l piu possibile nel suo s p i r i t o e aderendo a quanto l u i ha vis t o e o i ha voluto dir e , saremo oapaoi d i parteoipare a l i a sua totale v i -sione poetioa*; Altrimenti, e g l i anoora c i awerte, "perdendo me, rimar-rete s m a r r i t i " . Cap. I LUTEE D»UN PBDBLEMA CRITICO Per&endo me, rimarrete smarriti. (Par. I I , 6) S i puo ben dire che lungo i l oorso dei seooli s i a awe-nuto proprio cosi a quanti non hanno badato all'avvertimento del poeta, e, anziche seguirlo nel suo "soloo dinanzi all'aoqua che ri t o r n a equale" (4)> d i immergersi cioe n e l l a sua mente e nel suo s p i r i t o , hanno voluto accostarsi a l u i con g l i schemi d i a l t r i tempi, d i a l t r i gusti e teorie estetiohe, prefabbricate dall'uma-nesimo, dal rinasoimento, dal barocco, dall'illuminismo, dal ro-mantioismo, dallo storioismo e d a l l ' i d e a l i s m o . e oosi 1 'hanno "smarrito"! Se diamo uno sguardo d'insieme a i s e c o l i che hanno cer-oato d i interpretare l'opera d i Dante, c i troviamo d i fronte ad un*enorme mole d i studi esegetici, oosl v a r i e molto spesso oon-t r a d d i t t o r i , ohe sembrerebbe lavoro impossibile fare una selezione sistematioa per coglierne un f i l o n e u n i t a r i o , ohe corrisponda a l l e intenzioni e a l i o s p i r i t o dell'autore, aderendo genuinamente a l i a - 4 -sua opera poetica-. Sia oggi che i e r i , per s e c o l i , i l problema o r i t i c o d e l l a poesia d i Dante e stato sempre vivo ed attuale5'. Nessuna a l t r a ope-ra poetica e stata e rdmane oggetto di discussioni e d i proposte c r i t i o h e , che formulate con gusti e c r i t e r i d i v e r s i d i tempi d i -v e r s i , hanno mostrato l a sua perenne e geniale v i t a l i t a . , che, su-perando tutte le eta, l e ha tutte a t t r a t t e , conquistate, ma nes-suna ha saputo e potuto mai scrivere l a parola fine a l i a s t o r i a d e l l a sua interpretazione• Riflettendo sullo svolgimento del problema o r i t i c o d e l l a Divina Commedia nei s e c o l i , s i resta appunto c o l p i t i d a l l a pe-renne:. s f i d a che essa propone, i n una rinnovata d i a l e t t i c a d i t e r -mini o r i t i c i , che, s t a b i l i t i dalle tendenze e correnti l e t t e r a r i e e f i l o s o f i o h e delle varie epoche, fanno assumere a l problema o r i -t i c o un riuovo aspetto, vivo ed attuale, senza produrre mai una soluzione d e f i n i t i v a che soddisfi l e esigenze e i gusti del momento'. L'immagine del monolite misterioso oaduto s u l l a terra, che emana suoni i n s o l i t i e s t r a n i , e che attrae nei secoli g l i esseri umani, dagli ominidi a g l i s c i e n z i a t i moderni, come e suggerito nei f i l m "2001: Space Odyssey", d i Stanley Kubrik, e forse quella che pi u s i adatta a rappresentarci l a Divina Commedia, che, proprio oome un blocco levigato e lucido, resta l i , p i e t r a del paragone ad affermare e mostrare "cio che potea l a lingua nostra" (5)> a misurare cioe l a potenza dello s p i r i t o umano. E lo s p i r i t o umano, accostandosi nei s e c o l i ad essa, s i - 5 -ragguaglia e s i proporziona a l giuoco d i a l e t t i c o del suo l i n -guaggio poetico, che, semplice ed arduo, umano e sublime, nel suo a l t e r n a r s i , sottopone l'umana intelligenza e l'umana fan-tas i a ad una tensione eccitante ed inebriante, t r a i p o l i estre-mi d i una visione d i un'umanita. viva e commovente, e d i altezze trasoendenti ed i n e f f a b i l i ' . L'arco d i tempo d i o l t r e s e i s e c o l i che c i separa da Dante e tutto segnato d i nomi i p i u rappresentativi dello s p i -r i t o umano, che, direttamente o indirettamente, s i sono misurati con l u i e hanno riportato un'esperienza che ha lasciato tracce sul loro sentire e sul loro pensare. Possiamo notare i n questa secolare esperienza un tema, una nota costante d i ammirazione e d i lode e, attorno ad essa, una variazione d i voci, caratterizzata da incertezze e riserve, ohe r i f l e t t o n o sempre oanoni c r i t i o i ed e s t e t i c i delle r i s p e t t i v e epoohe. Griticamente o raeno, l a nota d i ammirazione e stata sempre dir e t t a a l i a poesia sublime d e l l a Commedia, che per questo soltanto resta i l capolavoro d i t u t t i i secoli". A chi ha voluto suggerire a l t r e ragioni perche questo l i b r o s i a stato sempre vivo e univer-salmente oeroato, anche dai l e t t o r i contemporanei del poeta, ohe non avevano ancora una oosoienza estetica simile a quella nostra, M. Barbi risponde: "L'eta. sua ha subito sentito i n Dante i l grande poetaj e se d i quella che solo a noi par poesia non ha avuto - 6 -cosoienza d i s t i n t a , ossia non s!e resa conto c r i t i -oamente, pur non e dubbio che l'ha sentita i s t i n t i -vamente". (6) Ma, se e l a poesia d i Dante soltanto che ha attratto l a secolare nota d i ammirazione, p i u o meno consapevolmente, biso-gna pur dire ohe molto spesso motivi secondari o d i "struttura", per d i r l a c o l Croce, hanno a t t i r a t o 1'interesse esclusivo d i mol-t i i n t e r p r e t i e c r i t i c i . S i comincio c o i primi commentatori del Trecento a dare r i s a l t o ed importanza a l i a cosidetta "struttura", a l contenuto dottrinale della Commedia, e se era sempre l a "poesia" che i n fondo affasoinava t u t t i , pure l a sua a n a l i s i e l a sua compren-sione era af f i d a t a taoitamente a l i a finezza e a l gusto dei l e t -t o r i , mentre l e pubbliche letture del poema, nelle ohiese o negli Studi, s i fermavano a l l e chiose d o t t r i n a l i , morali o scientifiche 1. I I Boccaccio, riportando nei suo Trattatello i l giudizio d i Gio-vanni Del Y i r g i l i o su Dante, "Theologus n u l l i u s dogmatis ezpers", r i t i e n e 1'appellativo d i teologo per Dante aggiiingendovi pero duello piu. importante d i poeta. G l i awenimenti s t o r i o i tantp v i o i n i a i contemporanei del pceta, e soprattutto l a rivelazione d i f a t t i , che trattavano i l misterc d e l l ' a l d i l a , contribuirono ad attxrare un interesse quasi esclusivo nei primi tempi, tocoando essi l a sfera emotiva ed af-f e t t i v a dei l e t t o r i dell'epoca*. L'umanesimo, i l rinascimento e 1'illuminismo sono lontani dal sentire medievale, e per motivi c l a s s i c i s t i c i , l i n g u i s t i o i e - 7 -r a z i o n a l i s t i c i , non apprezzano pienamente l a poesia d e l l a Divina  Commedia, Col Vioo s i ha un riaccostamento a l i a Divina Commedia per simpatia ideale e storioa, e l a "poesia" rioeve i l primo ricono-scimento c r i t i c o , perche proprio l a poesia d i Dante assieme a quella d i Omero, s i prestava come esempio t i p i c o a sostegno della sua teoria f i l o s o f i c a dell'arte'. Per i l Vioo, i l senso, l a fantasia e l a ragione sono i tre momenti del processo dello s p i r i t o p r o i e t t a t i n e l l a s t o r i a ideale eterna 1. I I secondo momento, quello d e l l a fantasia, epoca rioca d'immaginazione e d i gagliarde passioni, e quello i n cui l a poesia sorge p i u spontanea, pura, vigorosa. La fantasia e oreatrice d'im-magini, e l a ragione, l a r i f l e s s l o n e , i l mondo concettuale i n ge-nere, invece d i rafforzare l e sue oreazioni, l e indebolisce e l e intorhida'. La fantasia cosi e "tanto piu rohusta quanto p i u de-bole e i l ra z i o c i n i o " (7) e, contrariamente a cio che f a l a "me-t a f i s i c a " , l a quale c i f a accorti d i non fare dello s p i r i t o oorpo, l a poesia d i non alt r o s i d i l e t t a che d i dare corpo a l i o s p i r i t o ; onde i pensieri d i quella sono t u t t i a s t r a t t i , i concetti d i questa a l l o r a sono b e l l i quando s i formano piu. oorpulenti. (8) In questa concezione f i l o s o f i c a del Vico s*inquadra l a sco-perta d e l l a Commedia come una grande creazione poetica perche essa nasce i n un'epoca d i "ritomata^barbarie" qual'era per l u i i l Me— dioevo, ed essa e rivendicata per i l suo valore d i creazione della fantasia, cioe e vera poesia*. Ma i l Vioo, seguendo i suoi p r i n c i p i , ha una riserva da fare: se Dante "non avesse saputo affatto ne del l a soolastica, ne d i l a t i n o , sarebbe r i u s c i t o piu. gran poeta, e forse l a toscana f a v e l l a avrebbe avuto da oontrapporlo a Omero..." ( 9 ) 1 . S i era delineata cosi gia, n e l l a nuova ooncezione dell'arte del Vioo i l dualismo, precisato nei termini a n t i t e t i c i "fantasia-ragione", che tanta importanza avra. nello sviluppo d e l l a teoria c r i t i c a estetica 1. S ' i n i z i a c o l Vioo a ripudiare quel mondo c u l t u -rale che i l genio poetico d i Dante aveva assimilato e trasformato i n a l t a poesiaf. Dante ed Omero perd avevano n e l l a teoria del Vioo un va-lore simbolicoj essi sono miti esemplari n e l l a sua oonoezione f i -l o s o f i c a , per oui l a poesia e individuata per l a prima volta come creazione autonoma d i una determinata a t t i v i t a dello s p i r i t o , l a fantasia. Questa conoezione ideale e frutto anche d i un atteggiamento polemioo con l a sua eta, l a quale oon i suoi gusti r a f f i n a t i e mol-l i , tanto lontana appariva a l Vioo d a l l , a l t e z z a e dal l a forza dei suoi poeti eroi). Col suo nuovo ooncetto d i poesia, l a vera poesia d i Dante, fino a l l o r a confusa e sepolta t r a l a congerie d i ese-gesi d o t t r i n a l i , riaoquistava i l suo valore primario quale l e spet-tava d i d i r i t t o . La ooncezione f i l o s o f i c a vichiana e le sue idee s u l l a poe-s i a trovarono, attraverso i l romanticismo, ampio sviluppo e ooe— renza c r i t i c a nel De Sanctis'. - 9 -I l De Sanctis parte anche l u i da un principio polemico i n difesa d e l l a poesia d i Dante''. Nelle l e z i o n i t o r i n e s i (1853-1855) affermava: "La Commedia non e scienza, ne s t o r i a , ma poesia", (lo) e ohiudendo l a sesta d i quelle l e z i o n i , ancora i n polemica contro l a tendenza a valorizzare e a i l l u s t r a t e solo i l mondo dottrinale d i Dante, ribadiva: "Dante ha avuto I suoi mille antiquari e f i l o l o g i : non e e g l i tempo che ne l l a grande poesia s i cerchi l a poesia, cioe quello per cui Dante e immortale?" ( l l ) I l oontatto del De Sanctis con Dante ha i n i z i o cosi oon una motivazione polemica e s i svolge i n genere con sensibilita, romantica n e l l ' a n a l i s i episodica del testo, nelle oui pagine s i mostra a r t i s t a eocellenteV Ma a l d i sopra d i queste pagine, i l ' De Sanctis o r i t i c o e a l i a oontinua ricerca d e l l a soluzione totale del problema de l l a poesia d e l l a Commedia »• ohe, con l a varieta. e oomplessita. d i questioni, assumeva una funzione t i p i c a i n rapporto a i suoi p i u va s t i t e n t a t i v i d i sistemazione teorioa d e l l ' e s t e t i c a e d e l l a storiografia letter-aria 1. I I suo lungo lavoro d i o r i t i c o n ei confronti d e l l a Commedia e caratterizzato da un c o n f l i t t o t r a un'intuizione d e l l a sua unita. poetioa e l e esigenze teoriche d e l l ' e s t e t i c a romantica che portava ad una distinzione, ed anohe opposizione, t r a due elementi inoon-c i l i a b i l i a p r i o r i : l ' a l l e g o r i a e l a poesia. Secondo i primi g i u d i z i del De Sanctis, l ' a l l e g o r i a aveva l a funzione d i veicolo di.un'ideologia r e l i g i o s a e p o l i t i c a , parte del mondo rettorioo medievale e soolastioo, e non poteva mai diven-- 10 -tare poesia. In un seoondo momento, i l o r i t i c o attenua queste p o s i -zioni estreme, e, i n una interpretazione p i u aderente a l reale svolgimento dell'invenzione dantesca, a r r i v a ad una concezione n e l l a quale i due element!, c i e l o e terra, sono s i ancora d i -s t i n t i , ma potrebbero suggerire un inoontro dialettioo unitario individuato n e l l a presenza a t t i v a del protagonista Dante, chej entrando nei regno dei morti, v i porta seco tutte l e passioni dei v i v i , s i trae appresso tutta l a terra.v. Cosi l a poesia abbracoia tutta l a v i t a , c i e l o e terra, tempo ed eternita, umano e divino; ed i l poema soprannaturale diviene umano e terreno, con l a propria impronta dell'uomo e del tempo..!. Cosi l a v i t a s'integra, l ' a l t r o mondo esoe dalla sua astrazione dottrinale e mistica, c i e l o e terra s i me-scolanoj s i n t e s i vivente d i questa immensa comprensione Dante, spettatore, attore e giudioe. La v i t a , guardata d a l l ' a l t r o mondo acquista nuove a t t i t u d i n i , sensazioni e impressioni. L'altro mondo guardato d a l l a terra, veste l e sue passioni e i suoi i n t e r e s s i . E n*e uscita una concezione originalissima, una natura nuova, e un uomo nuovo. Sono due mondi onnipresenti, i n reciprocanza d i azione, che s i succedono, s i awioendano, s'incrociano, s i compenetrano, s i spiegano e s ,illuminano a vicenda, i n perpetuo ritorno l'uno n e l l ' a l t r o ^ La loro unita, non e i n un protagonista ne i n un*azione ne i n un fine a-stratto ed estraneo a l i a materia, ma e n e l l a stessa ma-t e r i a unita, interiore e impersonale, vivente i n d i v i s i b i l e unita. organica, i cui momenti s i succedono nello s p i r i t o del poeta, non come meccanico aggregato d i p a r t i separa-b i l i , ma penetranti g l i uni n e g l i a l t r i e immedesimantisi, com'e l a v i t a . Questa energica e armoniosa unita. e n e l l a natura stessa dei due mondi, materialmente d i s t i n t i , ma una cosa nell'unita. d e l l a c o s c i e n z a . ( 1 2 ) - 11 -In questa pagina i l De Sanctis e sul punto d i risolvere i l problema dell'unita poetica d e l l a Divina Commedia, quando i n -travede n e l l a persona, nello s p i r i t o e n e l l a coscienza d i Dante i l centre ed i l motivo unitario d e l l a forza poetica dei due mon-d i , " c i e l o " e "terra", d i s t i n t i , ma non contrapposti. Una tale soluzione g l i sfugge, purtroppo, perche i l De Sanctis teorico riesce a l i a fine a prevalere sul De Sanctis d i finissimo gusto, i n t u i t i v e e critico'* (13) I I De Sanctis obbedisce a l oontrollo d i premesse astratte ohe pongono l'ostracismo ad un'epoca, quella medievale, caratte-r i z z a t a , seoondo l u i , da una ooncezione mistico-trascendente dell'esistenza, r i v o l t a piu. a l c i e l o che alia- terra, e incapace quindi a sentire e intendere l'arte a l d i f u o r i d i un messaggio etico-:religioso o anche s o i e n t i f i c o . Ne consegue ohe l a creazione a r t i s t i o a dell'epoca non puo essere che astratta, estranea a l linguaggio d e l l a passione e del dramma i n c u i , seoondo i l De San-c t i s , consiste l a poesia'. Nella Comroedia s i ha da una parte i l "mondo intenzionale" d i Dante, che, i n accordo con i canoni r e t t o r i c i medievali, con-cepisoe un poema come "al l e g o r i a " , "commedia dell'anima", oon i n t e n t i d o t t r i n a l i e morali, e d a l l ' a l t r a i l "mondo e f f e t t i v o " o "reale", che e quello che conta come poesiai. "Che cosa e dunque l a Commedia? E' i l medioevo rea-l i z z a t o come arte, malgrado l'autore e malgrado i contemporanei. E guardate che gran cosa e questa? I l medioevo non era un mondo a r t i s t i c o , anzi era - 12 -i l contrario dell'arte'. La religione era misticismo, l a f i l o s o f i a scolasticismo. L'una scomunicava l ' a r t e , abbruciava le immagini, awezzava g l i s p i r i t i a stao-c a r s i dal reale. L'altra viveva d i astrazioni e d i formule e d i c i t a z i o n i , drizzando l ' i n t e l l e t t o a sot-t i l i z z a r e intorno a* nomi e a l l e vacue generality che s i chiamavano 'essenze*. G l i s p i r i t i erano t i r a t i verso i l generale, p i u disposti a idealizzare che a r e a l i z -zare: cio che e proprio i l contrario dell'arte*. He* poeti semplici t r o v i i l reale rozzo, senza formazione, come ne* misteri, nelle v i s i o n i , nelle legende. Ne* poeti solenni t r o v i una forma o crudamente didascalica o f i g u r a t i v a e a l l e g o r i c a . L'arte non era nata ancora. C'era l a figuraj non c'era l a rea l t a n e l l a sua liberta. e personalita."'. (14) Secondo i l De Sanctis, i l poema risente, come opera d'arte, de l l a contraddizione d i quei due mondi. Quando i l poeta signoreg-gia l a materia, l a realta. magari fino a l i a degradazione dell'uomo n e l l a bestia, nello stesso tempo, esalta l'uomo come individuo, n e l l a pienezza d e l l a forza, libero da ogni costrizione "inten-zionale", a l l o r a s i ha una piena e vera realizzazione a r t i s t i c a . L 1Inferno e c o s i , per i l De Sanctis, l a cantica piu poetica perche: ne 11'Inferno l a v i t a terrena e riprodotta t a l quale, essendo i l peccato ancor vivo e l a terra ancora presente a l dannato1. I l che da, all'Inferno una v i t a plena e oorpulenta, l a quale, spiritualizzandosi n e g l i a l t r i due mondi, diviene povera e monotona... a l con-t r a r i o l a v i t a negli a l t r i due mondi non ha riscontro n e l l a r e a l t a , ed e d i pura fantasia, cavata dall'astratto del dovere e del concetto, e i s p i r a t a dagli ardori esta-t i o i d e l l a v i t a ascetioa e contemplativa" ;. (15) E' evidente i n questa pagina i l richiamo a l concetto v i -- 13 -chiano d e l l ' a r t e , che e rappresentazione d i una v i t a piena, cor— pulenta, animata da gagliarde passioni, colta i n quel medioevo, che per i l Vico e l a "ritomata barbarie, l ' e t a degli e r o i " , i n cui predomina l a fantasia d a l l a quale soltanto nasce l a poesia*, "La v i t a infernale e colta dal poeta nel vivo stesso d e l l a r e a l t a i n mezzo a cui s i trova, essendo essa l a rappresentazione epica d e l l a barbarie n e l l a quale i l r i g o g l i o d e l l a passione e l a sovrabbondanza d e l l a v i t a trabocoa a l d i f u o r i . Dante stesso e un barbaro, un eroico barbaro, sdegnoso, vendicativo, appassionatis-simo: l i b e r a ed energioa natura"', (16) I I romanticismo rafforza nel De Sanctis.la ooncezione vichiana d e l l a rappresentazione poetica che deve essere "passio-nale" ed e per questo che riconosce una superiorita poetica n e l -1'Inferno, mentre nelle a l t r e due cantiche nota una progressiva attenuazione e dissoluzione d e l l a "forma" poetica, dovuta a una maggiore presenza d i quel "mondo intenzionale", per cui l a sola poesia possibile nel Paradiso, s i ha nei momenti d i reminisoenze, immagini, s i m i l i t u d i n i , attraverso i quali r i a f f i o r a i l mondo umano e - terreno,. Ma i l De Sanctis e i n contraddizione con queste sue r e -s t r i z i o n i teoriche quando, d i fronte all'esame concreto del t e -sto, e g l i smussa l'astrattezza d i certe formulazioni teoriche e l a s c i a v i a l i b e r a a l i a sensibilita. del lettore d i poesia, sensi-b i l i t a . sicura e finissima/, "Viene i l Paradiso 1, Altro concetto, a l t r a v i t a , a l t r e forme, I l paradiso e i l regno dello s p i r i t o , venuto a 14 -l i b e r t a , emancipato da l l a carne o dal sense-, peroio i l soprasensibile o, come dice Dante, i l trasumanare, i l d i l a dall'umano. E* quel regno d e l l a f i l o s o f i a che Dante volea realizzare i n terra; i l regno d e l l a pace, dove i n t e l l e t t o , amore e atto sono una cosa. Amore con-duce lo s p i r i t o a l supremo i n t e l l e t t o , e i l supremo i n -t e l l e t t o e insieme supremo atto. La triade e insieme unita. Quando l'uomo e alzato dall'amore fino a Dio, hai l a congiunzione dell'umano e del divino, i l sommo bene, i l paradiso.-Questo ascetismo o misticismo non e dottrina astratta: e una forma d e l l a v i t a umana. C i e nei nostro s p i r i t o un d i la,, c i o che dices! sentimento d e l l ' i n f i n i t o , l a cui e s i -stenza s i r i v e l a p i u chiaramente a l l e nature elevate" 1. (17) Altrove i l De Sanctis s i spinge ancora piu avanti quando esplicitamente ammette l a possibilita, d i una trasfigurazione della dottrina e del l a didascalia i n poesia. Descrivendo i n f a t t i g l i e f -f e t t l d e l l a luce d i Dio i r r a d i a t a su tutte l e cose, (18) scrive: "I concetti qui non sono astrazione, ma forze vive, g l i a t t o r i d e l l a creazione, l a luce, i l c i e l o , l a natura, e non hai ragionamento, hai una sto r i a animata, con una chiarezza e un vigore d i rappresentazione che f a d i Dio e- d e l l a natura vere persone poetichei.'. S p i r i t o domma-t i c o , credente e poetioo, predica dal paradiso l a v e r i t a assolutaj e non l a pensa, l a scolpisce. d i r e s t i che pensi con l'immaginazione, aguzzata d a l l a grandezza e v e r i t a dello spettacolo'. Nascono ardite metafore e meravigliose comparazioni. L'accordo d e l l a prescienza c o l libero a r b i -t r i o e una delle concezioni p i u d i f f i c i l i e astruse: ma qui (19) non e una concezione, e una visione, uno spet-taoolo: oosi potente e questa immaginazione dantesca.,:. Questa forma poetica d e l l a scienza, questa visione i n t e l -l e t t u a l e , abbozzata nei Tesoretto, e condotta qui a molta perfezione..;. Miracolo prodotto dalle due grandi potenze - 15 -d e l l a mente dantesoa, l a virtu, s i n t e t i c a e l a v i r t u formativa.v." (20 ) Ma eoco che i l De Sanctis o s c i l l a ancora e r i t o m a a oon-cludere, i n accordo questa volta a l suo mondo "intenzionale", sor-passando l e sue r e a l i convinzioni d i gusto e d i scelta c r i t i c a : "II Paradiso e poco le t t o e pooo gustato'. Stanca soprattutto l a sua monotonia, che par quasi una serie d i domande e d i risposte f r a maestro e discente". (21) Acoade cosi a l De Sanctis quello che l u i diceva d i Dante, che r i u s c i poeta contro l a sua poetica. E g l i i n f a t t i fu c r i t i c o finissimo, quando, oontro l a sua teoria generale, mette i n e v i -denza ed analizza i motivi fondamentali e l a d i v e r s i t a d i s t i l e nelle tre cantiohe. Le sue i n t u i z i o n i c r i t i c h e daranno oosl pos-s i b i l i t a d i impostare i l problema c r i t i o o con s p i r i t o nuovo e suggeriranno spunti che, dopo i l Croce, saranno sviluppati d a l l a c r i t i c a p i u recente, offrendo una piu ampia comprensione della poesia d i Dantei:. Su una linea c r i t i c a analoga a quella del De Sanctis s i sviluppa l'interpretazione crociana. Anche per i l Croce, Dante e essenzialmente poeta e va per-c i o esaminato col metodo oon cui s i studia ogni poesia. II t i t o l o del suo l i b r o La poesia d i Dante, s c r i t t o nel 1921, i n occasione delle celebrazioni centenarie d i Dante, ha un intento polemico e vuole essere una presa d i posizione contro l e - 16 -tenderize del dantismo u f f i c i a l e , dedicato a l l o r a esolusivamente a ricerche e indagini del mondo ideologico e culturale del poeta, con interminabili e t a l v o l t a oziose diseussioni sulle "questiones" dantesche. La poesia d i Dante suscito enorme interesse ed esercito un influsso rilevante s u g l i u l t e r i o r i studi danteschi. Piu che un punto d i arrive n e l l a secolare r i c e r c a , i l l i b r o del Croce e stato un punto d i partenza, non tanto perohe veniva a proporre dei c r i t e r i nuovi e v a l i d i per una lettura esauriente e piu ade-rente a l poema, ma i n quanto con l a sua forza polemica venne ad assumere l a funzione d i catalizzatore, che provooo una reazione salutare ed un'evoluzione positiva dell'esegesi dantesca. Qualche o r i t i c o , nei r i l e v a r e l e oonseguenze paradossali della t e o r i a crooiana se applicata a l i a l e t t e r a n e l l ' a n a l i s i d e l l a Commedia, suggeriva che essa era frutto d i stanchezza, errore o sviamento nello svolgimento teorico del oritico'. In v e r i t a , o l t r e a l i o spunto polemico contro l e tendenze a ricerche esolusivamente erudite, l a poesia d i Dante va inquadrata n e l l a p i u larga r i c e r c a crociana sui concetto universale d e l l ' a r t e , ed e chiara e lucida conseguenza d i profonde i n t u i z i o n i teoriche. E g l i , dopo lunghe r i — f l e s s i o n i e ripensamenti speculativi, arriva all'elaborazione d i un c r i t e r i o universalmente valido a giudioare ogni testo poetico, prescindendo dalle mutabili oondizioni c u l t u r a l i e storiche, che formano l a oosidetta "struttura" d i ogni poesia, per arrivare ad analizzare quella che, cosi decantata e i s o l a t a , dovrebbe restare - 17 -ed essere pur-a poesia. II Croce proprio questo f a notare a l i a fine dell'introdu-zione a La poesia d i Dante; "I p r i n o i p i metodici, che sono venuto dilucidando, non s i riferiscono nel loro intrinseoo e universale, unica-raente a Dante, perche, com'e chiaro, s i estendono a l i o studio d i ogni sorta d i poesia e d i arte. Ma sono*;quelli ohe p i u particolarmente oonveniva richiamare per rinno-vare l e p r i n c i p a l i d i f f i c o l t a . nelle quali s'intriga, e rimane anoora i n t r i g a t a l a c r i t i c a dantesca'V. (22) La r i c e r c a quindi d i una formula teorica quale strumento di discriminazione e d i v e r i f i c a poetioa e l a rigorosa conclusione logica d i una coerente dottrina estetica nello svolgimento piu. ge-nerale del pensiero f i l o s o f i c o del Croce1. Nello studio c r i t i c o d i poeti quali l'Ariosto, i l Goethe e lo Shakespeare, era sembrato a l Croce che l a c r i t i c a estetica po-tesse arrivare a s t a b i l i r e un c r i t e r i o d i lettura spregiudicata d e l l a poesia, che, lasciando da parte ogni a l t r a questione s t o r i -c o - f i l o l o g i c a , arrivasse a l i a sua comprensione attraverso una pura a n a l i s i estetica d i essa. G l i studi c r i t i c i attorno a i tre poeti o i t a t i avevano lasciato tracce profonde n e l l a formazione del pen-siero estetico del Croce, ed'essi costituiranno g l i esempi t i p i c i a sostegno de l l a sua teoria generale*. II Crooe aveva puntato l a sua attenzione specialmente s u l -lo Shakespeare, che s i presentava come l'exemplum optimum, perche a l i o studio del c r i t i c o non s i o f f r i v a altro che l a sua creazione poetica, i n tutta l a sua varieta e grandezza1. Non v i erano i n f a t t i . - 1 8 -fortunatamente, notizie biografiche, e nessun elemento " a l l o t r i o " verra a turbare l ' a n a l i s i puramente estetica del o r i t i c o . ? I I suo giudizio s i fondera a l l o r a su ragioni intrinseche, sgorganti d a l -l'esame dell'opera-. Scrive i n f a t t i i l Croce a l l ' i n i z i o del saggio Ariosto, Shakespeare, Corneille t "Potra sembrare superfluo, ma i n effetto giova a proce-dere s p e d i t i , porre subito qui i n principio l'awertenza che quello che forma oggetto d i studio per i l c r i t i c o e lo storico d e l l ' a r t e , non e l a persona pratica dello Shakespeare, ma l a persona poetica, non i l carattere e lo svolgimento d e l l a sua v i t a , ma i l carattere e lo s v o l g i -mento dell'arte sua">. (23) Cosi, se da una parte le ragioni esterne non devono i n — t r a l c i a r e l ' a n a l i s i estetioa, d a l l ' a l t r a e assolutamente preolusa a l o r i t i c o ogni inferenza d i carattere biografioo dedotta da l l a poesia quale s i presenta a l nostro studio'. Davanti a noi e solo " l a personality ideale" del poeta, che i l c r i t i c o puo r i c o s t r u i r e n e l l a r i c e r c a d i s t a t i d'animo o motivi ohe s i esprimono e s i svolgono con diverse variazioni n e l l a sua poesia, che e solo t r a -sfigurazione d i v e r i e r e a l i s t a t i d'animo'";' "Un sentimento realmente provato, nell'atto stesso che e strappato dal suo terreno pratioo e r e a l i s t i c o , e fatto motive a comporre un mondo d i sogni, uno degli i n f i n i t i mondi p o s s i b i l i , nei quali e vano piu oercare l a r e a l t a d i quel sentimento, come e vano ricercare l a goccia d'acqua versata nell'oceano e dal l a grandezza stessa e dalla pressione dell'ooeano trasformata da quel che era prima". ( 2 4 ) La "personality ideale" d i un poeta puo quindi non o o r r i -- 19 -spondere a quella biografica e st o r i c a , " i l poeta e.V. n i e n t ' a l -tro che l a sua poesia" e i l c r i t i c o , nel voler arrivare a oarat-terizzare e r i c o s t r u i r e quella "personalita ideale", deve con— centrare l a sua attenzione sull'opera poetica, selezionata t r a l e tant.e piu o meno "belle per oercarvi lo stato d'animo fonda-mentale del poeta: "Verso questo stato d'animo fondamentale l e singole opere d i poesia possono stare nel rapporto d i succes-s i v i t e n t a t i v i e approssimazioni d i attuarlo, i n modo ohe solo una o solo aloune d i esse lo esprimono a pieno e l e a l t r e ne siano g l i ahbozzi e i preoorrimenti, onde s i vede che i l poeta, oonseguita l a piena espressione del suo stato d'animo fondamentale, d i poi s i tace o infelicemente s i ripete e lavora d i maniera'. Ma possono stare anche n e l l ' a l t r o rapporto che le singole poesie siano i r r a d i a z i o n i del medesimo motivo o stato d'animo, i n situazioni e oircostanze varie, e abbiano ciascuna l a propria autonomia e bellezza". (25) Con l a poesia dell'Ariosto, che appariva a l Croce tutta e sola poesia e con quella dello Shakespeare, dove "lo schema o struttura nasce dal motivo poetico, e non c'e struttura e poesia, ma tutto s i pu6 d i r e , e omogeneo, tutto e poesia", (26) i l Croce credeva d i aver trovato due esempi p e r f e t t i a sostegno dei suoi canohi e s t e t i c i . Quando pero dove applicare questi suoi p r i n c i p i a l suo poeta prediletto, W. Goethe, fu costretto a l i a r i c e r c a d i una v i a d'uscita metodologioa che potesse applioarsi ad un'opera che solo i n apparenza. s i presentava unitaria'. La c r i t i c a goethiana dell'Ottocento era stata c a r a t t e r i s -zata d a l l a ricerca d e l l ' u n i t a poetica del Faust, che s i presentava - 20 -i n unita. ben dis t i n t e per tema, motivo e tono, riflettendo s t a t i d'animo e tempi d i v e r s i . I l Crooe a l l o r a f a ri l e v a r e ohe nel Faust esisteva solo un'unita apparente, i n t e l l e t t u a l i s t i o a e non poetica, s t a b i l i t a artificialmente dal poeta a p o s t e r i o r i , t r a l e varie p a r t i dell'opera, nate indipendentemente l'una d a l l ' a l t r a e dotate ciascuna d i una propria v i t a e fisionomia poetical La r i -cerca dell'unita, nel modo tradizionale non aveva quindi senso, e poteva essere g i u s t i f i c a t a soltanto quando essa fosse d i r e t t a i n -vece a l i a ricostituzione dell'unita poetica ideale: "Hon merita... risposta I'obiezione che s i suoi muo-vere a l procedere analitioo che seguiamo, cioe che a questo modo s i scompone e distrugge l'organismo creato dal poeta j perche i l fatto sta proprio a l contrario: ohe i l poeta, per un proposito r i f l e s s i v o ha foggiato un meccanismo, chiudendovi e comprimendovi parecchi e di v e r s i organismi v i v i , i quali i l c r i t i c o , con quel procedere, rimette n e l l a prima l i b e r t a , senza distrug-gere n u l l a , perche non s i distrugge cio che i n effetto non esiste"'. (27) L'attenzione del c r i t i c o deve essere d i r e t t a a g l i e f f e t -t i v i momenti d i poesia realizzata e cercare d i i n d i v i d u a r l i n e l l a loro s p e c i f i c a natura: i n essi soltanto puo esservi un'effettiva unita. poetica e non nell'esistenza piu o meno d i motivi o inten-zioni antecedenti o p o s t e r i o r i dell'autore: "L'unita d e l l a poesia non e se non l a poesia stessa n e l l a sua effettualita. d i poesia, n e l l a sua sint e t i c a natura e non gia, i n qualcosa che u n i f i c h i l a poesia: un qualcosa ohe, se poi s i cerca veramente che cosa s i a , s i vede non essere a l t r o ohe i l l i b r o o piuttosto i l volume, i n oui materialmente una poesia e collocata e - 21 -dove sta non solo i n oompagnia d i al t r e e diverse poesie, ma spesso anche d e l l a non poesia e d e l l f a n -tipoesia". (28) Questo suo c r i t e r i o d i unita poetica ideale verra. meglio preoisato quando i l Croce s i trovera. ad applicarlo per s o t t o l i -neare 1'unita poetica delle Grazie del Ppscolo, che l a diligenza f i l o l o g i c a aveva ridotto ad un muochio d i frammenti, tenuti i n -sieme artifioiosamente solo dall'intenzione d e l l 1 au tore'. "E* parso che l'opera, che cosi c i rimane, s i a un mucchio d i frammenti; ma, i n v e r i t a , e raro trovare una poesia p i u u n i t a r i a d i quella delle Grazie. d i piu u n i t a r i a ispirazione e s t i l e j e forse i legamenti che v i mancano avrebbero dato all'opera una l e t t e r a r i a unita, ma non ne avrebbero accresciuta l a bellezza che e nelle i s p i r a z i o n i e nei v e r s i , che i l Foscolo segno s u l l a carta 1. I l frammento che soleva e suole ancora essere oggetto d i malcontento da parte dei r e t o r i , e spesso impropriamente designato con quel nome, ed e nient'altro che l'organismo poetico vivo, 1'unita poetica vera e genuina, l a quale conviene asserire e f a r valere contro l ' a l t r a delle opere congegnate, che solo i sopradetti r e t o r i stimavano u n i t a r i a e ohe i l e t t o r i s e n s i h i l i e intendenti scompongono mental-mente i n poesia e non poesia". (29) II contatto con una produzione poetioa tanto diversa aveva indubbiamente affinato i l gusto e i c r i t e r i t e o r i c i del Croce; l'esperienza acquistata con un lungo travaglio d i studio, con— dotto con tenacia e costanza lungo una coerente linea teorica, g l i suggeriva l'idea d i s t a b i l i r e uno strumento, una formula c r i -t i c s valida a discernere g l i elementi p o e t i c i d i qualsiasi opera. II Croce rion s i era ancora cimentato ad affrontare i n - 22 -pieno lo studio c r i t i o o d e l l a Divina Commedia e, bisogna subito dire, che e g l i immanentista ed umanista, non aveva mai mostrato interesse per l a c i v i l t a l e t t e r a r i a del medioevo, l a quale aveva un'impronta tutta r e l i g i o s a , legata spesso a p r e c i s i tend teolo-g i c i ; e l e conoscenze d i teologia del Croce erano piuttosto su-p e r f i c i a l i . E g l i derivava anche una certa antipatia i n t e l l e t -tuale per tutto .quanto sapeva d i medievale da una lunga t r a d i -zione umanistica 1. Tutto questo pero non poteva trattenerlo da un incontro con Dante. G l i studi danteschi s i erano i m p i g r i t i e r i d o t t i a pure rioerche s t o r i c o - f i l o l o g i c h e , perdendosi i n interminabili que-st i o n i e discussioni accademiche, arrivando t a l v o l t a a proposte stravaganti ed assurde". I tempi erano quindi maturi, e 1'inter— vento del Croce, con i l l i b r o La poesia d i Dante, mise i n sub-buglio tutto i l mondo accademico, abituato ad associare i l nome di Dante ad un*ampollosa retorioa celebrativa'. In v e r i t a l a proposta crociana non avrebbe dovuto s u s c i -tare tanto scalpore perche essa era l a conolusione logica d i un lungo travaglio critico?. Inoltre l a distinzione tra poesia e struttura, poesia e "romanzo teologico", non era altro che una riduzione ad una formula teorica, r i g i d a e radicale, d i un pro-blema c r i t i o o , che in,forme diverse, con maggiore o minore con-sapevolezza, era stato sempre a w e r t i t o , mai completamente risoltofe L'intervento del Croce comunque, ebbe valore d i rottura e d i stimolo polemico, e porto ad una chiarifioazione dei termini 23 -del problema oritico'. E g l i stesso, sollecitato dalle c r i t i c h e a l i a sua teoria, approfondi meglio l a sua dottrina e preciso ohe poesia e struttura sono due momenti dello s p i r i t o d i Dante, d i s t i n t i ma insieme congiunti i n unita. non stat i c a ma dialettica!'. E g l i del resto lo aveva gia. dichiarato i n La poesia d i Dante: ~ "Schema e poesia, romanzo teologico e l i r i c a non sono separabili nell'opera d i Dante, come non sono separa-b i l i le p a r t i dell'anima sua, d i cui I'una condiziona l ' a l t r a e peroio confluisce n e l l ' a l t r a ; e i n questo senso dial e t t i o o l a Commedia e sicuraraente un'unita"!. (30) E g l i cosi cerca d i togliere a l concetto d i struttura quel carattere materialistico d i inerte sostegno delle p a r t i poetiche, quale poteva suggerire l'immagine d i "una fabbrioa robusta e mas-s i c c i a , s u l l a quale una rigogliosa vegetazione s i arrampichi e stenda e s'orni d i pendoli rami e d i festoni e f i o r i " , (31) © pre-cisera. qualohe anno p i u t a r d i : "Bisogna stare a t t e n t i a non materializzare i concetti d i 'struttura' e d i 'poesia' (che come t a l i sono due c r i t e r i v a l u t a t i v i ) e a non pretendere d i separare l'uno e l ' a l t r o elemento n e l l a Commedia definendo per segni esterni quel che appartiene all'uno e quello che appar-tiene a l l ' a l t r o " ^ . (32) I I Croce neghera. che l a distinzione t r a struttura e poesia s i a intesa da l u i come "rottura dell'unita. d i a l e t t i c a dello s p i -r i t o dantesoo", e fara. notare che senza quella distinzione 1'unita. d i a l e t t i c a non s i svolgerebbe. (33) Se, comunque, i l Crooe ha cercato d i attenuare i n seguito con a l t r i suoi interventi i l rigore metodologico d e l l a sua formula - 24 -c r i t i c a , che portava con se i l s a c r i f i c i o e l a svalutazione d i concrete esperienze s p i r i t u a l i , quello che ha lasciato sempre insoddisfatto e stato i n fondo l a sua lettura d e l l a poesia i n chiave umanistico-romantica, tale da fare apparire poetico solo . cio che e espressione d i passionalita mondana, idealmente e l i -minando l a prospettiva r e l i g i o s a e teologica n e l l a quale Dante vede ed interpreta l a v i t a terrena: "L'anima d i Dante (e questo sara generalmente consentito) era faustianamente duplice, d i v i s a f r a medioevo p e r s i -stente e incipiente rinascimento, o, come s i suole dire, t r a oielo e terra, tra salda professione d i religione trascendente e impetuosa e vorace passione mondana. Fu-rono queste due anime che lo condussero, l'una a ideare i l viaggio dell'oltremondo, che fo r n i l a materia a l i a 'struttura' del suo poema, e l ' a l t r a a l i a rappresenta-zione d e l l a v i t a umana i n t u t t i i suoi toni, sublime e bassa, tragica e grottesca, tormentata e gloriosa, cioe a l i a sua 'poesia'". (34) Se i n questa precisazione s i awerte ancora l'ascendenza romantica, bisogna ammettere che e g l i se ne distacca quando sug-gerisce ohe 1'errore radicale del romanticismo e d i riconoscere solo determinate forme d i passione, mentre e g l i vuole che s i cer-chi i l "motivo generatore" dell'opera poetica: "L'oggetto d i que-sta indagine, e g l i afferma, e l a re a l t a umananella sua pienezza, i n tutte l e sue i n f i n i t e determinazioni che d i volta i n volta s'innalzano a motivi generatori d i espressioni poetiche.. f. (35) Insieme a l i a riceroa del "motivo generatore", l a c r i t i c a deve andare a l d i la. d e l l a semplice indicazione discriminante e attingere l'unita. delle forme s p i r i t u a l i , rilevando l a presenza - 25 -d i tutto lo s p i r i t o i n ognuna delle sue specifioazioni, nelle quali esso non s i disgrega ma s i possiede: l a poesia non "sorge dalla disumanita ne da l l a unilaterale e mutilata umanita, ma dal l a pienezza d i umanita, de l l a quale e una specificata ener-gia">. (36) I l Croce ar r i v a cosi ad una piu profonda concezione d e l -1'unita dello s p i r i t o , che s i esprime, volta per volta, i n una determinata direzione e nutre de l l a sua pienezza i l singolo mo-mento: a l l o r a non avrebbe piu. ragione d i essere 1'ideale d i s t i n -zione f r a poesia e non poesia. Ma e g l i , per evidenziare l'impor-tanza e l'autonomia de l l a poesia, r i t i e n e che n e l l a c r i t i c a i n atto bisogna distinguere l a poesia dalla'non-poesia. ".v. ma tutto q u e l l ' a l t r o , che viene all'uomo nei suo complesso, b pure indispensabile a l poeta o a l p i t t o r e o a l l ' a r t i s t a , poiche l'arte suppone l'uomo intero come 1'humus sui quale i l germe d i l e i s i schiude e spunta i l suo f i o r e j e non s i puo avere Omero senza le sue rasse-gne d i combattenti e le sue alquanto monotone r a f f i g u -r a z i o n i d i battaglie, ne Dante senza tutta l a sua teolo-gia, l a sua p o l i t i c a , l e sue passioni i r r u e n t i , delle • quali e piena l a Commedia, ne Shakespeare senza quanto v i e i n l u i d i autore d i teatro ed attore esso stesso". (37) Nell'Aestetica i n nuce, (38) i l Croce disegna un rapido schizzo delle sue teorie estetiche, quali l a sua piu matura spe-culazione era venuto svolgendo>. Qui, nei ribadire che l a poesia non potrebbe nascere "se non l a precedesse uno stato d'animo commosso" e che questo stato d'animo, i l sentimento, "e tutto lo s p i r i t o , che ha pensato, ha voluto, ha agito, e pensa e desidera - 26 -e soffre e gioisce, e s i travaglia i n se stesso," conclude: "... percio l a poesia non e opera da animi vuoti e da menti ottuse.v. percio fondamento d i ogni poesia e l a personality umana, e, poiche l a personality uma-na s i compie n e l l a moralita, fondamento d i ogni poesia e l a coscienza morale"1. La vera poesia nasce sempre da un'anima morale, da un'a-nima appassionata certamente, ma da un'anima che domina e r a s -serena l a passione stessa e l a sottomette all'ordine morale, "..J. l e passioni s i rasserenano n e l l a poesia.y. e quel rasserenarsi e nello stesso atto un rasserenarsi e p u r i f i c a r s i morale, un f a r s i degni d i s a l i r e a l cielo.. 1. sicche senza i l nodo che stringe v i t a morale e poesia, s i e r i t e n u t i d i la. dal dolce s t i l e , dallo s t i l e per-petuo d'ogni poesia da quello i n cui Amore spira" ;. (39) Infine i l Croce, dopo aver mostrato l'impossibilita, d i una distinzione rigorosa t r a "poesia d'amore" e "poesia eroica, e t i c o - r e l i g i o s a , sublime e c c " , per i l continuo riferimento re— ciproco dell'una a l l ' a l t r a e per 1'inseparabilita. n e l l a schietta poesia dell'elemento terreno e passionale dall'elemento etico, r e l i g i o s o , eroico, conclude: "v.. dov'e mai una poesia d'amore, che s i a veramente poesia, l a quale non contenga elementi e t i c i e r e l i — g i o s i , l'anelito a l l ' i n f i n i t o e all'eterno, l a t r i -stezza per quel che passa e muore, lo scuro senso del peocato e i l bisogno d i redimersi e innalzare se e l a creatura umana a un senso d i pUrezza?" (40) Contraddicono queste pagine l a c r i t i c a condotta dal Croce intorno a l i a Commedia? I l Croce lettore d i Dante restera. purtroppo lontano dal - 27 -penetrare nell'intero mondo poetico dantesco per l a sua scarsa capacity d i adeguarsi a l i a s p i r i t u a l i t y del poeta e capire i l suo mondo r e l i g i o s o , piu. specificamente quello teologico, che condiziona l a sua poesia, Nonostante tutto, anch'egli come i l De Sanctis, offre suggerimenti stimolanti per l a soluzione del problema c r i t i o o dantesco, che verra approfondito e meglio de-lineato quando l a c r i t i c a terra conto che i l mondo s p i r i t u a l e del poeta e tutt'uno con l a sua poesia ;, Sul piano storico, l'intervento del Croce conserva un grande valore', Innanzitutto rispondeva ad un diffuso e l e g i t -timo bisogno d i chiarezza nel campo degli studi danteschi, r i -d o t t i i n alcuni s e t t o r i ad una minuta e s t e r i l e r i c e r c a erudita, che tendeva t a l v o l t a ad essere intemperante e stravagante con i suoi v a r i suggerimenti a l l e g o r i c i ed e s o t e r i c i , fino a t r a s f o r -mare l a poesia d i Dante addirittura i n un linguaggio settario,-deoifrahile solo dai pochi i n i z i a t i . Inoltre i l Croce, con l a sua forza polemica d i rottura, ebhe i l merito d i proporre i n maniera e s p l i c i t a s i a i l problema generale, valevole per ogni testo poetico, dei rapporti f r a l a struttura i n t e l l e t t u a l e e i y a l o r i i n stretto senso p o e t i c i , s i a i l problema particolare d e l l a Divina Commedia, i n cui 1'elemento razionale, cosi soverchiante, poteva sviare l a lettura i n d i r e -zioni non propriamente estetiche, E' importante a questo punto riconoscere anche che i l Croce ereditava un atteggiamento c r i t i c o che affondava le sue - 28 -r a d i c i i n una secolare tradizione*; I l binomio struttura-poesia espriraeva con linguaggio c r i t i c o un atteggiamento d i riserva per tutto quanto sapeva d i medievale, per i l oontenuto i n t e l l e t t u a l e oioe, teologico ed etico, d e l l a Commedia, Non era quindi soltanto l'eredita. ultima del "mondo intenzionale" e "mondo reale" del De Sanctis, i l quale a sua volta era anche l u i un anello d i una lun-ga catena, a f a r g l i dettare l a i n f e l i c e formula d i "romanzo teo-logico" 1. Dall'atteggiamento ambiguo del Petrarca a quello del Bembo, i l quale poneva delle riserve a l i a poesia d e l l a Commedia che i n fondo non erano soltanto linguistiche, all'atteggiamento p i u apertamente contrario del Voltaire e del B e t t i n e l l i , i l Cro-oe ereditava e teorizzava una generica awersione per l a "barba-r i e " medievale. Nella seconda meta. dell'Ottocento, quando i l De Sanctis s i sforza, i s o l a t o , a s t a b i l i r e con lunga e insoddisfatta ricerca una linea c r i t i c a comprensiva dei complessi v a l o r i p o e t i c i d e l l a Divina Commedia, g l i studiosi p o s i t i v i s t i , tralasciando ogni i n -teresse estetico e, con l a convinzione che l ' i n t e l l i g e n z a dei simboli, delle allegorie e delle numerose questioni poste dal poema costituissero premesse indispensabili per l a comprensione c r i t i c a d e l l a poesia d i Dante, s i danno a l l e ricerche erudite, s t o r i c o - f i l o l o g i c h e , per c h i a r i r e i punti p i u d i f f i c i l i e con-troversi d e l l a Divina Commedia. Alcune d i queste ricerche risultarono interessanti e - 29 -pregevoli e contribuirono a risolvere problemi p a r t i c o l a r i d e l -I'esegesi dantesca. Ndtevoli furono g l i studi condotti i n Ger-mania dal Witte e dallo Schlosser; in Inghilterra dal Moore e dal Toynbee. In I t a l i a invece, eocetto alouni contributi fon-damentali d e l l a "souola storioa", qualche volta, queste r i c e r -che non furono altro ohe pretesto o occasione per sfoggio d i dottrina, prove d'ingegno e d i cultura, se non addirittura ar-b i t r a r i e i l l a z i o n i esegetiche. Una equilibrata linea d i studi s t o r i o o - f i l o l o g i c i era stata gia. proposta dal Foscolo. E g l i puo d i r s i l ' i n i z i a t o r e i -deale d i un metodo moderno adeguato negli studi danteschi. Per poter arrivare ad una piena comprensione de l l a poe-s i a d i Dante, i l Poscolo insisteva s u l l a necessity d i inquadrare l a personalita. del poeta n e l l a sua eta. Solo dallo studio dei ca-r a t t e r i s t i c i aspetti c u l t u r a l i , p o l i t i c i e r e l i g i o s i , del medioevo s i sarebbe capito ad esempio i l divario che correva gia. t r a l'epo-ca d i Dante e quella del Petrarca, e soprattutto l a differenza t r a le r i s p e t t i v e personalita, che d i quelle due epoche, cosi vicine e oosl d i f f e r e n t i , portavano i segni inconfondibili. Nel Discorso sul testo. i l Poscolo assomma dottrina raeto-dologica, estetica, l i n g u i s t i c a ; erudizione, sacra e profana, ana-l i s i e c r i t i c a d i t e s t i , interpretazione s t o r i c a e l e t t e r a r i a , biografia esterna ed interna, r i c e r c a sull'uso e fortuna delle opere s c r i t t e , confronti d i autori, d i l i b r i , d i tempi. In questo saggio, che e parte di un"opera piu ampiamente - 30 -disegnata e non potuta eseguire, s i s t a b i l i s c e i l rapporto tra s t o r i a e poesia: l'una originata d a l l a dottrina, l ' a l t r a d a l -l ' i s p i r a z i o n e . A l Poscolo pare che ambedue " s i i l l u s t r i n o scam-bievolmente". Per poter leggere i n modo migliore l a Commedia, i l Poscolo diceva che bisognava restaurare l a conoscenza del medio-evo, cioe intrecciare a l i a s t o r i a d e l l a poesia l a st o r i a d e l l a cultura; vedere i n quella ed i n questa i l formarsi d e l l a i n d i -v i d u a l i t a d i Dante, uomo e cittadino, poeta e profeta: ma i n modo che tutto nascesse da l l a osservazione d i f a t t i r e a l i , d i -s c e r n i b i l i dentro i l poema, "quand'anche fosse privato d e l l a magia d e l l a i l l u s i o n e , e d i t u t t i g l i abbellimenti dell 1arte". ( 4 1 ) Oggi soltanto c i rendiamo conto del valore dei suggeri-menti metodologici del Poscolo che a l giudizio d i carattere este-tioo unisce l'esigenza d e l l a r i c e r c a f i l o l o g i c a e st o r i c a . Bruno Nardi f a cosi r i l e v a r e l'importanza dell'intuizione metodologica foscoliana: "Certo i problemi da l u i a f f r o n t a t i sono enormemente complessi, ma nessuno piu d i l u i ha a w e r t i t o questa complessita. E se molte delle sue soluzioni, talora buttate l a un po a l i a brava, non o i soddisfano ap-pieno, o c i paiono i n tutto o i n parte sorpassate, e g l i meglio d i ogni altro ha indicato con profondo acume c r i t i c o e con animo sgombro da pregiudizi i l buon metodo per venirne a capo'. S i che i l Discorso c i appare un blocco s i l i c e o ricco d i preziose i n t u i -z i o n i f i l o l o g i c h e , f i l o s o f i c h e e storiche che sono a l t r e t t a n t i f i l o n i d'oro purissimo e massiccio, senza contare i g i u d i z i d i carattere estetico intorno a l i a natura d e l l a poesia dantesca e a l i a struttura poetica - 31 -d e l l a Oommedia nei quali accade d'imbatteroi". (42) I I Foscolo c r i t i c o , sebbene poeta, non s i l a s c i a prendere dai sentimenti personali per i l poema celebrato, ne s i l a s c i a an-dare ad effusioni d i ammirazione, con divagazioni estranee a l -1*opera studiata, ma cerca sempre d i r i v i v e r e lo s p i r i t o del poeta n e l l a sua interezza e n e l l a sua c a r a t t e r i s t i o a s t o r i c a . I l Fubini osserva a questo proposito: "... d i qui l a persuasione delle manchevolezze dei vecchi g i u d i z i sulle opere d'arte e l'ambizione d i s o s t i t u i r e l a c r i t i c a d'arte dei r e t o r i una o r i t i o a conforme a l suo nuovo senso d e l l a poesia e dello s t i l e , c r i t i c a necessariamente s t o r i c a , poiche se lo s t i l e s i alimenta delle passioni del poeta, e l e passioni pren-dono calore dalle credenze e dai costumi del tempo i n cui i l poeta vive, i l giudizio dell'opera poetica ap-pare impossibile, senza l a conoscenza de l l ' e t a i n c u i essa e sorta... (43) I l Poscolo c i s i presenta sempre come un poeta che parla d i p o e t i : scomparsa ogni t r a c c i a d i c r i t i c a p r e c e t t i s t i c a , d i c u i e g l i ha dimostrato l a vanita, l e sue pagine d i c r i t i c a c i pongono d i fronte uno s c r i t t o r e che studiando l a poesia a l t r u i sente v i -vere i n essa i l medesimo s p i r i t o che vibra n e l l a propria. Ne soltanto cio e da dire per quelle pagine pi u squisite, i n oui sono sottoposte a fine a n a l i s i passi p o e t i c i , ma anohe per quelle i n cui i l Poscolo spinto da potente i n -teresse s i rivolge a q u e l l i che sono i precedent! d e l -1*opera d'arte, l a personalita del poeta e l a v i t a dei tempi suoi: quale a l t r o s c r i t t o r e d i c r i t i c a i n I t a l i a aveva prima d i l u i sentito tanto interesse per l a v i t a multiforme che s i agita dietro 1'opera d'arte?";(44) II Discorso resta oosi una,delle opere piu rappresentative d e l l a o r i t i c a i n quanto s i ha per l a prima v o l t a i l tentative d i - 3 2 -fondere l a metodologia s t o r i o i s t i o a e 1*interesse etico-psico-logico per l a personality d i Dante con una coerente e generale valutazione estetica della Commedia'. Sulla linea suggerita dal Poscolo, E.G. Parodi e M. Barbi c i offrono degli studi condotti con una rigorosa consapevolezza s t o r i c o - f i l o l o g i c a , con equil i b r i o e acutezza s c i e n t i f i c a anche n e l l a trattazione d i questioni che avevano sviato t a n t i a l t r i studiosi per l'innanzi; essi non perdono mai d i v i s t a i l fine principale delle loro ricerche, che era quello d i scoprire sempre piu l ' i n e s a u r i b i l e ricchezza d e l l a poesia d i Dante1. Da questo nuovo' indi r i z z o c r i t i c o s i e venuto pian piano ad affermare l a grande importanza della conoscenza del mondo dot-t r i n a l e , etico, p o l i t i c o medievale, per v i r t u e i n grazia del quale nasce l a poesia d e l l a Commedia, eliminando cosi ogni ten-denza metodica ad una lettura impressionistica e d i gusto1. Con una tendenza piu s t o r i c i s t i c a che estetica s i carat-terizzano g l i studi d i E. Gilson e d i B. Hardi. La loro ricerca e d i r e t t a a l l e f o n t i , a g l i sviluppi del pensiero d i Dante, che viene cosi sottratta a l creduto esclusivo mondo dottrinale d i S. Tommaso. Pacendo r i l e v a r e l'evidente ecclettismo f i l o s o f i c o -teologico del poeta, che, pur restando fondamentalmente n e l l , a l -veo tomistico, seleziona da una larga gamma d i a l t r i a utori, essi vengono a scoprire da quella scelta anche i problemi e le preoc-cupazioni i n t e l l e t t u a l i del poeta. Con questi ed a l t r i numerosi studi, pure importanti, s i ; ~ 33 ~ approfondisee l a conoscenza dei v a r i aspetti della oultura me-dievale, sicche i l desanctisiano "mondo intenzionale" d i Dante viene ad acquistare una nuova dimensione. Tra g l i studi s o r t i dalle controversie provocate dal Croce intorno a l tema dei rapporti t r a struttura e poesia, sono da ricordare q u e l l i d i B. Auerbach, che, c o l suo l i b r o Dante al s  Dichter der irdisohen Welt del I929, i n i z i a una serie d i propo-ste metodologiche che dovevano dare l'awio ad una svolta r a d i -cale d e l l a c r i t i c a dantesca1. II Della T'erza, n e l l a prefazione a l i a traduzione i t a l i a n a dei saggi dell'Auerbach, suggerdsce che i l c r i t i c o : "sembra essersi reso conto ohe un'analisi dei rapporti t r a struttura e poesia n e l l a Commedia non puo condurre a r i s u l t a t i esegetici soddisfacenti se prima non viene definito i l s i g n i f i c a t o d e l l a struttura stessa".(45) Lo Auerbach, senza attardarsi nel groviglio d i una pole-mica astratta sorretto da una profonda cultura, accentra i l suo studio s u l linguaggio del poeta, puntando-alia ricerca d i un c r i -terio appropriato ad un metodo d'interpretazione^globale della Commedia'. Lo studio Dante als Dichter, i l primo d i questo genere del c r i t i c o , aveva un carattere piu. propriamente ideologico, s t a -b i l i v a cioe dei p r i n c i p i general!, riportando i problemi della cosidetta struttura a l l e ragioni c u l t u r a l i generali, individuate, i n accordo con i suggerimenti hegeliani, n e l l a s i n t e s i operata dal cristianesimo, d i s p i r i t o e d i corpo, d i presente e d i eterno'. - 34 -Hegel, come abbiamo gia fatto notare parlando del TJe Sanctis, (13) aveva intuito l ' u n i t a i n s c i n d i b i l e del contenuto d i umanita con l a dottrina teologica n e l l a visione poetica d e l l a Commediat Dante i n q u e l l 1 "esistenza immutabile immette i l mondo vivente dell*agire e del patire umano11,1 l a drammatioa vicenda terrestre e proiettata sullo sfondo immobile ed eterno, viene oollooata "sui p i e d i s t a l l o , d e l l ' i n f i n i t o " ! . E l a struttura, per lo Auerbaoh, assume, i n questa concezione, l a funzione d i s t r u -mento consapevolmente adottato dal poeta per dare r i s a l t o e c o l -looazione poetioa a l l e vicende i n d i v i d u a l i e a l carattere t i p i c o dei personaggi. Secondo lo Auerbaoh, 1*ispirazione o r i s t i a n a , che sublima e da evidenza assoluta a l i a v i t a terrena n e l l a prospettiva d i un'acquisita e t e m i t a grazie all'Inoarnazione del Verbo che aveva reso immortali g l i uomini, spiega anche i l realismo e l ' i c a s t i -o i t a d e l l a poesia d i Dante1 "L*aver oonservato e definitivamente fissato 1'unita d e l l a figura umana n e l l ' a l d i l a e quello che distingue fondamentalmente l a Commedia da tutte l e precedenti v i s i o n i dell'oltretomba; l a soena dove s i svolge l a sua azione e diventata oosi l a fonte del suo valore poetico ed ha prodotto l a sua incredibile fedelta a l i a r e a l t a , quella immediata e strapotente forza d i evidenza empirioa che o i fa sentire quanto accade nell'opera come veramente aocaduto, c r e d i b i l e e riguardante proprio n o i " . (46) Col saggio Figura del 1938, s i ha i l momento r i s o l u t i v o delle indagini dello Auerbaoh. Attraverso una'riceroa semantica', - 35 -come e g l i s t e s s o a f f e r m a , l o Auerbach segue l a s t o r i a d i una p a — r o l a , l o svolgimento d e l " r e a l i s m o f i g u r a l e " n e l l a f i l o s o f i a e n e l l a p o e s i a , e s t a b i l i s c e un c r i t e r i o d i i n t e r p r e t a z i o n e s o l i -damente r a d i c a t o n e l l a c u l t u r a e n e l l a p o e t i c a d e l medioevo!. Lo Auerbach c o l l a u d a i l suo c r i t e r i o i n t e r p r e t a t i v e con r i u s c i t i s s i m i s a g g i d i p e r s o n a g g i e p a r t i . p o e t i c h e d e l poema.(47) Ma, nonostante l e r i c e r c h e p r e g e v o l i s s i m e d e l l o Auerbach e g l i o r i e n t a m e n t i d e l l a piu. r e c e n t e c r i t i c a , concorde n e l r i c o -noscimento d i una p o s s i b i l i t y d i c o n c i l i a z i o n e f r a t e o l o g i a e p o e s i a , i l problema d e l l a p o e s i a d e l l a t e r z a c a n t i c a e t u t t o r a a p e r t o , i n quanto i l p r e g i u d i z i o superato i n sede s t r e t t a m e n t e c r i t i c a , r e s i s t e i n sede p r a t i c a e s i r i f u g i a ancora n e l l 1 i n -t e r p r e t a z i o n e d i s i n g o l i e p i s o d i , seguendo u n ' i n v e t e r a t a a w e r -s i o n e d i gusto p e r i c a n t i p i u d i c h i a r a t a m e n t e d o t t r i n a l i V L'orientamento g e n e r a l e d e i c r i t i c i o g g i e v e r s o una comprensione c r i t i c a d e l l a p o e s i a d e l Paradiso i n c i o che essa ha d i p r o p r i o , d i p a r t i c o l a r e r i s p e t t o a l l e a l t r e due c a n t i c h e , e non p e r c i o che r i p e t e o r i f i e t t e d i e s s e . E' v i v a q u i n d i l ' e s i g e n z a p e r una l e t t u r a l a quale s i renda pienamente consapevole che "oggetto e d o t t r i n a d e l l a Corn- media . come afferma l o Auerbach, non sono una p a r t e a c o e s s o r i a , ma l a r a d i c e d e l l a sua b e l l e z z a p o e t i c a " . (48) G. Getto c o s i mette a fuoco i t e r m i n i d e l problema c r i r t i c o d e l l a p o e s i a d e l Paradiso: " I l problema t u t t o r a a p e r t o d e l l a c r i t i c a dantesca r e l a -- 36 -tivamente a l Paradiso sembra dunque essere quello d i una sistematica a n a l i s i , orientata a cogliere i l tono dei s i n g o l i episodi p o e t i c i e 1* "animus" che informa i l vasto repertorio tematico della poesia d e l l a terza cantica. Per questa via s i vedra come l a sorgente da cui scaturiscono tend e motivi, e s i determina i l ritmo stesso dell'ultima cantica, consista i n una intuizione essenzialmente teologica. B per questa via sara. forse anche possibile tentare ancora una volta i l problema del l a struttura e d e l l a poesia d e l l a Commedia, almeno per quel che riguarda l a terza cantica". (49) Cap. I I RILIEVT E SUGGERIMENTI i l l u s t r a m i d i t e , s i ch'io r i l e v i l e l o r f i g u r e com'io l*ho concette: paia tua possa i n questi v e r s i b r e v i ! (Par. X7III, 85-87) Se, dopo aver t r a c c i a t o l e l i n e e p i u c a r a t t e r i s t i c h e d e l l o sviluppo d e l problema c r i t i c o d e l l a Divina Commedia, s i dovesse f a r e una s c e l t a d i un c r i t e r i o metodologico che o r i e n t i e g u i d i l a nostra l e t t u r a , penso che s i resterebbe un po con-f u s i e d i s o r i e n t a t i . Notiamo i n f a t t i che i suggerimenti, che d i v o l t a i n v o l t a i c r i t i c i , d a l Vico dal De Sanctis e dal Croce, hanno vo-lu t o d a r c i , vengono a l i m i t a r e e ad impoverire un mondo poetico tanto p i u vasto e attraente i n quanto i l poeta aveva osato an-dare -al d i l a d e l mondo s e n s i b i l e , attingendo l a sfera d e l t r a -soendente, d e l mondo i n v i s i b i l e , che e tanto r e a l e e vivo a l credente quanto I ' a l t r o © anche piu. d e l l ' a l t r o . Ed h questo,forse i l "nodo", che i l De Sanctis sentiva d i dover s c i o g l i e r e , perche proprio esso g l i impediva d i r i d u r r e ad u n i t a p o e t i o a un'opera, che, c o n c e p i t a da Dante come u n i -t a r i a v i s i o n e d i f e d e , v e n i v a r i d o t t a con i c r i t e r i d e l l a c r i -t i c a e s t e t i o a d i o r i g i n e r o m a n t i c a ad una mera c o l l e z i o n e d i l i r i c h e , dove l a p o e s i a e r a p o e s i a s o l o i n quanto r a p p r e s e n -t a z i o n e d i a s p e t t i , d i moti d e l l a p a s s i o n e , d i cose d e l mondo t e r r e n o , r i c e r c a t e e s e n t i t e p e r un i n t e r e s s e esolusivamente sentiment a l e ed emotivo:. Una l e t t u r a b a s a t a su q u e s t i c r i t e r i ha c o s t i t u i t o i l tormento d i una r i c e r c a , che v o l e v a r i t r o v a r e 1'unita. i n un poema e non l a t r o v a v a p r o p r i o perche r i g e t t a v a i l motivo i s p i -r a t o r e u n i t a r i o . S i affermava a l l o r a una g e n e r i c a p o e t i c i t a . d i t u t t a l a D i v i n a Commedia, ma essa p o i l a s i r i o o n o s c e v a s o l o i n q u e l l e p a r t i che rispondevano ad un gusto e ad una s e n s i b i l i t a . l o n t a n a ed e s t r a n e a a l mondo " i n t e n z i o n a l e " d i Dante. C i sono, e v e r o , n e l l a D i v i n a Commedia, ed i n p a r t i c o l a r e n e l l a t e r z a c a n t i c a momenti che, se s i v u o l e , possiamo anche d i r e n o n - p o e s i a , ma i l p i u d e l l e v o l t e , penso che i l d i f e t t o s i a n e i l e t t o r e , ohe p e r v a r i m o t i v i s i t r o v a l o n t a n o d a l s e n t i r e d i Dante Se e vero p o i ohe l a l e t t u r a d e l P a r a d i s o pone sempre i l l e t t o r e d a v a n t i ad d u p l i c e c o n d i z i o n e d i un l i n g u a g g i o d i f f i c i l e a d e c i f r a r e ed uno d i a s s o l u t a f a o i l i t a , s i deve pero pur d i r e che n e l l a t e r z a c a n t i c a l a f i n e z z a e s p r e s s i v a ha r a g g i u n t o i l massimo d e l l ' a r t e i n quanto ha saputo c o n c e n t r a r e n e l l a p a r o l a p o e t i o a q u e l l a che e r a a s t r a t t a d o t t r i n a dogmatica e pu r a v e r i t a - 39 ~ d i fede. Ma proprio quando i l contenuto teologico Tiene rido-tto e trasformato i n parola poeticai che esprime nello stesso tempo non l a semplice v e r i t a , ma tutta l a tensione dello s p i r i t o com-mosso del poeta davanti a i misteri d e l l a fede, una linea c r i t i c a , fedele e coerente a pregiudizi f i l o s o f i c i ed e s t e t i c i a volte a s t r a t t i , viene ad escludere dal mondo del l a poesia proprio quella parte d e l l a Divina Commedia, che per Dante c o s t i t u l i l sommo dei suoi i d e a l i a r t i s t i c i . C i siamo fermati ad esporre, i n particolare nei primo ca-p i t o l o , lo sviluppo del pensiero c r i t i c o del De Sanctis e del Croce, perche ambedue mettono.in evidenza quel c o n f l i t t o interiore t r a una lettura d i gusto, che r i t r o v a l a poesia i n una vasta zona del l a Divina Commedia, ed i loro p r i n c i p i t e o r i c i , che l a l i m i -tano invece a quanto sa d i terrestre, d i umano, d i passionale'. L'elemento teologico e metafisico, che era tutt'uno col pensare e c o l l ' a g i r e d i Dante, diventa elemento appena tollerato 1. Questa antinomia t r a teoria che li m i t a e intuizione c r i -t i c a -che accoglie i l 1 mondo poetico d i Dante, ha origine, come ab-biamo gia. detto, n e l l a lontananza, che non e soltanto d i s e c o l i e d i cultura, ma e soprattutto d i ideologia e d i s p i r i t o . A voler ridurre l a poesia d i Dante a i s o l i sentimenti d i amore e d i odio, d i tenerezze e d i nostalgie terrene, e come voler smembrare un corpo umano per vedervi l a bellezza nei s o l i occhi, nei naso o i n qualche altro membro separato dall'insieme. Qua. e l a , abbiamo gia. accennato a l i a causa prima, a l i a - 40 -radioe che ha provocato questo c o n f l i t t o , questo lungo di s s i d i o interiore i n c r i t i c i i quali con l a loro finissima sensibilita. e intuito c r i t i c o non comune, avevano aw e r t i t o l a presenza d i un dilemma d i f f i c i l e a r i s o l v e r s i i n accordo con le loro teorie 1. I p r i n c i p i che bloccavano ogni superiore intuizione c r i t i c a erano l a lontananza dallo s p i r i t o del poeta e una velata antipatia per i l suo mondo r e l i g i o s o j l a visione trascendente d e l l a v i t a era da loro concepita parte d i quel mondo medioevale, r e l i g i o s o e mistico, e quindi antipoetico per eccellenza: " I l medioevo non era un mondo a r t i s t i o o , affermava i l De Sanctis, anzi era i l contrario d e l l ' a r t e . La religione era misticismo, l a f i l o s o f i a scolasticismo. L'una scomu-nicava l ' a r t e , abbruciava l e immagini, awezzava g l i s p i -r i t i a staccarsi dal reale. L ' a l t r a viveva d i astrazioni e d i formule e d i c i t a z i o n i , drizzando 1'intelletto a sot-t i l i z z a r e intorno a i nomi e a l l e vacue generality che s i chiamavano 'essenze'. G l i s p i r i t i erano t i r a t i verso i l generale, piu. disposti a idealizzare che a realizzare: oio che e p r o p r i o y i l contrario d e l l ' a r t e . Nei poeti.sem-p l i c i t r o v i i l reale rozzo, senza formazione, come nei misteri, nelle v i s i o n i , nelle leggende. Nei poeti t r o v i una forma o crudamente didascalica o figurativa o a l l e -gorica. L'arte non era nata ancora. C'era-la figura, non c'era l a re a l t a n e l l a sua liberta, e personalita". (50) Lo stesso De Sanctis, dopo aver denunciato l'assenza nel medioevo d i ogni forma d'arte, non esita ad affermare: "La poesia non s'era ancora potuta sciogliere d a l l ' a l -l egoria. I l Cristianesimo i n nome del Dio s p i r i t u a l e faceva guerra non solo a g l i i d o l i , ma anche a l i a poesia, tenuta lenocinio e a r t i f i z i o : voleva l a nuda veritai. E v e r i t a era f i l o s o f i a o s t o r i a : l a v e r i t a poetica non era - 4 1 -oompresa. La poesia era stimata un tessuto d i men-zogne... Non fu accettata se non come veste e sim-bolo del vero: l ' a l l e g o r i a fu una specie d i salva-condotto per i l quale pote riapparire t r a g l i uomini".(51) L'ostacolo ideologico, che impedi a l De Sanctis d i en-trare i n contatto col mondo s p i r i t u a l e d i Dante diventa p i u pa-lese nei Croce, ultimo e grande epigono d i una tradizione d i diffidenze e di o s t i l i t a per i l mondo teologico e mistico d i Dante'. Anche per i l Croce l a ri c e r c a poetica n e l l a Divina Com- media s i riduce, i n ultima a n a l i s i , ad una distinzione della poesia dal "romanzo teologico", e anzi, con l u i s i ha l a codi-ficazione d i questa distinzione n e l l a sua piu ampia dottrina estetica. I l mondo poetico d i Dante e ridotto anche con l u i ad una dimehsione terrena, a l i a v i t a immediata delle passioni. A l l ' o r i g i n e d i questo rinnovato dualismo, che l u i chiama poi " d i a l e t t i c o " , s i puo individuare una profonda awersione per ogni metafisica r e l i g i o s a . La sua t e s i particolare trovava conforto, come abbiamo gia v i s t o , n e l l a sua estetica generale, l a quale affidava a l -l'arte i l compito d i comunicare l'emozione immediataj d i r e t t a -mente, senza nessuna interposizione d i strutture i n t e l l e t t u a -l i s t i c h e 1 . S i era gia. ool Vico cominciato a parlare d i un Dante "barbaro", dal forte sentire e dalle gagliardi passioni; c ol Poscolo i l poeta era diventato i l - " G h i b e l l i n fuggiasco"; l a l e t -- 4 2 -teratura romantica e risorgimentale aveva esaltato i n Dante l'uomo dalle passioni veementi e f o r t i , che trasferisce anche : nel c i e l o i l senso d i terrestre passionalita. II De Sanctis ed i l Croce identificano l a poesia d i Dante solo i n questo t o r b i -do mondo d i a f f e t t i umanl. Quanto s i e lontani invece dal vero Dante, i l quale proprio nel controllo e nel superamento d i t u t -to quanto e terrestre, e passione, vede l a v i t a umana elevata a perfezione soprannaturale n e l l a luce eterna di Diox. Dante ha s i ancora l'occhio a l i a terra, ma tutta l a v i -cenda umana, l a sensibile figurazione del male e delle v i r t u degli uomini sono f i s s a t e n e l l a visione totale ed eterna d i Dio. Ora ogni episodio, ogni atto, ogni parola della Divina Commedia' prende significato nell'intenzione e n e l l a raffigurazione che i l poeta ha d i tutta l a v i t a umana e del fine eterno a l e i f i s s a t o . Non c i puo essere quindi frattura tra "mondo intenzionale" e "mondo reale": nessuna interpretazione c r i t i c a puo prescindere da questa u n i t a r i a visione f i n a l i s t i c a senza ridurre a frammenti i s o l a t i g l i elementi d i v e r s i che trovano poesione e consistenza n e l l a viva fede d i Dante. E.G. Parodi cosi riassume lo sforzo s p i r i t u a l e e poetico d i Dante, i l quale oontempera i n una visione unica e mirabile i l reale con. 1'ideale: "La Divina Commedia addita teoricamente come supremo ideale umano l a v i t a s p i r i t u a l e della contemplazione; ma e praticamente tutta un'ardente battaglia, un aspro e impetuoso sforzo d i azione per raggiungere quell'irraggiungibile ideale d i —43 -appagamento e di pace". (52) La ricerca che era s-fcata meno influenzata dalla teoria crociana, quella s t o r i c o - f i l o l o g i c a , aveva intanto continuato le sue indagini, ma per 1*influenza del Croce., aveva modificato l a prospettiva c r i t i c a con un'apertura ad istanze estetiche.(53) Questo in d i r i z z o piu maturo ed equilibrato, sollecitava a porre come base di ogni r i c e r c a c r i t i c a una conoscenza pror: fonda d e l l a c i v i l t a medioevale, ric r e a t a attraverso l a f i l o l o - -gia e l a st o r i a , nelle vicende c i v i l i e s o c i a l i , negli aspetti r e l i g i o s i e nelle correnti i n t e l l e t t u a l i , s i da poter compren- -dere le ragioni dell'invenzione, dello s p i r i t o e della tecnica d e l l a Divina Commedia. L'affermazione del Croce: "per intendere Dante e neces-. sario f a r s i un'anima dantesca", venne a l l o r a intesa, non nei senso i d e a l i s t i c o ed estetico del Croce, che scambiava per "co-noscenza dell'anima d i Dante", l a consapevolezza c r i t i c a della propria s e n s i b i l i t a e dei propri p r i n c i p i e s t e t i c i , ma nei suo signi f i c a t o piu. vero, che era quello d i ri v i v e r e l a figurazione fantastica della Commedia non a l i a luce del nostro gusto, bensi attraverso g l i i d e a l i che furono propri d i Dante. S i capiva che occorreva inser i r e i l testo dantesco nei contesto del tessuto culturale i n cui venne ad essere cr'eato e considerare g l i elementi d e l l a cultura d i Dante, non come un impaccio che s i sovrapponeva a l i a sua poesia,ma come elemento, - 44 -a l dire del Sapegno, di una " d i a l e t t i c a reale, i n un rapporto mobile t r a una complessa tradizione e un apporto innovative, nel quale appunto l ' i n d i v i d u a l i t a del poeta non preco-s t i t u i t a , non esistente a p r i o r i , ma formatasi pro-prio i n q u e l l ' a t t r i t o e attraverso quel t i r o c i n i o , d i volta i n volta s i s p e c i f i c a " . (54) Questo rinnovato clima d i studi e d i ricerche, apriva. l a v i a a nuove proposte d i interpretazione, s u l l a base d i caute e documentate indagini dei f i l o l o g i e degli s t o r i c i , per co-glier e i l valore dell'opera nelle intenzioni del suo autore, n e l l a f i n a l i t a , e n e l l a forma poetica, nell a genesi e n e l l a sua realizzazione. Questo proficuo lavoro, svolto i n d i r e z i o n i diverse e con d i v e r s i mezzi d i r i c e r c a , a delineato man mano l a r i c c a per-sonalita d i Dante, e, mettendo i n luce n e l l a ricostruzione d e l -1'ambiente culturale e sociale, l a f i t t a rete d i rapporti con uomini e cose del passato e del suo presente, pote riscontrare e spiegare ogni minimo particolare del poema, i l quale n e l l ' i n -tenzione del poeta assumeva una funzione ben precisa. (55) II problema, i n una parola, era di r i f a r e una situazione s t o r i c a , e soprattutto d i far propria l a sensibilita. morale e a r t i s t i c a d i un grande s p i r i t o cristiano del Trecento, rendendosi conto che sarebbe stata certamente f a l s a ogni interpretazione che non s i accordasse con l a integrale, specifica coscienza estetica del poeta e dell'epoca. - 45 -C o s i , con una mole imponente d i l a v o r o , l a r i c e r c a s t o -r i c o - f i l o l o g i c a ha c o n t r i b u i t o notevolmente a l i a r i c o n q u i s t a d e l l a " s t r u t t u r a " , assolvendo ad un compito d i estrema impor-t a n z a , n e i campo s t i l i s t i c o ed i n q u e l l o c u l t u r a l e , i n q u e l l o s t o r i c o ed i n q u e l l o f i l o s o f i c o , rinnovando completamente g l i s t u d i d a n t e s c h i . T u t t a v i a o c c o r r e o r a n o t a r e che, se t a l e l a v o r o , come e s t a t o g i a d e t t o , appare d i estrema n e c e s s i t y a i f i n i d i una c r i t i c a v a l i d a ed e f f i c i e n t e , pure e n e c e s s a r i o u s a r e c a u t e l a ed e q u i l i b r i o n e i s e r v i r s i d i un t a l e mezzo d i r i c e r c a p e r non cadere n e l l a s i t u a z i o n e opposta a q u e l l a c r o c i a n a , che e i l de-terminismo e l o s t o r i c i s m o c r i t i c o , p e r c u i i l f a t t o p o e t i c o e determinate d a l f a t t o s t o r i c o - c u l t u r a l e , oppure (ancora peggio) i n una forma d i r e l a t i v i s m o s t o r i c o , e s a l t a n d o un'opera d ' a r t e s o l o i n base a l f a t t o che essa s i a r i s p o n d e n t e a una data s e n -s i b i l i t a . e ad un c e r t o momento d e l l a s t o r i a , Le x i c e r c h e s t o r i c o - f i l o s o f i c h e sono s i mezzo i n d i s p e n -s a b i l e p e r ess e r e s i c u r i d i comprendere l a s i t u a z i o n e s t o r i c a , l a c i v i l t a , l a s p i r i t u a l i t a d e l tempo, (56) c o s i come l e r i c e r c h e f i l o l o g i c o - s t i l i s t i c h e c i a i u t a n o a r i c o s t r u i r e l a r a m i f i c a z i o n e semantica d i una p a r o l a , l e sue r i s o n a n z e c u l t u r a l i , i l suo mol-t e p l i c e v a l o r e a l l u s i v o , ma t u t t o questo c i p o r t a s o l o a l i a c o -noscenza d e l "comune" s t o r i c o , (57) che d i p e r se non produce, non causa un'opera d ' a r t e , e nemmeno b a s t a a d e s t a r e o a sug-g e r i r e I ' a t t o c r e a t i v e a l l ' a r t i s t a ' . - 4 6 -I l fatto piu importante da riceroare e da notare quindi e i l fatto interno, tutto personale ed intimo del poeta, che pro-duce e crea liberamente l'opera poetica. Dalla comprensione de l l a realta. s t o r i c a e temporale, confluita all'interno d i una creazione poetica non deriva necessariamente l a comprensione d i quella poe-s i a , perche come fa notare L. Pareyson: "L'opera poetica nasce i n una determinata situazione storica e con una precisa condizionalita temporale, ma non e prodotta d a l l a storia che l a precede, perche p i u t -tosto ne trae sostegno e nutrimento, e, nascendone ferraa i l flusso orizzontale del tempo per uscirae• verticalmehte, e per f i s s a r s i i n un valore intemporale: universale, cioe onniriconoscibile, eviterno cioe perenne". (58) L'opera d'arte e tale proprio perche, uscita " v e r t i c a l -mente" e f i s s a t a i n un valore universale, non e piu voce d i i e r i , ma e vooe perenne dell'umanita, e parla a noi oggi, come parlava a l poeta ed a g l i a l t r i che prima d i noi 1'hanno ascoltata e s i sono commossi come noi. I l Crooe stesso, nel saggio II carattere d i totalita. della 1 • f. espressione a r t i s t i o a , corregge l a sua prima estetica, riconoscendo i l carattere universale o cosmico d e l l a rappresentazione a r t i s t i c a : "In essa, i l singolo palpita d e l l a v i t a del tutto, e i l tutto e n e l l a v i t a del singolo; ed ogni schietta rappre-sentazione a r t i s t i c a e se stessa e 1'universo, 1'univer-so i n quella forma individuals, e quella forma i n d i v i - <• duale come 1'universo. In ogni accento d i poeta, i n ogni creatura d e l l a sua fantasia, c'e tutto l'umano destino, tutte le speranze, le i l l u s i o n i , l e gioie, le grandezze e le miserie umane, i l dramma intero del reale, che d i -viene e cresce i n perpetuo su se stesso, soffrendo e -47 -g i o i e n d o " . (59) P e r i l Croce questa u n i v e r s a l i t y non e d i forma, ma d i contenuto. Non s i g n i f i c a che l ' a r t e e un a s p e t t o c o s t i t u t i v o d e l l o s p i r i t o umano, un v a l o r e e t e r n o , sempre p r e s e n t e i n t u t t i i tempi e i n t u t t i " i l u o g h i , ma che essa c o g l i e n e i f i n i t o l ' i n -f i n i t o , n ell'immagine s i n g o l a l ' e s s e n z a d e l l e cose, n e l l a n o t a p a r t i c o l a r e i l r i t m o d e l l ' u n i v e r s o . N e l l ' a r t e i l contenuto s e n -t i m e n t a l e perde i i c a r a t t e r e d e l l a p a r t i c o l a r i t a e d e l l a f i n i -t e z z a e a c q u i s t a q u e l l o d e l l a t o t a l i t a : "Dare... a l contenuto s e n t i m e n t a l e l a forma a r t i s t i c a e d a r g l i insieme l ' i m p r o n t a d e l l a t o t a l i t a , l ' a f f l a t o cosmico". (60) Ecco q u i n d i che i l dato s t o r i c o , c o s i i s o l a t o , n o n p o t r a mai i n d i v i d u a r e i l sentimento p a r t i c o l a r e r a c c h i u s o n e i fondo d e l l a p a r o l a p o e t i c a , se non; s i r a p p o r t a a l l ' i n t u i z i o n e d e l l a -legge e t e r n a , che secondo l a d o t t r i n a s t o r i c i s t i c a h e g e l i a n a , h p e r p e t u a armonia d i e l e m e n t i c o n t r a s t a n t i . I l dato s t o r i c o , l a determinazione c u l t u r a l e d e l l ' a u t o r e , l o s t u d i o d e l documento, p e r quanto p e r f e t t o ed e s a u r i e n t e , non potra. mai d i r c i i l f a t t o m i s t e r i o s o , o r i g i n a l e e d u n i c o , che ha prov o c a t o i l superamento d e l l a c o n d i z i o n a l i t a . s t o r i c a - temporale e p e r v i r t u p r o p r i a s i e i n n a n z a t a a l d i sopra d e l p e r i t u r o " co-mune" s t o r i c o , p e r a c q u i s t a r e q u e l l o " a f f l a t o cosmico", " l ' u n i -v e r s o i n q u e l l a forma i n d i v i d u a l e , e q u e l l a forma i n d i v i d u a l e come l ' u n i v e r s o " , p e r e t e r n a r s i e giungere a n o i . I I dato s t o r i c o c i puo o f f r i r e i n d i z i e s u g g e r i m e n t i d i - 4-8 -v a l o r e i n c a l c o l a b i l e , e non possiamo e s i m e r o i d a l r i c u p e r a r l o e oo n o s c e r l o quanto p i u e p o s s i b i l e con a s s i d u a f a t i c a , perche e l ' u n i c a t r a c c i a s i c u r a p e r s t a b i l i r e un d i s c o r s o c r i t i c o , ma r e s t a sempre l a d i f f i c o l t a , i n s o r m o n t a b i l e ad o g n i c r i t i c o a p e -n e t r a r e i l momento, 1 ' o r i g i n a l i t a d e l processo c r e a t i v e , s egreto i n t i m o che a p p a r t i e n e s o l o a l p o e t a . N e l l a c r i t i c a p o s i t i v i s t i c a l a s o g g e t t i v i t a c r e a t r i c e . , q u e l l a s o l a che c r e a l ' o p e r a d ' a r t e , appare come q u a l c o s a d i mar-g i n a l e , mentre a l l ' e s t r e m o opposto, l a c r i t i c a puramente e s t e t i c a , c r o c i a n a , r a p p r e s e n t a un vero e p r o p r i o capovolgimento d e l l a me-t o d o l o g i a p o s i t i v i s t i c a , e, r i g e t t a n d o l ' i n d a g i n e e r u d i t a , l a r i c e r c a d e l l e f o n t i , c o n c e n t r a l ' a t t e n z i o n e e s c l u s i v a m e n t e s u l v a l o r e e s t e t i c o e s u l l ' i n d i v i d u a l i t a o r i g i n a l e d e l p o e t a , mentre f o n t i e g e n e r i non v i compaiono a f f a t t o o s o l t a n t o p e r ess e r e r e -.: s p i n t i come e l e m e n t i p e r t u r b a t o r i e c r i t e r i e r r a t i . R e a l t a ogget-t i v a , t r a d i z i o n e , schemi l e t t e r a r i e l i n g u i s t i c i , sono a w e r t i t i s o l t a n t o come d e i l i m i t i , che l a s o g g e t t i v i t a d e l l o s c r i t t o r e d i s -s o l v e p e r e s p r i m e r s i n e l l a sua i n c o n d i z i o n a t a l i b e r t a ' . Lo scopo fondamentale d e l c r i t i c o e a l l o r a 1 ' i d e n t i f i c a -z i o n e e l a d e f i n i z i o n e d i questa s o g g e t t i v i t a , a l d i l a d e l l e c l a s -s i f i c a z i o n i g e n e r i c h e e d e l l e s o m i g l i a n z e s u p e r f i c i a l i ; perche . p r o p r i o i n essa e l a f o n t e d e l l a v e r i t a e o r i g i n a l i t a p o e t i c a . . " L * o r i g i n a l i t a o l a non o r i g i n a l i t a d i un l a v o r o d ' a r t e , afferma i l C roce, s t a sempre e t u t t a n e l l ' a c c e n t o nuovo -che l ' a r t i s t a e r i u s c i t o o non e r i u s c i t o a d a r g l i " . (61$ - 49 -I l Croce altrove ribatte piu. specificamente questo p r i n -cipio metodologico: "Che l a f i l o l o g i a , o come impropriamente l a s i chiama l a c r i t i c a storica, s i a necessaria a l gusto e a l l ' i n t e l l i -genza de l l a poesia, dovrebbe essre p a c i f i c o , e da parte mia l'ho asserito con l a teoria e con l a pratica..Ma n e l l a teoria e n e l l a pratica ho sempre inteso - e ho i n -s i s t i t o perche a l t r i intendesse - che l a scala f i l o l o g i c a non ad altro mena che a lasciare da solo a solo c o l poeta, n e l l a v i r t u sua d i poeta, i l quale, essendo dovuto pas-sare per creare l a sua poesia attraverso certe p a r t i c o -l a r i condizioni e impressioni d i f a t t i , richiede da noi, se vogliamo accostarci e r i u n i r c i a l u i , che rievochiamo quem f a t t i e, ove non l i abbiamo gia pronti nell a memo-r i a , l i ricerchiamo e ce l i procuriamo c o l mezzo del l a f i l o l o g i a . •- " , In quella-.superiore condizione di poeta, a l i a quale noi con l u i c i leviamo, e g l i ha per altro idealmente supe-rato tutte l e pratiche condizioni i n cui era vissuto, convincimenti, tendenze, costumi, eventi, credenze, pro-p o s i t i , tutte codeste determinazibni e impressioni par-t i c o l a r i , e contempla ora l a v e r i t a puramente e univer-salmente umana. B parimenti noi dovremo superare (supe-rare non vuol dire gia. ignorare) tutte le erudizioni laboriosamente e industriosamente da noi raccolte, e congiungerci con quella v e r i t a . Sono esse, per giovarci d i un paragone, legna che bruciano nei fuoco, e senza le quali i l fuoco non s i sarebbe aoceso, ma che non sono ormai p i u legna altrimenti adoprabili, perche i l fuoco le brucia i n se, e quel che abbiamo dinanzi e fuoco". (62) II Croce, giustamente, f a ril e v a r e che i l fine della no-stra indagine resta sempre uno e solo: capire e gustare l a poesia di Dante; e a ragione riconosce che per poterlo fare c i vogliono taluni presupposti d i cultura, ma decisamente s i oppone ad una - - 5 0 -tendenza erudita ohe, invece d i arrivare a spiegare i l fatto poetico, usa l ' a n a l i s i del poema per r i c o s t r u i r e c i v i l t a . e c u l -tura dei tempi del poeta, ed osserva: "Questa pretesa importa, ne piu ne meno, che, invece d i seguire i l poeta nel volo che ha spiccato di sopra quelle cose, dobbiamo sfo r z a r c i di. t i r a r l o giu e fa r l o discendere a quelle cose che ormai l a f i l o l o g i a c i ha ap-prese, e restaurarle attraverso l a sua poesia stessa..." (63) Pare siano abbastanza chiare ora, da questo nostro r i l i e v o le linee metodologiche del problema c r i t i c o : da una parte l ' e s i -genza estetica, primaria, d i ogni discorso c r i t i c o intorno a l i a poesia d i Dante. Un discorso valido ed aderente ad una poesia par-tic o l a r e qual'e quella della Divina Commedia non s i puo pero con-durre seguendo l a proposta crociana, che, pur asserendo t e o r i c a -mente, come abbiamo v i s t o , l'unita. d i a l e t t i c a del poema, per cui l a creazione poetica non puo prescindere dal contenuto i n t e l l e t -tuale, lo r i g e t t a poi nel corso della lettura delle tre cantiohe. Osserva a questo proposito i l Pubini: "La d i f f i c o l t a , a me pare, nasceva non tanto da l l a pro-posta i n se stessa, che attendeva un u l t e r i o r e s v o l g i -mento, d i quel concetto d i unita. d i a l e t t i c a dei due elementi, che ben corrisponde a l i a complessita. d e l l ' o -pera dantesca, ra quel suo respiro per cui l a creazione poetica s i compie i n una costruzione i n t e l l e t t u a l e , e questa a sua volta viene ad essere un supporto a l i a poesia, quando dall'avere i l Croce asserita i n i z i a l -mente quell'unita, e averla poi posta da parte nel corso de l l a lettura delle tre cantiche". (64) Lo stesso Pubini, a l t r a volta, ribatte a proposito delle - 51 -d i f f i c o l t a . incontrate dalla t e s i crociana: "Una ragione e da cercare nell'opera stessa del Croce, i l quale n e l l a sua a n a l i s i d e l l a Commedia e stato por-tato per motivi polemici e per l a natura del proprio gusto a prescindere troppo spesso da quell'unita, da l u i dimostrata nelle premesse, e a isolare le singole l i r i c h e da quel "romanzo teologico", a cui pure e g l i l e aveva sentite strettamente oongiunte e per cio stesso da quello s p i r i t o da cui con perenne vicenda s i generano poesia e struttura". (65) Anche L. Russo, nello studio sui Croce c r i t i c o , riafferma lo stesso concetto: "Poesia e struttura, l a distinzione e neoessaria, ha ragione i l Crocej l a nostra esigenza s i l i m i t a a questo che bisogna pur darsi pensiero, che cotesta unita. d i a -l e t t i c a s i a veramente anche una unita. dinamica, e non una unita. statioa, come v a r i luoghi del saggio crociano fecero a l l o r a sospettare". (66) D a l l ' a l t r a parte, l a metodologia s t o r i c i s t i c a , p a r t i t a c o l proposito d i riconquista della "struttura", con le sue r i -cerche assolve un compito d i estrema importanza; ma anche a l l o r a , se tale lavoro appare d i stretta necessity e validita. a i f i n i della c r i t i c a , occorre servirsene con estrema delicatezza .per non cadere nell'errore opposto a quello crociano, ed e f a c i l e , come abbiamo gia, detto, perdere l ' e q u i l i b r i o e i l senso della misura i n questo tipo d i ricerche. Mi sembra ora d i poter riassumere, a questo punto, una d i r e t t i v a per l a soluzione del problema metodologico, cosi come —52 -s i e venuto delineando, i n un semplice aforisma: "Unum facere et a l i u d non omittere". Con 1* "unum facere" s i s t a b i l i s c e l'esigenza primaria ed assoluta di ogni discorso c r i t i c o intorno a l i a Divina Corn- media, che deve i n d e f i n i t i v a condurre ad una migliore compren-sione d e l l a poesia d i Dante. M. Barbi, pur lontano dalle idee del Croce e volto a continuare l a metodologia p o s i t i v i s t i c a , ma con nuova piu i n t e l -ligente rigorosa consapevolezza s t o r i c o - f i l o l o g i c a , ricorda, 1 con parola chiara e semplice, proprio questo impegno ad ogni c r i t i c o : "cio che soprattutto importa nei no s t r i studi e intendere l a poe-si a d i Dante". (67) Con 1' "aliud non omittere" s i ribadisoe l a necessita. nell'impostazione d i ogni studio c r i t i c o "a p a r t i r du connu", come felicemente suggerisce L. Spitzer, (68) seguendo cioe l a v i a piu. naturale per una ricerca s u l l a genesi e processo creative dell'opera poetica. Ricostruzione quindi del mondo culturale per conoscere l a Vlegna", come l a chiama i l Croce, che Dante brucia nel suo fuoco poetico. Ma tutto questo lavoro non basta ancora. La conoscenza pura e semplice del mondo enciclopedico dantesco non porta d i per se, come abbiamo gia, vist o , a l i a comprensione della poesia; t r a l'una e l ' a l t r a i n t e l l i g e n z a corre l a stessa differenza, per usare ancora i l paragone crociano, t r a l a conoscenza de l l a "legna", pronta a bruciare, e l a coghizione d e l l a forza intima del fuoco - 53 -die l a brucia. Pare che qui si a proprio i l "nodo" d i ogni discorso c r i -tico volto a l i a comprensione de l l a poesia d i Dante: penetrare nell'intimo per sciogliere i l segreto d i quel "fuoco" poetico, capire l ' o r i g i n a l i t a c a r a t t e r i s t i c a del genio, che parte dal dato storico, d a l l a condizione culturale del suo tempo e, misteriosa-mente, s i eleva "verticalmente", trasformando quel "connu" i n poe-si a originale e unica. Scorrendo tutta l'immensa letteratura c r i t i c a dantesca, sembra che i l "nodo" segreto e misterioso che potrebbe dare unita. e s i g n i f i c a t o a l i a poesia d e l l a Divina Commedia, s i a stato i n -tuito e suggerito gia. da U. Poscolo nei famoso suo s c r i t t o Discor- so sui testo, tanto lodato dal Nardi. 11 Poscolo, da poeta che era, sente subito l a grandezza della poesia dantesca e lo mette t r a i suoi maestri i d e a l i accanto ad Omero, e, negli s o r i t t i che precedono i l Discorso, s i ferma ad approfondire ed i l l u s t r a r e l a poesia d i Dante dal punto d i v i s t a estetioo. Ma, a contatto con i l testo d e l l a Divina Commedia, nota subito lo stato d i confusione e d i disordine dei v a r i manoscritti, con v a r i a n t i t a l v o l t a contraddittorie, che alteravano notevolmente i l s i g n i f i c a t o poetico del testo, spesso, come nota i l ^ l f a r d i ^ e r i r o r i "... d'amanuensi ignoranti, i quali non intendevano i l sig n i f i c a t o tecnico delle parole nei linguaggio del medio-evo e i n quello particolare che ad esse attribuiva Dante i n rapporto a g l i awenimenti cui acoenna, a l l e sue o p i -nioni f i l o s o f i c h e e r e l i g i o s e , e soprattutto a l fine che - 54 -e g l i s i propone ponendo mano a l 'poema saoro'. Ma i l problema f i l o l o g i o o intomo a l i a rioostituzione del testo, anche a prescindere da p o s s i b i l i correzioni da parte dell'autore stesso, s i trasforma t r a le mani del Poscolo i n un complesso problema storioo, f i l o s o f i c o e r e l i g i o s o , i cui v a r i aspetti e impossibile separare". (69) I I Poscolo intuisce innanzitutto l a v i a metodologioa p i u giusta e piu valida, "unum facere et al i u d non omittere", per r i -solvere i l secolare problema dantescoj ma sorprende che l a sua proposta metodologioa non fu ripresa e sviluppata dai c r i t i c i che 10 seguirono e che certo avevano piu p o s s i b i l i t y d i l u i . Bruno Nardi f a notare ancora nei Poscolo un particolare molto importante. E g l i r i l e v a i n l u i non soltanto "profondo aoume c r i t i c o " , ma, quello che piu conta, "l'animo sgombro da pregiu-d i z i " , Ed e proprio l'animo non sgombro da pregiudizi, come e s t a -to gia. detto, l a causa prima che ha impedito a i c r i t i c i p o s t e r i o r i d i penetrare nell'intimo d i Dante e carpire l a chiave segreta per comprendere l a sua poesia. II Poscolo, con i l suo animo "sgombro da pregiudizi", ebbe 11 merito, secondo i l Uardi, non solo di suggerire un metodo c r i -t i c o , che oggi, dopo le esperienze desanctisiane e crociane, sem-bra i l piu. valido, ma anche d i fare una scoperta tanto importante a i f i n i d i una lettura u n i t a r i a della Divina Commedia. Anche que-sta scoperta fu i n v e r i t a trascurata dai c r i t i c i , forse proprio perche non collimava c o l loro animo non sgombro da pregi u d i z i . A l dire del Nardi, i l Poscolo fece questa scoperta che: "...e certamente ben piu importante di tutto quanto - 5 5 -e g l i aveva s c r i t t o prece&entemente intorno a l 'poema sacro', voglio dire l a scoperta che l a Commedia non e un qualsiasi poema narrative, morale o didattico, sotto forma allegorica, e nemmeno quella specie d i romanzo teologico, che s i pretende, ma una sacra visione, da compararsi soltanto c o i canti p r o f e t i c i e con le v i s i p n i apocalittiche d e l l a Bibbia". ( 7 0 ) Sara nostro compito ora d i puntare l a nostra attenzione su questo suggerimento foscoliano, tanto pregnante d i significato i n ordine ad un recupero totale d e l l ' "opus poeticum" de l l a Divina  Commedia, che n e l l a c e n t r a l i t a funzionale d e l l a "visione", r i -solve una lettura che rispecchi l a genuina economia del poema sa-cro ed e premessa chiave per un contatto intimo c o l "fuoco" se-greto del suo animo poetico. I I Nardi afferma proprio l a p o s s i b i l i t y d i questo recu-pero totale d e l l ' "opus poeticum" dantesco, quando l a Divina Corn- media venga l e t t a i n questa chiave foscoliana: "La poesia dantesca non e soltanto nel ricordo dei f r o -r e t t i che, chinati e chiusi dal notturno gelo, s i levanr d r i t t i e s i schiudono poi che i l sol I'imbianca, b n e l l a v i s t a del tizzo verde ch'arso s i a dall'un dei capi e che d a l l ' a l t r o geme e cigola, ma; va cercata a l t r e s i nel sen--timento rel i g i o s o che pervade da cima a fondo i l poema e che pro'rompe dal l a certezza che una voce interna ha spinto I'autore a intraprendere i l viaggio attraverso i tre regni de l l a morte per un 'fato* che incombe su l u i e lo. spinge a riv e l a r e i disegni d i Dio sull'awenire dell'umanita. e s u l -l'unico modo d i far cessare lo scandaloso c o n f l i t t o f r a l a Chiesa e l'impero che da piu. secoli affliggeva i l mondo cr i s t i a n o . E da questo profondo sentimento r e l i g i o s o sca-turisce non l'idea f i t t i z i a , ma l a certezza d i una missione - 56 -imposta a l poeta da Dio, oome ad Enea i l viaggio per ricondurre i n I t a l i a i penati ohe ad un tempo n*erano emigrati: 'antiquam exquire matrem'. Giacche per Dante, Enea 'fu de l'alma Roma e d i suo impero nell'empireo c i e l per padre eletto'". (71) I I Nardi, i n v i s t a pero del discorso c r i t i c o a cui e g l i stesso approda i n a l t r e sue t r a t t a z i o n i , tiene a far notare l a "sacra visione" foscoliana solo i n rapporto ad una "missione . profetica" per "minacciare uno per uno liberamente i re de l l a t e r r a " . (72) Pur riconoscendo a l Nardi i l merito d e l l a rivalutazione di un'intuizione foscoliana, d e l l a scoperta cioe d i una chiave interpretativa che potrebbe dare unita a l i a poesia d e l l a Commedia c i preme far rilevare subito che le conclusioni, ampie e docu-mentate a cui i l Nardi giunge nei suoi v a r i studi, presentandoci un Dante "profeta", is p i r a t o e latore di un messaggio d i riforma, sembra che non c i portino ad una migliore oomprensione de l l a poe-s i a d i Dante. I I Nardi stesso i n f a t t i previene una nostra obiezione quando subito dopo afferma: "Certo, per l'autore dei Sepolcri, che r i t i e n e i l l u -sione quella che prima della morte sofferma i l mor-tale 'al l i m i t a r d i Dite', anche l a fi d u c i a i n una rivelazione divina non ha maggiore consistenza. E i l -lusione e g l i chiama anche quella d i Dante'. Ma non im-posturaj perche i l Poscolo, con quel senso della s t o r i a che g l i viene d a l l a meditazione sui quinto l i b r o d i Lu- -crezio e dalle pagine del Yico, s i rende perfettamente " - 57 -conto che anche l e are, a l p a r i delle nozze e dei t r i b u n a l i , ebbero n e l render 'pietose d i se stesse e d ' a l t r u i ' le umane belvej e percio non ride dei sentimenti r e l i g i o s i dei popoli del tutto o 'mezzo barbari*, e come r i t i e n e 'celeste dote negli umani* quella 'corrispondenza d'amorosi sensi', per cui spesso ' s i vive con l'amico estinto, e l'estinto con n o i 1 , cosl s i guarda bene dall'accusare d'impostura quei che s i atteggiarono a p r o f e t i ed ebbero ' v i s i o n i ' nel medio-evo c r i s t i a n o , o che rivelarono a l popolo d'Israele i v o l e r i d i Dio e i n nome d i questo apersero l a bocca a parlare'. B n e l l a rinnovata 'barbarie* del medioevo e n e l l a particolare psicologia d i Dante, cerca l a ragione per intendere, e cioe g i u s t i f i c a r e , quel singolare modo d i rappresentarsi g l i eventi d e l l a storia da cui sgorga, come i n Omero, tanta luce d i poesia. Nessuno mai come i l Poscolo ha sentito quanto vicino ad Omero s i a Dante';" (73) Ora e giusto quanto i l Nardi dice a riguardo d e l l a oonce-zione mitioa foscoliana del poeta, i s p i r a t a a l u i dalle letture vichiane-, per cui nelle grandi opere dei poeti " p r i m i t i v i " , Omero, Dante, Shakespeare, i Prof e t i ebrei, e g l i ammira e venera l'im-magine d e l l a grande poesia, oosi come l a sente n e l l a sua possente unita, espressione d i tutte le passioni d i un animo grande, anzi d i tutta un'eta. vigorosa e schietta. Certo non sembra che s i debba prendere a l i a l e t t e r a tutto quello che i l Poscolo suggerisce, dato che e g l i s i basa solo su una ooncezione mitica d e l l a grande poesia, e riguarda quindi Dante come i l profeta-vate. S i domanda i l Pubini: "Chi vorra opporre a l Poscolo una piu matura ooncezione stor i c a e r i c o r d a r g l i che non Omero, e tanto meno Dante, e meno ancora Shakespeare appartengono a quelle eta. che - 58 -s i sogliono dire primitive?.Che anzi quelle eta e r o i -che, i n oui a i popoli 'unica volutta di i n t e l l e t t o era l a poesia 1, non sono mai e s i s t i t e ? La concezione cara a l Poscolo del poeta primitivo, rappresenta, per cosi dire l a fase mitica della modema storiografia a r t i s t i c a , proprio d i uno s p i r i t o che non sa ancora cogliere nelle loro precise caratteristiche l e diverse manifestazioni d e l l ' a t t i v i t a a r t i s t i c a , ma s i accontenta d i una som-maria contrapposizione d i antico e d i moderno, d i p r i -mitivo e di r i f l e s s o " . (74) A. noi, comunque, non interessa tanto, a i f i n i d e l l a nostra r i c e r c a , quanto i l Nardi prenda a l i a l e t t e r a i l suggerimento f o — scoliano d e l l a "sacra visione" i n rapporto ad una "missions pro-f e t i c a " , perche come c i sembra, i l suo esito non faciliterebbe l a comprensione della poesia di Dante, ma piuttosto porrebbe una limitazione ad un Dante, come oggi s i dice, "impegnato", e per conseguenza ridurrebbe l a sua poesia ad una polemica p o l i t i c a o r e l i g i o s a che s i a , ad uno sfogo, ad una vendetta, che pare con-traddica con un animo tanto superiore ed equilibrato qual'e quello del sommo poeta. Cosi s i esprime a questo proposito i l Sapegno: "Del Nardi sara da ricordare... l a definizione d e l l a Commedia come messaggio profetico; l a quale se, presa troppo a l i a l e t t e r a , sembra a noi i n c o n c i l i a b i l e con l a l u c i d i t a i n t e l l e t t u a l e e l a coscienza r e t t o r i c a d i Dante, giova se non altro a s t a b i l i r e piu precisamente i l genere i n cui l'invenzione poetica s i colloca con l a sua struttura complessiva e le sue infinitamente variate a r t i c o l a z i o n i , e ad i l l u s t r a r e alcuni aspetti t r a i piu important! d i quello che i l De Sanctis avrebbe chiamato i l mondo intenzionale del fiorentino". (75) - 59 -Anche Gustavo Vinay f a notare I'incongruenza d i voler ricavare dei dati s t o r i c i o b i o g r a f i c i da una realizzazione poetica: "Se c*e un argomento che l a c r i t i c a dantesca ha bana-l i z z a t o , e questo d e l l ' i r a profetica con cui Dante ha frustato un p6 t u t t i dal papa i n giu: Dante riformatore, Dante settatore d e l l a poverta evangelica, Dante eziandio lettore d i Gioacchino... Dante insomnia che questa chiesa terrena vede corrotta nei suoi uomini mentr'egli l a vuole pura e limpida, non dentro che non s'e macchiata ne of-fuscata mai, ma f u o r i n e l l a sua came v i s i b i l e f e r i t a e piagata. E andrebbe tutto bene se non nascesse i l sospetto che non s i fa s t o r i a trasponendo p a r i p a r i i n un contesto c r i t i c o l a v i s c e r a l i t a dei poeti". (76) Ora, per riprendere i l nostro discorso, c i riallacciamo a quanto s i stava dicendo a proposito d e l l a "visione sacra" sugge-r i t a dal Poscolo. Sembra che solo l i c i s i a una novita., che potrebbe aprire ori z z o n t i nuovi ed ampi ad una interpretazione u n i t a r i a d e l l a poe-s i a della Divina Commedia. Nel tracciare, nel primo capitolo, le linee p i u notevoli del problema c r i t i c o dantesco, abbiamo notato come i l De Sanctis, fedele a i suoi p r i n c i p i d i derivazione romantica, prova l'inade-guadezza e l ' i n s u f f i c i e n z a d e l l a sua teoria estetica, proprio quando s i cimenta nell'esame c r i t i c o del Paradiso, poesia quasi tutta " i n t e l l e t t u a l e " , aliena dai contrasti, dai drammi, dalle passioni d e l l a v i t a reale; ed i l Paradiso viene giudicato netta-mente in f e r i o r e a l l e a l t r e due cantiche. - 60 -Riportiamo un breve saggio del pensiero desanctisiano a questo riguardo: "Non d i rado vedi, non i l poeta, ma i l dottore che esce dal l ' u n i v e r s i t a d i P a r i g i , pieno i l capo d i t e s i e d i s i l l o g i s m i . Molte quis t i o n i sono troppo s p e c i a l i , a l t r e r sono i n f a r c i t e d i barbaric sc o l a s t i c a : d e f i n i z i o n i , d i -s t i n z i o n i , c i t a z i o n i , argomentazioni. E questo e non per difetto d i v i r t u poetica ma per falso giudizio. A l u i pare che questo lusso d i scienza s i a l a cima de l l a poesia, e se ne vanta, e s i beffa di q u e l l i che lo hanno s i n qui seguito i n picc o l a barca. - Tornate indietro - e g l i dice -che i l mio l i b r o e per s o l i quel pochi che posson gustare i l pan degli a n g i o l i , - e sono i f i l o s o f i e i dottori suoi p a r i . Percio i l Paradiso e poco letto e poco gustato. Stanca soprattutto l a sua monotonia che par quasi una se-r i e d i dimande e d i risposte f r a maestro e discente". (77) Eppure i l .De Sanctis aveva accenna'to, qualche paragrafo prima, ad un'interpretazione i n chiave foscoliana, d i poetica cioe d e l l a visione. "La scienza com'era concepita a i tempi d i Dante, sposata a l i a teologia, avea una forma concreta e individuale, materia contemplabile e altamente poetica... La v e r i t a r i v e l a t a , oscura 1'intelletto', v i s i b i l e al.cuore, av-valorata d a l l a fede, confortata dalla speranza, infiam-mata dal l a c a r i t a ; i n questa scienza d e l l a creazione i l pensiero e talmente concretato e incorporato, che i l poeta puo contemplarlo come cosa vivente, come natura. Percio l a forma s c i e n t i f i o a e qui meno un ragionaraento che una descrizione, come d i cosa che s i vede e non, s i dimostra. I l perfetto vedere dei beati.. e p r i v i l e g i o d i Dante; nessuno g l i sta del p a r i n e l l a forza e chiarezza d e l l a visione. S p i r i t o dommatico, credente e poetico, predica dal paradiso l a v e r i t a assoluta; e non l a pensa, l a scolpisce. D i r e s t i che pensi con l'immaginazione, - 61 aguzzata dalla grandezza e v e r i t a dello spettacolo... Questa forma poetica d e l l a scienza, questa visione . i n t e l l e t t u a l e . . . miracolo prodotto dalle due grandi potenze d e l l a mente dantesca: l a v i r t u s i n t e t i c a e l a v i r t u formativa... Ci sono concetti d i f f i c i l i s -simi ad esprimersi... I concetti qui non sono astra-zione, ma forze vive, g l i a t t o r i d e l l a creazione, l a luce, i l c i e l o , l a natura, e non hai un ragionamento: hai una s t o r i a animata, con una chiarezza e vigore d i rappresentazione che fa d i Dio e d e l l a natura vere persone poetiche..." (78) Dopo una pagina come questa, che offre spunti f e l i c i per un 1interpretazione ampia ed adeguata, ecco che i l De Sanctis, quando semhrava s i stesse awicinando a penetrare e carpire i l segreto intimo d e l l a piu a l t a poesia d i Dante, s i allontana d i colpo fedele a i suoi p r i n c i p i t e o r i c i : "II Paradiso, appunto perche paradiso non puoi deter-minarlo troppo e descriverlo senza r i m p i c c o l i r l o . La sua forma adeguata e i l sentimento, l'eterno tripudio'... Dante vede, ma e visione d i cui hai le parole e non l a forma; c i e l ' i n t e l l e t t o , non c i e piu. l'immaginazione, diventa un semplice lume, un barlume. La forma sparisce; l a visione cessa quasi tutta; soprawive i l sentimento... L'immaginazione morendo,. manda i n questi versi .1'ultimo raggio. A l l ' " a l t a fantasia" manca l a possa; e insieme con l a fantasia muore l a poesia". (79) Non c'e una pagina piu chiara dove i l De Sanctis, c r i t i c o finissimo, intuisce perfettamente l'ascesa "verticale" d e l l a poe-si a del Paradiso e passa a negarla poco dopo, preso dai suoi p r i n -c i p i - t e o r i c i , che lo trattengono dal penetrare nel fondo d e l l ' a -nimo.del poeta, stato d'animo assolutamente chiuso a l lettore mo-demo, i l quale non pu6 comprendere l a fede viva del poeta. - 62 -Dante "vede" l a v e r i t a come rea l t a e n e l l a visione b e a t i f i c a poneva i l termine ultimo dei suoi desideri, della sua speranza, e trasformava t u t t i questi suoi a n e l i t i i n espressione e parola poetica. L'antinomia c r i t i c a , cosi evidente nei De Sanctis, s i ripete i n modo analogo nei Croce e nei crooiani. Anche essi non sanno superare c e r t i pregiudizi t e o r i c i , e s i sforzano i n t u t t i i modi d i salvare dei p r i n c i p i c r i t i c i r i v e l a t i s i inadeguati per l a poesia dantesca, A voler meglio precisare, questi pregiudizi sono piuttosto sentimenti d i awersione e f a s t i d i o per ogni poe-si a d i carattere r e l i g i o s o . II Croce stesso lo afferma espres-samente: "La religione contrariamente a quel che taluni s i p i a c -ciono d i asserire, non solamente non e poesia (evidentemente, per-cio stesso che e re l i g i o n e ) , ma non s i porge docile a l i a poesia e tale non diventa se non umanandosi, ossia andando a sperdere se medesima". (80) Alberto Chia r i , in" un noto saggio sui Foscolo e Dante, f a notare nei Foscolo quella mancanza d i pregiudizi r e l i g i o s i , tanto evidenti invece nei p i u noti c r i t i c i , i quali proprio per questo ebbero lim i t a t a l a loro opera c r i t i c a : "S'e g i a detto della deviante interpretazione foscoliana rispetto a i f i n i e a l carattere del poema dantesco; ma, per quanto deviante, non andata a l d i la. d i quanto pote suggerire l a passione p o l i t i c a , e non invelenita dagli i n t e r e s s i , che animarono a l t r i , d i pretta marca settaria e massonica; e tale che valse e vale a f a r sentire nei capolavoro d i Dante una diffusa r e l i g i o s i t y e l a meraviglia --63 -d i un'alta rivelazione concessa da Dio a Dante..." (8l) "L'animo sgombro da pregiudizi", come dice i l Nardi, e i l fattore che giuoca una parte importante n e l l a posizione im-parziale e l i b e r a del Poscolo, che appunto con " l a sacra v i -sione" esprime bene l a trasvalutazione del sentimento rel i g i o s o d i Dante, i n a l t a tensione poetica. S i puo dire a l l o r a che quel-l a cantica meno poetica a l gusto estetico desanctisiano e cro-ciano s i r i v e l a come quella dove l a poesia raggiunge altezze impensate. II Paradiso nasce da un'intima e viva esperienza s p i -r i t u a l e , da una fede viva i n una re a l t a trascendente, r e a l t a d i "cose sperate", "Fede e sustanza d i cose sperate", dira, Dante -parafrasando S. Paolo. (82) II Singleton, cercando proprio una formula che s t a b i l i s s e l a genesi della poesia dantesca, unioa i n tutta l a s t o r i a l e t t e -r a r i a , punta l a sua attenzione proprio a l rapporto tra fede e v i -sione, t r a fede che genera l a visione d i "cose sperate", l e quali a g l i occhi e a l i a mente d i Dante sono r e a l i quanto quelle sensi-b i l i : "As f o r Dante, I am here talking about a quality of v i s i o n which becomes a pervading quality of his poetry'. To anyone who knows his poem well i t amounts to a steady fe e l i n g that somehow beyond his words there i s a r e a l i t y which would remain even i f the words were taken away. And I am looking fbr a formula which w i l l account psycho-l o g i c a l l y for this quality i n Dante. I think we had one back along our path when we talked of Aquinas and the position of philosophy i n the Middle Ages. I t was a well-worn formula which one recognized immediately: - 64 -f i d e s quaerens i n t e l l e c t u m , f a i t h , s e e k i n g u n d e r s t a n d -i n g . Or t h e r e i s another v e r s i o n : p r a e c e d i t f i d e s , s e q u i t u r i n t e l l e c t u s , f a i t h goes ahead, u n d e r s t a n d i n g f o l l o w s . Now i f I may he a l l o w e d t o a l t e r these f o r -mulae ever so l i t t l e , we s h a l l have one t o account f o r the q u a l i t y I speak o f i n Dante's poem. I would suggest: f i d e s quaerens v i s i o n e m ; p r a e c e d i t f i d e s , s e q u i t u r v i s i o " . (83) I l S i n g l e t o n ha c o s i p r e c i s a t o i t e r m i n i e s t r e m i d e l l ' i n -timo p r o c e s s o s p i r i t u a l e d e l p o e t a , che d a l l a fede a r r i v a a l i a v i s i o n e . A me sembra pero che sarebbe s t a t o meglio non e s c l u d e r e i l t e rmine medio " i n t e l l e c t u s " , perche esso e momehto n e c e s s a -r i o n e l l a g e n e s i e s v i l u p p o d e l l ' i n t i m a e s p e r i e n z a s p i r i t u a l e d i Dante. Una fede v i v a genera i n f a t t i l a c e r t e z z a r a z i o n a l e d e l l e v e r i t a r i v e l a t e : p r a e c e d i t f i d e s , s e q u i t u r i n t e l l e c t u s " . La c e r -t e z z a r a z i o n a l e a sua v o l t a puo c a u s a r e , p e r r i d o n d a n z a , i n a n i -me p a r t i c o l a r m e n t e d o t a t e , u n 1 e s p e r i e n z a anche s e n s i b i l e , i l " r a p t u s " , l a v i s i o n e m i s t i c a . Pero credo che t u t t o questo non b a s t a a s p i e g a r e l a p a r -t e piu. importante d e l processo c r e a t i v o , i l momento, l a s o l u z i o n e p o e t i c a d i una s e g r e t a , p r o f o n d a e s p e r i e n z a s p i r i t u a l e . T a n t i a l t r i m i s t i c i c i hanno d e s c r i t t o l a l o r o a w e n t u r a s p i r i t u a l e , ma nessuno ha t r a s f o r m a t o p o i (e q u i s t a t u t t a I ' o r i -g i n a l i t a , e l a g e n i a l i t a , d i Dante) un f a t t o s p i r i t u a l e i n p a r o l a p o e t i c a , ed a n o i i n t e r e s s a s o p r a t u t t o o a p i r e questo secondo mo-mento, i l p i u importante d i t u t t a l a sublime o p e r a z i o n e . - 65 -Nel prime- tratto d i questo i t i n e r a r i o s p i r i t u a l e , i l momento "i n t e l l e c t u s " ha pure i l suo valore, i n quanto se fosse stato come quello degli a l t r i poeti, Dante sarebbe oggi piu. o meno rindmato come un G u i n i z e l l i o un Cavalcanti e non piu.. Dante dopo l a morte d i Beatrice s i da a frequentare le scuole dei " f i l o s o f a n t i " , (84) per appagare l a mente con i l sa-pere, che solo g l i poteva recare "quel piacere altissimo d i bea-titudine... (che) i n a l t r a cosa d i quaggiu. essere non puo". (85) "Oh, quante n o t t i furono, che l i occhi de l ' a l t r e persone chiusi dormendo s i posavano, che l i miei ne lo abitaculo del mio amore fisamente miravano!" (86) Ma i l sopraggiungere dell'esperienza dolorosa d e l l ' e s i l i o lo portera a considerare l a limitatezza del suo f i l o s o f a r e e s i vedra cosi spinto ad ancorare a v e r i t a eterne e s t a b i l i quanto v i era d i effimero e caduco nel suo concepire l a r e a l t a . "Et quod vera i l i a beatitudo i n sentiendo v e r i t a t i s principium con-s i s t i t " , (87) l a r i c e r c a f i l o s o f i c a d i Dante s i orienta, per na-turale esito, verso un'unica direzione: Dio. "La Divina Scienzaj che e piena d i tutta pace, l a quale non soffre l i t e alouna d'op-pinioni e d i s o f i s t i c i argomenti, per l a eccellentissima certezza del suo subietto, lo quale e Dio". (88) Tutte l e a l t r e scienze non possono non essere per Dante che semplici "ancillae" d i quell'unica scienza d i Dio, e "questa chiama perfetta, perche perfettamente ne fa i l vero vedere nel quale s i ' cheta l'anima nostra". (89) - 66 -N e l l ' i n f u r i a r e d e l l a tempesta che l o aveva t r a v o l t o , Dante aveva saputo e l e v a r s i a l d i sop r a d e i f a t t i c o n t i n g e n t i , e, a n z i c h e d i s p e r a r s i e m a l e d i r e l a s o r t e e g l i u o m i n i , aveva r i t r o v a t o l a t r a n q u i l l i t a , d e l l o s p i r i t o a n c o r a n d o s i a l l e v e r i t a e t e r n e , che s o l e potevano d a r g l i speranza. E g l i aveva compreso come l a s v e n t u r a e r a p a r t e d e l l a d i a -l e t t i c a d e l l a s t o r i a umana; a l d i -sopra d e l d i s o r d i n e g e n e r a l e , r e s t a v a n o l e v e r i t a e t e r n e , u n i c o punto d i ancoraggio e ad esso aveva r i v o l t o o r a i s u o i d e s i d e r i a n g o s c i o s i , i s u o i a n e l i t i s t r u g g e n t i p e r un bene che po t e s s e appagare l ' i n f i n t i t o d e s i d e -r i o d i pace e d i f e l i c i t a p r o p r i o d i o g n i cuore umano. Non e i n v e r o s i m i l e che, p r o p r i o a l l o r a , nell'acme d i questa t e n s i o n e s p i r i t u a l e , Dante s i a p a s s a t o a l " r a p t u s " m i s t i c o , e, i n una d i q u e l l e i n e f f a b i l i v i s i o n i , t u t t o l ' u n i v e r s o , t u t t e l e cose caduche d i questa t e r r a , g l i s i a n o apparse n e l l a l u c e v i -v i s s i m a " d e l l ' e t t e r n o v a l o r e , i l quale e f i n e " , (90) o r d i n a t e come i n un volume, l e g a t e da amoroso v i n c o l o n e l l ' u n i t a . e sem-p l i c i t a , d e l l ' e s s e n z a d i v i n a : N e i suo profondo v i d i che s ' i n t e r n a l e g a t o con amore i n un volume, c i o che p e r l ' u n i v e r s o s i squaderna. (91) I I p o e t a , i n v a s o da i n e f f a b i l e l e t i z i a p e r questa e s t a s i e i n t e l l i g e n z a suprema, non dimen.tichera. questo momento, che r i a s -sume t u t t o i l d i v e n i r e e l ' a n s i a d e l suo s p i r i t o : l a sua mente sara. p e r sempre " f i s s a immobile ed a t t e n t a " , ( 9 2 ) e s i r i n n o v e r a i n u n ' e s a l t a z i o n e che e rapimento d i s e , tramutando q u e l l a i n t u i -- 67 -zione e contemplazione altissima i n parola poetica, che e i l "termine ultimo" d i un lungo e profondo processo s p i r i t u a l e , che solo un poeta d e l l a tempra d i Dante poteva r e a l i z z a r e . Ed e i n questo contesto, intellettuale-mistico d i espe-rienza reale, che l a poesia del Paradiso acquista si g n i f i c a t o e dimensione estetica. Essa non nasce, come suggeriva i l De Sanctis, da una rappresentazione d i un imprecisato e vago sentimento d e l -l ' i n f i n i t o , " l a cui esistenza s i r i v e l a piu chiaramente a l l e na-ture piu. elevate", (93) ma e rappresentazione poetica d i una r e a l -ta, che non e piu pura v e r i t a d i fede, ma e diventata certezza razionale ed anche esperienza s p i r i t u a l e del trascendente, che va ol t r e l a comune esperienza, ma n e l l a sua espressione poetica non s i perde mai nell'astratto e n e l l * i n d e f i n i t e L u i g i T o n e l l i f a notare come l a poesia s i a creazione t o -tale d e l l a personalita estetica, e per conseguenza anche: "... l ' i n e f f a b i l e , anche l ' e s t a s i , pur superando i l limi t e del noto e del conoscibile, pur sembrando qual-cosa d'assolutamente superiore a l l e p o s s i b i l i t y umane e n a t u r a l i , deve rientrare di" necessity nel raggio d*a-zione dello s p i r i t o . Chiamisi ispirazione divina, luce piovente dal ci e l o delle idee, splendore del Pantocrate, oppure Volonta, Subcosciente, o come s i vpgliaj i n ogni caso, s i tratta d i qualcosa essenzialmente s p i r i t u a l e , e cioe creato dallo s p i r i t o , oppure ricreato da questo, di su una rea l t a ipotetica, destinata a rimanere eter-namente fu o r i d e l l a nostra eppero come inesistente per noi, esistente soltanto per fede. L'in e f f a h i l e , dunque, e tale solo riguardo a i mezzi ordinari; l ' e s t a s i e i n — comunicabile, solo seoondo le comuni p o s s i b i l i t a . Ma l a - 68 -poesia e un mezzo straordinario, un'espressione s i n -golarissima; e veramente, rispetto a l l ' i n e f f a b i l e , a l l ' e s t a s i , appare come i l mezzo piu. adeguato, f r a t u t t i , ad esprimerlo.. s. In conclusione, noi crediamo a l i a p o s s i b i l i t a teorica d'una poesia d e l l * i n e f f a b i l e . Crediamo, anzi, che Dante l'abbia pienamente r e a l i z -zata nei complesso d e l l a sua opera, e specialmente nei Paradiso: e l'abbia potato, non solo per l'incontro incomparabile d'una viva esperienza mistica con un ge— nio poetico veramente unico, ma anche per l a prepara-zione ricchiss"ima, f i l o s o f i c a , teologica e poetica, che l a tradizione ^ medievale poteva f o r n i r g l i i n quello stesso campo specifico". (94) Anche per G. Getto l a poesia del Paradiso s i attua come "epos de l l a v i t a i n t e r i o r e , dramma della v i t a della grazia, poe-s i a dell'esperienza mistica e forse anche (come) l i r i c a d e l -l'adorazione". (95) Ed e su questo assunto che i l Getto intuisce l a r i c c a ed estesa gamma d i p o s s i b i l i t a poetiche fornite da una viva e pro-fonda esperienza i n t e r i o r e , eccezionale, potenzialmente aperta a t u t t i , anche se i n pratica e riservata a pochi uomini p a r t i -colarmente dotati. In t a l modo i l poeta trasvaluta poeticamente non soltanto una r i c c a selezione d i temi e motivi t e o l o g i c i , ma arricchisce l a sua poesia d i un insieme d i reazioni psicologiche e sentimentali nate dall'intuizione d i una r e a l t a trascendente. "Riesce assai f e r t i l e i l r i l i e v o che codesta teologia d e l l a grazia, o l t r e ad una p o s s i b i l i t a d i individuazione su un piano d i tradizione culturale e d i personale sele-zione d i temi e motivi, ne contiene anche un'altra per - 69 -l a sua intrinseca capacita. da i r r a d i a r s i d i un'espe-rienza psicologica, universale ed eccezionale nello stesso tempo aperta potenzialmente ad ogni uomo, an-che se riservata i n concreta a i pochi 'uomini d i buona volonta'. Comunque s i t r a t t a d i una teologia che i n certo modo s i s t o r i c i z z a , e che e i n facolta. dell'uomo d i i n t u i r e i n forma quasi sperimentale... La l e t t e r a -tura mistica, che e stata certo presente a l i a viva me-moria d i Dante.".', documenta precisamente L'aspetto u-mano, i l mondo affe t t i v o che s i genera intorno ad un awenimento sovrannaturale. Potremmo dunque perfino dire che esiste un sentimento d e l l a grazia, un ordine di a f f e t t i che s i determinano quando l'anima avanza nelle regioni sacre della preghiera, e ne peroorre i l mistico viaggio". (96) In questo contesto intellettuale-mistico, che i l Getto definisce " l i r i c a d ella v i t a i n t e r i o r e come ebbrezza e pace d e l -l'anima elevata verso l e cime vertiginose d e l l a partecipazione a l Dio d e l l a g l o r i a e dell'eterno", s i comprende meglio i l va-lore d e l l a parola poetica che esprime un'esperienza s p i r i t u a l e senza p o s s i b i l i t a d i r i s c o n t r i nel mondo del l a v i t a sensibile, e che percio, anche questo da notare, diventa poesia d i pura memo-r i a : Qual'e c o l u i che somniando vede, che dopo i l sogno l a passione impressa rimane, e l ' a l t r o a l i a mente non riede, cotal son i o , che quasi tutta oessa mia vision, ed ancor mi d i s t i l l a nel core i l doloe che nacque da essa. (97) Per l a forza inesprimibile d i quel momento, che ha se-gnato nell'animo del poeta un'impressione profonda e immensa, l a - 70 -sua s e n s i b i l i t a s i a c u i r a e s i e s a l t e r a , e mentre da una parte dara, a l i a sua mente d i f i l o s o f o l e r a g i o n i e l a chiaroveggenza per intendere i l creato, 1'umanita. e l a sua s t o r i a , porgera, d a l -l ' a l t r a a l poeta l o sl a n c i o e l a forza a rappresentarlo, a p r o i e t -t a r l o s u l l o sfondo e n e l l a luce eterna d i Dio. Partendo c o s i da questo punto concreto, d i esperienza uma-na c i o e , anche se soltanto s p i r i t u a l e , ma sempre reale e v i s s u t a , s i e v i t a i l p e r i c o l o d i s f o c i a r e i n un discorso vago e generico, a s t r a t t o e remoto d a l sentimento umano, ohe a prima v i s t a pu6 dare 1'impressions l a poesia c o s i complessa d e l l a t e r z a c a n t i c a . Dante non aveva assimil a t o l a r i c c h i s s i m a t r a d i z i o n e teo-l o g i c a e m i s t i c a passivamente come semplice f a t t o c u l t u r a l e , quar l e poteva essere ad esempio q u a l s i a s i a l t r a cognizione s t o r i c a o s c i e n t i f i c a . La conoscenza d e l l a t e o l o g i a per l u i e a l i o stesso tempo anche fede v i v i s s i m a j < o l t r e ad essere quindi un f a t t o i n t e l -l e t t u a l e , e v i t a i n t e r i o r e che tocca anche l a sfe r a a f f e t t i v a e sentimentale. Ed a l l o r a l a v i s i o n e b e a t i f i c a diventa f o r z a v i v a , i s p i r a t r i c e d i g i o i a n e l l a speranza d e l l a v i t a eterna, che, per i l credente, s ' i n i z i a quaggiu d a l momento che per g r a z i a s i d i -venta " f i l i i Dei", p a r t e c i p i cioe d e l l a v i t a d i v i n a comunicata per g r a z i a i n questa v i t a , ma che avra. l a sua piena attuazione solo n e l l ' a l t r a . "Dante, c o s i p r e c i s a G. Getto, sembra sostanzialmente accentuare i l concetto teologico d e l l a Grazia come 'vitae -aeternae quaedam i n c h o a t i o 1 , come 'semen g l o r i a e ' , r i c h i a -mando e coordinando a questa s t r u t t u r a l e l i n e a d i interesse ogni a l t r o motivo e suggerimento. Questo concetto che S. Tommaso enuncia n e l calmo ritmo d e l suo pensiero, lasciandone i m p l i c i t o I'animato sfondo poetico, trova proprio i n Dante i l suo appassionato celebratore. Tutta l a t e o l o g i a presente n e l Paradiso s i r i p o r t a , come suggestione d e f i n i t i v a e oome necessario punto d'incontro a questa i n t u i z i o n e d e l l a vita.,dell"anima come un ascensionale movimento che ha per suo termine Dio i n f i n i t o , come un dinamico sviluppo che s i conclude n e l l a t r a s f i g u r a z i o n e d e l l a g l o r i a " . (98) B 1 proprio n e l l a v i t a d e l l a Grazia, sorgente r i c c h i s s i m a d i r e a z i o n i psicologiche e sen t i m e n t a l i , che l a t e o l o g i a , pur r e -stando essenzialmente i n t e l l e t t u a l e , s i umanizza, concretizzan-dosi i n un r e a l t a che impegna l'uomo, l o coinvolge n e l suo essere e n e l suo operare. Cap. I l l VISIONE FATTA POESIA Quinci s i puo veder come s i fonda l'esser beato nell'atto che vede, non i n quel ch'ama, che poscia seconda; e del vedere e misura mercede, che grazia partorisce e buona voglia: cosi d i grado i n grado s i procede. (Par. XXVIII, 109-114) Abbiamo gia, ampiamente r i l e v a t o , nelle pagine precedenti, i r i s c h i c o r s i dai v a r i i n t e r p r e t i quando hanno spezzato l a mira-b i l e costruzione u n i t a r i a del poema, puntando l'attenzione a qual-cuno dei suoi aspetti o temi p a r t i c o l a r i , anche se r i l e v a n t i , con l ' a t t r i b u i r e ad essi un'importanza che non hanno n e l l ' e q u i l i b r i o dell'insieme, tralasciando invece o facendo passare i n sottordine, i n quanto contrari a i propri gusti e p r i n c i p i t e o r i c i , a l t r i e l e -menti che avrebbero potuto aprire l a via ad un'interpretazione u n i t a r i a e totale del poema. Si deve riconoscere, i n v e r i t a , che l a complessita, stessa del poema, l a sua immensa ricchezza e le sue innumerevoli connes-s i o n i ad una cultura e ad una s p i r i t u a l i t y tanto lontane dal sen-- 73 -t i r e d i a l t r e epoche, possono aver oostituito ostacoli d i f f i c i -l i s s i m i , ma non per questo insormontabili. L'impegno c r i t i c o , riassumendo e utilizzando i l com-plesso gia, acquisito d i idee generali e d i schemi d i interpre-tazione, dovrebbe tentare ora d i illuminare dall'interno l * u n i t a evocativa della parola poetica, stabilendo l a ragione e i modi p e c u l i a r i d i ispirazione, d i immaginazione e d i rappresentazione di una poetica tutta personale e originale,, anche se n e l l a sua complessita s i a sostanzialmente basata sui p r i n c i p i r e t t o r i c i medioevali. I l discorso c r i t i c o potra cogliere i l valore unitario n e l l a ispirazione e svolgimento intimo del poema, seguendo un f i l o conduttore e unificatore dietro una maniera o poetica fon-damentale e polarizzante d i sentire e d i esprimersi, attorno ad una categoria immanente a l i o stesso discorso poetico. Questo s i potra. ottenere quando, facendosi "un'anima dantesca" come postu-lava i l Croce, c i s i metta dal punto di v i s t a del poeta, lo s i legga n e l l a sua lingua e, quello che piu conta, c i s i accosti quanto p i u e possibile a l i a profonda e integrale conoscenza d e l -l'intima necessity che governa ogni elemento d i sostegno, d i de-' coro e d i tensione espressiva delle p a r t i e dell'insieme d e l l ' i n -tera opera. Una volta s t a b i l i t a , come e stato fatto nei secondo capi-tolo, come ragione poetica i s p i r a t r i c e i l mondo interiore d i Dante, con le sue profonde e ricche esperienze i n t e l l e t t u a l i e mistiche, e p i u f a c i l e irapostare s i a i l d i s c o r s o c r i t i c o , s i a l a conse-guente a n a l i s i p o e t i c a . Partendo da premesse p o s i t i v e , da un punto d i r i f e r i m e n t o c o n c r e t o , l a p o e s i a d e l P a r a d i s o potra. u s c i -r e d a i t e r m i n i d i p r o p o s t e g e n e r i c h e ed a s t r a t t e e verra. i n d i v i -duata non s o l t a n t o i n una d i s p e r s a a n a l i s i , o i r c o s c r i t t a a t e r -z i n e , a g r u p p i d i v e r s i oppure a p o c h i c a n t i i s o l a t i , ma anche i n q u e l l e zone p i u intensamente i n t e l l e t t u a l i che formano I ' o s s a — t u r a d i t u t t a l a t e r z a c a n t i c a . Anche se non s i v o l e s s e a c c e t t a r e come v e r a l a v i s i o n e m i s t i c a , non s i puo negare che i l mondo i n t e l l e t t u a l e d i Dante, i n questo canto s o p r a t t u t t o , e p r e s e n t e non come mera ed a s t r a t t a d o t t r i n a f i l o s o f i c a , ma e v e r i t a t e o l o g i c a , s o r r e t t a da una fede g e n e r a t r i c e d i s e n t i m e n t i e d i a f f e t t i . La v e r i t a t e o l o g i c a a l -l o r a d i v e n t a v e r i t a c o n t e m p l a t a , p a r a d i s o d i suprema f r u i z i o n e . H e l l a c e r t e z z a r a z i o n a l e d e l l a fede d e l poeta e n e l l a sua l u c e d i v i n a , l a v i s i o n e d e l l ' u n i v e r s o , n e i s u o i m i s t e r i e n e l l e -sue a n s i e , d i v e n t a i n t e l l i g i b i l e e c h i a r a , dando a l i a sua mente q u e l l a suprema f e l i c i t a , a c u i e o r d i n a t a . L'accento d i f f u s o d i s e r e n i t a . e d i pace sovrumana che ne d e r i v a sara, c o s i l a n o t a c a r a t t e r i s t i c a d i t u t t a l a p o e s i a d e l P a r a d i s o . I o veggio hen che gia. mai non s i s a z i a n o s t r o i n t e l l e t t o , se "1 v e r non l o i l l u s t r a d i f u o r d a l q u a l nessun vero s i s p a z i a . ( P a r . I V , 124-126) - 7 5 -Lume e la, su che v i s i b i l e face lo creatore a quella creatura che solo i n l u i vedere ha l a sua pace. (Par. XXX, 1 0 0 - 1 0 2 ) ( 9 9 ) Gia, nel Convivio, (lOO) Dante aveva fatto notare come l'uomo s i senta portato a l i a r i c e r c a della v e r i t a naturals; da questa p o i , d i grado i n grado, arriva a l mistero d i Dio. Nella Commedia. ed i n modo particolare nel Paradiso, l'ansia d e l l a v e r i t a e uno dei'temi danteschi piu. appassionati: esso diventa un cantico, una l i r i c a commossa, che descrive l a gioia i n t e l l e t t u a l e , i l rapimento della mente n e l l a contempla-zione d e l l a v e r i t a r i v e l a t a , che s i i d e n t i f i c a infine con Dio stesso. Ed e questa l a ragione intima, i l f i l o conduttore che sostiene l a poetica dottrinale d e l l a terza cantica; essa non e mai perd mera disquisizione teoretica intesa a dimostrare l a ve-r i t a : "... nessun canto (del Paradiso), fa notare P. Montanari, resta separato e tagliato dal precedente, ma ognuno e l a ripresa e l a progressiva variazione dell'unico tema profondo d i tutto i l Paradiso: vedere sempre d i piu con tutte le forze d e l l a ragione naturale illuminata d a l l a superiore luce d e l l a Rivelazione, fino a che a l i a f i n e , n e l l a d i r e t t a contemplazione del Mistero t r i o n f i 1'amo-re che pone silen z i o ad ogni a n a l i t i c a argomentazione: Ma gia. volgeva i l mio disio e ' 1 v e l l e , Si come rota ch'igualmente b mossa, l'amor che move i l sole e 1 ' a l t r e s t e l l e . (Par. XXXIII, 1 4 3 - 1 4 5 ) - 76 -La poesia d e l l a progressiva intelligenza, che s i fa progressive amore e crescente splendore, i n una p a l -pitazione inesuaribile d i v i t a , non e arido processo discorsivo, ma perenne insidenza d i un unico motivo contemplative nei variare del discorso logico... I I tema profondo del canto e, come per t u t t i g l i a l t r i canti del Paradiso, i l s a l i r e d i v e r i t a i n v e r i t a , e quindi d i amore i n amore, e quindi d i splendore i n splendore, verso l a pienezza d e l l a v i t a divina che nulla nega d e l l a sapienza, dell'amore e della magni-ficenza terrena ma tutto v i v i f i c a ricollegando tutto a se; onde l'anima umana assorbita i n Dio, d i v e r i t a i n v e r i t a trascorre i n una inesauribile palpitazione di v i t a , che non e chiusa e franta nei l i m i t i del tempo, ma e perenne durata d i una piena insidenza d i ogni par-t i c o l a r e v e r i t a i n ogni a l t r a dentro l a luce eterna d i Dio. E puo non essere superfluo notare che questa condizione e quella a c u i , a l lim i t e , tende ogni poesia: l a quale e poesia i n quanto l e espressioni verbali non sono piu conchiuse i n un tempo diverso che le rende contigue e successive, ma sono radicate i n una durata perenne che i n f i l t r a ogni espressione d i ogni a l t r a espressione, cosi che ciascuna contiene i n se virtualmente ogni a l t r a di quella poesia. La certezza d i questa profonda c o n t i -nuity poetica rende Dante benevolo e accogliente anche verso quelle nette formulazioni r e a l i s t i c h e e logiche che dispiacciono a l i a nostra moderna levigatezza poetica". (lOl) Dante c i off r e un paradiso ohe e anzitutto contemplazione i n t e l l e t t u a l e : gioia nei possesso e godimento de l l a v e r i t a : E dei saper che t u t t i hanno dil e t t o quanto l a sua veduta s i profonda nei vero i n che s i queta ogni i n t e l l e t t o . Quinci s i puo veder come s i fonda l'esser beato nell'att'o che vede, non i n quel ch'ama, che poscia seconda. (Par. XXVTII, 106-111) - 77 -La beatitudine paradisiaoa consiste innanzitutto n e l -l'atto del conoscere, del vedere Dio, v e r i t a assoluta, atto i n -t e l l e t t u a l e quindi. L'amore che genera f e l i c i t a b necessaria conseguenza. (102) G. Getto chiama l a visione i n t e l l e t t u a l e di Dante: "Poesia d e l l ' i n t e l l i g e n z a , che dara origine a quei luoghi f a n t a s t i c i d i aspirazione a l i a v e r i t a e d i slancio mentale, che varranno come preludio e sugge-rimento, allusione ed analogia, dell*epos dell'anima che n e l l a grazia sperimenta l ' i n f i n i t o d e l l a g l o r i a " . (103) Anche i l De Sanctis, come e stato gia r i l e v a t o , aveva i n -tuito per primo, n e l l a moderna c r i t i c a , l a p o s s i b i l i t a poetica dei canti d i contenuto teologico, affermando che l a teologia ave-va gia. "forma concreta e individuale, ed era materia contemplabile e altamente poetica...", e che Dante pensava "con l'immaginazione aguzzata d a l l a grandezza de l l a v e r i t a dello spettacolo". (104) Dante stesso era pienamente conscio del carattere straor-dinario d i questo suo terzo mondo, convinto e sicuro d i poter dare concreta forma poetica ad una materia tanto astratta, quando awerte: "l'acqua ch.:' io prendo giammai non s i corse". E g l i cer-tamente non aveva l a minima intenzione d i comporre un trattato dottrinale come quando s i era accinto a scrivere l a Monarohia o i l Convivio. La sua aspirazione era l a corona poetica: Se mai continga che '1 poema sacro a l quale ha posto mano e cielo e terra, s i che m'ha fatto per molti anni macro, - 78 -vinca l a crudelta che fuor mi serra del bello o v i l e ov'io dormi' agnello, nimico a i l u p i che l i danno guerra; con a l t r a voce omai, con altro v e l l o ritornero poeta, ed i n sul fonte del mio battesmo prendero '1 cappello'. (Par. XXV, 1 -9) Le v e r i t a teologiche erano n e l l a mente d i Dante i gra-d i n i che lo conducevano a l i a visione d i Dio; ed esse, d i canto i n canto, s i fondono con l'azione stessa e diventano elementi p o e t i c i che svelano l'ordine d e l l a creazione e i l mondo del l a beatitudine, d i r e t t i e ordinati a l i a visione finale d i Dio. S i v e r i f i c a cosi i l fatto poetico eccezionale per cui i l sapere, i l conoscere diventa g i o i a , appagamento d i un forte de-siderio d e l l a mente umana, e quello che s i vede sensibilmente e l a v e r i t a stessa n e l l a sua essenza. Potremmo dire che questa can-t i c a e visione e godimento.della v e r i t a : visione i n t e l l e t t u a l e , beatitudine dello s p i r i t o , espressi con altissima parola poetica. Per Dante i l concetto d i c r e a t i v i t a dell'arte e dell'assunzione del suo linguaggio poetico a strumento di partecipazione d i una v e r i t a , d i scienza umana o d i sapienza divina, risponde ad un b i -sogno che raccoglie e gode del frutto d i una speoulazione i n t e l -lettuale e insieme d i una vivida accensione della fantasia. La presa d i coscienza d e l l a v e r i t a anima e sostiene lo slancio poetico tanto d e l l ' i n t e l l e t t o quanto del sentimento: l a ooncezione metafisica dell'essere e del divenire, n e l l a prospet-t i v a d i una presenza d e l l a divina essenza, prende dimensione e - 7 9 -sostanza v i t a l e , che s i r i f l e t t e , con le sue s o l l e c i t a z i o n i psicologiche, n e l l a sfera della v i t a a f f e t t i v a . E 1 ancora, t r a -sportato su un piano soprannaturale e con un metodo pi u r a f f i -nato, l a continuazione della tradizione cortese e s t i l n o v i s t i c a , che, n e l l a prospettiva d i una presenza d e l l a divina essenza, ve-rita. assoluta, celebra I'amore perfezionante che nasce, questa volta, d a l l a contemplazione d e l l a verita.. Dante descrive e narra come chi vede qualcosa d i certo, una r e a l t a d i cui s i puo contemplare l a bellezza. Qual s i lamenta perche qui s i moia, per viver colassu, non vide quivi lo r e f r i g e r i o dell'eterna p l o i a . (Par. XIV, 25-27) C. Steiner commenta cosi questa terzina: 11 'Hon v i d e 1 : non e parola d i poetica finzione, giacche veramente e g l i vide i n quel mondo interiore che era i l suo c i e l o perche era nato i n l u i e sentito da l u i j vero a l credente; perche fondato sui verbo indiscusso d e l l a rivelazione; vero a l poeta, che ne aveva, con l a piu pura parte del suo s p i r i t o , animate l e mistiche f i g u r a -z i o n i : i n quel mondo e g l i vide l ' i n v i s i b i l e . Che dovevano sembrargli i n confronto d i quello le fug-gevoli apparenze delle cose che del continuo s i fanno e s i disfanno? Tra i l fluttuare delle umane contingenze, e g l i portava i n se, sotto i l santo usbergo della fede, l'immanente e l'assoluto, lo sperato e i l creduto, e ne traeva impareggiabili conforti ed ebbrezze". (105) Dalla fede vivissima i n quello che dice scaturisce l a gioia che appaga l a sua ansia del vero e sostiene l a diffusa f o r -za a f f e t t i v a che alimenta t u t t i i t e s t i d o t t r i n a l i d e l l a terza - 80 -cantica, oreando quell'atmosfera d i sicurezza e di serenita. paradisiaca.-La visione e oontemplazione de l l a v e r i t a dona pace e l e t i z i a all'animo, godimento sovrumano analogo a quello dei beati che godono gia, n e l l a visione b e a t i f i c a , l a v e r i t a n e l l a -sua essenza. Frate, l a nostra volonta, quieta virtu, d i c a r i t a , che fa volerne sol quel ch'avemo, e d'altro non c i asseta. (Par. I l l , 70-72) "Quieta" e l a parola piu. espressiva a s i g n i f i c a r e i l perfetto appagamento dei beati e i l motivo dominante de l l a l i -r i c a del Paradiso. Dante segue, sul piano poetico, l'atteggiamento t i p i c o del teologo medioevale, che t r a t t a e discorre delle v e r i t a d i fede con l a sicurezza che g l i deriva dalla rivelazione divina. E Dante segue anche sul piano espressivo i v a r i modi, a l l e g o r i c ! e f i g u r a l i , propri d e l l * e s t e t i c a medievale, sullla scia delle scuole e degli esempi con cui entro i n relazione, pur sottopo-nendo g l i elementi del processo allegorico e figurale ad un'at-tenta e personale ricreazione per mezzo del l a sua potente fan-t a s i a . Atteggiamento mentale teologico e uso d i mezzi espres-s i v i propri d e l l ' e s t e t i c a medioevale sono g l i elementi d i s t i n -t i v i del modo poetico del Paradiso. Anche se non sempre l a po-tenza poetica, i n d i s c u t i b i l e n e l l a sua o r i g i n a l i t a , riesce a - 81-mantenersi ad un alto l i v e l l o , pure, quando deoade nei ciroolo d i una dimostrazione logioa, mantiene sempre l a sua forza s i n -t e t i c a ed espressiva d i singolare e f f i c a o i a . Come fa notare W.T. Elwert, nei suo commento a l canto settimo del Paradiso; "La stessa chiarezza nell'esposizione del ,pensiero puo suscitare nei lettore un senso di piacere, e, se non erro, e proprio questo piacere che Dante non solo ha saputo ma ha voluto dare a i suoi l e t t o r i , anzi l a quasi assenza d i ogni allettamento esrtraintellettuale i n questo canto mi convince che Dante abbia,voluto creare questa sensazione a l i o stato puro. E' Dante stesso co l u i che c i awerte del piacere estetico che c i procura l a ri c e r c a della v e r i t a attraverso un ragionamento ben fatto, con l e 'demostrazioni' e l e 'persuasioni' come dice i n un passo del Convivio: *E qui conviene sapere che l i occhi de l a Sapienza sono le sue demostrazioni (sc. della F i -l o s o f i a ) , con le quali s i vede l a veritade certissima-mente; e lo suo r i s o sono le sue persuasioni, nelle qua-l i s i dimostra l a luce interiore de l a Sapienza sotto alcuno velamento; e i n queste due cose s i sente quel p i a -cere altissimo d i beatitudine, lo quale e massimo bene i n Paradiso* ( i l l , XV, 2). Questo passo fu citato dal Momi-gliano per dimostrare come l a materia dottrinale, nei com-plesso d e l l a Commedia, s'imponesse vieppiu a Dante e do-vesse domihare nei Paradiso. Non credo d i allontanarmi troppo dal verosimile se interpreto questo passo come una testimonianza del godimento estetico che Dante ha esperi-mentato l u i stesso, s i a seguendo i l pensiero a l t r u i c h i a -ramente espresso, s i a dispiegando i l suo proprio pensiero".(106) Questo paradiso d e l l a mente, narrazione di r e a l t a i n t e l -l i g i b i l i , non e mai d i natura semplicemente logica e didascalica; nelle frequenti v i s i o n i i n t e l l e t t u a l i i l discorso dottrinale e sempre animate- da sentimenti, c o l o r a t i d i sfumature impercet-t i b i l i a chi non e i n perfetta sintonia coll'animo del poeta; e sono proprio questi sentimenti ad awivare l a dottrina con un a l i t o d i l i r i c a purezza 1. Quello che potrehbe essere oggi un canto delle conquiste della scienza spaziale e per Dante i l canto della mirahile po-tenza d i Dio che, principio d i tutto l'universo, crea per un atto d ' i n f i n i t o amorej i n sua ettemita, d i tempo fore, fuor d'ogni altro comprender, come i piaoque, s'aperse i n nuovi amor l'etterno amore. (Par. m x , 16-18) E' i l linguaggio poetico t i p i c o del Paradiso, che Dante, con quel discorrere sicuro e calmo d i chi contempla i l tutto con occhio d i fede viva, usa con potenza s i n t e t i c a eccezionale ad esprimere le v e r i t a che lo affascinano e lo colmano d i g i o i a so-vrumana. Hei suo profondo v i d i che s'interna legato con amore i n un volume, cio che per l'universo s i squaderna; sustanze e accidenti e l o r costume, quasi c o n f l a t i insieme, per t a l modo che cio ch'i* dico e un semplice lume. La forma universal d i questo nodo credo ch'i* v i d i , perche piu d i largo, dicendo questo, mi sento c h ' i ' godo-. (Par. XXXIII, 85-94) Un tale linguaggio ha i l dono non solo d i dare i n figura - 83 -l ' i d e a , ma d i a r r i v a r e ad esprimere i n forma s e n s i b i l e anche i l suo s i g n i f i c a t o , c i o che e p r o p r i o d e l l a p o e s i a . N e l l e t e r z i n e c i t a t e , come i n t a n t e a l t r e , s i n o t a i l c a r a t t e r e fondamentale d i questa p o e s i a i n t e l l e t t u a l e d e l P a r a - d i s o : l a cap a c i t a . a r a f f i g u r a r e l ' i d e a i n forma c o n c r e t a e v i — s i b i l e , ma senza n e t t i c o n t o r n i ; a dare l'immagine che non e immagine, che appare appena a l i a n o s t r a mente senza p r e c i s a -z i o n e , s i da rendere s e n s i b i l i i d e e a s t r a t t e senza mai r i d u r l e n e l l i m i t e m a t e r i a l s che l e d i s t r u g g e r e b b e . s'aperse i n n u o v i amor l ' e t t e r n o amore. ( P a r . XXIX, 18) Un verso questo che non da. a l c u n a immagine p r e c i s a , ma s u g g e r i s c e , con d e l i c a t e z z a estrema, un movimento concreto e s e n -s i b i l e , p u r restando a s t r a t t o i n f i n i t o ed e t e r n o , qual'e l ' a t t o c r e a t i v e d i D i o . E 1 l a forma p o e t i c a d e l co n c e t t o t e o l o g i c o d e l l a c r e a z i o n e come a t t o d i amore, espresso n e l p r i n c i p i o f i l o s o f i c o : "Bonum e s t d i f f u s i v u m s u i " . Dante s u g g e r i s c e appena q u e l movi-mento d i d i f f u s i o n e con l'immagine p o e t i c a d e l l ' a p r i r s i d i un f i o r e . Un verso c o s i puro p o r t a n e l d i s c o r s o t e o l o g i c o l a sem-p l i c i t a . sublime d e l momento l i r i c o immediato. C i o che non more e c i o che puo m o r i r e non e se non s p l e n d o r d i q u e l l a i d e a che p a r t o r i s c e , amando, i l n o s t r o s i r e : che q u e l l a v i v a l u c e che s i mea d a l suo l u o e n t e , che non s i d i s u n a da l u i ne da l l ' a m o r ch'a l o r s ' i n t r e a , - 84 -per sua bontate i l suo raggiare aduna, quasi specchiato, i n nove sussistenza, etternalmente rimanendosi una. (Par. XIII, 52-60) Quivi ancora l'immagine delle creature i n c o r r u t t i b i l i e c o r r u t t i b i l i non sono che un r i f l e s s o , "splendor" dell'Idea divina, i l Verbo, che, come spiega i l Sapegno, " i l Padre ( i l no-stro sire) produce ab aeterno, contemplando se stesso j e inten-dendosi come bene sommo, s i ama, e questo amore, che dal Padre s i rivolge a l F i g l i o e da questo ritorna a l Padre e lo Spirito Santo, l a terza persona, che eternamente procede da entrambe, l e due prime". (107) I concetti t e o l o g i c i del dogma della Trinita.,v sono espressi nei loro rapporti, con l'immagine incorporea d e l l a luce. Suggeri-mento d i fugaci immagini, appena accennate, concrete e s e n s i b i l i nei movimento v i s i b i l e d i luce che s i mescola e s i specchia e s i suddivide, ma che resta sempre una. Come abbiamo gia accennato, c a r a t t e r i s t i c a d i tutta l a poe-sia dottrinale della terza cantica e i l tono d i sicurezza, d i as-solutezza d i accento, che sostanzia l a sua parola poetica. La sua fede e 1'interna forza che dona a l l e sue parole quell*accento d i ve r i t a indiscussa. 0 predestinazion, quanto remota e l a radice tua da q u e l l i aspetti che l a prima cagion non veggion tota! (Par. XX, 130-132) - 85 -"Alio s p i r i t o universale d i Dante, cosi oommenta V. Rossi, i l problema del bene e del male s'affaccia t e r r i b i l e , e ne balenano lampi d i poesia singolarmente moderna, ma a l u i , cattolico saldamente fermo n e l l a sua fede, i l mistero d e l -le v e r i t a trascendenti non e tormento, ma luoe v i v i f i c a n t e . E nel mistero del dramma s i placa; nel mistero e g l i con-c i g l i a l'idea d e l l a l i b e r t a , e quindi del merito, con l ' i -dea d e l l a Grazia non peranco redentrice d i tutto quanto i l genere umano e datrice d i volonta buona a i predestinati; dinanzi a l mistero e g l i s'inchina, adorando congiunte 1'uma-n i t a e l a trascendenza del divino, l a l i b e r a volonta, che e forza arcanamente operante seoondo l a volonta del creato-re, e l a Grazia, che solo una parte degli uomini elegge e preordina a l compimento d i codesta volonta. Di qui l ' a r i a d i pacatezza solenne e d i devozione, non rassegnata, ma sinceramente convinta, a l i a g i u s t i z i a i n f a l l i b i l e . . . " (108) Regnum coelorum violenza pate da oaldo amore e da viva speranza, che vince l a divina volontate; (Par. XX, 94-96) I l testo evangelico, come i l precedente teologico, man-tiene,nella traduzione poetica d i Dante, anche l'autorita ohe e l' a u t o r i t a stessa d e l l a sua fede. II latlnismo, introdotto ad arte, sembra, mescolandosi a l volgare, dare solennita e tono au-torevole all'espressione d i una v e r i t a che dona sicurezza e pace a l cuore dell'uomo, n e l l a prospettiva d i una possibile conquista dell'onnipotenza stessa d i Dio. Un esempio particolare d i questo accento di sicurezza ce lo da i l poeta quando sottopone se stesso, drammaticamente, all'esame sulle tre virtu, t e o l o g a l i : - 86 -"Le domande e le risposte, osserva A. Jenni, sono "brevi, numerose, e s i succedono come un martella-mento. Sia 1'esaminatore che 1'esaminando sembrano mettere l a loro ambizione nei non esitare. E' natu-ra l e , ossia e secondo l a r e a l t a che le domande siano d i s o l i t o piu concise delle risposte. 'Di, buon c r i -stiano, f a t t i manifesto: Pede che e?' (e l a quasi pe-rentorieta. d e l l a domanda, malgrado 1'appellativo i n in c i s o , e r i l e v a t a da quel suo chiudersi a met'a. ver-so). L'interrogato gareggia c o l maestro n e l l a conci-sions o l t r e che n e l l a r a p i d i t a . Parla piu. che mai epigrammatico: a i n d i c a r e ' i l f i o r e della sicurezza... Tutto cio e dovuto a l i a s o l i t a indole r i s o l u t a e se-vera dell'autore pietroso. Ma e dovuto anche a l f a t -to che qui s i ha uno dei punti del poema nei quali Dante da. v i t a per mezzo del l a s c r i t t u r a ad un suo sogno e attua i n fantasia un proprio ideale". (109) Ed io rispondo: Io credo i n uno Dio solo ed etterno, che tutto i l c i e l move, non moto, con amore e con disio 1. (Par. XXIV, 130-132) "Piu. del contenuto oggettivo delle singole interroga-zioni e risposte, osserva i l Sapegno, conta i l ritmo t r i o n f a l e e calzante d e l l a t r i p l i c e confessione, i l tono d i ferma convinzione i n t e l l e t t u a l e e morale che imprime a l l e formule della scuola un s i g i l l o d i i n -tensa e originalissima energia espressiva". (llo) Sottinteso ed i n sordina lungo tutta l a Commedia i l tono di sicurezza i n quello che i l poeta afferma o che racconta, n e l -l a terzina c i t a t a , i v e r s i con l'acoento d i fede i n c r o l l a b i l e sembrano s c o l p i t i s u l l a p i e t ra come l a legge del decalogo, e sono l'esempio pi u evidente della forza d i persuasione che ac-compagnava l a fantasia del poeta n e l l a sua c r e a t i v i t a . - 8 7 — Ed h proprio questo tono, questo accento, che r i v e l a l a r i c c a e vasta partecipazione sentimentale del poetas sentimenti d'orgoglio e sentimenti d i gi o i a per l a v e r i t a posseduta. Osserva A. Jennis " A l i a domanda se e g l i questa fede, o l t r e a saperla de-f i n i r e dottamente, l'avesse i n se, era u s c i t a l ' a f f e r -mazione cosi shalzata e viva, che t u t t i conosciamo: 'Si ; ho, s i lucida e s i tonda, che nel suo conio n u l l a m'inforsa'. Dove non c'era soltanto da notare l a forza dell'immagine e del ritmo scanditissimo, ma quella prima persona del verbo d i possesso cosi i s o l a t a , i n pieno r i -l i e v o , t r a un sji affermativo e uno quantitative. Era l a pienezza d e l l a fede che a l v. 128 e g l i chiamava ' i l pronto creder mio'V.'.' Ora, gia. questa si n c e r i t y d i fede, forte come un sentimento, permette a Dante d i fare del suo Credo una vera professions i s p i r a t a e d i chiudere i l canto i n bellezza, riscattandolo a l i a sfera della l i r i c a . . L i r i c a a l i a maniera dantesca. Non s i spengono mai le eco i n t e l -l e t t u a l i s t i c h e l Dante non abdica mai a l i a propria mente e all'intervento della propria volonta, n e l l a composizione. Eppure l'insieme ha un tono e un ritmo nuovo, o, meglio, p i u elevato d i qualche grado i n confronto a tutta l a par-te che precede, e, come is o l e f i o r i t e i n quel mare, galle g -giano qua e la, nel contesto rapide movenze di vero canto e di poesia.pura". ( i l l ) Cotal fu l'ondeggiar del santo r i o ch'usci del fonte ond'ogni ver derivaj t a l puose i n pace uno e a l t r o d i s i o . "0 amanza del primo amante, o diva" diss'io appresso " i l c u i parlar m'inonda e scalda s i , che piu. e p i u m'awiva, non e l'affezion mia s i profonda, che basti a render voi grazia per grazia; ma quei che vede e puote a cio risponda. - 88 -Io veggio ben che gia. mai non s i sazia nostro i n t e l l e t t o , se '1 ver non lo i l l u s t r a d i fuor dal qual nessun .vero s i spazia. Posasi i n esso come fera i n lustra, tosto che giunto l'ha; e giugner polios se non, oiascun disio sarebbe f r u s t r a . (Par. IV, 115-129) E' i l s o l l e v a r s i , pieno e sicuro, dell'onda ritmica e fantastica del poeta, che r i t r a e con immagini vive l a brama, l'inquietudine d e l l ' i n t e l l e t t o n e l l a ricerca del vero, finche soddisfatto non s i r i p o s i nell'unica v e r i t a , i n Dio'. Anche qui notiamo che tutta l a tensione i n t e l l e t t u a l e del poeta e sempre soffusa d i sentimenti: " i l cui parlar m'inonda e s c a l d a s i che p i u e piu m'awiva..." L'abbondante e vivo f l u i r e delle acque, del ruscello ohe sgorga dalla fonte d e l l a v e r i t a , immagine sensibile dei primi v e r s i ; I'erompere del sentimento d i gratitudine e d i caloroso affetto della seconda terzina e l a per-fe t t a pace e i l godimento o l a contemplazione del vero: "Posasi i n esso come fera i n l u s t r a " , costituiscono un esempio dell'au-tentica bellezza d e l l a visione teologica del poeta; visione che forma i l paradiso della mente, l a gioia, i l godimento i n t e l l e t -tuale d e l l a v e r i t a . Dante semplifica i piu ardui concetti teolo— g i c i e trasforma i n naturalezza l i r i c a l a sua fede, divenuta ansia e passione i n t e l l e t t u a l e n e l l a ricerca e nei godimento della v e r i t a . Visione e contemplazione, certezza e appagamento, poesia - 89 -d e l l ' i n t e l l i g e n z a , paradiso d e l l a raente, sono le d e f i n i z i o n i ohe piu. s i adattano a l i a fisionomia poetica del Paradiso e che c i permettono d i affermare l a p o s s i b i l i t a d i una poesia i n t e l -l e t t u a l e , teologica o mistica. E* questo lo s t i l e poetico d i tutta l a terza cantica, che non diventa mai pero formula p i a t t a n e l l a ricerca e soluzione d i un ritmo, ma che ha sempre l'imprevedibilita. d i cio che e riceo e pieno d i v i t a e che dimostra l a validita. dell'invenzione poetica che presiede a l i a concezione del Paradiso, Nei tre canti dedicati a l l e v i r t u t e o l o g a l i , l a poesia teologica acquista, con l'introduzione del dialogo, una v a r i a -zione viva e drammatica: E io rispondo: Io credo i n uno Dio solo ed etterno, che tutto i l c i e l move, non moto, con amore e con d i s i o . (Par. X H V , 130-132) "Spene" diss'io "e uno attender certo della g l o r i a futura, i l qual produce grazia divina e precedente merto". (Par. XXV, 67-69) "che l'esser del mondo e l'esser mio, l a morte ch'el sostenne perch*io viva, e quel che spera ogni fedel com'io, con l a predetta conoscenza viva, tratto m'hanno del mar dell*amor torto, e del d i r i t t o m'han posto a l i a r i v a " . (Par. XXVT, 58-63) "Se appena a s c o l t i p i u dentro, commenta M. Apollonio, - 90 -i l suono d i Queste stesse parole, e piu se le accosti a l l ' a l t r e oomplementari del discorso logico, ma essen-z i a l i del discorso poetico... t'awedi che l'esame e confessione (questo lo s i dice apertamente) e che l a confessione e s t o r i a d i un acquisto glorioso che v i a v i a sormonta g l i ostacoli e d i se s i f a forza, e l a s t o r i a inno, e l'inno a l l e l u i a (questo lo suggerisce l'immaginare)'. L'anima d i Dante urge e preme con ogni forza e senso, d i r e i con orgoglio di fede (fede che e possesso), con certezza d'attesa (fede e fedelta), con abbandono (fede e f i d u c i a : fede e sostanza, e speranza, h amore) a l l e soglie del 'sodalizio eletto a l i a gran cena del benedetto Agnello*. (Par. XXIV, l ) E poi, pensa a l modello quasi costante d e l l a sua poetica, i n questo canto del trionfo del Paradiso; s i restringe, s i rac-coglie, concreta e s i converte per l i b r a r s i d i slancio i n p i u alto volo". (112) Come gia Piccarda, Salomons e Pier Damiani, e ora l u i , i l poeta, che proietta tutta l a sua vita- nellar.visione degli spazi i n f i n i t i e dei tempi eterni: s i sente elevato e destinato, per l a sua fede, a f a r parte d i quelle corone danzanti, a l ritmo di quella musica amorosa; l a speranza sembra scaturire d a l l a piu ' profonda e appassionata umanita del poeta, non dimentico mai d e l l ' "aiuola terrestre", ma proteso verso l a g l o r i a i n f i n i t a dei^ c i e l i j ed i n f i n e , col canto della c a r i t a , i l poeta s t a b i l i -ses"" i l termine "ove s'appunta l'anima (sua)". (113) *E quell'appunta, osserva E. Donadoni, che sembra del linguaggio matematico, esprime nitidamente i l punto ".d'afrivo . di ogni a t t i v i t a umana, da qualunque posto del gran mare dell'essere e l l a s i muove, mentre quel-l'anima e tutta l a sua pienezza, l a v i t a dell'uomo, i s t i n t o e i n t e l l e t t o e volonta, teoria ed azione..." (114) - 91 -E 1' "anima" d i Dante era "appuntata" solo verso Dio: "Ogni bene, continua i l Donadoni, e ogni bellezza e ogni v e r i t a e da l u i : E g l i e primo: E g l i e: E g l i e l a norma: concetto fondamentalmente platonico, che i l poeta ripete piu volte nei Paradiso'. Dunque 1*ani-ma cerca Dio tanto piu, quanto piu. lo intende: perche intendere e amare. E pure questo Dio inteso e piu quello delle scuole che dei m i s t i c i . Questa costruzione i n t e l l e t t u a l i s t i c a non e i l Dio vivente. Nei momenti de l l a sua ebbrezza s p i r i t u a l e i l poeta sente ben a l -trimenti Dio: luce e pensiero e amore e opera: l'uomo che s'innalza sopra se stesso verso altezze i n f i n i t e " . (115) Nello svolgimento della nostra linea d i accertamento poetico abbiamo finora puntato l a nostra attenzione a f a r r i l e -vare l a preponderanza del momento "i n t e l l e c t u s " , che nutrisce l a visione poetica d i Dante e che prepara e conduce a l i a poe-s i a d e l l a visione mistica. Abbiamo anche notato che Dante non pone i l suo interesse teologico su un piano astratto, avulso cioe da ogni relazione con l a v i t a umana. II suo discorso teo-logico s i fonde, n e l l a poesia del Paradiso, con l'azione e con lo svolgimento d e l l a narrazione stessa. La sua ricerca e i l go-dimento della v e r i t a e sempre connessa con 1*interesse per quan-to s i r i f e r i s c e a l destino dell'uomo, a l i a sua dignita. sacra, a l i a garanzia d i un'immortalita, a i problemi piu. v i v i d i g i u s t i -z i a e d i ordine sociale. Tutto questo f a parte della disposizione s p i r i t u a l e del vero mistico, che pur sembrando separato dal r e -sto dell'umanita, nei bisogno d i concrentare 1*attenzione a l suo - 92 -mondo int e r i o r e , non puo s o t t r a r s i a vedere i n Dio 1'universo intero, e sopratutto i l destino d i ooloro che g l i sono piu v i -c i n i : i l suo prossimo. La visione terrestre, quella continua presenza della terra n e l l a v e r t i c a l e ascesa del poeta verso Dio, e stata no-tata dai c r i t i c i d i osservanza crociana, come i l solo momento di vera poesia e come rottura continua d i quel mondo "intenzio-nale" del mistico schema dell'ascesa verso i l Dio trascendente, per ritornare:"...dai vuoti f u l g o r i p aradisiaci, come afferma V. Rossi, verso l e grandi e ardenti esaltazioni i n t e l l e t t i v e , r e l i g i o s e e morali che danno si g n i f i c a t o e bellezza a l i a v i t a terrena". (116) Gia abbiamo notato l'assurdita d i una c r i t i c a che r i c o -nosce l a poesia lim i t a t a nel perimetro d i terreni sentimenti,ed esclude o non arriva a comprendere i l valore del sentimento d e l -I'anima beata d i fronte a i misteri d i Dio, ohe colma l'anima d i gioie i n e f f a b i l i , d i nostalgie, d i ansie^ ed anche d i dolorepper lo stato d i miseria e d i peccato delle anime ohe disprezzano 1'amore d i Dio. Tutta una r i c c a tradizione f i l o s o f i c a e teologica o f f r i -va a l poeta i concetti ed i mezzi espressivi per poter svi l u p -pare un meraviglioso contrappunto poetico s u l l a base d i analo-gie spontanee con l a v i t a . Dante, nel suo impulso creative, se-gue p r i n c i p i coerenti d i scelta d e l l a materia e del l a forma., che svelano i l graduale c o s t i t u i r s i dell'ispirazione attorno ad una ad una ragione poetica tutta i n t e r i o r e , ma che s i connette a i problemi del tempo e d e l l ' e t e r n i t a , del f i n i t o e d e l l * i n f i n i t e La terra e presente nei Paradiso d i Dante, ma solo per analogia, per r i f l e s s o , per fuggevoli i s t a n t i , e l a poesia d e l l a terza cantica s i di f f e r e n z i a molto per questa ragione dalle a l -tre due. Tutto quanto sa di terra termina nei paradiso terrestre, dove, s i r i t r o v a l'uomo com'era prima del peccato originale, nello stato d i perfezione naturale. II Paradiso s i distacca completamente da tutto quanto e terrestre non soltanto fisicamente. Rimane, h vero, l'aspetto esteriore che puo essere concepito solo per analogia con forme f i s i c h e r e a l i , ma n e l l a poesia s i nota un distacco, una d i f f e -renza c a r a t t e r i s t i c a , che costituisce l ' o r i g i n a l i t a . poetica d e l -l a terza cantica. I I senso d i pace e d i beatitudine che, come abbiamo r i -levato, forma I'atmosfera i n cui s i muovono i beati, e i n t e r r o t -to t a l v o l t a dall"indignazione del poeta. In questo contrasto l'elemento terreno assume una marcata funzione poetica n e l l a visione complessiva degli eventi umani r i f l e s s i e v i s t i n e l l a luce eterna d i Dio. Quell'indignazione non puo mai d i r s i i r a , odio, passione terrena, ma e dettata dal dolore, dalla t r i s t e z z a o meglio da l l a compassione per i mali dell'umanita, r i l e v a t i per contrasto con l a perfezione d i Dio e dei beati. I l poeta e ama-ramente turbato perche s i riconosce ancora partecipe d i quel mondo, anche se ora contempla "quell'aiuola che c i fa tanto f e -- 94 -r o c i " d a l l ' a l t o dei c i e l i . 0 insensata cura dei mortali, quanto son d i f e t t i v i s i l l o g i s m i quei che t i fanno i n basso batter l ' a l i ! (Par. XI, 1-3) Molti sono i passi p o e t i c i che s i sviluppano i n contra-sto con l a narrazione paradisiaca; essi rompono, impreveduti e spontanei, con immagini inattese e brusche, l a serena quiete, i l ritmo disteso e solenne del regno dei beati. Quel che c i c o l p i -sce i n questi moti d i sdegno del poeta, b i l suo accoramento, i l suo dolore per i mali del mondo; ed e a l l o r a che e g l i tocca l e corde del sentimento con parole, r i t m i ed immagini poetiche, d i s -solvendo l a tensione e l a pesantezza dei suoi moti d i passione. Slate, C r i s t i a n i , a muovervi piu. gravi: non siate come penna ad ogni vento, e non crediate ch'ogni acqua v i l a v i . Se mala cupidigia altro v i grida, uomini siate, e non pecore matte, s i che '1 Giudeo d i voi t r a voi non r i d a ! • (Par. V, 73-75! 79-81) Lo sguardo a l i a terra d a l l ' a l t o del paradiso, assume inoisione ed espressivita. poetica anche quando s i svolge secondo i modxnrettorici propri dell'eloquenza. La parola s i sviluppa in estensione e intensity poetica, alternando sdegno e rimpianto a punte d'ironia e d i scherno, che sono i n fondo i l variare d e l l a stessa gamma d i dolore e di t r i s t e z z a , che stringe l'animo del poeta. - 95 -In vesta d i pastor l u p i rapaci s i veggion d i qua su per t u t t i i paschi: o difesa d i Dio, perche pur giaoi? (Par. XXvTI, 55~57) Le mura che solieno esser hadia fatte sono spelonche, e l e cocolle sacca son piene d i farina r i a . (Par. XXII, 7 6 - 7 8 ) E' lo sguardo, l a visione tristemente consapevole ma calma s u g l i uomini; essa racchiude una re a l t a sofferta, una v i s -suta esperienza, che s i solleva su l l e a l i d i un'anticipata v i -sione d i beatitudine, stemperandosi nel clima poetico d i spe-ranza soprannaturale. L ' i t i n e r a r i o poetico, n e l l a sua varia gamma d i esaltante tensione d e l l ' i n t e l l i g e n z a , d i ansie, d i certezza, d i possesso e di godimento d e l l a v e r i t a , come abbiamo visto, viene percorso dal poeta lungo quasi tutta l a cantica paradisiaca. II nbstro accertamento ha voluto f a r rilevare come i l momento "i n t e l l e c t u s " , e piu precisamente l a dottrina teologica i n se stessa, abbia, nello svolgimento de l l a cantica, un innega-b i l e valore poetico. La poesia del Paradiso s i sviluppa i n prevalenza intorno a temi d i v e r i t a teologiche, ma, come e stato gia detto, l a teo-logia dantesca e una teologia viva, che tocca g l i i n t e r e s s i piu. intimi dell'uomo, generando i sentimenti piu. a l t i e piu. n o b i l i dell'animo. Nell'ansia d e l l ' i n f i n i t o , l'animo del poeta e sor-preso da momenti a l t e r n i d i gioia e d i godimento per l a ve r i t a -96 -poSseduta e da momenti d i t r i s t e z z a per i l male che divaga nel mondo: movimento d i luci.ed ombre, i n t e s i ad ar r i c c h i r e meglio i l quadro poetico. Hon c i fermiamo ad esaminare i numerosi passi ricono-s c i u t i p o e t i c i anche d a l l a c r i t i c a d i ispirazione crociana'. II nostro scopo era d i dimostrare come l a teologia potesse essere fonte d i r e t t a d i poesia. Dagli esempi addotti (e ad un'analisi piu dettagliata s i potrebbero rintracciare numerosi a l t r i esem-pi) s i puo rii e v a r e come l a teologia i n se stessa, a differenza delle dottrine f i l o s o f i c h e astratte, puo essere sorgente d i temi e motivi che toocano con molta intensity g l i i n t e r e s s i piu i n -timi dell'uomo. La visione poetica del Paradiso e basata essen-zialmente su una visione teologica della v i t a ; e le v e r i t a teo-logiche, cosi come Dante le trasvaluta i n forma poetica, quando non sono avulse dal sentimento umano, possono diventare fonte ricchissima d i ispirazione poetica. - 97 -N O T E (1) Dante, Convivio» ed. Sansoni, (Firenze, 1965) 1, 1, p. I l l (2) Dante, paradiso, I I , 7 i b i d . (3) Dante, Questio de aqua et t e r r a , I , i b i d . (4) Dante, Paradiso, I I , 15, i b i d . (5) Dante, Purgatorio, V I I , 17, i b i d . (6) M. B a r b i , V i t a d i Dante, ed. Sansoni (Firenze, I965) p. I l l (7) G.B.Vico, Scienza Huova, a cura d i F. N i c o l i n i , ed; Laterza ( B a r i , 1942) assioma XXXVI (8) G.B.Vico, i b i d . p. 180 (9) G.B.Vico, i b i d . p.l&O (10) F. De Sanctis, L e z i o n i e Saggi su Dante, ed. SEI (Torino,I955) p. 6 (11) F. De Sanctis, i b i d . p.116 (12) F. De Sanctis, S t o r i a d e l l a L e t t e r a t u r a I t a l i a n a , ed. Laterza ( B a r i , 1962) I , pp. 170-172 (13) Tra l e g e n i a l i pagine c r i t i c h e d i c u i e r i c c a 1'Estetica d i Hegel (1770-1831) spicca q u e l l a s u l l a Divina Commedia. In essa i l f i l o s o f o c o g l i e con vigore s i n t e t i c o i l s i g n i f i c a t o dell'umanita. e d e l l a poesia dei personaggi danteschi, • ''per sempre p i e t r i f i c a t i come statue d i bronzo" non perche i n e s s i s'impoveriscano. l e p a s s i o n i , ma, a l c o n t r a r i o , perche l e pas-s i o n i sono f i s s a t e n e i momento d e l l a massima loro potenza, i n q u e l l a v e r i t a profonda che sembra assommare tu t t o i l s i g n i f i -cato d i una v i t a . Tra i c r i t i c i modemi, come verra detto a suo luogo, l o Auerbach s i e r i f a t t o a questa i n t u i z i o n e d i Hegel. - 98 -P. De Sanctis, Storia della Letteratura Italiana, o.c. p.167 P. De Sanctis, i b i d - pp. I77-I78 P. De Sanctis, i b i d . p. 178 P. De Sanctis, ibid;..p. 222 Dante, Paradiso, XIII, 52 sg. Ibid. XVII, 37 P. De Sanctis, i b i d . pp. 237-238, 243-244 Ibi d . p. 239 B. Croce, La poesia d i Dante, ed. Latirza (Bari, I 9 5 6 ) p. 26 B. Croce, Ariosto Shakespeare Corneille, ed. Laterza (Bari, 1944) P. 73 Ibi d . p. 79 B. Croce, La Poesia, ed. Laterza (Bari, 1949) PP. 148-149 B. Croce, La poesia d i Dante, ed. c i t . p. 65 B. Croce, Goethe, ed. Laterza (Bari, I946) p. 52 B. Croce, La Poesia, ed. c i t . p. 285 B. Croce, Poesia antica e moderna, ed. R i c c i a r d i (Uapoli, 1949) P. 317 B. Croce, La poesia d i Dante, ed. c i t . p. 64 B. Croce, i b i d . p. 59 B. Croce, Conversazioni o r i t i c h e , ed. Laterza (Bari, 1932) p.206 B. Croce, i b i d . p. 203 B. Croce, Letture d i poeti, ed. 1950, p. 11 B. Croce, La Poesia, ed. c i t . p. 124 B. Croce, Discorsi d i varia f i l o s o f i a , ed. Laterza, (Bari, 1945) P. 172 - 99 -(37) B. Croce, Letture di poeti, ed. c i t . p. 314 (38) B. Croce, Aestetioa i n nuce, ed. Laterza (Bari, I929) P« 11 (39) B. Croce, Poesia antica e moderna, ed. Laterza (Bari, I94l)_ P. 179 (40) B. Croce, ibidem. (41) U. Foscolo, Discorso sui testo.. 1., ed. Le Monnier (Firenze, 1955) (42) B. Nardi, Dante letto da Foscolo i n A t t i I Congresso Naz. di Studi Danteschi, ed. Olschki (Firenze, 1962) p.61 (43) M. Fubini, IT. Foscolo, ed. La nuova I t a l i a , (Firenze, 1962) p . 2 7 1 (44) M. Fubini, i b i d . p. 271 (45) D. Della Terza, Prefazione a Studi su Dante d i E. Auerbaoh trad, dall'inglese d i D. Delia-Terza ed. F e l t r i n e l l i , (Milano, I963) p. XII (46) E.* Auerbaoh, Studi su Dante, ibidv p. 81 • (47) I t i t o l i dei saggi o r i g i n a l i d i E. Auerbaoh sono r i p o r t a t i n e l l a b i b l i o g r a f i a (48) E.- Auerbaoh, i b i d . p. 144 (49) G. Getto, Aspetti della poesia d i Dante, ed. Sansoni (Firenze, 1966) p. 196 (50) F. De Sanctis, Storia d e l l a letteratura i t a l i a n a , ed. c i t . p.167 (51) F. De Sanctis, i b i d . p . . l 4 9 (52) E.-G. Parodi, Poesia e Storia n e l l a Divina Commedia, ed. Neri Pozza (Venezia, I965) P« 389 -(53) M. Barbi, cosi difendeva le ricerche s t o r i c o - f i l o l o g i c h e : "Tutte queste discussioni - che ad un osservatore super-f i c i a l e o arretrato potrebbero sembrare ' a l l o t r i e * --100 -servono invece, e non poco, a l fine ultimo d e l l a c r i -t i c a dantesca. Non s i t r a t t a di dispute freddamente erudite, f r a gente-incapace d i sentire e d i gustare l a poesia d i Dante; anzi l a maggior parte d i coloro che v l partecipano s i propongono, come premio delle proprie fatiche, l a p o s s i b i l i t a d i rimettere i n luce qualche elemento d i quella profonda poesia, ohe non s i a stato ancora adeguatamente compreso o valutato. Non sono que-s t i studiosi che fuggono i l sole v i v i f i c a n t e dell'arte per confinarsi nelle oscurita. che aduggiano lo s p i r i t o ; sono piuttosto g l i a l t r i , i s u p e r f i c i a l ! improwisatori e f a c i l o n i , che vorrebbero spacciare per luce di sole i loro fuochi d i bengala". Da Per un nuovo oommento della Divina Commedia, ed. Sansoni (Firenze, 1955) P« 51 (54) NV Sap'egno, Ritratto d i Manzoni ed a l t r i saggi, ed. Laterza 7 (Bari, 1961) p. 286 (55) "Dante, afferma i l Gilson, non scrive un nome proprio senza avere qualche ragione per f a r l o " . In Dante et l a philosophie ed. Vrin (Paris, I939) P". 261 (56) "Chi voglia dunque tracciar l a s t o r i a d i un'opera, osserva L. Pareyson, dovra, anzitutto studiarne l a gen'esi, cio che s i g n i f i c a veder confluire all'interno d'un atto inventivo una r e a l t a s t o r i c a e temporale: situazione storica, condi-z i o n i temporali, c i v i l t a . del tempo, s p i r i t u a l i t y del po-polo, riferimento a una tradizione a r t i s t i c a , i n f l u s s i su-b i t i da a l t r i a r t i s t i s tutte cose da c o g l i e r s i nell'atto d i f a r s i occasione e suggerimento e spunto d'arte, anzi gesto formative, esercizio d'arte, s t i l e ; tutte queste cose non producono d i per se arte, ne bastano a _destar n e l l ' a r t i s t a l'atto a r t i s t i c o , ma che, all'interno del suo libero e i n -ventivo atto d i creazione, esercitano i l loro influsso po-tente e decisive, alimentando l a consistenza- s p i r i t u a l e e a r t i s t i c a dell'opera". Da I problemi a t t u a l i d e l l ' e s t e t i c a , i n Momenti e problemi d i - 101 -s t o r i a d e l l ' e s t e t i c a , ed. Marzorati (Milano, 1968) p. 1893 F. De Sanctis, La c r i t i c a del Petrarca i n S o r i t t i c r i t i c i a cura di G. Contini (Torino, 1949) P» 356 L. Pareyson, op. c i t . p. 1893 B. Croce, i n F i l o s o f i a Poesia Storia, ed. Laterza (Bari, 1951) P. 238 B. Croce, i b i d . p. 240 B. Croce, La letteratura della nuova I t a l i a , ed. Laterza (Bari, 1949) P'. 160 B. Croce, Due p o s t i l l e a l i a c r i t i c a dantesca, i n La C r i t i c a v o l . 39, 1941, P. 133 Ibidem, p. 134 H. Fubini, recensione a l volume d i ¥. V e t t e r l i sul problema dell'unita, d e l l a Commedia, i n Studi dantesohi, v o l . XX, 1937, P. 71 Ibidem L. Russo, La c r i t i c a l e t t e r a r i a contemporanea, ed. Sansoni (Firenze, 1942) p. 186 M. Barbi, Problemi fondamentali.'.1., ed. c i t . p. 21 L. Spitzer, Commento a l canto XIII dell'Infemo, in. Letture dantesche, a cura di G. Getto, ed. Sansoni (Firenze, I955) p. 236 B . Nardi, c f r . cap. I, p'. 30 B. llardi , Dante letto da Foscolo, op. c i t . p. .60 Ibidem Ibidem . .... - 102-(73) Ibidem (74) M. Pubini, Ugo Foscolo, op. c i t . p. 268 (75) N. Sapegno, La c r i t i c a dantesca dal 1921 ad-oggi i n A t t i del Cong. Intern-, d i Studi Danteschi, ed. Sansoni (Firenze, I965) P-. 269 (76) G. Vinay, R i f l e s s i o n i per un centenario, i n Studi Medievali vol'. VI, 1965, P. XLIV (77) P; De Sanctis, Storia della letteratura i t a l i a n a , ed. c i t . P. 238 (78) Ibidem, p1. 236 ' (79) Ibidem, p. 241 (80) B. Croce, citato da V. Vettori i n L*estetica moderna i n Ausonia (Siena, 1956) v o l . I I , N° 5> PP. 3~7 (81) A. Chiar i , Dante e i l Poscolo i n Studi su Dante,.ed. Hoepli (Milano, I94I) p. 150 (82) S. Paolo: "Est autem fides sperandarum substantia rerum", Heb. XI, 1 (83) C.S. Singleton, Dante Studies I, ed. Harvard University Press (Cambridge, Mass. I958) pl. 81 (84) Dante, Convivio, ed. c i t . I I , 12 (85) Ibidem, I I I , 15 (86) Ibidem, I I I , 1 (87) Dante, Ep. XIII, 33* (88) Dante, Convivio. T T T 14 (89) Ibidem (90) Dante, Paradiso, I, 107 - 103 -(91) Ibid. XXXIII, 85-87 (92) Ibidem, 98 « • . (93) F« De Sanctis, Storia d e l l a letteratura i t a l i a n a , ed. c i t . p. 222 (94) L. T o n e l l i , Dante e l a poesia de11'ineffabile, ed. Barbera (Firenze, I934) p. 40 (95) G. Getto, op..,, c i t . p. 196 (96) Ibidem, p. I 9 8 (97) Dante, Paradiso, XXXIII, 58-63 (98) G. Getto, op. c i t . , p!. I98 (99) c f r . Convivio, I I , XIV, 19-20: " l a divina scienza, che piena e di tutta pace..., perfettamente ne fa i l vero vedere nei quale s i cheta l'anima nostra". (100) Dante, Convivio, i b i d . ; IV, XII, 13-19 (101) P. Montanari, Letture dantesche, ed. c i t . p. I4I8 (102) "Essentia beatitudinis i n actu intellectus c o n s i s t i t ; sed ad voluntatem pertinet delectatio beatitudinem consequens". S. Tommaso, Summa Theologioa, I, I I , q_. I l l , a r t . 4 (103) G. Getto, op. c i t . p. 180 (104) P. De Sanctis, Storia d e l l a letteratura i t a l i a n a , ed.cit.p.236 (105) C. Steiner, Letture dantesche, ed. c i t . p. 1621 (106) W.T. Elwert, ibidem, p. I459 (107) N. Sapegno, La Divina Commedia, ed. La Nuova I t a l i a , (Firenze, I968) p. 171, v o l . I l l (108) V. Rossi, Letture dantesche, ed. c i t . p. I767 (109) A. Jenni, ibidem, pp. 1825-1826 - 104 ~ (110) N. Sapegno, op. c i t . p. 297 (111) A. Jenni, Letture dantesohe, ed. c i t 1 . p. 1831 (112) M. Apollonio, Dante, ed. V a l l a r d i (Milano, I965) I I , p. (113) I l poeta riecheggia l a famosa espressione d i S. Agostino " F e c i s t i nos Domine ad te; et inquietum est cor nostrum donee requiescat i n Te, Domine". (114) c f r . B. Donadoni, Letture dantesohe, ed. c i t . p. 1866 (115) Ibidem, p. 1868 (116) M. Rossi, Gusto f i l o l o g i c o e gusto poetico, ed. Laterza (Bari, I942) p. 212 - 105 -B I B L I O G R A F I A CULTURA AMBIENTE PENSIERO DANTESCO 1. E. Auerbach: Dante als Dichter der irdisohen Welt, ed. Verlag Walter (Berlin, I929) Neue Dantestudien, ed. Francke Verlag, (Istanbul, 1944) Figurative Texts..-., "Speculum", XXI, 1946 pp. 474-489 Dante's Prayer to the Virgin , "Romance Philology" I I I , 1949, PP1. 1-26 Dante's addresses to the Reader, "Romance Philology" VII, 1954, P. 268-278 2. G.B. Squarotti: Le poetiche del Trecento i n I t a l i a i n Momenti e problemi d i s t o r i a d e l l ' e s t e t i c a , ed. Marzorati (Milano, I959) 3J. L. C e l l u c c i : La poetica d i Dante e l a sua poesia "Cultura neolatina" X, 1950, 1, pp. 77~97 4. J'. Chydenius: The Typological Problem i n Dante, Helsingfors (Centraltryckeriet, 1958) - 106 -5. U. Eco: Sviluppo d e l l ' e s t e t i c a medievale i n Momenti e problemi d i s t o r i a dell'estetioa, ed. Marzorati (Milano, I959) 6. G. P a l l a n i : Poesia e Teologia nell a Divina Commedia, ed. Marzorati (Milano, 1959) 7=. M. Marcazzan: La fede d i Dante, "Humanitas", T i l l , 1953 > 6, pp'. 607-619 8. B. Nardi: Sviluppo dell'arte e del pensiero d i Dante, "Bibliotheque d'Humanisme et Renaissance" (Paris) xiv, 1952, pp.•29-47 9„ G. Petrocchi: La letteratura r e l i g i o s a dal Duecento a l Quat- trocento i n La Chiesa Cattolica n e l l a s t o r i a dell'umanita., ed. Esperienza (Fossano, I964) v o l . I, pp. 319-359 10?. A. Renaudet: Dante, humaniste, ed. Les Belles Lettres (Paris, 1952) 11. N. Sapegno: La c i v i l t a , l e t t e r a r i a dell'eta, d i Dante i n Storia l e t t e r a r i a del Trecento e d . R i c c i a r d i (Milano-Napoli, 1963) PP. 15~27 - 107 -PARADISO 12. U. Bosco: I l Paradiso, ed. ERI, (Torino, 1958) 13'. N. Busetto: Simbolismo e poesia nel Paradiso d i Dante, "Siculorum Gymnasium" (Catania) VIII, 1955, 1, pp. 211-222 14. L.A. Chiavacci: Lettura del Paradiso, ed. Sansoni (Firenze, 1963) 15*. J.A. Mazzeo: Structure and Thought i n the Paradiso, ed. Cornell University Press (ithaca, I958) 16. R. Montano: Storia d e l l a poesia d i Dante, ed. Delta (Napoli, 1963) 17. A. Sacchetto: Motivi del Paradiso, " A l i g h i e r i " V, 1964, 1, PP;. 3-30 18'. P. De Benedetti: Saggio sul Paradiso, ed. Paoline (Alba, I95I) 19. H. Gmelin: Die Sprache des Transzendenten in Dantes Para-diso i n Stil-und Pormprobleme i n der l i t e r a t u r ed. C. Winter-UniversitStsverlag (Heidelberg, 1959) PP. 162-175 - 108 -S O M M A E I O II problema c r i t i c o della Divina Commedia e stato sempre uno dei p i u d i f f i c i l i e dei p i u controversi. La lettura del Para- diso poi ha dato luogo ad interpretazioni discordanti e coritrad-d i t t o r i e , s i da c o s t i t u i r e i l "nodo", come lo chiamo i l De Sanctis, piu complesso n e l l a s t o r i a d e l l a nostra poesia 1. I v a r i i n t e r p r e t i lungo i l corso dei s e c o l i , anche se hanno sentito i l fascino d i una poesia unica ed eccezionale, pure hanno spezsato l a mirabile unita. del poema dantesco quando s i sono accostati ad esso con c r i t e r i e gusti lontani dal sentire e dal pensare d i Dante. Le antinomie d i una tale posizione c r i t i c a divengono e v i -denti specialmente nei De Sanctis e nei Croce, i quali mostrano nei loro lungo travaglio c r i t i c o un profondo c o n f l i t t o t r a una lettura basata su finissime i n t u i z i o n i c r i t i c h e che riconoscono l a poesia i n una vasta zona de l l a Commedia, e i loro p r i n c i p i che l a limitano invece a quanto sa d i terreno e d i passionals. L'insufficienza delle teorie estetiche del De Sanctis e Croce s i r i v e l a specialmente quando s i cimentano all'esame c r i -t i c o del Paradiso, poesia dottrinale, aliena dai contrast!, dai drammi, dalle passioni d e l l a v i t a reale, nei quali soltanto, se-condo i p r i n c i p i e s t e t i c i d i derivazione romantica, s i faceva consistere l a materia e l a forma poetica. II Paradiso viene quindi - 109 ~ giudicato nettamente inferiore a l l e altre due cantiche. S i delinea, nel prime- oapitolo, l a genesi e lo sviluppo di queste antinomie, riportando ed approfondendo l e ragioni sto-riette, c u l t u r a l ! e l e t t e r a r i e che determinano le ri s p e t t i v e po-s i z i o n i c r i t i c h e . I I problema aperto d a l l a c r i t i c a desanctisiana e crociana, che scinde I'unita poetica della Commedia i n "mondo intenzionale" e "mondo reale", i n "struttura" e "poesia", puo essere r i s o l t o quando c i s i accosti d i piu a quel mondo medievale "barbaro", attraverso una equilibrata riceroa s t o r i c o - f i l o l o g i c a , metodologia gia suggerita dal Foscolo, e s i a r r i v i ad una piu. profonda cono-scenza d e l l a cultura e della c i v i l t a . che consent! a l genio poe-tico d i Dante un volo cosi a l t o . Nel seoondo capitolo s i mette ancora i n r i l i e v o l a conse-guenza assurda a cui puo condurre una metodologia basata su pre-gi u d i z i c u l t u r a l i j ma nello stesso tempoj pur riconoscendo l a ne-cessity d i una intelligenza del mondo culturale di Dante, s i f a notare che l a pura r i c e r c a s t o r i c o - f i l o l o g i c a non e sufficiente ancora a f a r c i capire l a poesia del Paradiso. La ricostruzione storico-f i l o l o g i c a puo portare a l i a conoscenza della "legna" che Dante brucia nel suo fuoco poetico, ma non o i puo mai far capire i l mondo intimo, i l fuoco sacro che genera una poesia cosi sublime. I l suggerimento foscoliano d i considerare i l poema come "sacra visione" viene accettato ed indicato come esempio metodo-logico, perche come fa ril e v a r e i l Nardi, esso vieno proposto - 110 -"con animo sgombro da pregiudizi"; I'atteggiamento del c r i t i c o non puo essere influenzato da scelte o gusti personal! 1. La poesia del Paradiso nasce da un'intima e viva espe-rienza s p i r i t u a l e , da una fede viva i n una rea l t a trascendente, rea l t a d i "cose sperate". II Singleton, cercando una formula che s t a b i l i s s e l a ge-nesi d e l l a poesia dantesca, punta l a sua attenzione a l rapporto tr a fede e visione, t r a fede che genera l a visione d i "cose spe-rate", le quali a g l i occhi d i Dante sono r e a l i quanto quelle sen-s i b i l i . I l Singleton esclude i n questo processo mistico i l t e r -mine medio " i n t e l l e c t u s " , che a i f i n i della nostra interpreta-zione, assumera. tanta importanza. Facciamo notare i n f a t t i che pur accettando i l "raptus" mistico nell 1esperienza s p i r i t u a l e del poeta, esso non basta a spiegare l a parte piu. importante del processo creative, l a soluzione poetica d i una segreta, intima esperienza spirituale 1. Tanti a l t r i m i s t i c i c i hanno descritto l a loro awentura s p i r i t u a l e , ma nessuno l'ha saputo trasformare poi in parola poetica, n e l l a quale soltanto sta l ' o r i g i n a l i t a , e l a genialita. d i Dante. A noi interessa conoscere soprattutto questo momento i l piu importante d i tutta l a sublime operazione. S i f a ri l e v a r e a l l o r a l'importanza del momento 'intellectus": praecedit fides, sequitur i n t e l l e c t u s . La fede sostiene ed orienta i l poeta a l i a r i c e r c a d e l l a "Divina Scienza che e piena d i tutta pace... e questa chiama perfetta, perche perfettamente ne fa i l vero vedere - I l l -n e i q uale s i ch e t a l'anima n o s t r a " . (89) S i pone i n r e l a z i o n e questo passo d e l C o n v i v i o con l a p o e s i a d o t t r i n a l e d e l P a r a - d i s o e s i r i l e v a come l a mente d e l p o e t a r e s t e r a . p e r sempre " f i s s a immobile ed a t t e n t a " n e l l a contemplazione e godimento d e l l a v e r i t a , che forma i l p a r a d i s o d e l l a sua animal I n questo c o n t e s t o i n t e l l e t t u a l e - m i s t i c o d i e s p e r i e n z a r e a l e , l a p o e s i a d o t t r i n a l e d e l P a r a d i s o a c q u i s t a s i g n i f i c a t o e dimensione e s t e t i c a . E ssa non nasce, come s u g g e r i v a i l De San-c t i s , da una r a p p r e s e n t a z i o n e d i un i m p r e c i s a t o e vago sentimento d e l l ' i n f i n i t o , ma e r a p p r e s e n t a z i o n e p o e t i c a d i una r e a l t a , che non e piu. p u r a v e r i t a d i f e d e , ma e d i v e n t a t a c e r t e z z a r a z i o n a l e ed e s p e r i e n z a s p i r i t u a l e d e l t r a s c e n d e n t e . I l p o e t a t r a s v a l u t a poeticamente non s o l t a n t o una r i c c a s e l e z i o n e d i temi e m o t i v i t e o l o g i o i , ma a r r i c c h i s c e l a sua poe-s i a d i un insieme d i r e a z i o n i p s i c o l o g i c h e e s e n t i m e n t a l i , nate d a l l ' i n t u i z i o n e d e l l a r e a l t a d e l l e v e r i t a t r a s c e n d e n t i . La cono-scenza d e l l a t e o l o g i a e a l i o s t e s s o tempo anche fede v i v i s s i m a ; o l t r e ad ess e r e f a t t o i n t e l l e t t u a l e , e v i t a i n t e r i o r e che t o c c a l a s f e r a a f f e t t i v a e s e n t i m e n t a l e : l a contemplazione e i l g o d i -mento d e l l a v e r i t a d i v e n t a f o r z a v i v a i s p i r a t r i c e che da v i s i o n e i n t e l l e t t u a l e s i t r a s f o r m a i n canto l i r i c o . N e i t e r z o c a p i t o l o s i da un saggio d i l e t t u r a d i questa l i r i c a i n t e l l e t t u a l e . 

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